31.5 C
Rome
venerdì, Settembre 11, 2026
Home Blog Page 51

Condanna ex procuratrice Lotti, processo Amara

corruzione atti giudiziari
Foto di Carrie Z da Pixabay

Si è chiusa con una sentenza di primo grado che vede la di condanna dell’ex procuratrice di Gela Lucia Lotti. Imputata per corruzione in atti giudiziari. Il giudice dell’udienza preliminare di Catania, Luigi Barone, ha inflitto una pena di due anni e otto mesi di reclusione, al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

Nel medesimo procedimento, lo stesso gup ha disposto il rinvio a giudizio dell’ex avvocato dell’Eni Pietro Amara, chiamato a rispondere della medesima ipotesi di reato. La prima udienza dibattimentale è stata fissata per il mese di ottobre davanti al Tribunale di Catania.

La ricostruzione dell’accusa e il contenuto dell’imputazione

Secondo quanto indicato nel capo d’imputazione, al centro dell’inchiesta vi sarebbe la presunta “promessa, poi mantenuta” di Pietro Amara di “intercedere con un componente del Csm per la nomina di Lucia Lotti. All’epoca sostituto procuratore a Roma, a capo della procura di Gela”.

In cambio, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, la magistrata avrebbe messo “a disposizione la sua funzione in favore di Amara”. Consentendogli “l’accesso ai fascicoli in fase di indagini più rilevanti sulla raffineria di Gela”.

L’imputazione fa inoltre riferimento alla possibilità di “indicare i nominativi di consulenti tecnici vicino all’avvocato o comunque all’Eni” per incarichi che la Procura “avrebbe potuto assegnare nei procedimenti che coinvolgevano la raffineria”.

A che punto è la fase giudiziaria

Dal punto di vista procedurale, le due posizioni si trovano in fasi giudiziarie differenti.

Per Lucia Lotti, il procedimento si è concluso in primo grado con rito abbreviato davanti al gup, che ha emesso una sentenza di condanna. Una decisione suscettibile di eventuali impugnazioni nei successivi gradi di giudizio.

Diversa la situazione di Pietro Amara: per lui il giudice ha disposto il rinvio a giudizio, segnando la fine dell’udienza preliminare. Il processo non è ancora entrato nel merito, e sarà il Tribunale di Catania, a partire dall’udienza fissata per ottobre, a valutare le accuse nel corso del dibattimento.

Raffineria di Gela e attenzione pubblica

Le indagini si inseriscono in un contesto da anni al centro dell’attenzione pubblica. In questo quadro, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha condotto una lunga e significativa battaglia.

Amianto, discarica abusiva tra Mazara del Vallo e Strasatti

amianto, eternit (Foto free di Wolfgang Eckert da Pixabay)
amianto, eternit (Foto free di Wolfgang Eckert da Pixabay)

“La frammentazione delle lastre di amianto aumenta il rischio di dispersione delle fibre nell’ambiente, soprattutto in presenza di vento e pioggia.” afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, commentando la notizia.

Lungo un tratto della strada statale in Sicilia che collega Mazara del Vallo a Strasatti è stata segnalata la presenza di rifiuti che conterrebbero amianto abbandonati a bordo carreggiata. Si tratterebbe di lastre di cemento-amianto, comunemente note come eternit, trovate spezzate e lasciate all’aperto, in un’area esposta agli agenti atmosferici.

Lastre di eternit abbandonate lungo la carreggiata

Se confermata la presenza di amianto, le lastre individuate sono infatti rifiuti speciali pericolosi, la cui gestione è regolata da normative stringenti che impongono rimozione, trasporto e smaltimento attraverso procedure certificate.

Un fenomeno diffuso in diverse zone del territorio

Situazioni simili sono state individuate anche in altre aree del territorio comunale, in particolare nelle campagne della Borgata Costiera, nel quartiere Mazara Due e nella zona di Boccarena. In tutti i casi si tratta di abbandoni illegali di materiali edilizi contenenti amianto.

La diffusione del fenomeno evidenzia una criticità strutturale nella gestione dei rifiuti speciali, legata soprattutto al settore delle ristrutturazioni edilizie.

Smaltimento irregolare durante i lavori edilizi

Alla base di molti abbandoni illegali vi è la presenza di coperture in eternit ancora diffuse su abitazioni e fabbricati. Durante gli interventi di ristrutturazione o demolizione, il corretto smaltimento dell’amianto comporta costi e procedure complesse. In alcuni casi, queste sono aggirate attraverso pratiche illegali che portano all’abbandono del materiale in aree periferiche o lungo le strade.

Una condotta che comporta rischi ambientali e sanitari, oltre a configurare reati amministrativi e penali.

