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ONA Catanzaro, Ferro: allarme ecomafie nel Report 2025

Ecomafia 2025, il rapporto Legambiente (Foto free esclusivamente decorativa di PublicDomainPictures da Pixabay)
Ecomafia 2025, il rapporto Legambiente (Foto free esclusivamente decorativa di PublicDomainPictures da Pixabay)

Un intervento significativo sulle ecomafie dell’On. Wanda Ferro in occasione del convegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto svoltasi a Catanzaro “Amianto e altri rischi cancerogeni, stato dell’arte e prospettive verso il futuro”

L’Onorevole ha infatti citato il rapporto Ecomafia 2025, documento che viene redatto annualmente da Legambiente in collaborazione con le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto. Il quale fornisce il quadro dettagliato dei casi di criminalità ambientale in Italia, analizzando la progressiva trasformazione del fenomeno.
A cura di  Osservatorio nazionale ambiente e legalità.

Il contesto contemporaneo

Il termine ecomafia, sempre coniato negli anni ’90 da Legambiente, nasce per descrivere una delle forme più pervasive e meno visibili della criminalità organizzata contemporanea, capace di produrre danni profondi e spesso irreversibili all’ambiente, alla salute pubblica e all’economia legale. Il concetto di ecomafie identifica l’insieme delle attività illegali messe in atto da organizzazioni criminali, di tipo mafioso o para-mafioso, che traggono profitto dallo sfruttamento illecito delle risorse naturali e dalla gestione criminale dei rifiuti. Un vero e proprio sistema economico illegale, radicato nel territorio e spesso intrecciato con settori dell’imprenditoria e delle istituzioni.

I dati di Legambiente – Ecomafia 2025 per il 2024

Riportiamo alcuni dati dell’Associazione Ambientalista dal sito ufficiale.

L’edizione 2025 di Ecomafia, I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente) è dedicata quest’anno al 30ennale della scomparsa del Capitano di Fregata Natale De Grazia. Morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti.

Secondo il rapporto nel 2024 viene superato il muro dei 40mila reati ambientali, sono ben 40.590, +14,4% rispetto al 2023. Si tratta di una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora. Aumentano anche le persone denunciate, 37.186 (+7,8%), mentre il giro d’affari delle ecomafie vale 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi rispetto al 2023) e cresce anche il numero dei clan coinvolti, 11 in più rispetto a quelli censiti nel precedente rapporto Ecomafia.

Aumentano anche le inchieste sui fenomeni corruttivi negli appalti di carattere ambientale

88 sono le inchieste censite da Legambiente dal 1° maggio 2024 al 30 aprile 2025, (+17,3% rispetto al 2023), 862 le persone denunciate, +72,4%. Si tratta di inchieste che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi. come quelli dei rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese.

Le regioni maggiormente colpite

Sempre secondo il rapporto, in Italia il 42,6% dei reati ambientali si concentra nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento. (Dall’abusivismo edilizio alla cave illegali fino ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche). Con 13.621 illeciti accertati nel 2024, +4,7% rispetto al 2023, pari al 33,6% del totale. Seguiti dai reati nel ciclo dei rifiuti ben 11.166, +19,9%, e quelli contro gli animali con 7.222 illeciti penali (+9,7%).

La classifica regionale

La Campania è posizionata al primo posto con 6.104 illeciti penali. Pari al 15% del totale nazionale, con un aumento delle persone denunciate (5.580), dei sequestri effettuati (1.431) e un totale di 50 arresti.
La Puglia sorpassa la Sicilia e ritorna al secondo posto. Con 4.146 reati, pari al 10,2% del totale nazionale, facendo registrare il maggior numero di arresti (69).
Al terzo posto ritroviamo la Sicilia, con il 9,4% di illeciti penali.
Stabile al quarto posto la Calabria che, tuttavia, incrementa il numero di reati (3.215) e più che raddoppia il dato sugli arresti (41).
Quinto posto per il Lazio, con 2.654 reati, in crescita del 20,6% rispetto al 2023, che supera la Toscana, dove si registra comunque un aumento degli illeciti penali dell’11,6%.
La Sardegna si conferma anche quest’anno al settimo posto con 2.364 reati.
Al primo posto come regione del Nord la Lombardia (ottava nella classifica nazionale, con 2.324 reati ambientali nel 2024, pari al +17.7%). La segue il Veneto, nono con 1.823 illeciti penali (+3,5%).

Crescita di reati contro il patrimonio culturale

Il rapporto segnalata un’impennata dei reati contro il patrimonio culturale. Ossia dalla ricettazione ai reati in danno del paesaggio, dagli scavi clandestini alle contraffazioni di opere). sono 2.956, + 23,4% rispetto al 2023.

I delitti più gravi, previsti dal titolo VI-bis del Codice penale

Sempre nel testo leggiamo che nel 2024 al primo posto abbiamo l’inquinamento ambientale con 299 illeciti contestati. Quelli complessivi sono stati 971, con un +61,3% rispetto al 2023 e 1.707 persone denunciate (+18,9%).

Origini storiche e contesto normativo

Le prime evidenze strutturate delle attività ecomafiose emergono in Italia a partire dagli anni Ottanta, in coincidenza con l’introduzione di una normativa più stringente sul trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi. L’emanazione del D.P.R. 915 del 1982, che recepiva direttive europee in materia di rifiuti tossici e nocivi, ha rappresentato uno spartiacque: da un lato ha tentato di regolamentare un settore fino ad allora poco controllato, dall’altro ha reso lo smaltimento legale più costoso e complesso. Questo ha creato un terreno fertile per l’ingresso della criminalità organizzata, pronta a offrire soluzioni “alternative” a basso costo per aziende e produttori di rifiuti.

Negli anni Novanta il fenomeno assume dimensioni sistemiche. Le prime grandi inchieste giudiziarie rivelano l’esistenza di reti criminali capaci di gestire l’intero ciclo dei rifiuti, dalla produzione allo smaltimento finale, spesso con la complicità di amministratori pubblici, tecnici e imprenditori. È in questo contesto che Legambiente pubblica, nel 1994, il primo documento ufficiale in cui compare il termine ecomafia, seguito nel 1997 dal primo Rapporto Ecomafia, destinato a diventare un appuntamento annuale di monitoraggio e denuncia.

Il traffico illecito di rifiuti come cuore del sistema

Il traffico e lo smaltimento illegale dei rifiuti rappresentano il fulcro delle attività ecomafiose. Tra queste rientra anche l’abbandono dell’amianto. Si tratta di un business estremamente redditizio, perché consente di abbattere i costi legati al trattamento dei rifiuti pericolosi e di aggirare normative ambientali complesse. I rifiuti industriali, chimici, ospedalieri e persino radioattivi vengono movimentati lungo vere e proprie rotte nazionali e internazionali, che collegano le aree industriali del Nord Italia con regioni del Sud storicamente più fragili dal punto di vista economico e istituzionale.

In molte aree del Mezzogiorno, ma non solo, i rifiuti vengono interrati illegalmente in cave dismesse, terreni agricoli, zone boschive o inglobati nelle fondamenta di edifici in costruzione. In altri casi vengono bruciati all’aperto, generando emissioni altamente tossiche, o scaricati in mare attraverso affondamenti deliberati di imbarcazioni cariche di materiali pericolosi. Questo sistema ha trasformato interi territori in discariche occulte, spesso senza che le comunità locali ne siano pienamente consapevoli fino alla comparsa di gravi conseguenze sanitarie.

