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Si continua a parlare del rogo di Pomezia

Amianto a Latina
ECOX

Questa mattina mi sono recato davanti al sito e subito ho cominciato ad avvertire i sintomi segnalati da molti cittadini all’unità di crisi ONA: bruciore agli occhi, nausea, etc.

È fondamentale seguire i consigli dei medici

I cittadini devono seguire i consigli e le raccomandazioni fornite dai medici e dalle autorità, cercando di non esporsi per quanto possibile. Ritengo urgente fare subito la bonifica per evitare che ci sia il rischio di ulteriore dispersione di materiali residui della combustione“, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto al TG2.

Per l’intervento completo è possibile consultare il seguente link.

EcoX diossine alle stelle: sono i dati di Arpa Lazio

Diossine Pomezia
Diossine

È necessario non aggiungere danno al danno: sono necessarie misure di sicurezza (decalogo ONA ed ordinanze dei sindaci), e la bonifica del sito.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è ancora operativo con la sua unità di crisi. L’emergenza viene fronteggiata con l’attività h24 di tutti i volontari: i coordinatori, Sigg.ri Antonella Franchi (328 /4648451) e Antonio Dal Cin (0773/511463), che rispondono al telefono e alle e-mail (osservatorioamianto@gmail.com), e i medici: la Dott.ssa Paola Calvaresi, specialista in anestesia e rianimazione, igiene e medicina preventiva – medicina del lavoro, e dirigente medico della ASL Roma 5, il Prof. Luciano Mutti, oncologo di fama internazionale.

L’aria intorno al sito bruciato è irrespirabile

L’esposizione alle diossine ha provocato arrossamento degli occhi, nausea, questi i sintomi che ha provocato anche al Presidente dell’Associazione, l’avv. Ezio Bonanni, il sopralluogo effettuato questa mattina sui luoghi del disastro, che non apparivano presidiati dalle forze dell’ordine.

Il Ministro aveva tranquillizzato tutti, affermando che tutto era sotto controllo e che non vi era alcuna necessità di allarme: diversamente, l’Avv. Ezio Bonanni lamentava l’assenza di specificazione dei dati, anche quelli riferiti all’amianto, che invece è presente con le sue fibre killer, negli ambienti circostanti il luogo del rogo.

Sono giunti pochi minuti fa gli ultimi aggiornamenti sulle analisi di Arpa Lazio effettuate nei pressi del luogo dell’incendio: le polveri sottili sono rientrate nei parametri ma i valori delle diossine nei pressi dell’incendio sono elevatissimi.

Analisi Arpa Lazio: ultimi aggiornamenti

I dati del 10 maggio confermano che le concentrazioni di PM10 stanno tornando ai valori caratteristici stagionali della qualità dell’aria anche nelle immediate vicinanze dell’incendio.

Per quanto riguarda le misurazioni effettuate con campionari specificatamente installati nelle immediate vicinanze dall’incendio, nonché nel plesso degli uffici del Comune di Pomezia, in piazza Indipendenza, sono stati raccolti i filtri per la determinazione del PM10. Nella seguente tabella si riportano i risultati ad oggi disponibili relativi alle concentrazioni medie di PM10

La concentrazione di benzo(a)pirene, l’unico idrocarburo policiclico aromatico (IPA) normato, è superiore al valore limite annuale pari a 1 ng/m3.  Le concentrazioni di policlorobifenili (PCB), per i quali non è stabilita una concentrazione di riferimento, sono risultate sensibilmente superiori a quelle rilevate normalmente in aria ambiente. Le concentrazioni di diossine e furani, per le quali l’OMS ha indicato come riferimento indicativo per ambienti urbani un valore di 0,1 pg/m3, sono risultate estremamente più elevate del suddetto valore, presumibilmente a causa dell’entità e del materiale combusto durante l’incendio. 

