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Fair Play sociale: Alcanterini e Bonanni promuovono etica

bonanni e alcanterini, Fair play
bonanni e alcanterini

Il concetto di fair play, inteso come rispetto delle regole e dell’altro, va ben oltre il campo sportivo. Esso rispecchia una visione di giustizia, equità e responsabilità collettiva che affonda le sue radici nella storia del pensiero occidentale.

Connessioni solide e attuali

Quando il fair play è messo in relazione con l’opera di Ruggero Alcanterini e dell‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto(ONA), emerge un esempio concreto di applicazione di questo principio nella società civile.

Ruggero Alcanterini: sport come modello della società civile

Il fair play è un’idea rivoluzionaria: un principio regolativo della convivenza umana, che intreccia giustizia, rispetto, responsabilità e solidarietà. A portare avanti con coerenza e rigore questo ideale è da anni Ruggero Alcanterini, giornalista, intellettuale, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP), promotore instancabile di una visione etica dello sport e della società.

Ruggero Alcanterini non considera lo sport come un fatto meramente agonistico. Per lui, lo sport è cultura, linguaggio simbolico, palestra morale. In una delle sue tante riflessioni pubbliche ha dichiarato: “Il fair play è la misura del grado di civiltà di una comunità. Dove c’è fair play, c’è rispetto per la persona. Se c’è rispetto, c’è educazione. Dove c’è educazione, c’è pace.”
Una visione radicale dove lo sport, ponendosi come modello, può insegnare la responsabilità, il limite, il rispetto dell’altro. È infatti in questo contesto che l’avversario si trasforma in partner, la vittoria in merito condiviso, l’errore in occasione di crescita.

L’idea che il rispetto delle regole comuni generi uno spazio di libertà condivisa è una delle fondamenta della civiltà. Eppure, nel nostro tempo, il concetto di limite è spesso vissuto come costrizione, perdita, freno. Il fair play propone un rovesciamento semantico: il limite è la condizione per l’incontro, la regola è la cornice che rende possibile il gioco, la responsabilità è la forma più alta di libertà.  E’ qui che Alcanterini si avvicina al pensiero di autori come Hans Jonas e Martha Nussbaum, che mettono al centro dell’etica contemporanea la cura, la fragilità, il riconoscimento reciproco.

Le radici storiche e filosofiche del fair play


Platone, nella Repubblica, distingue tra “dikaiosyne”, ossia la giustizia e “pleonexia” intesa come l’avidità che infrange le regole comuni. Il giusto cittadino quindi è colui che rispetta l’armonia sociale.
Aristotele, nell’etica nicomachea, insiste sulla virtù come equilibrio e sul concetto di giustizia distributiva e correttiva. Successivamente, Immanuel Kant ha affermato che ogni azione etica deve essere conforme a un principio universalizzabile. E’ coerentemente con questa visione che il fair play si configura come un dovere morale.

Sarà Jean-Jacques Rousseau a introdurre nel “Contratto sociale” il concetto secondo cui le leggi giuste sono quelle che tutti si darebbero se agissero con spirito di equità.
In una prospettiva di continuità John Rawls, nel suo “Una teoria della giustizia”, affermerà che le istituzioni giuste sono quelle che avrebbero aiutato anche i più svantaggiati.

Coerenza di pensiero con ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

Un pensiero che si riflette nel lavoro di Ezio Bonanni e dell’ONA, che lotta per correggere squilibri storici di potere, restituendo dignità e voce a chi è stato escluso dalla protezione sociale, in particolare le vittime dell’amianto. Nel contesto italiano, dove per decenni la questione amianto è stata ignorata o minimizzata, Bonanni ha rappresentato una voce controcorrente, applicando una logica di fair play sociale. Ciò si traduce nel ridare a ciascuno ciò che è stato tolto, lottare affinché anche chi non ha voce abbia giustizia. E ciò è perfettamente in linea con il pensiero di Rawls quando afferma che le istituzioni operino a favore dei più svantaggiati.