Territori colpiti e dimensione nazionale del fenomeno

Sebbene l’immaginario collettivo associ l’ecomafia principalmente alla Campania e alla cosiddetta Terra dei Fuochi, il fenomeno ha una dimensione nazionale. Come abbiamo visto, le regioni con il maggior numero di reati ambientali risultano essere Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, ma anche aree del Nord Italia sono state coinvolte in maniera significativa. In Lombardia e Veneto, ad esempio, sono emersi casi di utilizzo illecito di fanghi industriali spacciati per fertilizzanti agricoli, con contaminazione delle falde acquifere e dei suoli.

Particolarmente preoccupante è il coinvolgimento del Nord nei traffici di rifiuti radioattivi e metallici contaminati, fusi illegalmente in acciaierie e fonderie. Questi episodi dimostrano come l’ecomafia non sia un problema confinato a specifiche aree geografiche, ma un sistema diffuso che sfrutta le debolezze dei controlli e la ricerca del massimo profitto su scala nazionale ed europea.

Le modalità criminali lungo il ciclo dei rifiuti

Le attività ecomafiose possono manifestarsi in ogni fase del ciclo dei rifiuti. Nella fase di produzione, le aziende possono dichiarare il falso sulla quantità o sulla pericolosità dei materiali da smaltire, oppure affidarsi consapevolmente a operatori illegali. Durante il trasporto, i documenti vengono falsificati o manomessi per far “sparire” carichi interi. È però nella fase di smaltimento che si concentrano le pratiche più gravi, come le finte operazioni di trattamento, le bancarotte pilotate di impianti di recupero e l’abbandono sistematico di rifiuti in siti non autorizzati.

Questo sistema non potrebbe funzionare senza una rete di complicità che spesso coinvolge organi di controllo corrotti. In molti casi non sono solo le mafie tradizionali a gestire il business, ma consorzi criminali ibridi, in cui interessi economici legali e illegali si sovrappongono.

Evoluzione legislativa e introduzione degli ecoreati

Una svolta significativa arriva solo nel 2015 con l’approvazione della Legge n. 68, che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente. Per la prima volta vengono tipizzati reati come l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico di materiale ad alta radioattività e l’omessa bonifica.

Questa riforma ha ampliato in modo sostanziale gli strumenti a disposizione della magistratura, prevedendo pene più severe, la confisca dei beni, l’obbligo di ripristino dei luoghi contaminati e incentivi al ravvedimento operoso. Pur rappresentando un passo avanti decisivo, l’efficacia della normativa dipende in larga misura dalla capacità di applicazione concreta e dalla continuità delle attività di controllo e repressione.

Operazioni di polizia e contrasto sul territorio

Nel corso degli anni, numerose operazioni di polizia hanno portato alla luce traffici illeciti di rifiuti su larga scala, coinvolgendo intere filiere criminali. Queste indagini hanno dimostrato come l’ecomafia sia in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti normativi e tecnologici, spostando rotte, metodi e settori di intervento. Nonostante arresti, sequestri e condanne, il fenomeno continua a riprodursi, alimentato da enormi margini di profitto e da una domanda costante di smaltimento a basso costo.

Un problema ambientale, sanitario e democratico

L’ecomafia è una questione che tocca direttamente la salute dei cittadini, la sicurezza alimentare e la qualità della democrazia. I territori contaminati registrano spesso tassi più elevati di patologie oncologiche e croniche, mentre le comunità locali subiscono una progressiva perdita di fiducia nelle istituzioni.
“Contrastare efficacemente le ecomafie significa  investire in prevenzione, trasparenza amministrativa, educazione ambientale e partecipazione civica.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Voce ai relatori convegno ONA “Amianto e altri cancerogeni”

Amianto e altri cancerogeni,

La voce dei relatori al convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), un momento di confronto sulle emergenze ambientali e sanitarie legate all’amianto e ad altri agenti cancerogeni in Calabria.

A cura di Luigi Abbate.

Stato dell’arte e prevenzione – Avv. Ezio Bonanni

Il presidente di ONA, l’Avv. Ezio Bonanni, ha sottolineato l’importanza della prevenzione integrata: “Il fronte non può essere solo quello giudiziario, è necessariamente quello della bonifica e della messa in sicurezza. Poi c’è la prevenzione secondaria, con strutture sanitarie adeguate, e la prevenzione terziaria, con dati epidemiologici affidabili.” Bonanni ha ricordato come molti mesoteliomi siano diagnosticati fuori regione: “Per quanto riguarda i mesoteliomi molti risultano in Lombardia, Piemonte o Veneto, mentre si tratta di vittime della Calabria.”

Impegno delle istituzioni – Dott.ssa Micheli e Ing. Siviglia

La dott.ssa Eulalia Micheli, assessore della Regione Calabria, ha sottolineato la necessità di monitoraggi avanzati: “Non basta più contare i malati, bisogna valutare e prevenire quello che è il rischio futuro, con sistemi dinamici di monitoraggio e biomonitoraggio della popolazione.”

L’ingegnere Salvatore Siviglia, responsabile del Dipartimento Ambiente, ha aggiunto: “Ci preoccupa l’abbandono indiscriminato dei rifiuti contenenti amianto, soprattutto vicino a torrenti e aree urbanizzate. Dobbiamo cambiare cultura e fare piani di smaltimento efficaci.”

Dati epidemiologici e osservazioni mediche – Dott. Pasquale Montilla e Dott. Vincenzo Ciconte

L’oncologo Pasquale Montilla, del comitato scientifico ONA, ha spiegato ha parlato delle patologie metallo-correlate con aumento delle patologie oncologiche nelle aree SIN, soprattutto tumori polmonari, vescicali e gastrici.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Vincenzo Ciconte, ha aggiunto: “Oggi la medicina è un tutt’uno con l’ambiente. Prevenire dall’amianto significa prevenire patologie gravi.”

L’emergenza Crotone – Dott. Orlando Amodeo

L’epidemiologo Orlando Amodeo ha descritto la situazione a Crotone secondo sue stime:” la zona SIN presenta livelli di inquinamento elevati e un tasso di mortalità superiore alla media nazionale.”

Tutela legale e risarcimenti – Avv. Antonio Pileggi e testimonianze

L’avvocato Antonio Pileggi ha spiegato le difficoltà nel riconoscimento dei risarcimenti: “Il quadro delle tutele è completo ma ottenere i diritti è complicato. Le famiglie spesso rinunciano a causa della lentezza dei tribunali e delle spese legali.”

Abbate ha intervistato anche  Antonino Pulitanò, che denunciò la presenza in passato di amianto nei vagoni a Reggio Calabria. La storia della famiglia Pulitanò, seguita da ONA ed ancora in corso, è tra quelli che hanno reso noto il rischio della contaminazione domestica.  “Mio fratello è morto nel 2003, lavorava con l’amianto e inconsapevolmente portava la sostanza in casa. Anche mia sorella, che non aveva mai lavorato con amianto, si è ammalata.”

Monitoraggio ambientale e alimentare – Dott. Michelangelo Iannone e Dott. Procopio

Il direttore Michelangelo Iannone (ARPACAL) ha commentato: “Negli ultimi anni i siti contaminati censiti sono aumentati da zero a circa 4.000. Cittadini e associazioni segnalano continuamente nuove emergenze.”

Il dottor Salvatore Procopio, referente laboratorio ARPACAL, ha aggiunto: “Abbiamo verificato la radioattività (es. radon) e siamo particolarmente interessati all’inalazione nociva.  Le sostanze nocive potrebbero trasferirsi agli alimenti, creando esposizione inconsapevole per la popolazione.”

Esperienze dei cittadini e educazione ambientale – Paola Vegliantei, Marisa Macrina, Enzo Filareto, Renata Tropea

Paola Vegliantei presidente dell’Accademia della Legalità, ha dichiarato: “Le scuole devono essere coinvolte nell’educazione ambientale e alla legalità. I giovani sono il futuro e la speranza per cambiare la Calabria.
Abbate ha ricordato di quando la Vegliantei si è recata in Calabria con il Capitano Ultimo.