“Ci sono diossine per 77,5 picogrammi al metrocubo, a fronte di un fondo naturale di 0,1 picogrammi al metrocubo, cioè 775 volte in più rispetto al limite consentito”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto. “E’ necessario che il sito venga posto in sicurezza e bonificato e vengano rimossi tutti i residui della combustione, e attraverso la caratterizzazione, vanno adottate ulteriori misure. Intanto, vanno utilizzate le maschere e tanta tanta acqua. Questa mattina, in sede di sopralluogo, abbiamo notato che non ci sono costanti getti d’acqua sull’asfalto, e sui luoghi abitati circostanti, sugli androni e sui piazzali. Per questo motivo dettiamo un aggiornamento del decalogo, e ci prepariamo ad ulteriori iniziative”.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha chiesto un parere tecnico alla Dott.ssa Patrizia Verduchi, la quale ha così replicato dando dei consigli per la vostra sicurezza:

L’amianto nei capannoni dell’Eco X a Pomezia

“L’amianto, presente nei capannoni dell’EcoX di Pomezia, a distanza di una settimana è ancora depositato sotto le macerie, incendiate dal rogo. Si tratta di “fibre libere”, cioè facilmente respirabili, in quanto trasportabili dal vento che in questi giorni non è mancato.”, dichiara la Dott. Patrizia Verduchi, Consulente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. “Ora la cosa importante è puntare l’attenzione sulla bonifica del sito che dovrà esser fatta nel totale rispetto delle procedure e delle normative. La zona dovrà essere adeguatamente bagnata servendosi di prodotti incapsulanti per evitare un’ulteriore aerodispersione delle fibre. Stessa attenzione bisogna rivolgerla alla presenza di diossine rilevate nell’aria”.

Le diossine, cosa sono e quali sono gli effetti sulla salute

Le diossine sono “molecole pesanti” biopersistenti e anch’esse trasportabili che però, a differenza dell’amianto, una volta depositate si legano con sostanze grasse. I cittadini devono continuare a seguire le raccomandazioni indicate (utilizzo mascherine, evitare il consumo di frutta e verdura della zona, tenere i bambini lontani, etc) in quanto non è possibile determinare una distanza oltre la quale il rischio si annulla. Purtroppo, non è semplice monitorare con precisione la diffusione di queste sostanze cancerogene, a causa delle turbolenze atmosferiche che progressivamente possono aver trasportato e veicolato gli inquinanti a diverse distanza dalla sorgente. Il tenore aerodisperso di questi inquinanti andrebbe, comunque, monitorato a medio e lungo periodo”.

Rischio amianto anche in caso di ingestione

L’amianto nell’acqua è cancerogeno!

L’amianto ingerito fa male, lo dice un rapporto dello IARC, agenzia di ricerca sul cancro dell’organismo Mondiale della Sanità (OMS).

Il rapporto recita: “Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo”.

L’ingestione di amianto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

Quanto agli altri agenti cancerogeni/patogeni presenti

Le diossine hanno un effetto cancerogeno ritenuto causa di linfomi e tumori ai tessuti molli data la tendenza ad accumularsi nelle cellule adipose e determinano alterazioni epatiche, neurologiche e polmonari.

Molto diffusi sono anche i rischi cutanei

Determinano interferenze con il funzionamento cellulare provocando l’alterazione delle ghiandole endocrine, soprattutto tiroide, timo e ipofisi, con un’azione pre-cancerogena, con squilibrio ormonale, rischio di malformazioni genetiche fetali. Possono causare disturbi della crescita e dello sviluppo psicomotorio e determinare sterilità e scarso sviluppo dell’apparato riproduttivo.

Decalogo diffuso dall’ONA in relazione ai rischi

1)    Per chi è nelle immediate vicinanze (entro 1km): si consiglia per la vostra sicurezza di evacuare le abitazione quantomeno per i prossimi 7-10 giorni per poi farvi ritorno dopo lavaggio con acqua. Evitare assolutamente il lavaggio a pressione perché alza le fibre di amianto e quindi ne crea aerodispersione e quindi il rischio di inalazione;

2)    Uso di maschere. Tenendo presente il rischio amianto in ragione di quanto dichiarato dalla Procura della Repubblica di Velletri, l’Osservatorio Nazionale Amianto consiglia per la vostra sicurezza, l’utilizzo di maschere con filtro FFP3. Tale raccomandazione è rivolta principalmente a coloro che vivono nelle zone limitrofe il rogo (e comunque entro i 5km). Tali dispositivi sono sufficienti per evitare il rischio di inalazione di polveri e fibre di amianto. Tenendo presenti i venti, non può essere escluso il rischio anche per distanze più elevate. Fino a che non ci sarà una copiosa pioggia, sarebbe opportuno continuare a utilizzare le maschere ai fini precauzionali;

