Una sentenza definitiva del Tribunale di Roma
Il Tribunale di Roma ha confermato, con sentenza ormai passata in giudicato, l’accoglimento del ricorso presentato da un ex lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni.
I giudici hanno riconosciuto la natura professionale della patologia asbesto-correlata, l’esistenza di un danno biologico permanente e un periodo di esposizione qualificata all’amianto compreso tra il 1990 e il 2006, pari a circa sedici anni.
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il lavoratore — impegnato per oltre vent’anni nella manutenzione degli impianti — avrebbe operato in un ambiente caratterizzato da un contatto con fibre e polveri di amianto.
La consulenza medico-legale ha inoltre confermato un nesso causale diretto tra esposizione all’asbesto e malattia, riconoscendo gli ispessimenti pleurici come patologia professionale tabellata.
Conseguenze della decisione per il lavoratore
La sentenza avrebbe comportato la condanna dell’INAIL alla liquidazione del danno biologico, al pagamento dell’indennizzo previsto — pari a circa 9.000 euro — e alla rifusione delle spese legali.
L’esito del giudizio ha portato al rilascio del certificato ufficiale di esposizione ad amianto, documento che consente al lavoratore di accedere alla maggiorazione contributiva per 8 anni e quindi al prepensionamento secondo la normativa vigente.
Il ruolo dell’avvocato Ezio Bonanni
Il lavoratore è stato assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha espresso soddisfazione per il verdetto.
Le sue dichiarazioni sottolineano l’importanza del riconoscimento istituzionale delle condizioni lavorative vissute nello stabilimento e la centralità della tutela della salute come diritto fondamentale.
Intervento della Cassazione sui contributi per esposizione ad amianto
La decisione della Suprema Corte
Il 3 dicembre, con la sentenza n. 31559, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti applicativi della rivalutazione dei contributi previdenziali legati all’esposizione all’amianto. La Suprema Corte ha precisato che il beneficio non consente di superare la contribuzione massima utile prevista dalla legge né di ottenere ricalcoli basati su meccanismi di sostituzione della contribuzione già accreditata.
Secondo la Cassazione, la maggiorazione può operare solo entro i limiti necessari a colmare eventuali scoperture contributive e non può produrre incrementi oltre l’anzianità massima consentita dall’ordinamento.