Non si tratta solo di ottenere risarcimenti economici, ma di ristabilire la dignità della persona umana. Con ONA il fair play diviene azione politica: riconoscere il torto, promuovere la verità, costruire la memoria pubblica. Michel Foucault ha sottolineato l’importanza della verità come pratica sociale. E Bonanni, denunciando la “congiura del silenzio” sull’amianto, ha incarnato questa verità militante.

Il fair play diviene quindi una forma mentis, un principio guida per una società giusta. Ezio Bonanni e l’ONA dimostrano come questi ideali possano diventare strumenti concreti per trasformare la realtà, partendo dai margini, dalle vittime, dagli esclusi. L’equità si conquista con la lotta, la perseveranza e la forza della verità.
Lo sport, nella sua dimensione etica e educativa, dovrebbe essere considerato come un bene culturale immateriale, al pari della musica, della poesia o della filosofia.
Non esiste infatti vera libertà senza rispetto, e che non esiste comunità senza regole condivise. In un mondo sempre più diviso, il fair play può ancora essere un ponte, un’alleanza, un patto. A patto, appunto, che ci crediamo fino in fondo.

World Fair Play Day: il 19 maggio al Senato una giornata storica

Il19 maggio la prima Giornata mondiale del Fair Play. Nella prestigiosa Sala Koch del Senato della Repubblica, istituzioni, mondo sportivo e imprenditoriale si sono riuniti per promuovere una cultura basata sul rispetto, anche in termini di tutela dell’ambiente e delle persone. (Leggi qui l’articolo dedicato).

Su ONA News il video della sintesi dell’evento:

Militare di Trieste ucciso dall’amianto: risarcimento di 600.000 euro

Avv. Ezio Bonanni di ONA
Avv. Ezio Bonanni di ONA

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia ha emesso una sentenza storica. Risarcimento di 600 mila euro per i familiari di un maresciallo luogotenente triestino della Marina Militare, deceduto a soli 63 anni a causa di un mesotelioma pleurico, tumore maligno direttamente collegato alla prolungata esposizione all’amianto durante il servizio.

L’amianto e una diagnosi fatale

L’uomo, residente a Trieste, ma nato a Taranto, aveva dedicato 36 anni della sua vita alla Marina, tra basi a terra e navi della vecchia generazione, in un periodo che va dal 1966 al 2004. La diagnosi fatale arrivò nel 2008, cinque anni dopo il congedo. Nel 2013, fu riconosciuta la causa di servizio e attribuito alla vittima lo status di vittima del dovere con i relativi benefici previdenziali per la moglie rimasta sola. Tuttavia, la famiglia ha deciso di proseguire il percorso giudiziario, ottenendo infine dal TAR il riconoscimento della responsabilità del Ministero. E quindi il risarcimento “iure hereditario”, ossia ereditato dagli aventi diritto.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ha condotto la battaglia legale, da oltre 30 anni impegnato per la giustizia ambientale e sanitaria in Italia.

Un dramma personale e sociale

Oltre al profilo giuridico, questo caso ha un forte valore antropologico e sociologico, poiché mette in luce il rapporto tra individuo, istituzioni e cultura del lavoro in contesti militari e industrial.

L’idea che servire lo Stato potesse comportare rischi letali rappresenta una frattura profonda nel patto sociale. Il lavoratore, alcuni militari, sono stati per decenni esposti a sostanze tossiche senza consapevolezza né strumenti di difesa, spesso in nome di un dovere percepito come inviolabile.

Un’ingiustizia spesso consapevole ma sistemica, invisibile e persistente, che ha segnato intere generazioni di lavoratori.

La responsabilità delle proprie azioni

Questo tipo di sentenze non è solo una vittoria giuridica per le famiglie, ma rappresenta un momento di riflessione collettiva.

Bonanni non lavora solo nelle aulee dei tribunali, ma ricostruisce una verità pubblica che sia monito per il futuro. La figura del militare contaminato dall’amianto diventa un simbolo del sacrificio silenzioso, non celebrato, spesso ignorato. Si evidenzia l’urgenza di rivedere i modelli di gestione del rischio lavorativo, la comunicazione istituzionale, e soprattutto la centralità del corpo umano come limite e misura dell’organizzazione sociale.

