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Amianto, Tribunale Napoli: ricalcolo pensione per operaio

amianto, avv. Ezio Bonanni
amianto, avv. Ezio Bonanni

Una decisione giudiziaria torna ad accendere l’attenzione sul tema dei diritti previdenziali dei lavoratori esposti all’amianto. Il Tribunale di Napoli ha stabilito il ricalcolo della pensione per un ex dipendente dello stabilimento Gecom di Pozzuoli, riconoscendo la rivalutazione dei contributi e il pagamento degli arretrati.  La decisione è stata pronunciata in primo grado e resta ferma la possibilità di ulteriori sviluppi nelle successive fasi giudiziarie

Secondo quanto reso noto dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), la vicenda rappresenta un passaggio significativo nel dibattito sui benefici previdenziali previsti per chi ha lavorato in ambienti con presenza di fibre di amianto.

Amianto e benefici previdenziali: cosa prevede la normativa

La legislazione italiana riconosce specifici benefici contributivi e previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto. Tali misure possono consentire la rivalutazione dei contributi previdenziali, il ricalcolo della pensione ed in alcuni casi l’accesso anticipato al pensionamento.

Il diritto può essere riconosciuto sia in presenza di esposizione professionale, sia – con maggiore evidenza – quando siano state accertate patologie correlate all’amianto.

Secondo ONA tra le malattie più note associate all’esposizione figurano:

Queste patologie rientrano nelle diverse liste delle malattie professionali riconosciute dall’INAIL.

Il caso dell’ex operaio dello stabilimento Gecom

La sentenza riguarda Claudio Lo Moriello, ex lavoratore dello stabilimento Gecom di Pozzuoli. Il giudice ha disposto che l’INPS proceda al momento alla rivalutazione dei contributi previdenziali, la ricostituzione della posizione contributiva ed il ricalcolo dell’assegno pensionistico con il pagamento degli arretrati maturati.

Secondo quanto riportato nella decisione, il lavoratore avrebbe svolto la propria attività per circa vent’anni in ambienti caratterizzati dalla presenza di polveri e fibre di amianto.

Il riconoscimento della malattia professionale

Dopo il pensionamento e la comparsa di problemi respiratori, nel 2022 l’INAIL ha riconosciuto la presenza di una malattia professionale correlata all’esposizione ad amianto.

Nel 2023 il lavoratore ha quindi presentato all’INPS una richiesta di ricostituzione della posizione previdenziale e di adeguamento della pensione. A seguito del rigetto della domanda amministrativa, la questione è stata portata davanti all’autorità giudiziaria.

Il Tribunale di Napoli ha infine stabilito in primo grado il ricalcolo della pensione e il pagamento delle differenze maturate dal 2018, oltre agli interessi previsti.

Il principio evidenziato nella sentenza

Nel provvedimento il giudice ha evidenziato che la rivalutazione contributiva costituisce un diritto autonomo del lavoratore. Questo significa che il riconoscimento può essere fatto valere anche dopo il pensionamento, qualora emergano elementi nuovi come il riconoscimento di una malattia professionale.

Secondo Francesca Piredda, del coordinamento ONA per la tutela legale dei lavoratori esposti ad amianto, la decisione rappresenta un elemento importante di informazione per molti lavoratori che potrebbero trovarsi in situazioni analoghe.

Un contenzioso lungo e complesso

La vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto più ampio che negli anni ha visto diversi procedimenti relativi ai benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto.

In una fase iniziale alcuni lavoratori avevano ottenuto in tribunale il riconoscimento di tali benefici. Successivamente però una decisione di appello aveva portato alla revoca dei vantaggi previdenziali precedentemente riconosciuti, con richieste di restituzione delle somme già percepite.

Il nuovo giudizio ha quindi riesaminato la situazione alla luce di ulteriori elementi, tra cui il riconoscimento della malattia professionale.

Il commento dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Secondo lAvv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, la sentenza rappresenta l’esito di un percorso giudiziario particolarmente complesso.

Bonanni ha sottolineato l’importanza di garantire tutele adeguate ai lavoratori che hanno operato per anni in ambienti in cui era presente amianto, evidenziando come il riconoscimento della malattia professionale debba essere accompagnato anche dalla corretta tutela previdenziale.

Per questa sentenza, preziosa la tutela ONA, azionata dal pull legale composto, oltre che da Bonanni anche dall’Avv. Veronica Scigliano, Avv. Lidiana Belfiore e Avv. Giorgia Cicconi.

