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mercoledì, Ottobre 7, 2026

Amianto, Ex Goodyear di Cisterna; morto Fernando Nazzari, l’ultimo operaio

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È morto Fernando Nazzari, ex operaio della Goodyear di Cisterna di Latina e, secondo quanto riferito dalla famiglia, l’ultimo lavoratore ancora in vita tra quelli costituiti parte civile nella vicenda giudiziaria legata allo stabilimento.

Aveva 84 anni. Aveva lavorato alla Goodyear dal 1969 al 29 dicembre 1993, prevalentemente nel reparto vulcanizzazione e presse, dove venivano lavorate e cotte le gomme.

Nazzari è morto il 27 settembre, dopo un improvviso peggioramento delle condizioni respiratorie. Nel 2005 gli era stato diagnosticato un tumore al polmone. Dopo l’intervento chirurgico al Policlinico Gemelli di Roma, aveva intrapreso il percorso per il riconoscimento dell’esposizione professionale e successivamente quello giudiziario per il risarcimento.

Per la sua posizione era stata avanzata una richiesta risarcitoria di circa 1,1 milioni di euro.

«Lavorava con i guanti che erano fatti di amianto»

A raccontare gli anni trascorsi dentro la fabbrica sono la moglie Anna e la figlia Maria Grazia.

La famiglia conserva una fotografia scattata all’interno dello stabilimento. È il ricordo di un lavoro che Fernando amava e che, secondo il racconto dei familiari, svolgeva senza lamentarsi.

«L’unica protezione che aveva erano i guanti, ma anche quelli erano fatti in amianto», raccontano.

La moglie ricorda soprattutto il momento del rientro a casa.

Fernando arrivava con gli abiti sporchi di polveri e fumo. Lei li lavava a mano ogni giorno perché, racconta, la lavatrice non riusciva a pulirli adeguatamente.

Una contaminazione che, nel racconto della famiglia, non rimaneva quindi confinata all’ambiente di lavoro, ma accompagnava l’operaio fino alla propria abitazione.

La diagnosi nel 2005 e la richiesta di riconoscimento

Per Fernando il rapporto con la tutela previdenziale e giudiziaria arrivò dopo molti anni.

La famiglia racconta che inizialmente l’operaio aveva rifiutato l’idea di chiedere un riconoscimento per l’esposizione all’amianto.

«Erano soldi maledetti», avrebbe detto, perché considerava il salario ricevuto come il compenso per il proprio lavoro.

Poi arrivò la diagnosi di tumore al polmone.

Dopo l’intervento al Gemelli, Fernando decise di intraprendere il percorso per il riconoscimento dell’esposizione e, successivamente, quello per ottenere il risarcimento dei danni.

«Adesso non c’è più, ma speriamo lo stesso di avere giustizia», è il messaggio della moglie.

Una vicenda che oggi prosegue attraverso gli eredi.

Goodyear Cisterna, una storia iniziata negli anni Sessanta

Per comprendere la vicenda Nazzari bisogna tornare indietro di oltre mezzo secolo.

Lo stabilimento Goodyear di Cisterna di Latina entrò in attività nel 1964. Per decenni rappresentò uno dei principali poli industriali della zona e diede lavoro a centinaia di persone.

La fabbrica produceva pneumatici e impiegava lavoratori in diversi reparti produttivi.

Nel corso degli anni, tuttavia, iniziarono ad emergere numerose patologie tra gli ex dipendenti.

Le indagini giudiziarie si concentrarono sulle condizioni di lavoro e sulla possibile esposizione degli operai a diverse sostanze pericolose, tra cui amianto, nerofumo, ammine aromatiche, idrocarburi, talco, silice, solventi, fumi e vapori. In un successivo procedimento relativo a un altro lavoratore, gli atti processuali richiamarono proprio la presenza di diversi di questi agenti nello stabilimento.

Il sito produttivo venne progressivamente dismesso fino alla chiusura tra il 2000 e il 2001. La vicenda sanitaria e giudiziaria, invece, è proseguita per molti anni.

Oltre cento parti civili e una lunga battaglia giudiziaria

Già durante il primo processo il numero delle persone costituite parte civile era molto elevato.

Nel 2008 erano state indicate oltre cento parti civili. Le indagini avevano inoltre preso in esame un numero crescente di decessi tra gli ex lavoratori.

Negli anni successivi la vicenda ha continuato a produrre nuovi procedimenti.

Nel 2019, per esempio, il caso dell’ex lavoratore Antonio Trapella, morto nel 2011 per un carcinoma polmonare dopo 28 anni di lavoro alla Goodyear, portò il giudice a respingere la richiesta di archiviazione e a disporre l’imputazione. In quella vicenda l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, assisteva i familiari.

Nel 2020 il Tribunale di Latina riconobbe inoltre alla vedova di un ex operaio Goodyear una rendita vitalizia INAIL, in relazione all’esposizione professionale maturata durante gli anni di lavoro nello stabilimento.

Bonanni: «La vicenda Goodyear dimostra quanto sia importante la prevenzione»

Nel 2019, proprio intervenendo sul caso Trapella, Bonanni aveva sottolineato la necessità di continuare a cercare giustizia per le vittime e aveva richiamato la presenza di amianto e di altri agenti cancerogeni nello stabilimento.

« Nel caso della Goodyear, come in tante altre vicende legate all’amianto, il tempo trascorso non cancella il diritto delle vittime e dei loro familiari alla tutela e all’accertamento delle responsabilità. Ogni morte in più è una sconfitta». 

Fernando Nazzari, l’ultima testimonianza di una generazione operaia

La morte di Fernando Nazzari aggiunge un’altra pagina alla storia della Goodyear di Cisterna.

Oggi la sua famiglia chiede che la vicenda giudiziaria possa proseguire anche dopo la sua morte.

«Speriamo di ottenere qualcosa. Lui sarebbe contento», raccontano Anna e Maria Grazia.

Il posto dell’anima e la memoria della Goodyear

La storia della fabbrica di Cisterna ha superato i confini delle cronache giudiziarie.

Nel 2003 il regista Riccardo Milani portò sul grande schermo Il posto dell’anima, film ambientato nel mondo operaio e ispirato anche alle vicende legate alla crisi industriale e alle conseguenze dell’esposizione alle sostanze cancerogene dei lavoratori.

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