Questa sentenza, pur importante, rappresenta un importante tassello in un mosaico complesso. L’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a vigilare, supportare le vittime e promuovere una cultura della prevenzione e della giustizia sociale. Perché ogni vita salvata o risarcita è una pagina di verità restituita.

Amianto: denuncia pubblica di Bonanni e dovere della memoria

L'Avv. Ezio Bonanni intervistato su RadioRoma, amianto
L'Avv. Ezio Bonanni intervistato su RadioRoma

Ci sono mali che non scuotono nell’immediato, non si impongono con la brutalità di un disastro improvviso o di una guerra. L’amianto è tra questi. Invisibile e lento, penetra nei corpi e nel tempo. Uccide in silenzio, e lo fa spesso dopo decenni, quando la memoria dell’esposizione è ormai sbiadita, quando le mani che hanno respirato la polvere non stringono più ferri da lavoro, ma cercano una pensione che non arriva.

“In questo senso, l’amianto è metafora e realtà di una giustizia che si muove con la stessa lentezza.” E’ una delle frasi storiche dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.
Non è solo il veleno dell’asbesto a minacciare la vita delle persone, ma anche l’avvelenamento dei meccanismi burocratici e giudiziari. Ne è testimone un uomo di 64 anni, ex operaio di Anzio, che per anni ha vissuto sotto l’ombra dell’amianto. Dopo una lunga battaglia legale, aveva finalmente ottenuto il riconoscimento del danno subito, ma non ha fatto in tempo a godere di quel tardivo risarcimento: è morto prima di poter andare in pensione. Il diritto arriva, sì, ma a volte quando non serve più a nulla. È un diritto che non salva, non restituisce, non consola.

L’intervista di Ezio Bonanni su RadioRoma

L’Avv. Bonanni continua a gridare queste istanze a pieni polmoni attraverso i media, per fare in modo che l’informazione non si perda nella spirale del silenzio mediatica.
Polmoni… gli stessi che smettono di respirare dopo atroci sofferenze chi si ammala di mesotelioma, malattia causata dall’amianto.

 

Amianto, una minaccia messa al bando, ma mai scomparsa

Dal 1992 l’Italia ha vietato l’uso dell’amianto, eppure, più di trent’anni dopo, continua ad essere ovunque. Continuano a morire centinaia di persone ogni anno, in particolare nel Lazio, dove nel solo 2024 si contano 500 decessi collegati all’asbesto: 100 per mesotelioma pleurico, 200 per tumori polmonari, gli altri per una miriade di patologie correlate. È come se una guerra silenziosa continuasse, alimentata da ciò che abbiamo lasciato indietro, da ciò che fingiamo di non vedere.

Eppure, ci sono numeri, dati, rapporti, che parlano chiaramente. Secondo l’ONA ancora nel 2021 erano oltre 2.290 le scuole italiane contaminate. Si stima che quasi 360.000 studenti e 50.000 tra docenti e operatori scolastici siano potenzialmente esposti. E il rischio non si ferma ai tetti, ma si annida anche nei pavimenti in linoleum, negli impianti elettrici, nei muri stessi delle nostre aule.

Torino, Milano, Genova: città simbolo di un’Italia che ha costruito il proprio futuro sulle rovine di un materiale che un tempo era considerato miracoloso, resistente, economico. Oggi, quelle stesse città portano cicatrici nelle loro scuole, nei loro ospedali, nei luoghi in cui si dovrebbe imparare e guarire, non morire.

Gli ancora troppi perché dell’amianto

È lecito domandarsi perché, di fronte a dati così chiari, la questione venga ancora trattata come se fosse marginale. Perché nel 2025 siamo costretti a contare ancora le vittime, anziché celebrare la bonifica definitiva del territorio? Perché gli edifici pubblici come scuole, ospedali, università  continuano a ospitare una sostanza riconosciuta come cancerogena da oltre un secolo?
Sono le domande che si pone anche Orizzonte scuola.