Le richieste dei cittadini e l’attesa degli interventi

Ovviamente è opportuno un intervento immediato di bonifica dell’area interessata. Utile una ricognizione sistematica del territorio, con sopralluoghi mirati e controlli più frequenti per individuare e rimuovere altri siti contaminati.

Gli interventi dovrebbero essere affidati esclusivamente a ditte specializzate nella gestione dell’amianto, in grado di operare nel rispetto delle norme di sicurezza e tutela della salute e dell’ambiente.

La situazione resta in attesa delle decisioni delle autorità competenti e dell’avvio delle operazioni di messa in sicurezza e rimozione dei rifiuti.

Fonte: Web

Milano, corsia preferenziale 90-91: al via bonifica amianto

Amianto, al via la bonifica, lavori necessari per corsia preferenziale 90-91 a Milano (Foto esclusivamente decorativa di Jiří Rotrekl da Pixabay)
Amianto, al via la bonifica, lavori necessari per corsia preferenziale 90-91 a Milano (Foto esclusivamente decorativa di Jiří Rotrekl da Pixabay)

Prende ufficialmente il via un intervento cruciale per il completamento della futura corsia preferenziale delle linee 90 e 91, uno dei progetti di mobilità più attesi a Milano. A partire da oggi inizieranno i lavori di rimozione del terreno contaminato da amianto rinvenuto nei mesi scorsi in alcune aree del cantiere, distribuite tra piazzale Stuparich, viale Elia, piazzale Lotto, viale Migliara e piazzale Zavattari.

Secondo la fonte, la presenza del materiale inquinante sarebbe emersa durante le attività preliminari di scavo e aveva comportato una rimodulazione delle tempistiche operative, rendendo necessario un intervento specifico di bonifica prima di procedere con le fasi successive della realizzazione infrastrutturale.

“Ogni bonifica dall’amianto è un passo ulteriore verso un mondo migliore. Auspichiamo interventi di questo tipo quotidiani, considerato che esisterebbero ancora circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto solo sul territorio nazionale.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto commentando la notizia.

Un’operazione di bonifica programmata e controllata

L’intervento avrà una durata stimata di circa tre mesi e sarà affidato a una impresa specializzata in bonifiche ambientali, selezionata per operare in contesti complessi e urbani. Le attività verranno svolte seguendo un piano dettagliato che definisce modalità operative, misure di sicurezza e protocolli di contenimento.

La rimozione dell’amianto dovrà avvenire in condizioni di massima sicurezza, con l’adozione di tecniche idonee a evitare la dispersione di fibre nell’ambiente circostante. L’intervento rappresenta un passaggio fondamentale non solo per la prosecuzione del cantiere, ma anche per garantire la tutela della salute pubblica e dei lavoratori coinvolti.

Monitoraggi ambientali e sicurezza dell’aria dall’amianto

Nelle settimane precedenti all’avvio dei lavori di bonifica, era già stato attivato un monitoraggio preventivo della qualità dell’aria nelle zone limitrofe al cantiere. I rilevamenti effettuati hanno fornito indicazioni rassicuranti, confermando l’assenza di particelle di amianto disperse nell’atmosfera.

Questo sistema di controllo ambientale consente di verificare costantemente che le operazioni si svolgano senza impatti sull’aria e sugli spazi urbani circostanti. Il monitoraggio continuo rappresenta uno strumento essenziale per garantire sicurezza in un’area densamente frequentata della città.

Lavori differenziati e avanzamento del progetto

La scoperta dell’amianto ha comportato la sospensione temporanea dei lavori esclusivamente nelle aree direttamente interessate dalla contaminazione. Nelle altre porzioni del tracciato, invece, il cantiere ha continuato ad avanzare regolarmente, consentendo di mantenere una parte significativa del cronoprogramma originario.

Nonostante l’intervento di bonifica, resterebbero confermate le tempistiche complessive già comunicate per la messa in funzione della corsia preferenziale e concordate con Ats Milano. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere operativa la nuova infrastruttura entro la fine del 2026, migliorando la velocità e l’affidabilità del servizio di trasporto pubblico lungo uno degli assi più congestionati della città.

Un’infrastruttura strategica per la mobilità urbana

La corsia preferenziale della 90-91 costituisce un tassello strategico nel piano di riorganizzazione della mobilità milanese. Le due linee circolari, fondamentali per i collegamenti tra quartieri periferici e zone centrali, soffrono da anni di rallentamenti dovuti al traffico privato. L’introduzione di una corsia dedicata consentirà di ridurre i tempi di percorrenza, aumentare la regolarità del servizio e incentivare l’uso del trasporto pubblico.