Steve McQueen e il mesotelioma: l’amianto colpì anche lui

Steve McQueen fu una vittima dell'amianto (Foto free esclusivamente decorativadi wal_172619 da Pixabay)
Steve McQueen fu una vittima dell'amianto (Foto free esclusivamente decorativadi wal_172619 da Pixabay)

“Voglio una vita come Steve McQueen” è il celebre verso di Vita Spericolata (1983) di Vasco Rossi, che eleva il celebre attore a simbolo di un’esistenza libera, non tutti sanno che fu una vittima dellamianto. Infatti, oltre alla sua carriera di successo tra gli anni ’60 e ’70, portò avanti una battaglia contro una malattia asbesto correlata: il mesotelioma pleurico.

McQueen conosciuto per il suo stile intenso e l’immagine di ribelle elegante che gli valse il soprannome di “King of Cool”. La sua carriera cinematografica include opere iconiche come BullittLa grande fuga (The Great Escape) e The Thomas Crown Affair, che consolidarono la sua fama a livello internazionale.

“Il mesotelioma è un tumore raro e aggressivo che colpisce il tessuto che riveste i polmoni (la pleura) o altre parti del corpo, come il peritoneo (il rivestimento dell’addome). Nel caso di McQueen, la diagnosi fu mesotelioma pleurico, una forma che si sviluppa nella membrana che circonda i polmoni e che è fortemente associata all’esposizione prolungata alle fibre di amianto.” – ha affermato lAvv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Cos’è il mesotelioma e come si sviluppa

Il mesotelioma è una forma di tumore che, seppur rara, è particolarmente grave per la sua rapidità di progressione e per la difficoltà di trattamento. La malattia insorge quando le fibre di amianto, una volta inalate, si depositano nei tessuti delle membrane che rivestono organi vitali come i polmoni. “Queste fibre, a causa delle loro dimensioni microscopiche, possono rimanere intrappolate nei tessuti e, nel corso del tempo, provocare irritazione cronica e modificazioni cellulari che portano allo sviluppo tumorale.” – continua Bonanni.

Una delle caratteristiche più note del mesotelioma è la lunga latenza: i sintomi possono manifestarsi solo decenni dopo l’esposizione all’amianto, spesso tra i 20 e i 50 anni dopo il primo contatto. Per questo motivo, molti casi di mesotelioma vengono diagnosticati quando la malattia è già in fase avanzata.

Steve McQueen: diagnosi e cause probabili

Nel dicembre del 1979, Steve McQueen fu ufficialmente diagnosticato con mesotelioma pleurico. All’epoca aveva circa 49 anni, e la sua salute era peggiorata progressivamente con sintomi come tosse persistente e difficoltà respiratorie non facilmente spiegabili.

La causa principale del suo mesotelioma venne ricondotta alla esposizione all’amianto in diversi momenti della sua vita. Alcune delle ipotesi più accreditate riguardano:

Il servizio nei Marine 

Uno dei momenti chiave in cui McQueen potrebbe aver avuto un’esposizione significativa all’amianto fu durante il suo servizio militare negli USA. Negli anni ’40 e ’50, l’amianto era ampiamente utilizzato per l’isolamento termico e acustico nei mezzi navali, nelle caldaie e nelle tubature. In ambienti come cantieri navali o all’interno delle navi, le fibre di amianto potevano essere sospese nell’aria senza adeguate protezioni respiratorie, esponendo a rischi significativi.

Ambienti lavorativi e attrezzature tecniche

Un’altra possibile fonte di esposizione riguarda settori correlati alla carriera e agli hobby di McQueen. Nel periodo in cui lavorava nel cinema o si occupava di attività motoristiche, potrebbe essere venuto a contatto con materiali contenenti amianto presenti in equipaggiamenti o abbigliamento tecnico dell’epoca. Negli anni ’60 e ’70 era infatti comune che guanti, tute ignifughe e parti di veicoli contenessero amianto per aumentare la resistenza al calore.

Diagnosi tardiva e progressione della malattia

A causa della lunga latenza del mesotelioma, anche se l’esposizione fosse avvenuta molti anni prima, i sintomi iniziali sarebbero potuti comparire solo negli ultimi anni della sua vita. Purtroppo, la malattia progredì rapidamente una volta diagnosticata.

La battaglia di McQueen e il trattamento

Dopo la diagnosi, McQueen tentò diversi percorsi terapeutici. Cercò sia trattamenti tradizionali sia cure alternative, inclusi protocolli sperimentali in strutture all’estero. Compresi tentativi effettuati in Messico con l’uso di farmaci non approvati negli Stati Uniti. Nessuno di questi approcci si dimostrò efficace nel fermare la progressione della malattia.

