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Amianto e vittime del dovere: proposte di modifica al DDL 1818 e tutele familiari

amianto e giustizia (Foto free di Sang Hyun Cho da Pixabay)
amianto e giustizia (Foto free di Sang Hyun Cho da Pixabay)

Nel dibattito parlamentare sul DDL n. 1818 emergono diverse proposte di modifica che riguardano l’estensione delle tutele previste per le vittime del dovere anche ai familiari del personale delle Forze Armate. Le iniziative intervengono in particolare nei casi di patologie oncologiche e pre-oncologiche associate, secondo accertamenti previsti dalla legge, all’esposizione ad amianto o ad altre sostanze nocive durante il servizio.

Segnalazione di Paola Santospirito, Osservatorio Nazionale Amianto Taranto, moglie di vittima del dovere e affetta da patologie amianto correlata. Santospirito ha depositato alcune modifiche che possano prendere in considerazione i casi, come il suo, di esposizione domestica.

Le proposte presentate in Senato

Le modifiche identificate come 27.4 e 27.5 sono state presentate rispettivamente dai senatori Spinelli e Lisei, e da un gruppo composto da Camusso, Zampa, Zambito, Giorgis, Bazoli, Parrini, Meloni, Mirabelli, Rossomando, Valente, Verini, Malpezzi e Nicita. A queste si aggiunge la proposta 27.0.5, firmata da Magni, Cucchi e De Cristofaro.

Si tratta di testi tra loro molto simili nei contenuti, con alcune differenze nella formulazione e nella copertura finanziaria prevista.

Estensione delle norme alle famiglie dei militari

Le proposte intervengono sulla normativa già esistente in materia di vittime del dovere, prevedendo che le relative disposizioni possano essere applicate anche ai familiari del personale militare. Il riferimento è ai casi in cui venga accertato un collegamento tra la patologia e l’esposizione, anche indiretta, ad amianto o ad altri agenti nocivi durante il servizio svolto dal coniuge o dal familiare.

Il riconoscimento non è automatico, ma subordinato a una verifica formale secondo le procedure previste dalla normativa vigente.

Il ruolo dell’accertamento amministrativo

Un elemento centrale delle proposte riguarda le modalità con cui viene stabilito il nesso di causalità. I testi prevedono che tale accertamento avvenga in via amministrativa, seguendo le procedure già disciplinate dal DPR 29 ottobre 2001, n. 461.

Viene inoltre precisato che restano validi gli eventuali accertamenti già definiti con sentenze passate in giudicato, evitando così sovrapposizioni o conflitti interpretativi.

I benefici previsti

Le modifiche puntano a estendere ai soggetti interessati i benefici già riconosciuti alle vittime del dovere. Si tratta di misure di natura indennitaria, assistenziale e previdenziale, previste dalla legislazione vigente e applicate nei casi in cui siano rispettati i requisiti stabiliti.

L’estensione di tali benefici rappresenta uno degli elementi principali delle proposte in discussione.

Le differenze tra i testi

Le proposte 27.4 e 27.5 risultano sostanzialmente coincidenti nella struttura e nei contenuti, inclusa la previsione di una copertura finanziaria pari a 1,5 milioni di euro annui a partire dal 2026.

La proposta 27.0.5 introduce invece un nuovo articolo, denominato 27-bis, con una formulazione leggermente diversa. In questo caso il riferimento ai familiari appare più ampio e viene esplicitato il collegamento con il riconoscimento della causa di servizio. Anche la copertura economica prevista è differente, con uno stanziamento indicato in 1 milione di euro annui a decorrere dal 2026.

Copertura economica e sostenibilità

Tutte le proposte individuano la copertura finanziaria attraverso la riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica. Questo elemento è necessario per garantire la compatibilità delle misure con i vincoli di bilancio.

Una fase ancora in evoluzione

Le modifiche al DDL 1818 si trovano attualmente in fase di esame parlamentare. L’eventuale approvazione dipenderà dal confronto tra le diverse proposte e dalle valutazioni tecniche e politiche che accompagneranno l’iter legislativo.

Allo stato attuale, si tratta quindi di ipotesi normative in discussione, che potrebbero contribuire a ridefinire l’ambito delle tutele riconosciute ai familiari del personale delle Forze Armate nei casi previsti dalla legge.