Bonifica amianto come passaggio chiave verso il completamento

L’avvio della rimozione dell’amianto segna dunque un momento decisivo nel percorso di realizzazione della corsia preferenziale. Superata questa fase, il cantiere potrà procedere senza ulteriori ostacoli legati alla sicurezza ambientale, avvicinandosi alla conclusione di un’opera attesa da residenti, pendolari e utenti del trasporto pubblico.

L’intervento di bonifica è un segnale di attenzione verso la qualità urbana e la salute collettiva, elementi sempre più centrali nella pianificazione delle grandi città. Con la conclusione dei lavori prevista entro tre mesi, Milano compie un passo concreto verso una mobilità più efficiente, sicura e sostenibile.
Fonte: Agenzia Nova.

Sentenza storica, contaminazione familiare da amianto

Amianto, Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni
Amianto, Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni

L’amianto continua a rappresentare una delle emergenze sanitarie e giuridiche più complesse del nostro Paese. Negli ultimi mesi, importanti sviluppi giudiziari hanno riacceso l’attenzione sul tema, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta contaminazione familiare. A parlarne è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e Osservatorio Vittime del Lavoro ed equiparati Vittime del dovere, intervistato dal giornalista Luigi Abbate.

Il caso di Santospirito e la decisione del Tribunale di Roma

Al centro dell’intervista vi è il caso di Maria Paola Santospirito, cittadina tarantina e moglie del militare Leonardantonio Mastrovito, riconosciuto come vittima del dovere. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto che la donna era affetta da asbestosi pleurica a seguito di una esposizione indiretta, maturata in ambito domestico.

Secondo quanto emerso nel procedimento, la contaminazione sarebbe avvenuta durante le normali attività familiari, come il lavaggio delle divise del marito, che risultavano presumibilmente intrise di fibre di amianto. Una circostanza che, secondo i giudici, ha avuto un ruolo rilevante nell’insorgenza della patologia.

L’avvocato Bonanni ha commentato con prudenza l’esito della sentenza, sottolineando come essa rappresenti un passaggio significativo nel riconoscimento dei diritti delle famiglie: “Questa decisione, a nostro avviso, conferma che l’esposizione all’amianto può estendersi oltre il luogo di lavoro e coinvolgere il nucleo familiare.”

Risarcimento e riconoscimento del danno alla salute

Il Tribunale ha disposto un risarcimento economico, pari a circa 65.000 euro, a favore della signora Santospirito. Un riconoscimento che va oltre il mero dato economico, poiché afferma un principio giuridico rilevante: anche l’esposizione domestica può generare un danno alla salute giuridicamente tutelabile.

Secondo Bonanni, «la sentenza apre potenzialmente la strada a una maggiore attenzione verso le condizioni vissute da mogli, madri e familiari di lavoratori esposti, soprattutto in ambito militare». Si tratta, tuttavia, di valutazioni che devono sempre essere affrontate caso per caso, sulla base di rigorosi accertamenti medico-legali.

Patologie oncologiche e contaminazione multipla

“Il caso è emblematico perché oltre all’ asbestosi pleurica, la signora Santospirito è stata attinta da cancro del seno e dalle risultanze istologiche sono emerse proprio all’interno dei tessuti neoplastici presenza di contaminanti. di nanoparticelle, di metalli pesanti e radioattivi, oltre a fibre di amianto. A nostro parere (ONA, n.d.r.) hanno dato origine anche a questa neoplasia” ha aggiunto Bonanni.

Bonanni ha precisato che «le risultanze scientifiche suggeriscono un possibile ruolo concausale di più sostanze», sottolineando l’importanza della valutazione scientifica.

Amianto e nucleo familiare

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, il tema della contaminazione familiare merita un approfondimento costante, sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello giuridico.

«È importante mantenere un approccio scientifico e responsabile», ha dichiarato Bonanni, «considerando anche l’impatto psicologico e sociale che l’esposizione può avere sulle persone coinvolte». Anche in assenza di una patologia conclamata, lo stato di preoccupazione e l’alterazione delle abitudini di vita possono costituire un elemento di sofferenza rilevante.

Un precedente che rafforza la tutela dei diritti

Questa sentenza potrebbe essere un precedente significativo nel panorama giurisprudenziale italiano. Essa infatti contribuisce a rafforzare il dibattito sulla tutela delle vittime indirette dell’amianto e sulla necessità di politiche di prevenzione più efficaci.

Il caso Santospirito, conclude Bonanni, «rappresenta un’occasione per riflettere sulla responsabilità collettiva e sull’importanza della tutela della salute non solo dei lavoratori, ma anche delle loro famiglie».