La dottoressa Marissa Macrina, neuroanestesista centro trapianti Calabria, ha sottolineato: “La qualità della vita dipende dall’ambiente. È fondamentale denunciare e stimolare interventi concreti per proteggere la salute.”

Enzo Filareto, malato oncologico, ha portato una testimonianza commovente dei siti inquinanti del SIN di Crotone.

La dottoressa Renata Tropea, dirigente medico Pronto Soccorso Lamezia Terme, ha osservato: Tutto l’organismo umano subisce l’impatto ambientale. Gli eventi estremi e le sostanze chimiche mettono a dura prova le strutture sanitarie.”

Registro dei mesoteliomi e intervento ONA sul territorio – Federico Tallarigo e Antonio Carmine Sangiovanni

Il dott. Federico Tallarigo Dir. scientifico del COR ha parlato del fatto che il centro operativo regionale che registra che tutte le neoplasie di origine professionale, tra cui mesoteliomi, patologia asbesto correlata. È fondamentale per avere dati certi e per la prevenzione.”

L’avvocato Antonio Carmine Sangiovanni, cord. ONA Alto Tirreno Cosentino ha aggiunto: “ONA monitora i siti, segnala alle autorità e collabora alla bonifica dei rifiuti abbandonati, specialmente nelle zone periferiche.”

Problematiche locali e sensibilizzazione – Massimiliano Alampi e Giuseppe Infusini

Massimiliano Alampi, coord. ONA Reggio Calabria, ha denunciato: “Noi riceviamo telefonate quotidiane di famiglie che piangono malati oncologici.”

L’ingegnere Giuseppe Infusini, pres. ONA Cosenza ha aggiunto che E’ importante che si predisponga una collaborazione tra l’ONA del territorio di Cosenza con la Regione”.

La chiusura dell’Avv. Ezio Bonanni

A chiusura del convegno, Bonanni ha ribadito: “ONA non si limiterà alle aule giudiziarie. Saremo accanto ai cittadini calabresi e, se necessario, organizzeremo manifestazioni pacifiche per difendere il diritto alla salute e alla vita. In extrema ratio chiederemo l’intervento, sempre pacifico, della corte europea”.

 

L’articolo riporta interventi, valutazioni e testimonianze emerse nel corso del convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Eventuali giudizi, dati e valutazioni di carattere sanitario, ambientale o istituzionale riflettono le opinioni dei relatori e sono presentati nell’esercizio del diritto di cronaca.

Amianto e rischi cancerogeni in Calabria: videointervista

Avv. Bonanni convegno Catanzaro, amianto

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto illustra le principali criticità e le azioni prioritarie per la tutela della salute pubblica durante l’evento “Amianto ed altri rischi cancerogeni” svoltasi in Calabria.

In questa intervista con il giornalista Luigi Abbate, Bonanni ricorda che la Calabria è una delle regioni italiane più esposte al problema dell’amianto e degli altri agenti cancerogeni presenti nei luoghi di lavoro e di vita. È questo il quadro emerso durante il convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), dedicato allo stato attuale della situazione e alle prospettive future.

Al centro dell’incontro, l’intervento

Bonifica come primo strumento di tutela

Secondo l’Avv. Ezio Bonanni il punto chiave dell’azione dell’Osservatorio, portata avanti in Calabria fin dalla sua costituzione nel 2008, è la prevenzione primaria, che passa dalla bonifica e dalla rimozione dell’amianto e degli altri agenti nocivi. Un lavoro che riguarda sia gli ambienti di lavoro sia quelli di vita quotidiana.”

Tra i casi citati, quello della Marlane di Praia a Mare, dove già alla fine degli anni Novanta erano partite indagini e procedimenti penali. Questi hanno portato, nel tempo, a risarcimenti per alcune vittime, ma – ha sottolineato Bonanni – “il fronte giudiziario da solo non è sufficiente. Senza interventi strutturali di messa in sicurezza, il rischio resta elevato.”

Sanità e prevenzione: il nodo delle cure fuori regione

Accanto alla bonifica, l’ONA richiama l’attenzione sulla prevenzione secondaria, ovvero sull’assistenza sanitaria. In Calabria, ha evidenziato Bonanni, mancano ancora strutture adeguate, costringendo molti pazienti a spostarsi nel Nord Italia per diagnosi e cure.

Una situazione che riguarda non solo i servizi sanitari, ma anche l’edilizia sanitaria e quella scolastica, dove la presenza di amianto rappresenta un rischio concreto. Rafforzare gli investimenti in questi settori significherebbe migliorare la tutela della salute e, allo stesso tempo, rendere il sistema più efficiente.

Dati epidemiologici sottostimati

Un altro aspetto critico riguarda la prevenzione terziaria e il monitoraggio epidemiologico. Molte diagnosi di mesotelioma vengono effettuate in regioni come Lombardia, Piemonte o Veneto, pur riguardando cittadini calabresi. Questo fenomeno contribuisce a una sottostima dei dati regionali.

Bonanni ha ribadito la necessità di potenziare il Centro Operativo Regionale (CORe), dotandolo di maggiori risorse economiche e operative. Solo così sarà possibile ottenere un quadro epidemiologico più realistico, che includa tutte le patologie asbesto-correlate e quelle legate ad altri cancerogeni presenti sul territorio.

Il caso del SIN di Crotone

Particolare attenzione è stata riservata al Sito di Interesse Nazionale di Crotone, dove la presenza di amianto e di altre sostanze pericolose continua a destare preoccupazione. Secondo Bonanni e l’ONA, “è fondamentale integrare i dati sanitari con quelli ambientali per valutare correttamente l’impatto sulla popolazione.”

Il messaggio emerso dal convegno è chiaro: senza bonifiche efficaci, una sanità rafforzata e un sistema di monitoraggio affidabile, la Calabria continuerà a pagare un prezzo alto in termini di salute pubblica. L’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce la necessità di un impegno concreto e coordinato tra istituzioni, enti sanitari e territori.

Vedi la videointervista realizzata per l’occasione:

L’articolo riporta interventi, valutazioni e testimonianze emerse nel corso del convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Eventuali giudizi, dati e valutazioni di carattere sanitario, ambientale o istituzionale riflettono le opinioni dei relatori e sono presentati nell’esercizio del diritto di cronaca.

Convegno ONA, amianto e altri cancerogeni. Successo in Calabria

Bonanni intervista nel post convegno
Bonanni intervista nel post convegno, foto Massimo Alampi

Si è concluso con grande partecipazione il convegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni. Dal titolo “Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive future”, tenutosi nella Cittadella regionale di Catanzaro.

L’evento ha visto la partecipazione di esperti scientifici, medici, giuristi e rappresentanti istituzionali, ed è stato moderato dalla collega giornalista Donatella Gimigliano, responsabile dell’Ufficio Stampa ONA.

Donatella Gimigliano, giornalista e ufficio stampa ONA, moderatore del convegno
Donatella Gimigliano, giornalista e ufficio stampa ONA, moderatrice del convegno

Apertura e saluti istituzionali

Il convegno è stato aperto da Eulalia Micheli, assessore all’istruzione, Sport e Politiche Giovanili. La quale ha portato i saluti del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ed ha sottolineato l’impegno della Regione nella tutela della salute e dell’ambiente.

Avv. Ezio Bonanni, Dott.ssa Eulalia Micheli, Dott. Pasquale Montilla
Avv. Ezio Bonanni, Dott.ssa Eulalia Micheli, Dott. Pasquale Montilla

Un contributo video della Sottosegretaria al ministero dell’Interno, Wanda Ferro, ha messo in luce l’impatto delle ecomafie sulla gestione dei rifiuti pericolosi e sull’ambiente, evidenziando la necessità di controlli efficaci e strategie di prevenzione.