3)     Rischio alimentare: il rischio più elevato è l’eventuale consumo di frutta e verdura coltivati nelle zone limitrofe il rogo. Si consiglia di evitare il consumo dei cibi prodotti nei 5 km dal rogo. Per i cibi prodotti oltre i 5 km, è necessario un lavaggio con abbondante flusso d’acqua, anche se non sempre queste misure igieniche possono essere ritenute sufficienti. Il fatto che c’è stato vento e non la pioggia, potrebbe aver fatto disperdere le fibrille di amianto anche a distanze notevoli;

4)  Rischio per il consumo di acqua: per le attività entropiche (cucinare, misure igieniche del corpo e della casa, etc.) e specialmente per bere è sconsigliabile l’utilizzo di acqua che possa risultare contaminata, in particolare quella dei pozzi. Per i prossimi 10 giorni, occorrerebbe consumare esclusivamente acqua in bottiglia;

5)   Per quanto riguarda i bambini e chi ha problemi respiratori, sarebbe preferibile che nell’arco di 5Km dal rogo sia ridotta al minimo l’esposizione dei bambini (e delle donne in stato di gravidanza);

6)   Per quanto riguarda i pozzi: Se i pozzi sono chiusi con apposita copertura, non vi dovrebbero essere entrate quantità rilevanti delle polveri dei fumi dell’incendio tanto da rendere rischioso l’uso dell’acqua. Nel caso contrario, se i pozzi sono aperti, è assolutamente sconsigliato berne l’acqua, e sarebbe opportuno segnalare il rischio in modo adeguato. Ovviamente, chiuderli ora non basterebbe in quanto sono stati esposti a inquinamento almeno da due giorni. Potrebbero anche essere eseguiti accertamenti sui flussi dell’acqua per constatare se, eventualmente, i pozzi sono stati inquinati attraverso la falda.

7) Le istituzioni deputate ai controlli ambientali e di sicurezza, sarebbero tenute a monitorare le derive e gli spostamenti sia delle polveri di minerale (asbesto), sia dei composti nocivi che potrebbero essere stati generati dalla combustione di materiali organici in presenza del cloro (diossine), tenendo conto delle prevalenti direzioni dei venti. Queste entità metereologiche agiscono in modo avverso alla salute degli abitanti della zona interessata dall’incendio, favorendo l’aero-dispersione dei veleni su aree più ampie. Meglio sarebbe stato il contributo di detersione dato dell’acqua piovana, ma ciò non è programmabile.

8)      Le istituzioni deputate agli accertamenti dovrebbero agire tempestivamente e fornire tempestivamente le indicazioni circa gli agenti cancerogeni e patogeni sprigionati dalla nube, il livello di presenza nell’aria e nel suolo, al fine di poter calibrare la misure preventive al reale rischio. È fondamentale per la vostra sicurezza che i rilievi siano eseguiti nella zona corretta per il prelievo dei campioni da testare, in quanto più lontano queste rilevazioni verranno fatte, meno veritieri potranno essere i risultati.

9)      Per gli edifici pubblici e scuole e per gli opifici industriali: per le parti esterne, utilizzare getti d’acqua in grado di risolvere la problematica legata alla eventuale presenza di fibre; allo stesso modo anche per la sicurezza degli stessi terrazzi e balconi possono essere lavati con abbondante quantità di acqua e sapone (tipo quello di Marsiglia). Si deve evitare la candeggina per il rischio di interazione con le diossine e altri cancerogeni.

Rogo Pomezia: valori elevatissimi confermati dall’Arpa Lazio

Nube tossica Pomezia
Diossine Pomezia

I primi dati diffusi dall’Arpa Lazio

L’Arpa Lazio ha diffuso i primi dati del rogo di Pomezia:

05/05 – PM10= 130 (µg/m3)

06/05 – PM10= 73 (µg/m3)

07/05 – PM10= 373 (µg/m3)

08/05 – PM10= 52 (µg/m3)

Sembrerebbe, dalle prime notizie trapelate, che ci sarebbero diossine per 77,5 picogrammi al metrocubo, a fronte di un fondo naturale di 0,1 picogrammi al metrocubo, cioè 775 volte in più rispetto al limite consentito.

