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lunedì, Ottobre 5, 2026

Ex Ilva, confermato stop altiforni: rigettato anche secondo ricorso

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Ex Ilva di Taranto, la Corte d’Appello di Milano non sospende il provvedimento che impone lo stop dell’area a caldo. La decisione della Cassazione è attesa per il 20 ottobre, mentre l’altoforno ancora operativo è stato mantenuto in una condizione di preriscaldo.

La vicenda giudiziaria che riguarda gli stabilimenti siderurgici di Taranto entra così in una fase decisiva. La Corte d’Appello di Milano ha infatti respinto la richiesta presentata da Ilva spa e Acciaierie d’Italia per sospendere gli effetti della precedente decisione relativa all’attività produttiva dell’area a caldo.

Ex Ilva Taranto, resta in vigore lo stop dell’area a caldo

Il provvedimento della Corte d’Appello si inserisce nel percorso giudiziario iniziato nei mesi scorsi. Il Tribunale civile di Milano, con un’ordinanza del 27 luglio, aveva disposto l’interruzione dell’attività produttiva dell’area a caldo entro 90 giorni.

Il provvedimento era collegato, secondo quanto riportato negli atti giudiziari, alla necessità di intervenire sulla presenza di amianto negli impianti e sulle emissioni di polveri sottili, con l’obiettivo di ricondurle entro livelli ritenuti compatibili con la tutela della salute.

La successiva decisione della Corte d’Appello aveva mantenuto questo orientamento. Il nuovo collegio, chiamato a valutare la richiesta di sospensione, ha ora ritenuto che non sussistano, nel periodo immediatamente precedente all’udienza della Cassazione, i presupposti per sospendere il provvedimento.

La Cassazione deciderà il 20 ottobre

Il passaggio centrale della vicenda sarà ora l’udienza fissata davanti alla Corte di Cassazione il 20 ottobre.

La prossimità della data ha avuto un peso nella valutazione della Corte d’Appello. I giudici hanno infatti considerato anche il breve intervallo temporale che separa il provvedimento dall’esame della questione da parte della Suprema Corte.

Secondo quanto emerso durante l’udienza, inoltre, non sarebbe stato ancora completato lo spegnimento dell’altoforno 2, indicato come l’unico impianto di questo tipo ancora in funzione.

Altoforno 2 in preriscaldo: possibile riavvio?

Uno degli elementi più rilevanti riguarda proprio le modalità con cui l’impianto viene mantenuto in questa fase.

Acciaierie d’Italia ha riferito in udienza di avere predisposto il preriscaldo dell’altoforno 2, invece di procedere nell’immediato a uno spegnimento totale.

Si tratta di una condizione tecnica che, secondo quanto rappresentato dalla società, dovrebbe consentire di evitare conseguenze tali da rendere particolarmente complessa una eventuale ripresa della produzione.

La Corte d’Appello ha preso atto di questa circostanza, distinguendo però il piano tecnico da quello giudiziario. La questione relativa alle modalità di esecuzione del provvedimento non coincide infatti con la richiesta di sospenderne gli effetti.

Per questo motivo, il preriscaldo non equivale a una nuova autorizzazione alla produzione. La valutazione della Corte riguarda invece l’eventuale esistenza di un danno grave e irreparabile tale da giustificare la sospensione del provvedimento in attesa della Cassazione.

Ex Ilva e diritto alla salute

Al centro del procedimento rimane il rapporto tra attività industriale e tutela della salute.

Le precedenti decisioni giudiziarie hanno richiamato il principio secondo cui l’esercizio dell’attività economica deve essere compatibile con la protezione della salute e dell’ambiente.

Il tema assume particolare rilievo nel caso dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, dove da anni si confrontano esigenze industriali, occupazionali e ambientali.

La Corte d’Appello, nel provvedimento più recente, ha ribadito che la fase cautelare non coincide con la decisione definitiva sul merito della controversia. Le valutazioni di merito restano quindi affidate agli ulteriori passaggi del procedimento.

Cassa integrazione per i lavoratori

Lo scenario giudiziario ha già prodotto conseguenze sul piano industriale e occupazionale.

Nei giorni precedenti, Acciaierie d’Italia aveva comunicato l’avvio delle prime procedure di cassa integrazione. La società ha collegato il provvedimento alla necessità di riorganizzare le attività produttive in conseguenza dello stop dell’area a caldo.

Il possibile arresto del ciclo produttivo principale avrebbe infatti ripercussioni anche sulle attività collegate e sulle lavorazioni a valle, oltre che sulle strutture di supporto.

Il tema occupazionale rappresenta quindi uno degli aspetti più delicati della vicenda, insieme alla tutela della salute e alla continuità industriale dello stabilimento.

Ex Ilva Taranto, ora la parola passa alla Cassazione

La situazione resta dunque in attesa del prossimo passaggio giudiziario. Lo stop all’area a caldo rimane per ora efficace, mentre il preriscaldo dell’altoforno 2 rappresenta una soluzione tecnica temporanea indicata dall’azienda in vista dell’evoluzione del procedimento.

Il 20 ottobre 2026 sarà la Cassazione a esaminare il ricorso presentato contro la decisione della Corte d’Appello di Milano.

La pronuncia sarà quindi determinante per capire quale sarà il futuro degli impianti dell’ex Ilva di Taranto, in un confronto nel quale restano strettamente intrecciati produzione siderurgica, occupazione, ambiente e diritto alla salute.

Mentre prosegue il confronto l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce la propria posizione: “l’importanza della tutela della salute pubblica deve costituire il punto di partenza di ogni futura decisione.”

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