Nel suo intervento video, la sottosegretaria ha evidenziato come la difesa dell’ambiente e la protezione della salute delle comunità non possano essere considerate ambiti separati, ma debbano essere affrontate congiuntamente attraverso strumenti adeguati e una responsabilità condivisa. Un messaggio ribadito anche ringraziando l’avvocato Ezio Bonanni, e il dottor Pasquale Montilla, oncologo e consulente scientifico ONA, per l’impegno costante a fianco delle vittime e delle loro famiglie.

“Secondo i dati più recenti del rapporto Ecomafia di Legambiente, nel 2024 in Italia sono stati accertati oltre 40 mila reati ambientali, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente e un giro d’affari illecito che supera i 9 miliardi di euro. La Calabria registra numeri particolarmente preoccupanti: 3.215 reati, pari al 7,9% del totale nazionale, con 2.761 persone denunciate, 41 arresti e 695 sequestri. Una pressione criminale definita diffusa e capillare, che richiede risposte incisive.” Ha affermato Ferro.

Di fronte a questo scenario, il governo ha scelto una linea di fermezza, rafforzando il quadro normativo e operativo per il contrasto agli ecodelitti. Nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo di attuazione della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, aggiornando la disciplina sugli ecodelitti e introducendo nuove fattispecie di reato, tra cui quelle legate al commercio di prodotti inquinanti e alle sostanze dannose per l’atmosfera. Particolare rilievo assume anche l’estensione della responsabilità amministrativa a imprese ed enti coinvolti in attività illecite.

Un ulteriore passo avanti riguarda l’istituzione, presso la Procura generale della Corte di Cassazione, di un sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, che coinvolgerà i procuratori generali, le corti d’appello e la Direzione nazionale antimafia. Un meccanismo ritenuto essenziale per garantire indagini più efficaci, coordinate e tempestive su fenomeni complessi e spesso transnazionali.

Nel suo intervento, Wanda Ferro ha richiamato anche l’attenzione sui grandi siti contaminati. È stato ricordato come il Ministero dell’Ambiente abbia disposto la ripresa immediata delle attività di scavo e bonifica, chiarendo che eventuali ritrovamenti di materiali pericolosi devono essere gestiti con misure di sicurezza mirate.

Accanto alle bonifiche industriali, resta aperta in Calabria la questione della presenza diffusa di amianto in edifici, coperture e strutture dismesse. Un rischio che interessa l’intero territorio regionale e che richiede un’azione preventiva fondata sulla bonifica, sull’aggiornamento del Piano regionale amianto e sul rafforzamento degli strumenti normativi e finanziari a disposizione degli enti locali.

In questo contesto, è stato ribadito il ruolo centrale della Regione Calabria e la necessità di una collaborazione costante con realtà come l’Osservatorio Nazionale Amianto, impegnato da anni nella mappatura dei siti contaminati, nel supporto ai Comuni e nella tutela delle comunità esposte. Il confronto istituzionale e tecnico, è stato sottolineato, rappresenta un passaggio fondamentale per garantire risposte concrete ai cittadini e assicurare la tutela della salute e del territorio.

Qui di seguito il video su Ona News:

L’appello al Governo dell’Avv. Ezio Bonanni

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, ha ribadito l’importanza della prevenzione primaria e secondaria per l’amianto e altri cancerogeni.

“La tutela della salute pubblica è la nostra priorità – ha affermato Bonanni – interventi come questo convegno aiutano a sensibilizzare istituzioni, anche europee e cittadini sui rischi reali dell’amianto. Fondamentale è la prevenzione primaria 

Ha inoltre evidenziato l’importanza delle eccellenze della Regione Calabria e delle sue bellezze artistiche. L’avvocato ha inoltre effettuato un appello al Governo di potenziare le strutture nazionali oncologiche. Sottolineando la necessità di incrementare i finanziamenti alla Regione Calabria, valorizzando le eccellenze mediche.

Ha inoltre fatto un excursus storico mostrando, tramite slide, sentenze dal 1907 che riconoscevano la pericolosità dell’amianto, del riconoscimento dell’asbestosi come malattia professionale (1941) e della responsabilità del datore di lavoro.

Fondamentale la prevenzione primaria e la mappatura dei siti contaminati

Con lo strumento dell’APP Amianto dello Sportello Amianto e dei volontari, continua la mappatura.
Ha ricordato la difficoltà per alcuni cittadini oncologici per l’ottenimento dei risarcimenti.

“118 casi di Mesotelioma fino al 2021 censiti dal COR dal 2001 in Calabria. Tuttavia, – ha sottolineato Bonanni, che i dati potrebbero essere sottostimati, in quanto molte diagnosi verrebbero fatte nel nord Italia. “Inoltre le malattie asbesto correlate non riguardano solo il mesotelioma, che è solo la punta dell’iceberg, ma anche vari tipi di tumore.”

Infatti, secondo l’ONA, i casi sono molto più elevati: “Dagli anni ’90 ad oggi, per quanto riguarda i dati della regione abbiamo censito circa 600 casi di mesotelioma, che sono un numero molto più elevato di quelli che risultano nel Cor regionale”.

L’avv. Ezio Bonanni, da tempo considera l’asbesto o amianto la metafora della vittoria del profitto sulla salute dei lavoratori e dei cittadini.  Per questo porta avanti l’importanza della tutela dell’ambiente fortemente legata alla salvaguardia della salute.

“Preservare il nostro pianeta vuol dire mettere al centro la dignità dell’essere umano e la qualità della vita” – Afferma Bonanni.

ONA  e le stime regionali, nazionali ed internazionali

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, in Italia si stimano 4.000-7.000 decessi annuali, posizionando il nostro Paese tra i più colpiti in Europa.  Con oltre 1.600 nuovi casi di mesotelioma diagnosticati all’anno. I dati del 2025 riportano che a livello globale le vittime sono oltre 200.000 l’anno.

In particolare nella Regione Calabria, diversi i casi di mesotelioma:

  • Cosenza: 190–210 casi stimati
  • Reggio Calabria: 160–180 casi
  • Catanzaro: 90–110 casi
  • Crotone: 70–90 casi
  • Vibo Valentia: 40–55 casi

Le proposte trasversali di ONA

Vista l’importanza assoluta della prevenzione primaria tramite bonifiche e messa in sicurezza emerge la proposta di legge per il credito di imposta e/o defiscalizzazione di queste attività. Oltre al necessario ammodernamento infrastrutturale e industriale.

Fondamentale il focus su ricerca scientifica e industrializzazione dei sistemi di smaltimento e di inertizzazione o conferimento in discariche.

Passaggio chiave per affrontare e risolvere la problematica amianto in Italia è l’adeguamento degli strumenti tecnici, tecnico normativi e organizzativi.

La prova biologica sui tessuti

L’Avv. Bonanni ha ricordato casi di decessi e malattie asbesto correlate in persone entrate a contatto con l’amianto per aver lavato i vestiti del famigliare esposto.
In particolare il riferimento è stato il riconoscimento per l’asbestosi di una moglie di un militare vittima del dovere per asbestosi e cancro.
La donna si è inoltre ammalata di cancro e il prof. Montilla ha analizzato i tessuti, dove sarebbero stati trovati contaminanti come prova biologica.
La stessa tecnica, secondo Bonanni, è stata applicata per i tessuti degli esposti ai contaminanti del SIN di Crotone.

Una conclusione commovente la citazione  di Abrams: “Quante vite umane potevano essere salvate se gli studi di Gardner non fossero stati censurati!” 

La protesta non violenta

Bonanni ha ribadito che ONA è pronta ad effettuare una protesta non violenta per sensibilizzare la situazione.