La risposta, in parte, è culturale: ciò che non si vede spesso non viene percepito come urgente. L’amianto è invisibile, non emette suoni, non esplode, non brucia. Ma corrode. Lentamente. E così la sua presenza si mescola all’inerzia, alla burocrazia, all’indifferenza. Un letale cocktail di passività istituzionale e disattenzione sociale.

Una questione etica e filosofica

Qui si apre una riflessione che va oltre l’ambito sanitario o giuridico: cosa dice di noi una società che permette a simili tragedie di ripetersi, anno dopo anno? Una civiltà che non protegge i suoi lavoratori, i suoi studenti, i suoi insegnanti, è una civiltà che ha perso il senso del tempo, che non si assume la responsabilità della memoria.

Il tempo, infatti, è il vero nemico e complice dell’amianto. È nel tempo che il male si manifesta, ma è anche il tempo ciò che viene sottratto alle vittime. Tempo di vita, tempo di giustizia, tempo di consapevolezza. L’amianto devasta l’idea stessa di futuro.

L’impegno dell’Osservatorio e l’urgenza del presente

Fortunatamente esistono realtà che lottano per invertire questa tendenza. L’Osservatorio Nazionale Amianto, sotto la guida di Ezio Bonanni continua a mappare e denunciare la presenza di amianto in Italia, collaborando con istituzioni e cittadini. La piattaforma “ONA Guardia Nazionale Amianto” consente di segnalare la presenza del materiale cancerogeno, anche in forma anonima, permettendo una sorveglianza diffusa e partecipata.

Ma non può bastare la buona volontà di pochi. Serve un cambio di paradigma, una rivoluzione culturale, una politica che assuma la salute pubblica come priorità assoluta. L’amianto è il passato che ritorna ed il presente che ci condanna  se lo lasciamo fare.

Giornata mondiale Fair Play: etica e valori nello sport e nella vita

World Fair Play Day 2025
World Fair Play Day 2025, l'Avv. Ezio Bonanni durante l'intervento

È stata celebrata il 19 maggio la prima Giornata mondiale del Fair Play. Nella prestigiosa Sala Koch del Senato della Repubblica, istituzioni, mondo sportivo e imprenditoriale si sono riuniti per promuovere una cultura basata sul rispetto, anche in termini di tutela dell’ambiente e delle persone.

Il termine fair play

Il fair play è il rispetto per se stessi, per gli altri, per le regole e per la vita

Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play ha spiegato che il principio si applica anche ai contesti della vita quotidiana, sociali e lavorativi.

L’ Avvocato Ezio Bonanni ha posto l’accento sul legame tra etica sportiva e giustizia sociale. Presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, Bonanni è un punto di riferimento in Italia nella tutela legale delle vittime dell’amianto e di altri agenti cancerogeni con 30 anni di esperienza. ONA è la più grande associazione italiana dedicata alla difesa delle vittime dell’asbesto.

L’Avv. Ezio Bonanni durante l’intervento al World Fair Play Day

“Il rispetto per la vita umana è il primo fondamento del Fair play. Questo vale nei campi di gioco, ma ancor più nei luoghi di lavoro dove ancora oggi, come accade con l’amianto, la sicurezza viene sacrificata in nome del profitto.
Non può esistere un mondo giusto senza correttezza e questo lo apprendiamo
anche dai vari teatri di guerra che affliggono il nostro mondo. Mi onore di far parte del Consiglio Direttivo Nazionale CNIFP. Essere stato eletto lo considero un
passaggio fondamentale della mia vita di intellettuale, avvocato, scrittore giornalista.
Penso che il Fairplay dovrebbe essere materia di studio per i nostri
ragazzi a partire dalle scuole” ha affermato Bonanni.

Alcanterini: c’è bisogno di una grande transizione etica

Il World Fair Play Day è un appuntamento speciale indetto all’assemblea generale dell’ONU ricordando a tutti che c’è bisogno di una grande transizione etica, di valori condivisi per l’intera umanità” ha dichiarato Ruggero Alcanterini, Presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Playai microfoni di ONA News.

Classe romana 1941, Alcanterini è una figura di spicco nel panorama culturale e sportivo italiano. Laureatosi in Giornalismo nel 1966, ha sviluppato una carriera poliedrica che lo ha visto protagonista in ambiti diversi ma complementari: sport, turismo, ambiente e cultura.
Appassionato bibliofilo, ha un legame profondo con la storia e i valori dello sport. Il suo interesse non si limita alla raccolta: è autore di saggi, ricerche e mostre che riflettono un approccio rigoroso e appassionato alla documentazione e alla divulgazione.
Convinto sostenitore del Fair Play, Alcanterini ha abbracciato questo principio fin dagli inizi della sua attività e lo ha portato avanti con coerenza per tutta la sua carriera, contribuendo alla sua diffusione come valore fondamentale dello sport e della convivenza civile.

La sua opera rappresenta un ponte tra memoria storica e impegno etico, testimoniando come la cultura sportiva possa essere uno strumento potente di educazione e crescita sociale.

Ruggero Alcanterini, Comitato Nazionale Italiano Fair Play

La partecipazione dei Ministri

“Mi auguro che questa opportunità che ci offre l’ONU a livello internazionale sia uno spunto
per i giorni che verranno per impegni che dobbiamo saper rispettare e promuovere costantemente. Quando parliamo di fairplay parliamo di valori alla base, di elementi quasi essenziali sia del mondo dello sport che della vita di tutti i giorni. L’auspicio è che questa occasione che si ripeterà ogni anno possa consentirci di rilanciare il nostro impegno. Dobbiamo costruire alleanze, una rete che consenta al di là delle  dei ruoli di vederci tutti
sullo stesso fronte” ha dichiarato il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi.

Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi

Interessante l’aneddoto personale raccontato dal Ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: “la mia prima esperienza amministrativa è stata da assessore regionale allo sport. E’ stata un’esperienza bellissima che mi ha permesso di imparare moltissimo dallo sport”.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani

A rappresentare l’ONU Gherardo Casini.

Applicabilità alle imprese

Fabrizio Fasani – Centro Studi Cross Route Impresa: “il Fairplay è un abilitatore di un nuovo modo di vivere più umano, legato alla nostra natura più profonda e non alla velocità e alla scorrettezza. Siamo qui per far sì che le aziende possano avere dei comportamenti che siano etici”

Hanno preso parte all’evento, tra gli altri, Marco Mezzaroma (Presidente Sport e Salute), Roberto Novelli (Consigliere Regionale FVG), e Claudio Bardini (docente di Scienze Motorie). Presente anche la D.ssa Rossana Ciuffetti ( Direttore Sport Impact), la rappresentante CONI multicampionessa Alessandra Sensini.ì e Giuseppe Palazzo (MAECI).Tutti concordi nel riconoscere nel fair play un antidoto contro le derive culturali della nostra epoca, tra cui l’indifferenza verso la salute pubblica.

Cavalieri nella vita e nello sport, i riconoscimenti

Durante la cerimonia è stato conferito il titolo di “Cavaliere Fair Play” a  personalità che, ciascuna nel proprio ambito, hanno saputo tradurre il principio del rispetto in azioni concrete.

Katia Da Ros, CEO di Irinox, ha investito in ambienti di lavoro sani e inclusivi.
Cesare Mazzetti, Presidente della Fondazione Qualivita, ha sostenuto pratiche produttive etiche e sostenibili.
Brunello Cucinelli.

Sport, salute e dignità: una battaglia comune

Il messaggio emerso è chiaro: il fair play deve ispirare anche la politica, l’economia e la tutela della salute pubblica. In particolare, in un Paese dove l’amianto continua a mietere vittime silenziose, la promozione di una cultura del rispetto assume un valore ancora più urgente.

Chi viola le regole del gioco mette a rischio una partita”, ha concluso l’Avv. Bonanni, “ma chi viola le regole della sicurezza mette a rischio la vita. E questo non è accettabile. Il fair play deve diventare un principio universale, che guidi ogni scelta personale, professionale e politica”.