Sono stati registrati da Arpa Lazio e Asl Rm6 il 6 maggio scorso, presso lo stabilimento della Eco X di Pomezia, quando le operazioni di spegnimento del rogo erano ancora in corso.

Ciò è stato confermato nella conferenza stampa tenutasi alla procura di Velletri.

Marco Lupo, dell’Arpa Lazio, e Narciso Mostarda, della Asl Rm6, hanno dichiarato «che al di fuori delle vicinanze dell’impianto di trattamento dei rifiuti non sono emerse particolari criticità».

Confermata la presenza di amianto

È stata confermata la presenza di amianto nel tetto dello stabilimento, ma è stato escluso che ci fossero quantità significative dello stesso nel centro di Pomezia.

“E’ necessario curare in modo celere, puntuale e preciso la bonifica del sito e del territorio circostante, non solo rimuovendo le rovine e le ceneri ma anche valutando se rimuovere lo strato superficiale del terreno nelle zone immediatamente attigue al rogo”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione onlus che tutela le vittime amianto e i loro famigliari.

Il decalogo dell’ONA Pomezia:

Aggiornamento delle raccomandazioni/decalogo diffuso dall’ONA a Pomezia (11.05.2017):

1)    Per chi è nelle immediate vicinanze (entro 1km): si consiglia di evacuare le abitazione quantomeno per i prossimi 4 giorni per poi farvi ritorno dopo lavaggio con acqua. Evitare assolutamente il lavaggio a pressione perché alza le fibre di amianto e quindi ne crea aerodispersione e quindi il rischio di inalazione;

Uso di maschere e dispositivi di protezione

2)    Uso di maschere. Tenendo presente il rischio amianto in ragione di quanto dichiarato dalla Procura della Repubblica di Velletri, l’Osservatorio Nazionale Amianto consiglia l’utilizzo di maschere con filtro FFP3 nel raggio di 1 km. Tale raccomandazione può essere estesa anche a coloro che vivono nelle zone limitrofe il rogo (e comunque entro i 5km).

Tali dispositivi sono sufficienti per evitare il rischio di inalazione di polveri e fibre di amianto. Tenendo presenti i venti, non può essere escluso il rischio anche per distanze più elevate. Fino a che non ci sarà una copiosa pioggia, sarebbe opportuno continuare a utilizzare le maschere ai fini precauzionali;

Rischio alimentare per gli alimenti coltivati a Pomezia

3)     Rischio alimentare: il rischio più elevato è l’eventuale consumo di frutta e verdura coltivati nelle zone limitrofe il rogo. Si consiglia di evitare il consumo dei cibi prodotti nei 5 km dal rogo.

Per i cibi prodotti oltre i 5 km, è necessario un lavaggio con abbondante flusso d’acqua, anche se non sempre queste misure igieniche possono essere ritenute sufficienti. Il fatto che c’è stato vento e non la pioggia, potrebbe aver fatto disperdere le fibrille di amianto anche a distanze notevoli;

Rischio per il consumo dell’acqua potabile

4)  Rischio per il consumo di acqua: per le attività entropiche (cucinare, misure igieniche del corpo e della casa, etc.) e specialmente per bere è sconsigliabile l’utilizzo di acqua che possa risultare contaminata, in particolare quella dei pozzi.

Per i prossimi 10 giorni, occorrerebbe consumare esclusivamente acqua in bottiglia;

5)   Per quanto riguarda i bambini e chi ha problemi respiratori, sarebbe preferibile che nell’arco di 1 km dal rogo sia ridotta al minimo l’esposizione dei bambini (e delle donne in stato di gravidanza);

6)   Per quanto riguarda i pozzi: Se i pozzi sono chiusi con apposita copertura, non vi dovrebbero essere entrate quantità rilevanti delle polveri dei fumi dell’incendio tanto da rendere rischioso l’uso dell’acqua.

Nel caso contrario, se i pozzi sono aperti, è assolutamente sconsigliato berne l’acqua, e sarebbe opportuno segnalare il rischio in modo adeguato. Ovviamente, chiuderli ora non basterebbe in quanto sono stati esposti a inquinamento almeno da due giorni.

Potrebbero anche essere eseguiti accertamenti sui flussi dell’acqua per constatare se, eventualmente, i pozzi sono stati inquinati attraverso la falda.