Entro l’anno successivo alla diagnosi, la salute di McQueen si deteriorò in modo significativo. Nel novembre del 1980, all’età di 50 anni, morì a seguito di un arresto cardiaco dopo un intervento chirurgico correlato alla malattia.

La prognosi del mesotelioma è ancora oggi spesso infausta, posizionandosi come una delle neoplasie più letali.” – Ha concluso Bonanni.

Fonte: McQueen. La biografia di Christopher Sandford

 

ONA cresce: Giorgia Cicconi nel team dell’Avv. Bonanni

Squadra Osservatorio Nazionale Amiant, Avv. Giorgia CIcconi con Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni
Osservatorio Nazionale Amiant, Avv. Giorgia CIcconi con Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni

La squadra ONA continua a crescere e a rafforzarsi per garantire tutela alle vittime dell’amianto e ai loro familiari. L’Osservatorio Nazionale Amianto guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, rappresenta da anni un punto di riferimento nella difesa dei diritti di chi ha subito danni a causa dell’esposizione all’asbesto.

Durante l’incontro odierno è stata presentata una nuova professionista che entrerà a far parte del team legale. Si tratta dell’avvocato Giorgia Cicconi, giovane avvocatessa già iscritta all’albo degli avvocati presso il Tribunale di Roma.

Il suo ingresso rafforza ulteriormente la rete di professionisti impegnati nelle battaglie legali a favore delle vittime dell’amianto su tutto il territorio nazionale.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto svolge da anni un’attività fondamentale di assistenza, informazione e tutela legale. L’associazione è presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, che coordina una squadra composta da avvocati, medici legali, tecnici e collaboratori.

Il lavoro del team ONA si concentra su diversi fronti:

  • assistenza legale alle vittime dell’amianto
  • supporto ai familiari delle vittime
  • promozione di azioni giudiziarie per il riconoscimento dei diritti
  • sensibilizzazione sui rischi dell’esposizione all’amianto

Per affrontare le numerose richieste di tutela è quindi necessario un team sempre più strutturato e organizzato.

L’ingresso dell’avvocato Giorgia Cicconi nella squadra ONA

L’ingresso di nuovi professionisti è fondamentale per garantire un’assistenza sempre più capillare e per portare avanti le battaglie legali che da anni caratterizzano l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Nel suo intervento, l’avvocato Giorgia Cicconi ha spiegato le motivazioni che l’hanno spinta a intraprendere la professione legale e a entrare nella squadra ONA.

“La scelta nasce dal desiderio di tutelare le persone più fragili e chi ha bisogno di assistenza legale. L’obiettivo è affiancare le vittime dell’amianto nel loro percorso, evitando che si sentano sole di fronte alle difficoltà. Il lavoro dell’avvocato, infatti, non consiste solo nella difesa in tribunale, ma anche nel supporto umano e professionale alle persone colpite da gravi ingiustizie.” – ha affermato Cicconi.

Un team sempre più forte

ONA continua a lavorare ogni giorno per rappresentare un punto di riferimento per tutte le persone che cercano giustizia.

L’impegno è quello di essere una presenza costante accanto alle vittime e ai loro familiari, con competenza, professionalità e dedizione

Allarme amianto a Modena: rifiuti abbandonati vicino al ponte

rifiuti e amianto abbandonati, Modena
rifiuti e amianto abbandonati (Foto esclusivamente decorativa di Jota Guzmán da Pixabay)

Sotto il cavalcavia dell’Alta Velocità, nella zona del cimitero di San Cataldo a Modena, sarebbero comparsi alcuni sacchi sospetti che potrebbero contenere amianto. A segnalarlo è un cittadino modenese alla redazione della Gazzetta di Modena. L’uomo ha notato il materiale abbandonato mentre percorreva la via.

Secondo quanto riferito, i sacchi si trovano a circa venti metri dalla strada, sotto il ponte ferroviario. L’episodio sarebbe inoltre stato segnalato al Comune.

Sacchi con avviso di pericolo

Secondo quanto si evince dalla fonte, i contenitori presenterebbero una scritta ben visibile: “Attenzione, contiene amianto: pericolo per la salute”. Tuttavia non è chiaro se all’interno ci siano effettivamente materiali contenenti amianto oppure rifiuti di altro tipo.

Resta il fatto che i sacchi risultano abbandonati nell’area senza alcuna autorizzazione. Per il cittadino che ha effettuato la segnalazione si tratta di un grave problema ambientale.

Area delimitata ma nessuna risposta

Dopo la segnalazione, l’area sarebbe stata delimitata, probabilmente per motivi di sicurezza. Tuttavia, secondo il residente, non sarebbe arrivata alcuna risposta ufficiale alla sua comunicazione.

Il cittadino riferisce di percorrere spesso quel tratto di strada e sostiene che i sacchi siano presenti da diverse settimane.

Rifiuti abbandonati anche nelle vicinanze

Il problema dei rifiuti abbandonati non si limiterebbe ai sacchi sospetti. A poca distanza, sempre sotto il cavalcavia, sarebbe presente un altro accumulo di spazzatura.

Tra i materiali abbandonati ci sarebbe anche un materasso. Una situazione che, secondo la segnalazione, trasformerebbe l’area in una piccola discarica abusiva utilizzata da chi decide di smaltire i rifiuti illegalmente.

La presenza di materiali potenzialmente pericolosi preoccupa i residenti. Se nei sacchi fosse davvero presente asbesto, il rischio riguarderebbe sia la salute dei cittadini sia l’ambiente circostante, che comprende anche aree verdi.

Stop amianto a Perugia: il TAR conferma bonifica urgente

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria ha respinto il ricorso presentato dai proprietari di un immobile contro l’ordinanza del Comune di Perugia. La quale impone la rimozione immediata di una copertura contenente amianto. La decisione conferma quindi la necessità di procedere rapidamente con gli interventi di bonifica per ragioni legate alla tutela della salute pubblica.

Come nasce la vicenda

La questione ha origine nel giugno 2023, quando il Dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 1 ha effettuato un sopralluogo su segnalazione relativa a un sito situato nella periferia di Perugia.

In quell’occasione ai proprietari hanno chiesto di produrre una relazione tecnica per valutare lo stato di conservazione della copertura in eternit.

La prima perizia: degrado avanzato

I proprietari hanno incaricato una società specializzata che ha consegnato una relazione tecnica. Nel documento veniva indicato un livello avanzato di deterioramento del materiale, con un indice di degrado pari a 64 punti.

La perizia suggeriva quindi la rimozione della copertura entro un massimo di 12 mesi, considerata la situazione rilevata.

La richiesta di proroga e la seconda valutazione

Con l’avvicinarsi della scadenza indicata nella relazione, nel  2024 i proprietari hanno chiesto alla Usl una proroga dei termini.

La richiesta era motivata dalla volontà di commissionare una nuova perizia tecnica indipendente, con l’obiettivo di verificare nuovamente lo stato della copertura.

Tuttavia la Usl ha respinto la richiesta di proroga. Successivamente, nel settembre 2024, il Comune di Perugia ha emesso un’ordinanza che disponeva la bonifica immediata della copertura contenente amianto.

Solo nel mese successivo, ottobre 2024, presentata una seconda relazione tecnica. In questa valutazione l’indice di degrado risultava pari a 44 punti, con l’indicazione di possibili interventi di manutenzione e ripristino invece della rimozione totale.

La decisione del TAR

Nel pronunciarsi sulla vicenda, il TAR dell’Umbria ha evidenziato che la prima perizia, quella che segnalava il deterioramento più significativo, era stata presentata dagli stessi proprietari alle autorità sanitarie.

Secondo i giudici, quella documentazione rappresentava quindi un elemento sufficiente per giustificare l’adozione di misure rapide da parte delle autorità, orientate alla massima tutela della salute pubblica.

Il tribunale ha inoltre osservato che, anche qualora la seconda perizia fosse stata presentata prima dell’ordinanza, l’amministrazione avrebbe comunque potuto scegliere l’intervento più prudenziale tra quelli indicati nelle valutazioni tecniche.

Responsabilità e obblighi di intervento

Dalle valutazioni tecniche emergeva in ogni caso una condizione di degrado diffuso delle lastre di amianto.

Il TAR ha ricordato che la normativa attribuisce al proprietario dell’immobile la responsabilità principale nella gestione del rischio e nella manutenzione delle coperture contenenti materiali potenzialmente pericolosi.

Irrilevante il preliminare di vendita

Nel ricorso citato anche un contratto preliminare di vendita dell’immobile, stipulato nel dicembre 2025, in cui l’acquirente si impegnava a sostenere i lavori di bonifica con interventi programmati per maggio 2026.

Secondo il tribunale, tuttavia, questo elemento non modifica gli obblighi già imposti dalle autorità. Ossia la messa in sicurezza deve essere garantita in tempi rapidi, indipendentemente da accordi tra privati.

Esito finale

Alla luce di queste valutazioni, il TAR ha respinto il ricorso e confermato l’obbligo di procedere senza ulteriori ritardi alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto dalla copertura del capannone.

Fonte: Perugia Today, Virgilio