Vedi l’intervista integrale su ONA News:

Vittime del dovere, nuovi diritti per orfani non a carico

vittime del dovere, Abbate e Bonanni
vittime del dovere, Abbate e Bonanni

Prima vittoria nel merito per gli orfani non a carico dopo la recente sentenza delle Sezioni unite. La ottiene l’avvocato Ezio Bonanni, difensore del sig. Fabio Barone figlio della vittima del dovere Biagio Barone. Così, la corte di appello di Palermo nella sentenza del 22 .01.2026.
Con questa pronuncia, da una parte sono state recepite le indicazioni delle Sezioni Unite ma dall’altra sono stati liquidati ulteriori diritti come si evince dal dispositivo”  ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Dovere.

Vittime del dovere, dispositivo sentenza bonanni (1)
Vittime del dovere, dispositivo sentenza bonanni (1)

La recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pubblicata dopo una lunga attesa, ha riacceso il dibattito sui diritti dei figli non fiscalmente a carico delle vittime del dovere. Una pronuncia attesa per mesi, che interviene su una questione delicata e controversa, legata alla disparità di trattamento tra figli a carico e non a carico dello stesso genitore riconosciuto come vittima del dovere o equiparato.

In questa intervista di Luigi Abbate, secondo quanto chiarito dall’avvocato Ezio Bonanni, quindi, la decisione non chiude definitivamente il tema. Ma rappresenta un passaggio importante destinato a produrre nuovi sviluppi interpretativi e giuridici.

Il contenuto della sentenza e il rinvio alla Corte d’Appello

L’assegno vitalizio da 500 euro riconosciuto dalle Sezioni Unite

La sentenza n. 34713 del 2025 delle Sezioni Unite ha stabilito che ai figli non a carico delle vittime del dovere spetta l’assegno vitalizio mensile di 500 euro. Allo stesso tempo, la Corte ha disposto il rinvio degli atti alla Corte d’Appello, lasciando aperti diversi profili applicativi.

Secondo Bonanni, il principio affermato è chiaro nel dispositivo finale, ma la motivazione appare complessa e non del tutto convincente. Le Sezioni Unite hanno cercato un equilibrio tra il superamento del precedente orientamento della Cassazione e la volontà di non sconfessarlo integralmente, applicando principi già affermati in passato anche per le vittime del terrorismo.

Perché non è stato riconosciuto lo speciale assegno vitalizio

La differenza tra assegno vitalizio e assegno speciale

Uno dei punti più critici della sentenza riguarda il mancato riconoscimento dello speciale assegno vitalizio, pari a 1.033 euro mensili. Le Sezioni Unite hanno riconosciuto soltanto l’assegno ordinario da 500 euro, senza fornire una motivazione ritenuta pienamente soddisfacente.

Secondo l’avvocato Bonanni, nulla impedisce che in futuro la Corte di Cassazione, sezione lavoro, possa rivedere il proprio orientamento e riconoscere anche l’importo più elevato. La sentenza, infatti, non preclude una futura evoluzione giurisprudenziale, soprattutto alla luce dei principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione.

Procedimenti in corso e sentenze già definitive

Cosa possono fare oggi i figli delle vittime del dovere

La situazione varia a seconda dello stato dei procedimenti. Nei giudizi ancora pendenti, i giudici dovranno applicare i principi fissati dalle Sezioni Unite, riconoscendo l’assegno vitalizio da 500 euro mensili.

Diverso è il caso in cui sia già intervenuta una sentenza passata in giudicato. In queste ipotesi, secondo Bonanni, “è comunque possibile presentare una nuova domanda amministrativa mirata esclusivamente all’assegno vitalizio riconosciuto dalla sentenza delle Sezioni Unite, fondandola su un fatto nuovo e su una diversa base normativa rispetto alla domanda originaria.”

Il principio di uguaglianza e la questione costituzionale

Al centro della riflessione giuridica rimane il tema della disparità di trattamento. Gli orfani, sottolinea Bonanni, sono tali indipendentemente dalla loro posizione fiscale. “La distinzione tra figli a carico e non a carico rischia di violare il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, creando una tutela differenziata tra situazioni sostanzialmente identiche.”

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mancato decreto attuativo previsto dalla legge n. 266 del 2005, che equipara le prestazioni delle vittime del dovere a quelle delle vittime del terrorismo. L’assenza di questo atto ha alimentato negli anni un vasto contenzioso, che ancora oggi produce interpretazioni divergenti.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto e le prospettive future

L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato da Ezio Bonanni, continua a fornire assistenza legale e supporto ai familiari delle vittime del dovere, svolgendo un ruolo che va oltre l’ambito giuridico e assume una forte valenza sociale e di giustizia.

Il contenzioso resta aperto e destinato a evolversi, con la concreta possibilità che nuovi interventi giurisprudenziali possano ampliare ulteriormente i diritti riconosciuti ai figli delle vittime del dovere, in nome dell’equità e della parità di trattamento.