Dopo oltre tre settimane di chiusura forzata a causa della scoperta di amianto, l’Auckland War Memorial Museum ha riaperto il 3 giugno parzialmente le sue porte al pubblico.
Secondo quanto dichiarato dalla fonte, la chiusura, scattata il 10 maggio scorso, era stata decisa dopo che i tecnici avevano individuato tracce della pericolosa sostanza sul tetto e in un’intercapedine del soffitto all’interno della sezione originale dell’edificio, risalente al 1929.
Una riapertura graduale
Attualmente è stato riaperto circa il 65% dello spazio espositivo, mentre altre aree resteranno temporaneamente chiuse per consentire l’avanzamento delle operazioni di bonifica. Il monitoraggio della qualità dell’aria continuerà in maniera costante, per garantire che il personale e i visitatori possano accedere in totale sicurezza. È stata inoltre rivista e approvata anche una nuova procedura di evacuazione antincendio.
“Sono state settimane difficili”
David Reeves, amministratore delegato del museo, ha dichiarato: “Abbiamo attraversato un periodo davvero complesso, ma oggi siamo felici di poter riaprire parzialmente e di accogliere nuovamente la nostra comunità. Non riapriremmo se non fossimo certi che sia sicuro farlo.”
Reeves ha ammesso che la chiusura ha causato danni economici significativi, ma ha sottolineato che la priorità è sempre stata la sicurezza. Il museo, situato nel cuore dell’Auckland Domain, è uno degli edifici più emblematici del paese. Nonostante l’impatto del maltempo e le varie chiusure, nel periodo 2022-2023 ha attirato quasi 890.000 visitatori.
La scoperta dell’amianto
I primi segnali della presenza di amianto risalgono al dicembre scorso, quando ne sono state trovate tracce sul tetto in una zona inaccessibile al pubblico. Successivi lavori di ispezione, legati alla ristrutturazione, hanno portato alla scoperta di polveri e detriti contenenti amianto anche in prossimità delle prese d’aria e su superfici sopraelevate. Di fronte a questi risultati, il 14 aprile è stata decisa la chiusura preventiva di alcune sezioni. Il 9 maggio, nuovi test hanno confermato la contaminazione anche nel Grand Foyer, determinando così la chiusura totale del museo.
Il commento di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto
L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha così commentato la vicenda: “Questo dimostra quanto resti ancora da fare in termini di prevenzione. Ogni esposizione è potenzialmente pericolosa. Il caso del museo di Auckland deve servire da esempio per aggiornare i piani di controllo e intervenire con tempestività.”
Bonanni ha inoltre sottolineato l’importanza del monitoraggio continuo e della trasparenza nella comunicazione con i cittadini: “Le istituzioni devono garantire la sicurezza senza zone d’ombra. Nessun patrimonio culturale vale più della vita umana.”
Cosa succede ora
La direzione del museo ha assicurato che ulteriori aree verranno riaperte man mano che si completeranno le bonifiche. Al momento, non è ancora stata comunicata una data definitiva per la riapertura integrale dell’edificio. Nel frattempo, l’Auckland Museum continua a collaborare con specialisti ambientali e autorità locali per garantire il rispetto delle normative e rassicurare il pubblico.