L’intervento dell’oncologo Pasquale Montilla

Pasquale Montilla, convegno ONA Catanzaro
Pasquale Montilla, convegno ONA Catanzaro

Il prof. Pasquale Montilla, oncologo e consulente scientifico ONA, ha presentato le sue ricerche presso il SIN di Crotone.  Ha evidenziato l’importanza die protocolli di prevenzione e trattamento delle esposizioni da amianto e nanoparticelle di metalli pesanti. Montilla ha spiegato come interventi mirati possano prevedere il rischio oncologico delle malattie metallo-correlate“.

Per anni, l’analisi delle aree contaminate si è basata prevalentemente su studi epidemiologici descrittivi. Capaci di evidenziare l’aumento di incidenza di determinate patologie ma non di spiegare in modo puntuale il nesso causale tra esposizione ambientale e malattia.

Il modello proposto da Montilla nasce proprio per superare questo limite. Non si limita a osservare gli effetti, ma indaga le cause biologiche profonde che legano l’inquinamento ai processi patologici. Introducendo strumenti in grado di trasformare l’analisi ambientale in prevenzione attiva.

Un cambio di paradigma

Montilla propone un diverso approccio per le patologie oncologiche. Ossia la traslazione dalla ricostruzione del danno alla previsione biologica del rischio tumorale.
Coerentemente con una visione ONA per una oncologia ambientale predittiva e preventiva.

Tra gli esempi esposti, le porfirine urinarie  come biomarcatori sensibili di interferenza tossica ambientale. Oltre che strumento predittivo avanzato di rischio oncologico ambientale. Queste infatti consentono l’identificazione precoce di esposizioni croniche subcliniche.

Prof. Filippelli in collegamento da Milano

Il dott. Gianfranco Fillippelli, oncologo e capo Dipartimento Area ASP Cosenza (collegamento da Milano), ha ribadito la pericolosità dell’amianto e del rischio conseguenziale delle patologie asbesto correlate.

Dott. Orlando Amodeo, dati sul SIN di Crotone

Orlando Amodeo, epidemiologo, ha presentato le analisi statistiche sui casi di esposizione in Calabria nel Sin di Crotone.

Dott. Orlando Amodeo
Dott. Orlando Amodeo

In particolare ha esposto il progetto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale nei territori esposti a rischio inquinamento, dove secondo le ricerche: “il SIN di Crotone risulta essere uno dei siti più inquinati d’Italia” ha affermato Amodeo.

Il SIN di Crotone

Il SIN di Crotone è indicato da Amodeo come un Sito di Interesse Nazionale di elevata compromissione ambientale. Esteso per circa 543 ettari (area a terra) e 1.448 a mare, a causa del polo chimico-industriale dismesso (ex Montedison/Pertusola, etc…). Include aree industriali, la discarica di Tufolo-Farina e la fascia costiera, con contaminazione da metalli, composti clorurati e scorie industriali.

Un milione di tonnellate di rifiuti interrati nell’area industriale (secondo le ricostruzioni presentate durante il convegno)

  • Rifiuti Pericolosi (Circa 1/3 del totale): Tra le sostanze inquinanti principali figurano metalli pesanti altamente tossici come zinco, cadmio e arsenico.
  • TENORM (Technologically Enhanced Naturally Occurring Radioactive Materials): Oltre 50.000 tonnellate sono costituite da rifiuti contenenti materiale radioattivo naturale tecnologicamente potenziato (TENORM).
  • Amianto e TENORM: Più di 100.000 tonnellate contengono una miscela di TENORM e amianto.
  • Scorie industriali varie: Il materiale è riconducibile ai residui delle lavorazioni chimiche e metallurgiche storiche della zona.

Le patologie a Crotone secondo le ricerche del dott. Amodeo

Sempre secondo Amodeo, il tasso standardizzato di mortalità prematura a Crotone per malattie croniche mostra, rispetto ai riferimenti regionali, un aumento del +6,7% nei maschi ed un aumento del +10,8% nelle femmine. Inoltre nella città risulterebbero 1.291 decessi totali. Tra le cause tumori maligni, malattie del sistema circolatorio, malattie dell’apparato respiratorio, digerente e urinario.

Per Amodeo in entrambi i generi si osserva un eccesso significativo per il tumore del fegato e dei dotti intraepatici.

Ing. Salvatore Siviglia“La presenza di circa 15 milioni metri quadri di amianto richiede un impegno non solo tecnico, ma etico. – Ha dichiarato l’Ing. Salvatore Siviglia  capo Dipartimento Ambiente Regione Calabria.  “La Regione considera la bonifica una priorità assoluta per la tutela della salute dei cittadini. L’obiettivo strategico è l’eliminazione totale dell’amianto antropico in Italia entro 10 anni dall’adozione definitiva del nuovo piano.”

Siviglia ha parlato di centinaia, migliaia di siti con rifiuti tossici contaminati in Calabria.
Siviglia ha fatto presente che la Regione ha provveduto al censimento di 136.794 strutture contenenti amianto.

Non sono mancati interventi accesi dal pubblico e dure contestazioni frutto di una stanchezza dal territorio per una situazione difficile e complessa.

Le puntualizzazioni dell’Avv. Ezio Bonanni

Dopo le contestazioni, l’avvocato Ezio Bonanni ha dichiarato: “anche piccoli sversamenti di amianto compatto rappresentano un rischio, ma la situazione dei siti contaminati e l’esposizione massiva negli anni passati risultano ancora più preoccupanti, con effetti che possono manifestarsi anche a distanza di decenni.

Secondo Bonanni diverse aziende hanno utilizzato l’amianto in matrice friabile fino al 20 aprile 1993, esponendo i lavoratori a gravi rischi. Molti di loro, in particolare a Crotone, sono ancora privi della maggior parte dei benefici contributivi del prepensionamento o del riconoscimento delle patologie.

L’avvocato ha evidenziato come alcune aziende in passato abbiano attribuito eccessiva rilevanza a ipotetici sversamenti ambientali, trascurando l’effettiva esposizione lavorativa. “Queste differenze, pur rilevanti per l’analisi tecnica, non possono diventare pretesto per negare risarcimenti a chi ha subito esposizioni reali durante le attività lavorative”, ha sottolineato Bonanni.

L’ONA, ha spiegato, è disponibile a definire un protocollo specifico per tutelare le vittime, evitando che le aziende possano sottrarsi alle proprie responsabilità attraverso contenziosi prolungati. L’avvocato ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico di risoluzione preventiva delle controversie, coinvolgendo associazioni, aziende e istituzioni, per deflazionare il contenzioso e accelerare i risarcimenti.

Infine, l’avvocato ha richiamato l’importanza del ruolo della Regione Calabria come interlocutore presso il governo nazionale e le aziende statali, per coordinare le azioni di bonifica e assicurare che le vittime ricevano i dovuti benefici. “Non si può lasciare che i malati oncologici e gli orfani delle vittime affrontino anni di contenziosi. Occorre un approccio concreto e preventivo”, ha concluso Bonanni dichiarando la disponibilità, come ONA, anche ad una protesta pacifica per il SIN di Crotone

 

Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità

Paola Vegliantei, convegno ONA

Vegliantei, intervistata da Luigi Abbate durante il post convegno ONA

Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, è intervenuta con un appassionante ed appassionato discorso ringraziando i presenti e, soprattutto, i giovani con le scuole partecipanti al Convegno.

Ha lanciato un forte messaggio di responsabilità collettiva e di fiducia nelle nuove generazioni. È stato sottolineato come la situazione attuale rappresenti un’eredità negativa lasciata dagli adulti ai giovani, una responsabilità che non può essere elusa ma che può ancora essere affrontata attraverso l’impegno, la consapevolezza e il coraggio della denuncia.

Vegliantei ha evidenziato il ruolo centrale delle attività di prevenzione portate avanti dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Un lavoro considerato fondamentale non solo in Calabria, ma su tutto il territorio nazionale, dove rifiuti e negligenza continuano a rappresentare un problema diffuso.

A Catanzaro, in particolare, è stato messo in luce come la questione dell’amianto sia strettamente legata alla prevenzione oncologica, anche grazie all’impegno del SIN e del medico Pasquale Montilla. Un legame diretto tra inquinamento ambientale e salute pubblica che rende ancora più urgente un intervento strutturato.

Ha fatto riferimento anche al Piano regionale amianto (PRAC), che individua nel 2026 l’anno obiettivo per rendere la Calabria libera dall’amianto. Una scadenza che, alla luce del divieto di utilizzo in vigore dal 1992, richiede assunzione di responsabilità.

Ha inoltre ricordato il ruolo dell’Accademia della Legalità e la collaborazione con figure  dell’impegno civile, come il capitano Ultimo e l’assessore De Caprio, con i quali è stato possibile conoscere da vicino il territorio calabrese. Una regione che Vegliantei ha descritt0 come meravigliosa per la sua bellezza naturale, i suoi paesaggi e le sue risorse ambientali, ma anche per il valore delle persone che la abitano.

Particolare attenzione è stata rivolta ai giovani presenti, indicati come “portatori di una speranza che non deve restare tale, ma trasformarsi in azione concreta”. L’invito finale è stato quello di andare avanti insieme, unire le forze e lavorare affinché la tutela dell’ambiente e della salute diventino una realtà concreta e duratura.

“Mi è piaciuto tantissimo il discorso che ha fatto prima Procopio quando ha detto che la Calabria è parte delle Alpi – ha concluso Vegliantei –Ma glielo dobbiamo dire alle Alpi che la Calabria è anche un po’ loro? Questa è l’Italia che ci unisce.”

Marisa Macrina, neuroanestesista e rianimatrice, Pronto Soccorso Lamezia Terme

Dott.ssa Marisa Macrina
Dott.ssa Marisa Macrina

La dott.ssa Marisa Macrina sottolinea la necessità di portare evidenze scientifiche e testimonianze concrete per smentire chi minimizza l’impatto dell’inquinamento ambientale. Parla non da tossicologa o oncologa, ma da rianimatrice, forte di 40 anni di esperienza nei reparti di anestesia e rianimazione di Catanzaro, dove ha assistito direttamente alla sofferenza di moltissimi pazienti.

Racconta come, soprattutto tra la fine degli anni ’80 e i primi 2000, le terapie intensive puntassero molto sulla tecnologia per mantenere in vita i pazienti affetti da gravi insufficienze d’organo. In quegli anni, però, si è osservato un aumento significativo di patologie oncologiche, ematologiche, neurologiche e di intossicazioni acute e croniche, in particolare tra pazienti provenienti da territori come Crotone e Castrovillari. Molti casi erano legati, come si è scoperto solo in seguito, a metalli pesanti e a un grave inquinamento ambientale.

Macrina evidenzia l’importanza degli studi epidemiologici, sostiene con forza che la prevenzione sia l’unica vera terapia possibile contro le malattie oncologiche, oltre a essere anche economicamente più vantaggiosa rispetto ai costi enormi delle cure e delle bonifiche tardive.

Il suo intervento, che definisce non scientifico ma sociologico, mette al centro il problema come questione sociale e richiama alla mobilitazione collettiva, in difesa soprattutto delle persone che vivono in prima linea nei territori contaminati. Ricorda casi emblematici  sottolineando come, nonostante sentenze e accertamenti giudiziari sull’inquinamento e lo smaltimento illecito dei rifiuti, le bonifiche non siano ancora state realizzate.

Conclude con un forte appello alla presa di coscienza, alla responsabilità individuale e collettiva.

Enzo Filareto, la forza della verità

Enzo Filareto
Enzo Filareto

Filareto, paziente oncologico e vicepresidente dell’associazione Cittadini Liberi di Crotone, porta una testimonianza personale e civile per affiancare i dati scientifici alle storie reali dei cittadini. L’associazione nasce con l’obiettivo di difendere la salute e il territorio, senza appartenenze politiche, dando voce a chi non ce l’ha.

Racconta la propria esperienza di malato oncologico: nel 2008 gli è stato asportato un tumore maligno al cervello, una condizione che non si supera mai del tutto, perché si vive costantemente con il timore della recidiva. 

Dott.ssa Renata Tropea, dirigente medico del Pronto Soccorso Lamezia Terme

Dott.ssa Renata Tropea La relatrice porta la propria esperienza maturata nella gestione quotidiana di casi clinici urgenti, intrecciando competenza professionale e profonda sensibilità umana. Afferma  come l’incontro coinvolga persone che hanno scelto con dignità e responsabilità di portare la propria protesta. Viene evidenziata la frattura esistente tra cittadini e istituzioni, una frattura comunque non definitiva, nella quale è ancora presente una fiducia che non deve mai essere accompagnata dalla parola “fine”. Da qui la necessità di ripartire, con consapevolezza e responsabilità.

Dal punto di vista medico, l’attenzione si concentra sull’inquinamento ambientale, già ampiamente discusso per quanto riguarda l’amianto, ma che include numerosi altri inquinanti altrettanto pericolosi.

Secondo Tropea tutte le principali società scientifiche e l’Organizzazione Mondiale della Sanità concordano nel considerare il rischio ambientale il principale fattore di malattia e mortalità. Nonostante i miglioramenti introdotti dalle normative europee, il particolato atmosferico resta un problema rilevante: se da un lato in Italia si è osservata una riduzione delle morti legate a questo inquinante, dall’altro i dati restano critici, con forti differenze territoriali.

Inquinamento atmosferico e cambiamento climatico procedono di pari passo, rappresentando le due facce della stessa medaglia.

L’area mediterranea, e in particolare l’Europa meridionale, è considerata uno degli hotspot del cambiamento climatico. Il calore estremo è responsabile del più alto tasso di mortalità tra tutti gli eventi meteorologici estremi: l’essere umano è infatti più vulnerabile al caldo che al freddo. La temperatura ottimale per ridurre mortalità e patologie correlate si colloca tra i 15 e i 20 gradi; al di sopra di questa soglia aumentano in modo significativo i rischi.

Gli effetti sanitari sono molteplici: aumento della mortalità respiratoria e cardiovascolare, incremento degli accessi al Pronto Soccorso, peggioramento delle patologie croniche, maggiore rischio di infortuni sul lavoro, complicanze in gravidanza e aumento degli accessi pediatrici. I soggetti più vulnerabili sono gli anziani, le persone con malattie croniche, chi vive in condizioni socioeconomiche svantaggiate, chi è socialmente isolato, i lavoratori all’aperto, le donne in gravidanza e i bambini.

Sempre secondo Tropea, l’inquinamento ha effetti immediati e a lungo termine su diversi organi e apparati: sistema respiratorio, cardiovascolare, neurologico e metabolico. Studi scientifici, tra cui ricerche giapponesi, dimostrano una correlazione diretta tra picchi di particolato, aumento della temperatura e incremento di arresti cardiaci e mortalità. Particolarmente preoccupanti sono gli effetti sulla gravidanza, con ritardi di crescita intrauterina e alterazioni dello sviluppo, così come le conseguenze sulla fertilità.

Viene richiamata l’importanza della medicina di genere, che oggi consente di individuare differenze di incidenza e vulnerabilità tra uomini, donne e altre categorie. Per quanto riguarda i tumori, l’inquinamento provoca danni al DNA attraverso meccanismi epigenetici, dimostrando in modo inequivocabile l’impatto diretto dell’ambiente sul genoma umano. Dal 2013 l’inquinamento atmosferico e il particolato sono ufficialmente riconosciuti come agenti cancerogeni per il tumore del polmone.

Grande attenzione è riservata ai bambini

L’esposizione agli inquinanti compromette la crescita e la funzionalità polmonare, predisponendo a malattie respiratorie già in età pediatrica. Questi bambini, come ricordato, sono gli adulti malati di domani.

“In Pronto Soccorso si assiste spesso a situazioni di rapido peggioramento clinico, con pazienti che precipitano in pochi minuti verso una grave insufficienza respiratoria. Emergono inoltre evidenze che collegano l’esposizione prenatale alle polveri sottili a un possibile aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico. In questo contesto, il PS non deve essere considerato solo come luogo di cura, ma come nodo strategico di osservazione e raccolta dati. È necessario un approccio integrato affinché ogni Pronto Soccorso contribuisca alla definizione di un profilo ambientale specifico per il territorio di riferimento. ” – dichiara Tropea.

Inoltre parla anche come gli eventi meteorologici estremi rappresentino un ulteriore fattore critico, tanto che a livello globale un ospedale su dodici rischia chiusure parziali o totali in seguito a tali eventi. Tra le azioni concrete viene parla dell’importanza del trasporto pubblico, della riduzione delle emissioni legate non solo ai gas di scarico ma anche all’usura dei pneumatici, spesso più inquinanti di quanto si pensi.

Tallarigo
Dott. Federico Tallarigo

Il mesotelioma maligno, tumore direttamente collegato all’esposizione all’amianto, continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria in Calabria e nel resto d’Italia. Tema approfondito dal dott. Federico Tallarigo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Anatomia Patologica dell’ASP di Crotone e direttore scientifico del COR Calabria, il Centro Operativo Regionale incaricato della sorveglianza dei tumori di origine professionale.

Nel suo contributo, Tallarigo ha illustrato sia gli aspetti medico-scientifici legati alla diagnosi del mesotelioma, sia le difficoltà strutturali che ancora oggi impediscono una corretta rilevazione dei casi di malattie professionali legate all’amianto sul territorio calabrese.

L’amianto è composto da fibre minerali microscopiche che, se inalate, possono raggiungere i polmoni e la pleura. Una volta entrate nell’organismo, queste fibre non vengono eliminate e danno origine a un processo infiammatorio cronico. Questo meccanismo biologico, noto come cancerogenesi, provoca danni al DNA delle cellule e favorisce l’insorgenza di mutazioni genetiche che, nel tempo, possono trasformarsi in tumore.

Il mesotelioma colpisce prevalentemente la pleura, ma può interessare anche altre sierose del corpo come peritoneo e pericardio. La particolarità più insidiosa della malattia è la lunga latenza, che può variare dai venti ai cinquanta anni. Questo significa che l’esposizione all’amianto, anche se limitata o discontinua, può manifestare i suoi effetti dopo decenni, rendendo difficile collegare la diagnosi all’origine professionale o ambientale.

Dal punto di vista clinico, il mesotelioma si presenta come una crescita tumorale che avvolge progressivamente il polmone, compromettendo la respirazione. Dal punto di vista anatomopatologico, la diagnosi consente di distinguere forme diverse della malattia, alcune con andamento meno aggressivo e altre con prognosi particolarmente severa. La diagnosi accurata rappresenta un passaggio fondamentale non solo per il trattamento del paziente, ma anche per il riconoscimento medico-legale della patologia.

Un ruolo centrale nella sorveglianza epidemiologica è svolto dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM), istituito presso l’INAIL e articolato in una rete di Centri Operativi Regionali. Il COR Calabria ha il compito di individuare i casi di mesotelioma sul territorio, validare le diagnosi e ricostruire la storia lavorativa e ambientale dei pazienti, al fine di accertare l’esposizione all’amianto e contribuire ai dati nazionali sull’incidenza della malattia.

Tuttavia, in Calabria emergono dati da prendere in considerazione. A fronte di oltre mille casi di mesotelioma registrabili nella regione, come già segnalato da ONA, solo una quota ridotta risulta ufficialmente censita dal COR. Molti pazienti ricevono la diagnosi fuori regione, spesso al Nord, a causa della migrazione sanitaria. Questo fenomeno incide negativamente sulla completezza dei dati e rende il quadro epidemiologico incompleto.

Secondo Tallarigo, le principali criticità sono legate alla carenza di personale. Le segnalazioni arrivano soprattutto dai COR di altre regioni.

La conseguenza è un sistema di sorveglianza che fatica a intercettare i casi di mesotelioma da amianto e, più in generale, dei tumori di origine professionale. Questo non ha ripercussioni solo sul piano sanitario ed epidemiologico, ma anche sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori e dei cittadini esposti all’amianto.

Secondo Tallarigo quindi è necessario rafforzare il COR Calabria, potenziare il collegamento con le strutture sanitarie regionali e migliorare la raccolta dei dati. Senza un sistema efficiente, il rischio è che molte vittime dell’amianto restino invisibili.

Antonio Carmine Sangiovanni, ONA Alto Tirreno Cosentino

Antonio Carmine Sangiovanni
Antonio Carmine Sangiovanni

Più volte durante il convegno è stato ribadito che l’emergenza amianto in Calabria continua a produrre effetti drammatici.  Antonio Carmine Sangiovanni, coordinatore ONA Alto Tirreno Cosentino ha contribuito con un intervento breve ma intenso, che ha riportato l’attenzione sulle morti  sul lavoro.
“Nel dibattito pubblico – ha spiegato, si parla di morti sul lavoro quasi esclusivamente quando si verificano eventi eclatanti, mentre si ignora che ogni giorno si muore per cause legate all’attività lavorativa, soprattutto a causa dell’esposizione all’amianto.”

Una vicenda storica oggetto di accertamenti giudiziari

Nel suo intervento ha portato la testimonianza diretta della vicenda della Marlana di Praia a Mare, uno dei casi simbolo dell’amianto in Calabria. L’azienda, attiva dagli anni Cinquanta nel settore tessile, per anni è stata considerata una risorsa economica per il territorio. Dopo il fallimento, avvenuto nei primi anni Duemila, sono emerse però le conseguenze sanitarie di quell’attività. Decine di lavoratori hanno perso la vita e molti altri si sarebbero ammalati a causa dell’esposizione all’amianto e ad altre sostanze cancerogene, soprattutto nei reparti di tintoria, dove si lavorava senza adeguati dispositivi di protezione.

La vicenda ha dato origine a una lunga battaglia giudiziaria, nella quale l’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni si sono costituiti parte civile a fianco delle vittime e dei familiari. Nonostante alcuni risarcimenti ottenuti in sede extraprocessuale, i procedimenti penali si sono conclusi con assoluzioni per mancanza di prove. Una situazione che, secondo Sangiovanni, evidenzia le difficoltà strutturali nel riconoscere e sanzionare le responsabilità nei casi di esposizione professionale all’amianto.

 Sangiovanni ha citato anche il Piano Regionale Amianto Calabria (PRAC), avviato nel 2017 con l’obiettivo di risolvere il problema amianto entro il 2027.

Secondo l’ONA, la prevenzione deve agire su più livelli. Quando la prevenzione primaria e quella sanitaria falliscono, l’azione giudiziaria diventa inevitabile. È vero che il ricorso ai tribunali rappresenta un fallimento del sistema, ma è altrettanto vero che le sentenze di condanna possono riattivare il ciclo della prevenzione, imponendo bonifiche e interventi di messa in sicurezza.

In questo contesto, Sangiovanni ha voluto riconoscere il ruolo svolto negli anni da Ezio Bonanni, sottolineando come il suo lavoro abbia contribuito in modo decisivo a costruire una giurisprudenza solida in materia di amianto e tutela delle vittime. Un impegno che ha lasciato un segno concreto nel diritto del lavoro e nella difesa della salute.

Massimo Alampi: «La Calabria non è di serie B sul diritto alla salute»

Massimo Alampi
Massimo Alampi

Nel suo intervento, Massimo Alampi, coordinatore ONA di Reggio Calabria, ha affermato che la Regione è un territorio che combatte quotidianamente contro i rischi legati all’amianto e agli altri agenti cancerogeni».

Il responsabile ONA di Reggio Calabria ha affermato con fermezza alcune criticità nell’attuazione del Piano regionale amianto.

Nel suo intervento ha anche richiamato le attività svolte dall’ONA sul territorio: sportelli informativi, protocolli d’intesa, inaugurazioni simboliche e collaborazioni con le autorità di garanzia. «Mi scuso per l’enfasi – ha concluso – ma su questi temi non riesco a restare in silenzio».

Giuseppe Infusini: «Senza censimenti e mappature non c’è prevenzione»

Giuseppe Infusini
Giuseppe Infusini

A chiudere la convention è stato l’ingegnere Giuseppe Infusini, responsabile ONA per Cosenza, con un intervento articolato e fortemente tecnico, che ha ripercorso oltre dieci anni di battaglie dell’Osservatorio in Calabria.

Infusini ha ricordato come già dal 2011 l’ONA avesse sollevato il problema della presenza diffusa di amianto sul territorio regionale, in un contesto in cui «di amianto non parlava praticamente nessuno». Un lavoro pionieristico, ha spiegato, che però si scontra ancora oggi con un cambiamento culturale troppo lento.

Secondo Infusini, il nodo centrale resta l’assenza di censimenti aggiornati e di mappature complete:
«I dati, in tutta Italia. sono fortemente sottostimati. Pensiamo alle coperture in cemento-amianto o alle condutture idriche: non esiste una mappatura reale e lo stato di degrado è spesso avanzato».

Un passaggio cruciale ha riguardato il legame tra esposizione ambientale e malattie asbesto-correlate, con casi documentati in aree caratterizzate da alta concentrazione di amianto degradato. A ciò si aggiunge una normativa nazionale ormai obsoleta, ferma a decreti degli anni ’90 che non tengono conto del naturale deterioramento dei materiali dopo oltre trent’anni.

Infusini ha poi evidenziato la necessità del Piano Regionale Amianto (PRAC), scaduto e mai aggiornato, e ha rilanciato alcune proposte operative:

  • l’obbligo per i Comuni di adottare i Piani Comunali Amianto;
  • un sistema GIS regionale per il censimento georeferenziato (Geographic Information System);
  •  un protocollo unico per la gestione delle segnalazioni dei cittadini;
  • l’istituzione di un fondo di rotazione per anticipare i costi delle bonifiche in danno.

La memoria di Beniamino Falvo e il premio al giornalismo civile a Stefania Papaleo

Nel corso della giornata è stato anche dedicato un momento di forte intensità emotiva alla memoria di Beniamino Falvo, geologo e figura storica dell’ONA calabrese, ricordato per il suo impegno umano e professionale nella lotta contro l’amianto, nato da una dolorosa esperienza familiare.

È stato inoltre conferito il Premio ONA per il giornalismo alla giornalista Stefania Papaleo, direttrice editoriale de La Nuova Calabria, per «l’alto valore umano e sociale della sua attività giornalistica, capace di dare voce ai territori, alle fragilità e ai diritti negati».

Un appello finale: servono strutture e risorse

Dagli interventi conclusivi è emersa una richiesta chiara. La Calabria dispone di un impianto normativo avanzato, ma senza strutture operative, risorse umane e finanziamenti adeguati rischia di restare lettera morta. Potenziare i COR, sostenere i Comuni e investire nella prevenzione è un dovere verso i cittadini.

Un messaggio che, come ribadito più volte, non riguarda solo la Calabria, ma l’intero Paese.

Per il diritto di replica e di cronaca

Note autoriali: Le dichiarazioni e i dati riportati nel presente articolo sono tratti dagli interventi dei relatori intervenuti al convegno e dalle testimonianze raccolte. Le opinioni espresse sono attribuibili esclusivamente ai rispettivi relatori e non costituiscono accuse personali né affermazioni di responsabilità penale o civile a carico di soggetti determinati. L’articolo riporta interventi, valutazioni e testimonianze emerse nel corso del convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Eventuali giudizi, dati e valutazioni di carattere sanitario, ambientale o istituzionale riflettono le opinioni dei relatori e sono presentati esclusivamente nell’esercizio del diritto di cronaca. 

Discariche di amianto: il confine tra necessità ed impatto

discarica, articolo su amianto
discarica, immagine generica (Foto free di Pexels da Pixabay)

Presentata in Consiglio regionale una proposta di revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti per le zone sensibili del Veneto. L’obiettivo è rimuovere la deroga che consente la realizzazione di impianti per lo smaltimento dell’amianto in territori di alta pianura e nelle aree di ricarica degli acquiferi.

La proposta di Filippo Rigo

Il consigliere regionale Filippo Rigo sottolinea come la deroga attuale consenta la costruzione di nuove discariche di amianto in zone già compromesse.

Secondo Rigo  la presenza di impianti in aree delicate potrebbe avere conseguenze pesanti per l’ambiente e le comunità locali.

Un punto di vista, però, che si confronta con la necessità di nuove discariche, considerato che in Italia ce ne sono circa 17 contro 40 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti sul territorio nazionale.

Focus sul territorio tra Villafranca e Valeggio

Un riferimento diretto viene fatto al territorio veronese, in particolare all’area tra Villafranca e Valeggio. “Si tratta di aree che hanno già pagato un prezzo altissimo a livello ambientale – sottolinea Rigo – ed è proprio da qui che nasce l’urgenza di intervenire sulla normativa, condividendo questa priorità con comitati e amministratori locali”.

L’obiettivo è garantire che la gestione dei rifiuti sia equilibrata tra esigenze di smaltimento e tutela dei cittadini.

Equilibrio tra gestione dei rifiuti e tutela del territorio

Pur riconoscendo la necessità di trovare soluzioni adeguate per lo smaltimento dei rifiuti, Rigo afferma che queste impattano soprattutto alcuni territori.

La proposta vorrebbe quindi combinare la gestione dei rifiuti con la protezione dell’ambiente e della salute pubblica.

Pochi impianti ed un cane che si morde la coda

Il corto circuito è inevitabile considerato però che in Italia, le discariche autorizzate per lo smaltimento dell’amianto (RCA) sono effettivamente poche e insufficienti, distribuite prevalentemente in 8 regioni, tra cui Sardegna, Piemonte, Lombardia, Basilicata ed Emilia Romagna. Criticità spesso segnalata dall’Avv. Ezio Bonanni e dall’Osservatorio Nazionale amianto.

Questa scarsità, unita alla saturazione dei siti esistenti, causa notevoli difficoltà di smaltimento, lunghi trasporti verso l’estero e l’aumento di rischi ambientali.
Inoltre la mancanza di siti di smaltimento determina un aumento del rischio di abbandono illecito e di dispersione di fibre nell’ambiente.

Basti pensare che ad aprile 2025, a Crotone, la Guardia di Finanza ha rinvenuto e sequestrato un’area di quasi 19.000 metri quadri, una discarica abusiva di rifiuti pericolosi tra cui asbesto.

Ricordiamo che oggi, 30.01.2026 a Catanzaro, si svolge l’importante convegno “Amianto e altri rischi cancerogeni, stato dell’arte e prospettive per il futuro”