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Crotone, amianto e rifiuti radioattivi andranno in Svezia

crotone vista dall'alto
Crotone_vista_dal_volo_ (ph Wikipedia Commons)

Dal 16 giugno inizieranno i lavori di bonifica della ex zona industriale di Crotone, in Calabria. Ad effettuare l’operazione è la Eni Rewind. Da oltre due decenni, infatti, nel centro della città si trovano rifiuti estremamente pericolosi, tra cui amianto.

Dal sito, Eni comunica: “Le autorità svedesi hanno autorizzato l’esportazione da Crotone di 40mila tonnellate di rifiuti, da conferire entro il 25 maggio 2026, che verranno destinati nella discarica di Kumla.”

Smaltimento in Svezia ed in altre regioni

Le nuove disposizioni prevedono che una parte dei rifiuti meno pericolosi rimarrà in Italia, ma sarà portata fuori dalla Calabria. Per le rimanenti 360mila tonnellate invece, si prevede che i materiali vengano spediti in Svezia tramite container, via nave, dal porto di Gioia Tauro.

Pro e contro della spedizione in Svezia

I vantaggi sono soprattutto di tipo economico: le discariche svedesi infatti sono capaci di trattare le scorie a un costo pari a circa un terzo rispetto l’Italia. Questo permetterà di recuperare le spese di trasporto.

Bisogna considerare però che da maggio 2026, una disposizione dell’Unione europea vieta di trasportare rifiuti pericolosi da uno Stato all’altro. Bisognerà quindi risolvere la questione in tempi celeri.

Sempre nel sito Eni, a tal proposito, leggiamo: “Considerando sia l’impatto ambientale, sia il rischio di ritardi connessi alla distanza e alla complessa logistica intermodale. E, soprattutto, che non vi sia la possibilità di garantire la prosecuzione degli scavi di bonifica con l’entrata in vigore, nel maggio 2026, del Regolamento UE che vieta l’esportazione di rifiuti. Eni Rewind ribadisce che è necessario superare il vincolo regionale allo smaltimento presso la discarica di Crotone. Come richiesto dal decreto ministeriale che gli Enti Locali hanno impugnato al Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, che esaminerà il ricorso il 18 giugno 2025.”

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel commentare la notizia ha dichiarato: “E’ di vitale importanza la bonifica dall’amianto per evitare la contrazione delle malattie asbesto correlate. Le fibre di amianto, aspirate o ingerite, causano numerosi danni alla salute umana, fino a terribili patologie come l’asbestosi, il mesotelioma e vari tipi di cancro”.

 

 

Pesaro, bando 2025 per rimozione amianto

pesaro urbino
Provincia_di_Pesaro_e_Urbino (foto Wikipedia)

Il Comune di Pesaro erogherà anche per il 2025 contributi economici ai cittadini che vogliono rimuovere e smaltire l’amianto.
A comunicarlo sono il sindaco di Pesaro Andrea Biancani e l’assessore all’Ambiente Maria Rosa Conti, in occasione della Giornata Mondiale all’Ambiente del 5 giugno.
Sul sito del Comune affermano la seguente dichiarazione condiviso: “Lo scorso anno Pesaro è stata la prima città delle Marche a promuovere un bando che premia i privati che rimuovono e smaltiscono manufatti contenenti amianto, e abbiamo deciso di riproporlo sostituendoci nuovamente ad altri enti e realtà che dovrebbero fare questo lavoro. Un segnale importante, che speriamo possa essere seguito da Regione e Stato perché pensiamo che gli incentivi ai cittadini possono essere una leva efficace per ridurre la presenza di amianto, purtroppo ancora troppo diffuso nell’ambiente”.

10 Mila euro per iniziare

Per quest’anno la cifra stanziata è di 10 mila euro, mentre nel 2024 fu di 30mila euro.
Si tratta, affermano, di un importo per cominciare. “Ma nulla ci vieta di trovare altre risorse, se dovessero arrivare più richieste dai cittadini. Il contributo coprirà il 50% della spesa effettivamente sostenuta e documentata, sino ad un massimo di Euro 1.500 (500 euro in più a persona rispetto allo scorso anno) per ogni singolo intervento, con divieto di suddivisione artificiosa in stralci”. Si legge ancora.

Non sono inclusi costi di manufatti sostitutivi e relativa messa in opera.

Condizioni per la partecipazione

La realizzazione dell’intervento deve essere successiva alla data di pubblicazione del Bando in amministrazione trasparente ossia a partire dal 4 giugno 2025.
A far fede la data riportata nel formulario di identificazione rifiuti firmato.
La scadenza del bando è prevista per il 1 ottobre 2025. La domanda dovrà essere presentata dalla ditta specializzata che effettua i lavori.
Il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni  come ad esempio finanziamenti europei, statali, regionali o di altra natura (compresi gli incentivi erogati dal Gestore Servizi Elettrici nazionale per l’installazione di impianti fotovoltaici con sostituzione di coperture di fabbricati realizzate con elementi edilizi contenenti amianto, nonché le detrazioni fiscali riguardanti la ristrutturazione edilizia ed il miglioramento energetico dei fabbricati o di altra natura analoga o similare).
La copertura economica è riservata esclusivamente alla rimozione e allo smaltimento dei manufatti contenenti amiantoe non per interventi di incapsulamento e confinamento.

Per ottenere il contributo il proprietario del manufatto dovrà rivolgersi ad una ditta specializzata che effettua gli interventi di bonifica di beni contenenti amianto. L’elenco delle ditte abilitate è disponibile all’indirizzo web dell’albo nazionale gestori ambientali. 

“Ogni contributo, anche minimo, è prezioso per portare avanti la lotta all’amianto. Come più volte proposto dall’Osservatorio Nazionale Amianto le soluzioni concrete, oltre agli incentivi, sono la defiscalizzazione l’IVA sulla bonifica, l’introduzione di un credito di imposta. Lo Stato incasserebbe di meno, ma avrebbe meno spese sanitarie. Ogni euro investito in bonifica equivale a decine di euro risparmiati in cure e indennizzi.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente di ONA.

Nuova Zelanda, museo riapre dopo 24 giorni di chiusura per amianto

museo auckland
Auckland Museum, Nuova Zelanda (ph Wikipedia Commons)

Dopo oltre tre settimane di chiusura forzata a causa della scoperta di amianto, l’Auckland War Memorial Museum ha riaperto il 3 giugno parzialmente le sue porte al pubblico.

Secondo quanto dichiarato dalla fonte, la chiusura, scattata il 10 maggio scorso, era stata decisa dopo che i tecnici avevano individuato tracce della pericolosa sostanza sul tetto e in un’intercapedine del soffitto all’interno della sezione originale dell’edificio, risalente al 1929.

Una riapertura graduale

Attualmente è stato riaperto circa il 65% dello spazio espositivo, mentre altre aree resteranno temporaneamente chiuse per consentire l’avanzamento delle operazioni di bonifica. Il monitoraggio della qualità dell’aria continuerà in maniera costante, per garantire che il personale e i visitatori possano accedere in totale sicurezza. È stata inoltre rivista e approvata anche una nuova procedura di evacuazione antincendio.

“Sono state settimane difficili”

David Reeves, amministratore delegato del museo, ha dichiarato: “Abbiamo attraversato un periodo davvero complesso, ma oggi siamo felici di poter riaprire parzialmente e di accogliere nuovamente la nostra comunità. Non riapriremmo se non fossimo certi che sia sicuro farlo.”
Reeves ha ammesso che la chiusura ha causato danni economici significativi, ma ha sottolineato che la priorità è sempre stata la sicurezza. Il museo, situato nel cuore dell’Auckland Domain, è uno degli edifici più emblematici del paese. Nonostante l’impatto del maltempo e le varie chiusure, nel periodo 2022-2023 ha attirato quasi 890.000 visitatori.

La scoperta dell’amianto

I primi segnali della presenza di amianto risalgono al dicembre scorso, quando ne sono state trovate tracce sul tetto in una zona inaccessibile al pubblico. Successivi lavori di ispezione, legati alla ristrutturazione, hanno portato alla scoperta di polveri e detriti contenenti amianto anche in prossimità delle prese d’aria e su superfici sopraelevate. Di fronte a questi risultati, il 14 aprile è stata decisa la chiusura preventiva di alcune sezioni. Il 9 maggio, nuovi test hanno confermato la contaminazione anche nel Grand Foyer, determinando così la chiusura totale del museo.

Il commento di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha così commentato la vicenda: “Questo dimostra quanto resti ancora da fare in termini di prevenzione. Ogni esposizione è potenzialmente pericolosa. Il caso del museo di Auckland deve servire da esempio per aggiornare i piani di controllo e intervenire con tempestività.”

Bonanni ha inoltre sottolineato l’importanza del monitoraggio continuo e della trasparenza nella comunicazione con i cittadini: “Le istituzioni devono garantire la sicurezza senza zone d’ombra. Nessun patrimonio culturale vale più della vita umana.”

Cosa succede ora

La direzione del museo ha assicurato che ulteriori aree verranno riaperte man mano che si completeranno le bonifiche. Al momento, non è ancora stata comunicata una data definitiva per la riapertura integrale dell’edificio. Nel frattempo, l’Auckland Museum continua a collaborare con specialisti ambientali e autorità locali per garantire il rispetto delle normative e rassicurare il pubblico.

 

Elof Wedin: un artista tra pittura e amianto

Elof_Wedin, autoritratto
Elof Wedin, autoritratto (ph Wikipedia)

Elof Wedin, classe 1901 e deceduto per malattia amianto correlata nel 1983, è stato un pittore svedese-americano.
E’ noto per la sua lunga carriera artistica di oltre cinquant’anni a Minneapolis e Saint Paul, nel Minnesota.
Principalmente pittore a olio su tela, Wedin si cimentò con pastelli su velluto, intagli su legno e sculture in acciaio inox. Per guadagnarsi da vivere, parallelamente alla sua attività di artista, lavorava come caldaista.

Origini e formazione

Nato a Härnösand, nella regione svedese di Ångermanland, Elof crebbe in una famiglia di commercianti. Già in Svezia iniziò a lavorare come operaio rivestitore di caldaie, un mestiere che lo avrebbe accompagnato anche negli Stati Uniti dopo l’emigrazione nel 1919. Stabilitosi a Minneapolis, frequentò corsi serali al Minneapolis Institute of Arts e poi studiò con George Oberteuffer alla School of the Art Institute di Chicago, prima di tornare definitivamente a Minneapolis.

La doppia vita: artista e lavoratore dell’amianto

Dal 1928 Wedin si occupò di isolamento termico di caldaie e condotte con l’amianto, materiale largamente utilizzato all’epoca per le sue proprietà isolanti. Di giorno quindi era impegnato in questo lavoro, mentre la sera e nei fine settimana si dedicava alla pittura. Questa doppia esistenza ebbe conseguenze drammatiche: l’esposizione prolungata alla sostanza, gli causò gravi problemi di salute che portarono alla sua morte nel 1983.

L’arte di Wedin: dall’interpretazione figurativa all’astrazione

Nel primo periodo della sua attività artistica, dagli anni ’20 ai primi anni ’30, Wedin si ispirò a grandi maestri come Rembrandt, Modigliani e gli Impressionisti, dipingendo ritratti e paesaggi con una cifra stilistica figurativa. Negli anni ’30 collaborò ai progetti artistici del New Deal, realizzando scene di vita urbana e rurale per il Public Works of Art Project e la Works Progress Administration, con opere spesso caratterizzate da un regionalismo fortemente influenzato dal cubismo e dal modernismo.
Con il passare degli anni, la sua arte si evolse verso forme più astratte e sperimentali, usando colori pastello e texture fino ad approdare negli anni ’60 a tele astratte di grandi dimensioni, con vivaci diagonali di colore e composizioni che Wedin stesso definiva “astratte nascoste”. Le sue opere sono oggi conservate in prestigiose collezioni, tra cui il Walker Art Center e lo Smithsonian Institution.

L’impatto dell’amianto: riflessioni 

La vicenda di Elof Wedin è un tragico esempio di come l’esposizione all’amianto abbia segnato la vita di molti lavoratori. L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e noto esperto in materia di amianto, sottolinea: “La storia di Wedin evidenzia quanto fosse sottovalutato il rischio amianto in passato, con conseguenze devastanti per la salute dei lavoratori. Ancora oggi è fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione e sull’eradicazione dell’amianto per evitare nuove tragedie.”

Wedin, pur essendo un artista di talento, non è stato immune dal prezzo umano pagato per la sicurezza insufficiente sul lavoro. Il suo caso contribuisce a ricordare l’importanza delle battaglie per la tutela della salute nei luoghi di lavoro-

 

Marina Militare: risarcimento 200mila per vittima amianto

amianto, Avv. Ezio Bonanni, esposto
Avv. Ezio Bonanni

Una sentenza del Tar del Lazio ha stabilito un risarcimento di 200mila euro a favore della famiglia di un ex sottufficiale della Marina Militare. Originario di Sezze (Latina) e residente a Roma, è deceduto per un mesotelioma pleurico riconducibile alla sua lunga esposizione professionale all’amianto.

Per quattro decenni esposto all’amianto

La carriera dell’uomo sviluppata nell’arco di circa quarant’anni, durante i quali ha operato su numerose navi militari, oltre a essere assegnato a installazioni strategiche. In tutti questi contesti, il sottufficiale era esposto a materiali pericolosi, in particolare amianto.

La diagnosi e la morte per malattia amianto correlata

Nel 2018 è arrivata la diagnosi fatale: mesotelioma pleurico. Poco dopo, la vita del militare si è conclusa, all’età di 81 anni. Soltanto nel 2019, la patologia è formalmente collegata al servizio svolto, e nel 2022 il Ministero della Difesa ha riconosciuto  come vittima del dovere, tramite un decreto ufficiale.

Onorificenze e riconoscimenti

Il militare avrebbe ricevuto diversi riconoscimenti nel corso della sua carriera: tra questi, il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana nel 1960 e la Croce d’Oro per l’anzianità di servizio, sia con che senza stelletta. Tuttavia, queste onorificenze non hanno potuto proteggerlo dagli effetti devastanti dell’amianto cui è stato esposto.

L’intervento legale e il verdetto

A sostenere la battaglia legale è stato l’avvocato Ezio Bonanni che ha rappresentato la vedova e il figlio nel procedimento amministrativo. Il Tar ha accolto integralmente il ricorso, stabilendo non solo il risarcimento, ma anche la responsabilità per il danno patrimoniale  non patrimoniale trasmissibile agli eredi (“iure hereditario”).

“Un altro valoroso difensore della Patria stroncato dall’amianto”, ha dichiarato l’avvocato Bonanni. “I numeri purtroppo parlano chiaro: i casi di decesso tra i militari della marina continuano a crescere, confermando i dati epidemiologici allarmanti”.