7)      Per gli edifici pubblici e scuole e per gli opifici industriali: per le parti esterne, utilizzare getti d’acqua in grado di risolvere la problematica legata alla eventuale presenza di fibre; allo stesso modo anche gli stessi terrazzi e balconi possono essere lavati con abbondante quantità di acqua e sapone (tipo quello di Marsiglia). Si deve evitare la candeggina per il rischio di interazione con le diossine e altri cancerogeni.

Cosenza: La gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti

ONA
ONA

Il Comitato dell’Osservatorio Nazionale Amianto di Cosenza, di intesa con ONA Nazionale e con il Presidente, Avv. Ezio Bonanni, ha intrapreso un  percorso formativo di educazione ambientale denominato “Conoscenza e Tutela della Salute Ambientale” su diversi temi che possono contribuire alla crescita culturale e sociale degli studenti frequentanti le scuole superiori del territorio.

L’iniziativa ha luogo il prossimo 13 maggio

L’incontro del 13 maggio tratterà la problematica della gestione dei rifiuti a partire dall’utilità della raccolta differenziata per la quale la Calabria, pur non essendo il fanalino di coda,  registra una percentuale media inferiore a quella delle regioni del centro e del nord Italia. Verrà presentato un esempio di gestione virtuosa e sostenibile sia sotto l’aspetto finanziario che ambientale come quella realizzata dal Comune di Saracena, il quale gestisce in maniera autonoma i rifiuti raggiungendo una percentuale di oltre il 70% ed impiegando personale del luogo, con notevoli risparmi rispetto alla soluzione della gestione esternalizzata.

Le relazioni saranno tenute dall’ing. Giovanna Terranova e dall’ing. Giuseppe Infusini, Coordinatore ONA Cosenza; i lavori saranno moderati dalla prof.ssa Rosaria Ginese, delegata ONA ai rapporti con le scuole e  responsabile del progetto formativo “Conoscenza e Tutela della Salute Ambientale”. Il Sindaco di Saracena, prof. Mario Albino Gagliardi, concluderà i lavori.

Per info: onacosenza@gmail.com.

Catania: l’ONA vince in Corte di Appello, ma non basta

Catania, ONA
Catania

L’occasione del deposito della sentenza della Corte di Appello di Catania, Sezione Lavoro, n. 390 del 04.05.2017, dà lo spunto all’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), all’Avv. Ezio Bonanni, coadiuvato dall’Avv. Alessandro Scuderi, per insistere in ordine alle urgenti misure di tutela della salute dei lavoratori e cittadini siciliani, esposti e vittime dell’amianto e loro familiari.

L’ONA lamenta alcuni particolari punti:

  • Strage di lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto e loro familiari (di seguito i numeri dell’epidemia);
  • La mancata applicazione della normativa in tema di prepensionamento per i lavoratori esposti all’amianto;
  • Assenza di doverosi risarcimenti;
  • Lungaggini giudiziarie;
  • Assenza di sorveglianza sanitaria e dell’istituzione del centro unico presso l’Ospedale di Augusta (così come stabilito dalla L.R. 10/2014);
  • Mancata applicazione della c.d. ‘legge Gianni’ in materia di amianto (L.R. 10/2014).
  • Mancata emissione degli atti di indirizzo equipollenti per il riconoscimento dei benefici contributivi per esposizione all’amianto fino al 2003, per i siti siciliani ad alto rischio industriale.

Il caso di E.B. è emblematico. L’INPS ha rigettato la sua domanda per il prepensionamento nonostante fosse dimostrata la sua esposizione professionale a polveri e fibre di amianto.

In primo grado il Tribunale di Siracusa ha accolto le tesi dell’INPS e ha rigettato le domande del lavoratore esposto all’amianto, il quale ha dovuto continuare a lavorare nonostante fosse stato già provato fisicamente e moralmente dall’esposizione ad amianto.

Il lavoratore si è quindi rivolto all’ONA nella persona del coordinatore regionale Sig. Calogero Vicario che ha interessato l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente nazionale, il quale ha impugnato la sentenza presso la Corte di Appello di Catania.

Richiesta della consulenza tecnica dalla Corte d’Appello

La Corte di Appello di Catania ha disposto una consulenza tecnica, così come richiesto dall’Avv. Ezio Bonanni.