Il video su Ona News

ONA presente all’evento in memoria di Franco Di Mare (VIDEO)

L'Avv. Ezio Bonanni intervistato
L'Avv. Ezio Bonanni intervistato durante Io sono Franco in memoria di Franco Di Mare

Come si scrive una memoria? Franco Di Mare ci ha insegnato a farlo, non con formule astratte o retoriche, ma attraverso le testimonianze e l’esperienza viva di chi c’era. Il giornalismo, per lui, era una forma alta di verità. Il suo mestiere era dare voce a ciò che altrimenti sarebbe rimasto inascoltato. E anche oggi, a un anno dalla sua scomparsa, il suo ricordo continua a parlare.

 La guerra non è l’igiene del mondo, come diceva Tommaso Marinetti. La guerra è la malattia del mondo, causa di dolori infiniti, disastri, morte.

Ma le vittime delle guerre continuano anche quando i conflitti finiscono, come avviene con la sindrome dei Balcani, che continua a continuare anche dopo qui. I conflitti esplosi nell’ex Yugoslavia e in Kosovo sono finiti, regalando malattie da esposizione ai proiettili da uranio impoverito e tumori alle vie respiratorie causate da inalazioni di particelle di amianto. Queste vengono liberate nell’aria dalle esplosioni e dalle distruzioni di palazzi, fabbriche e complessi industriali. Le malattie colpiscono anche a distanza di molti anni, come è accaduto a me.

Io ho vissuto una vita piena di esperienze, ho fatto e visto cose straordinarie e ho attraversato la storia mentre questa si manifestava, mentre questa scriveva le sue pagine sotto i miei occhi. Sono circondato dall’amore per le persone che amano, dunque non ho recriminazioni da avanzare.”

Sono le parole suggestive in un video con Franco Di Mare, proiettato in occasione dell’evento commemorativo “Io sono Franco” svoltasi 17 maggio, nella suggestiva cornice della Sala Fellini presso Roma Eventi – Piazza di Spagna. Condotto da Federico Ruffo, l’iniziativa è nata per onorare il ricordo di un uomo che ha segnato il giornalismo italiano attraverso gli amici, i colleghi, i familiari e le storie che ha raccontato.

Uno dei più grandi reporter di guerra del giornalismo italiano

Nato a Napoli nel 1955, Franco Di Mare si era laureato in Scienze Politiche alla Federico II, iniziando la carriera giornalistica a l’Unità nei primi anni ’80. Dopo essere diventato inviato speciale e caporedattore, nel 1991 entrò in Rai nella redazione esteri del TG2 e successivamente al TG1. Ha seguito i principali conflitti degli ultimi decenni — dai Balcani al Medio Oriente — firmando reportage da zone di guerra, territori in crisi e scenari di emergenza globale. Intervistò grandi protagonisti della politica e della cultura internazionale, come Blair, Arafat, Rice e Chirac.

Dal 2003 fu anche conduttore televisivo, volto noto di Rai 1 con programmi come Unomattina e Sabato & Domenica. Autore di libri di successo, tra cui Il cecchino e la bambina e Non chiedere perché — da cui fu tratta la miniserie L’angelo di Sarajevo — fu premiato per la sua attività anche in ambito letterario. Ebbe ruoli dirigenziali in Rai fino al 2021, quando andò in pensione, continuando comunque a condurre Frontiere su Rai 3 fino al 2023.

Impegnato anche nel sociale e nella divulgazione civile, fu protagonista di campagne umanitarie e spettacoli dedicati ai diritti umani.
Muore nel 2024 a causa di un mesotelioma, contratto — secondo le sue parole — respirando particelle di amianto durante le sue missioni all’estero.

La testimonianza dell’Avvocato Ezio Bonanni

La guerra, nella sua brutalità immediata, si mostra con il fragore delle bombe, il rumore secco delle armi, le immagini strazianti delle vittime. Nell’orrore che si dilata nel tempo, il corpo di Franco Di Mare è divenuto simbolo semantico di un’altra guerra. Quella che continua anche quando il conflitto sembra essersi placato. Franco Di Mare con il mesotelioma diviene ancora una volta testimone e vittima della guerra dell’amianto, dei metalli pesanti, delle particelle invisibili che si insidiano nei corpi dei soldati, dei reporter, dei civili, per esplodere anni dopo, sotto forma di malattie incurabili come il mesotelioma. E questa è una guerra che non fa rumore, ma che uccide lo stesso.

 “Questa è una morte lenta, che si manifesta quando le telecamere sono spente, quando il mondo ha voltato pagina, ma chi ha respirato quell’aria avvelenata continua a pagare il prezzo.  Franco non è caduto sul campo di battaglia, ma la battaglia l’ha combattuta tutta, fino in fondo. Il suo corpo ha registrato il conto di un’esposizione non scelta, non consapevole, ma letale.” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni. Franco ha scelto di raccontare anche questo: che ci sono armi invisibili, più vigliacche, che non esplodono, ma si depositano nei polmoni, nella pleura, e lì aspettano. Un’attesa che non lascia scampo.

La memoria di Franco Di Mare ci chiede questo: non solo di ricordare il giornalista coraggioso, ma di guardare in faccia le verità scomode. Perché raccontare il mondo non è solo dire ciò che accade, ma anche ciò che si nasconde. E oggi, nel suo nome, siamo chiamati a farlo.

Avv. Ezio Bonanni (ph Julia Pietrangeli per ONA)

L’uomo, il professionista, il testimone

Franco Di Mare era prima di tutto un testimone. La sua voce era una bussola morale. Chi lo ha conosciuto ne ricorda la tenacia, la profonda umanità, il rigore nel raccontare i conflitti e nel dare senso al caos. La serata commemorativa ha raccolto sul palco e in video i volti di chi ha camminato al suo fianco: Everardo Bolletta, Fabio Chiucconi, Francesca Fialdini, Marco Garavaglia, Paola Miletich, Pietro Raschillà, Benedetta Rinaldi, insieme ai contributi di Giovanna Botteri, Fabio Fazio, Beppe Fiorello, Alberto Matano, Sigfrido Ranucci.

Accanto a loro, le due figure più intime della sua vita: la figlia Stella Di Mare e la moglie Giulia Berdini.

Ad accompagnare la serata, le note struggenti della chitarra del maestro Francesco Buzzurro, caro amico del giornalista.

Fabio Chiucconi: “Ho imparato questo mestiere grazie a Franco Di Mare”

Franco Di Mare mi ha insegnato a guardare il mondo con gli occhi della gente. Le piccole storie, lui diceva sempre, rappresentano le grandi storie. Le storie della gente comune rimangono più impresse a chi sta a casa. Poi mi ha insegnato l’umiltà. Solo con l’umiltà si riesce ad ascoltare.
Ci diceva bisogna parlare poco, facciamo parlare gli altri e ascoltiamo. Anche quando
ci ferirono a Ramallah eravamo quasi una coppia di fatto perché facevamo tutto insieme.
In quel caso ce la siamo vista veramente brutta, ma dopo la bomba che è esplosa abbiamo sorriso e ci siamo detti è tutto a posto perché siamo vivi. L’umiltà e la semplicità è guardare con gli occhi degli altri. Questo era Franco.” ha confidato alle camere di Ona News Fabio Chiucconi, giornalista che ha lavorato a lungo con il grande inviato di guerra.

Ricordi commossi anche da Everardo Bolletta, tecnico Rai di Di Mare per oltre 10 anni. con cui ha condiviso: E’ stato un fratello con cui ho condiviso tantissimi giorni e storie della mia vita”.

Fabio Chiucconi intervistato da ONA (ph Julia Pietrangeli)

L’insegnamento di una vita

Franco Di Mare non ha scritto soltanto reportage, ha scritto pagine di memoria collettiva. Ha fatto del giornalismo un atto civile e poetico. Ha vissuto e raccontato il dolore, l’ingiustizia, ma anche la speranza, con uno stile che univa cuore e precisione, passione e rigore.

“Come si scrive una memoria?”
Si scrive con ciò che si è vissuto, e Franco Di Mare lo ha fatto fino all’ultimo giorno.
Oggi tocca a noi continuare a scriverla, con il suo esempio come guida.

In memoria di Franco Di Mare.
Testimone del nostro tempo, voce dei senza voce, uomo libero.