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giovedì, Gennaio 8, 2026

Roccagorga, Epifania di sangue. L’Italia che sparava ai contadini per reprimere il dissenso

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«Nel ricordare l’eccidio di Roccagorga riaffermiamo un principio che attraversa la nostra storia: il lavoro non può mai trasformarsi in sacrificio umano e la richiesta di diritti non può essere repressa con la forza. Stare accanto ai lavoratori e ai più deboli significa difendere  la giustizia sociale e il dovere dello Stato di garantire protezione, sicurezza e legalità. Il sacrificio del popolo di Roccagorga per la libertà e la repressione dello Stato sono paralleli all’epopea del movimento operaio e delle vittime dell’amianto e l’attuale denegata giustizia» Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

Il 6 gennaio segna l’anniversario dell’eccidio di Roccagorga, una delle pagine più dolorose della storia sociale italiana del primo Novecento. In quel giorno dell’Epifania del 1913, un piccolo centro dei Monti Lepini divenne simbolo tragico della repressione dello Stato contro le istanze di giustizia sociale provenienti dal mondo contadino.

Ricordare l’eccidio di Roccagorga significa sottrarre all’oblio sette vite spezzate e una comunità che pagò con il sangue il prezzo della protesta pacifica contro la miseria, le tasse oppressive e un’amministrazione locale percepita come distante e corrotta.

Roccagorga prima della tragedia

Roccagorga sorge a 547 metri di altitudine su uno sperone del Monte Nero, in una posizione dominante sulla media Valle dell’Amaseno. La sua collocazione geografica, strategica e scenografica, ha segnato profondamente la storia del borgo, rendendolo nei secoli un luogo conteso e allo stesso tempo fortemente identitario.

Secondo la tradizione, l’origine dell’abitato risalirebbe al IX secolo, quando gruppi di popolazione in fuga dall’antica Privernum si sarebbero stabiliti su queste alture, guidati da una figura femminile entrata nella leggenda locale, la “domina Gorga”. Nel corso del XIII secolo il centro si strutturò attorno a un castrum fortificato, assumendo un ruolo stabile nel sistema difensivo e amministrativo dell’area.

Nei secoli successivi Roccagorga passò sotto il controllo della Chiesa e venne concessa in feudo a diverse famiglie nobiliari, tra cui i conti de Ceccano e i Caetani di Sermoneta. Proprio le rivalità tra i Caetani di Sermoneta e quelli della vicina Maenza portarono a episodi di estrema violenza, come la devastazione del 1521, quando le truppe di Giovanni dalle Bande Nere misero a ferro e fuoco il paese.

Tra Seicento e Ottocento il feudo passò ai Ginetti di Velletri, agli Orsini e infine ai Doria Pamphilj, ultima grande casata a esercitare il controllo su Roccagorga. Questo lungo passato feudale si è trascinata una difficilissima condizione di vita delle classi più povere, ancora drammatiche all’inizio del Novecento.

Il contesto sociale: povertà, abusi e tensioni

All’alba del 1913 Roccagorga era un paese segnato dalla miseria. Mancavano servizi essenziali come l’acqua corrente, le fognature, l’illuminazione pubblica e persino un cimitero adeguato. I contadini e i braccianti vivevano in condizioni durissime, aggravate da un sistema di potere locale percepito come chiuso e autoreferenziale.

L’amministrazione comunale era accusata di favoritismi e conflitti di interesse, mentre figure chiave della vita pubblica, come il medico condotto, erano al centro di voci e denunce per comportamenti violenti e ricattatori. In questo clima di esasperazione maturò la protesta promossa dalla Società Agricola Savoia, che portò in piazza uomini e donne a protestare per  chiedere diritti.

Il 6 gennaio 1913: lo Stato sparò sul popolo

La mattina del 6 gennaio 1913 ebbe vita la manifestazione dei contadini contro le condizioni economiche e la cattiva gestione del Comune. L’intervento delle forze dell’ordine e dei reparti del Regio Esercito evolvette in tragedia. I soldati aprirono il fuoco sulla folla, colpendo spesso alle spalle persone che tentavano di fuggire.

Sette persone persero la vita: Erasmo Restaini, 34 anni; Salvatore Ferrarese, 55; Fortunata Ciotti, 25 anni, incinta all’ottavo mese; Vincenza Babbo, 44; Mario Restaini, 27; Vincenzo Mancini, 28; e il piccolo Carlo Salcani, di soli cinque anni. Oltre quaranta furono i feriti. La morte della giovane donna incinta, lasciata agonizzante in strada, e quella del bambino furono un trauma terribile.

Processi e rovesciamento della verità

Alla violenza seguì l’umiliazione giudiziaria. Il processo celebrato a Frosinone vide imputati decine di manifestanti, comprese molte donne, accusati di violenze contro i pubblici ufficiali. Le vittime furono trasformate in colpevoli. Le condanne sancirono una verità processuale che ribaltava i fatti, aggravando il senso di ingiustizia.

Una storia che mise d’accordo diverse posizioni politiche

Il quotidiano socialista “Avanti!”, diretto allora da Benito Mussolini, dedicò ampio spazio alla strage, definendola senza mezzi termini un “assassinio di Stato”. Gli articoli e le vignette provocarono un dibattito acceso in tutta Italia e portarono a un processo a Milano contro i redattori del giornale, conclusosi con l’assoluzione e una significativa riaffermazione della libertà di stampa.

Anche Antonio Gramsci, negli anni successivi, individuò nell’eccidio di Roccagorga una delle radici profonde della mobilitazione popolare che avrebbe condotto alla Settimana Rossa del 1914, leggendo quei fatti come espressione di una repressione sistematica contro il mondo contadino meridionale.

La ricostruzione storica

Una delle ricostruzioni più rigorose dell’eccidio è quella proposta da Eleonora Piccaro, sociologa e studiosa originaria di Roccagorga, che ha dedicato a questi eventi una ricerca fondata su documenti giudiziari, archivi di polizia e stampa dell’epoca. Il suo lavoro ha mostrato come l’eccidio abbia inciso profondamente sull’identità politica e sociale del paese.

Piazza VI Gennaio per non dimenticare

Oggi a Roccagorga Piazza VI Gennaio, elegante ellisse barocca tra le più suggestive d’Italia, è il cuore simbolico della comunità. Da un lato si erge il palazzo baronale, antico castello feudale. Dall’altro la Collegiata dei Santi Erasmo e Leonardo, con la sua facciata convessa. È qui che il ricordo dell’eccidio continua a vivere, come luogo di riflessione civile.

A oltre un secolo di distanza, l’eccidio di Roccagorga è un punto di riferimento contro l’abuso di potere ed un monito per il diritto alla protesta delle classi più deboli.

Fonti: Comune di Roccagorga, Camminoregiacamilla
In copertina: Roccagorga, Panorama( Foto Wikimedia Commons di Pietro Scerrato, Creative Commons Attribution 3.0)

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