L’accertamento tecnico ha permesso di confermare che il Sig. E.B., come dipendente della COGEMA S.p.A., azienda chimica con sede a Priolo a Gargallo, è stato professionalmente esposto a polveri e fibre di amianto per il periodo dal 02.04.1976 al 31.12.1994, in concentrazioni superiori alle 100 ff/ll, nella media delle otto ore lavorative: il lavoratore si avvia dunque al prepensionamento.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, fin dal 2008, ha sollevato la problematica amianto in Sicilia, e ha lamentato una discriminazione per i lavoratori esposti ad amianto che si vedevano negati i loro diritti.

Con la legge regionale n. 10/2014, dovuta grazie all’intervento dell’On.le Pippo Gianni, Deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA e già più volte Deputato nazionale, la Regione Sicilia si è dotata di uno strumento legislativo che prevedeva anche la creazione dell’unità operativa per la cura delle patologie asbesto correlate presso l’Ospedale di Augusta, oltre alla bonifica e ad ulteriori misure.

Il cronogramma della Legge Regionale Siciliana

La Legge Regionale Siciliana aveva un cronoprogramma per la sua applicazione, e quindi per la messa in sicurezza di tutti i siti.

Successivamente il Deputato Regionale On.le Pippo Gianni è stato estromesso dall’ARS e la legge è stata privata del cronoprogramma.

L’ONA, anche alla luce di questa decisione della Corte di Appello, rilancia l’appello al Presidente della Regione, On.le Crocetta, affinché:

  • La legge regionale amianto trovi finalmente applicazione e ciò per evitare che continui la strage provocata dall’amianto.
  • Vengono emessi, come più volte richiesto dal Presidente, avv. Ezio Bonanni e dal coord. Regionale ONA, Calogero Vicario, in https://osservatorioamianto.com/occasione dell’Audizione del 17 novembre 2015 presso le commissioni congiunte IV – Ambiente e Territorio e VI Servizi Sociali e Sanitari della Regione Sicilia, gli Atti di indirizzo “equipollenti” per il riconoscimento dei benefici contributivi per esposizione all’amianto fino al 2003, per i siti ad alto rischio industriale  della regione Sicilia, in forza dell’art. 1 commi 20, 21 e 22 Legge 247/2007, e della Sentenza TAR Lazio n. 5750/09, nella quale si fa riferimento ai lavoratori esposti all’amianto residenti e che hanno svolto attività lavorativa in siti ubicati nelle regioni a statuto speciale, per le quali all’atto di indirizzo ministeriale viene a sostituirsi, o sono equiparati analoghi od equipollenti atti certificativi, emessi dagli enti e/o uffici regionali.

Nel recente convegno che l’ONA ha organizzato a Siracusa (18.02.2017), è intervenuto anche Don Palmiro Prisutto, Arciprete della Chiesa madre di Augusta, il quale ha dichiarato: “Battaglia da condurre insieme con l’ONA. E’ grave – aggiungeva il battagliero sacerdote – che ci sia la consapevolezza da parte delle istituzioni sulle morti causate da amianto ed inquinamento tra Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa, ma si perpetui in silenzio che è sinonimo di incapacità di intervento e vigliaccheria in un territorio trasformato in una delle pattumiere d’Italia”.

I numeri della strage

La Sicilia è una delle Regioni in cui c’era un più intenso utilizzo di amianto sia nel sistema produttivo che negli edifici pubblici e nelle abitazioni private.

Il triangolo industriale di Augusta-Priolo, Ragusa e Gela e le zone industriali della Valle del Mela (Messina) e di Palermo si caratterizzano per la poderosa utilizzazione di amianto allo stato friabile e compatto nelle numerose applicazioni (circa 3.000) che ne hanno esaltato le capacità tecniche di resistenza, fonoassorbenza, isolante, antincendio, etc..

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane in quanto l’ONA ha censito 1286 mesoteliomi, per il periodo che va dal 1998 al 2014, per una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno. Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio (cui vanno aggiunti gli altri tumori e le patologie non neoplastiche), si calcolano ogni anno complessivamente non meno di 600 decessi nella sola Sicilia.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (dati aggiornati nel VII Rapporto Mesoteliomi).

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non sono censiti.

Per ulteriori fonti:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa.