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martedì, Settembre 27, 2022

Disastro ambientale Ilva: condanne del Tribunale di Taranto

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Nasce una nuova sinergia tra l’Osservatorio Nazionale Amianto e Contramianto, insieme a tutte le altre associazioni, per rendere giustizia alle vittime dell’ILVA di Taranto.

Chi sono le vittime dell’Ilva di Taranto?

Le vittime sono lavoratori, o semplici cittadini esposti ai veleni della “fabbrica della morte”. Gli stessi esposti rimasti vittime anche di un sistema opaco delle istituzioni, che, ipotizzato dalla Procura della Repubblica, trova conferma da parte della Corte di Assise di Taranto.

La Corte d’Assise di Taranto ha difatti accolto le richieste dell’accusa e delle parti civili, tra le quali compaiono Contramianto e l’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione è dal sottoscritto assistita come legale; dell’ONA svolgo il ruolo di presidente.

Le condanne: 22 e 20 anni a Fabio e Nicola Riva

Alla sbarra del processo vi sono Fabio e Nicola Riva, ovvero gli ex proprietari e amministratori dell’ILVA. Gli stessi condannati dalla Corte di Assise di Taranto.

La loro condotta è ritenuta penalmente rilevante e le accuse volte nei loro confronti sono realmente pesanti. Tra queste troviamo: concorso in associazione finalizzata al disastro ambientale; avvelenamento di sostanza alimentari e omissione delle cautele sul lavoro.

È stato condannato anche Nichi Vendola, già presidente della Regione Puglia all’epoca dei fatti.

Questi, secondo gli inquirenti, al tempo, aveva esercitato pressioni sul Prof. Giorgio Assennato, direttore dell’ARPA Puglia, che è stato peraltro anch’egli condannato per il reato di favoreggiamento.

La Procura della Repubblica di Taranto ha chiesto pene pesanti per gli imputati. Il motivo di ciò è strettamente correlato al fenomeno epidemico di malattie asbesto correlate e di altre neoplasie, presenti in loco.

Amianto e rischio malattie asbesto correlate

Come è noto grazie alla monografia IARC, le fibre di amianto o di altri minerali di asbesto causano tumori amianto.

Tra questi ci sono: mesotelioma, tumore dei polmoni, tumore alla laringe, tumore alle ovaie, tumore alla faringe, cancro allo stomaco e tumore al colon.

Da non trascurare sono anche le infiammazioni del polmone come: asbestosi e placche pleuriche ed ispessimenti pleurici.

Ex Ilva: necessaria bonifica degli impianti

Occorre precisare che gli impianti dell’ILVA sono stati confiscati per effetto della sentenza della Corte di Assise di Taranto.

Intanto però sono stati acquisiti dalla Arcelor Mittal che ha vinto la battaglia legale per evitare lo spegnimento dell’area a caldo. Il Consiglio di Stato ha, infatti, bocciato lo spegnimento degli impianti a caldo, ribaltando la sentenza del Tar di Lecce e permettendo all’azienda di continuare la produzione.

L’Arcelor Mittal aveva impugnato il provvedimento del TAR Puglia, sezione di Lecce, che confermava la legittimità del provvedimento di spegnimento.

“Come avvocato delle vittime amianto e presidente dell’ONA – ha dichiarato Bonanni – credo che al di là di tutto sia inconcepibile che, ad oggi, ci siano ancora tonnellate e tonnellate di amianto all’interno dell’ex stabilimento di ILVA”.

Il sindacato denuncia la “cassaintegrazione permanente”

Ad aprile 2022 è arrivata l’ultima denuncia del sindacato Slai Cobas sull’utilizzo, da parte dell’azienda, della cassaintegrazione permanente per “realizzare esuberi”. La cassaintegrazione prevista per 3000 lavoratori, hanno spiegato, non durerà 12 mesi, “ma almeno fino al 2025”.

“Attualmente i livelli produttivi a Taranto – hanno continuato nel comunicato stampa inviato ai maggiori quotidiani – sono tarati per 4 milioni di tonnellate, poi c’è stato il via libera del governo ad aumentare la produzione per far fronte alla carenza di acciaio, con la rimessa in funzione dell’Afo4, per andare verso i 6 milioni di tonnellate. Questo aumento di produzione avrebbe dovuto portare a un rientro dei 1700 operai già in Cigs, invece si mettono in cigs ulteriori 2500 operai a Taranto. E nelle parole della Morselli alla trattativa romana di lunedì 28, un ipotetico rientro viene nuovamente rinviato legandolo alla prospettiva di produzione di 8 milioni di tonnellate, con l’entrata in funzione del forno elettrico tutto lì da venire”.

“Questo significa chiaramente che buona parte dei lavoratori cassintegrati – hanno concluso dal sindacato – ora diventeranno esuberi. Significa più produzione con meno operai, con più sfruttamento nello stabilimento e nell’appalto, ma anche naturalmente più rischio per la salute”.

È urgente anche l’intervento del ministero del Lavoro

Per questi motivi l’Osservatorio Nazionale Amianto sollecita il ministero del Lavoro, la Presidenza del Consiglio e lo stesso ministro della Transizione ecologica, a provvedere alla bonifica e messa in sicurezza del sito.

Quindi ONA e Contramianto sottolineano la condizione di rischio e del disastro ambientale, causato anche dalle condotte omissive e opache delle istituzioni regionali e territoriali.

Istituzioni che ricordiamo, sono deputate alla verifica e alla interdizione di tali condotte, che la sentenza del 31 maggio 2021, risultano essere state vagliate e confermate in sede dibattimentale, seppure in primo grado.

Segnalazioni amianto ONA

L’ONA sta realizzando la mappatura dei siti contaminati con l’APP amianto e, al tempo stesso, ha istituito lo sportello telematico, attraverso il quale poter segnalare i siti contaminati, ma soprattutto ottenere la tutela medico e legale per il rischio amianto e altri cancerogeni.

Ricordiamo inoltre che il nostro numero verde è sempre operativo: 800 034 294. Inoltre, poniamo alla attenzione dei lettori il dispositivo di sentenza, che si può leggere cliccando qui

L’ONA è da sempre accanto ai lavoratori ILVA

La nostra associazione è da sempre accanto ai lavoratori dell’ILVA di Taranto. Come in occasione del Processo Ilva TER. O nel caso in cui abbiamo difeso Pasquale Maggi, lavoratore ILVA e volontario ONA.

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Numero verde ONA

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