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domenica, Aprile 26, 2026

L’uccisione dell’orsa Amarena, una violenza contro la natura

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L’uccisione dell’orsa Amarena mette a rischio gli sforzi per la conservazione dell’orso bruno marsicano, una specie estremamente rara in Europa. Uno sparo nella notte, avvenuto tra il 31 agosto e il primo settembre a San Benedetto dei Marsi, ha segnato crudelmente il destino di Amarena. Era la più prolifica tra gli orsi del Parco Nazionale d’Abruzzo, famosa tra i locali per le sue visite nei centri abitati della regione.

Contro questa ingiustizia sono molte le associazioni che hanno espresso la volontà di costituirsi parte civile per punire questo atto scellerato, come il WWF, l’associazione EARTH e persino la Regione Abruzzo. Tra questi anche l’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto, i cui capisaldi sono la tutela della salute e dell’ambiente. Come ricorda, infatti, il presidente dell’associazione, l’avvocato Ezio Bonanni «la tutela della salute passa per la salvaguardia dell’ambiente».

L’uccisione dell’orsa Amarena: la procura indaga

«L’uccisione di una femmina di orso marsicano rappresenta un episodio grave – ha commentato il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto -, sui cui è doveroso fare quanto prima chiarezza».

La Procura di Avezzano sta quindi indagando sull’accaduto e ha aperto un fascicolo contro il colpevole. L’ipotesi di reato è di uccisione di animale per crudeltà o senza necessità, il 544bis del codice penale. L’uomo rischia dai quattro mesi ai due anni di reclusione. Intanto il pubblico ministero, Maurizio Maria Cerrato, ha nominato un perito esperto di balistica. Questo stabilirà l’esatta traiettoria del colpo di fucile che ha ucciso l’orsa rispetto alla posizione dell’indagato.

«La notizia dell’uccisione a colpi di fucile dell’orsa Amarena rappresenta un atto gravissimo nei confronti dell’intera Regione. Lascia dolore e rabbia per un gesto incomprensibile – ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio -. Mai un orso ha rappresentato in Abruzzo un qualunque pericolo per l’uomo, neanche quando si è trovato a frequentare i centri abitati. L’atto violento compiuto nei confronti del plantigrado non ha alcuna giustificazione. Confidiamo nelle indagini che sono state avviate dalle forze dell’ordine e dai vertici del Parco, che hanno già individuato il responsabile, affinché la giustizia faccia il suo corso».

Infatti Amarena, pur arrecando danni ad attività agricole e zootecniche, sempre e comunque indennizzati dal Parco anche fuori dai confini dell’Area Contigua, non aveva mai creato alcun tipo di problema all’uomo.

Purtroppo però le leggi italiane attuali non sono sufficienti per punire adeguatamente i responsabili di atti così barbari e spesso non vengono applicate in modo rigoroso. È essenziale rafforzare il sistema sanzionatorio e aumentare la vigilanza territoriale, in modo sia preventivo sia repressivo. Inoltre dovrebbe essere vietato il possesso di fucili nelle case.

L’uccisione dell’orsa Amarena e la sorte dei suoi cuccioli

Dopo lo sparo, incerta è stata la sorte per i due cuccioli dell’orsa, con la madre al momento dell’accaduto e poi fuggiti. Dei due orsetti, nati tra dicembre e gennaio scorsi, quindi forse troppo giovani per sopravvivere da soli, si erano perdute le tracce.

Fortunatamente, però, proprio in queste ore è giunta la notizia che i due esemplari, dopo essersi separati per un po’ di tempo, si sono finalmente riuniti all’interno dell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Da quanto osservato, i cuccioli riescono a orientarsi e a muoversi senza troppi problemi sul territorio e per ora si sono allontanati dall’area del Fucino, molto più antropizzata e quindi maggiormente pericolosa. Inoltre, il fattore ancora più importante è che riescono ad alimentarsi in autonomia anche senza la madre.

Tutelare la natura, non distruggerla: l’azione dell’ONA

Amarena non è purtroppo l’unica vittima della crudeltà dell’uomo. Dal 2010 a oggi sono ben quindici gli orsi uccisi nel centro Italia, di cui tre nel territorio dei parchi del centro Abruzzo. Le principali cause sono: bocconi avvelenati, malattie trasmesse dal bestiame allevato, bracconaggio e fattori sconosciuti.

Tra le vittime c’è anche il piccolo Juan Carrito, star dei social e simbolo dell’Abruzzo, investito e ucciso lo scorso gennaio nel territorio comunale di Castel Di Sangro. Mentre sempre il fucile è l’arma che ha tolto la vita, nel 2014, a un altro orso bruno marsicano nel territorio comunale di Pettorano sul Gizio, sempre in Abruzzo. L’autore dell’episodio è stato condannato nel 2021 dalla Corte di Cassazione al pagamento delle statuizioni civili.

«Crimine di natura gravissimo e ingiustificabile quello che ha colpito l’orsa Amarena – ha affermato Raniero Maggini, presidente del WWF Roma e Area Metropolitana -, che, insieme ad altri casi, è frutto di una costante campagna d’odio verso la fauna selvatica».

Tutelare, invece, la salute di esseri umani, così come quella degli animali e delle piante è enormemente importante, come sostiene da sempre l’ONA. Occorre metterla al primo posto, anche davanti al profitto.

«Se distruggiamo l’ambiente attentiamo non solo alla salute ma anche all’ambiente e alla nostra stessa economia– ha spiegato l’avvocato Bonanni –. Per questo dobbiamo rivivere un nuovo umanesimo e superare ogni steccato istologico e anche religioso, come ha detto lo stesso Papa Francesco».

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