Campogalliano (MO) ONA: richiesta accesso atti su possibile amianto

Mirco Zanoli, Osservatorio Nazionale Amianto Carpi
Mirco Zanoli, Osservatorio Nazionale Amianto Carpi

È stata presentata una richiesta formale di accesso agli atti e informazioni ambientali riguardante una ipotizzata presenza di coperture contenenti amianto nel territorio del Comune di Campogalliano (Modena).

La richiesta agli enti competenti

L’iniziativa è stata promossa da Mirco Zanoli, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Amianto (sezione di Carpi).

La richiesta, datata 23 marzo 2026, è indirizzata agli enti competenti per il territorio.

Nel documento si fa riferimento a una segnalazione ricevuta da cittadini relativa alla possibile presenza di coperture in cemento-amianto in un’area situata nei pressi dell’incrocio tra via Zucchini e via Rubiera.

Nel testo della richiesta si parla espressamente di una situazione da verificare.
Allo stato attuale non viene dichiarata alcuna certezza sulla presenza di amianto e non sono citati esiti di analisi tecniche o campionamenti.

Le informazioni riportate nella segnalazione sono quindi di natura preliminare e richiedono eventuali verifiche da parte delle autorità competenti.

Le informazioni richieste

Attraverso l’istanza di accesso agli atti, i firmatari chiedono in particolare se l’amministrazione comunale sia a conoscenza della situazione segnalata. E nel caso di conferma di presenza asbesto, quale sia la più recente valutazione dello stato di conservazione delle eventuali coperture.

La richiesta rientra nelle procedure previste dalla normativa in materia di accesso alle informazioni ambientali.

Amianto: informazioni generali

L’amianto (o asbesto) è un materiale utilizzato in passato in diversi ambiti, in particolare nell’edilizia. Il suo utilizzo è stato vietato in Italia con la legge n. 257 del 1992.

La normativa vigente prevede specifiche procedure per la gestione, il monitoraggio e la bonifica dei materiali che lo contengono (in base allo stato di conservazione) affidate a enti e tecnici qualificati.

” E’ ancora tutto da verificare, ma qualora fosse confermato, ricordiamo che l’amianto è potenzialmente un cancerogeno riconosciuto, pericoloso quando le sue fibre si disperdono nell’aria e vengono inalate.” – Afferma l’avv. Ezio Bonanni, tra i maggiori esperti in materia e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Al momento, la situazione descritta è oggetto di una richiesta di chiarimenti dagli organi competenti.

Il contenuto della richiesta rappresenta quindi solo una istanza formale di verifica.

Allo stato attuale si attende riscontro.

Varsavia, possibile amianto rallenta lavori Palazzo Cultura e Scienza

Foto di Przemysław Włodkowski da Pixabay
Foto di Przemysław Włodkowski da Pixabay

Il progetto di ristrutturazione della Palazzo della Cultura e della Scienza, e in particolare della storica Congress Hall di Varsavia, subisce un nuovo rinvio per possibile presenza di amianto. I lavori, ripresi nel novembre 2023 dopo una lunga interruzione, avrebbero dovuto concludersi entro l’anno, ma sarà difficile rispettare la scadenza.

Un cantiere complesso tra storia, vincoli e imprevisti

La riqualificazione della Congress Hall, inizialmente concepita come un intervento di modernizzazione limitato agli impianti e agli spazi di servizio, si è trasformata nel tempo in un progetto molto più ampio e strutturale.

Durante le lavorazioni è emersa la necessità di intervenire su più livelli dell’edificio, inclusi seminterrati, impianti tecnici, vie di fuga ed elementi strutturali. La complessità è aumentata ulteriormente a causa dello status di edificio storico vincolato. La quale impone il rispetto rigoroso degli elementi architettonici originali, destinati a essere restaurati e ricollocati al termine dei lavori.

Possibile amianto e ritardi: il nodo principale del cantiere

Il problema più rilevante resta la possibile presenza di amianto, che secondo la fonte si sarebbe rivelata superiore rispetto a quanto indicato dalle analisi preliminari. Il materiale è stato individuato progressivamente in diverse aree dell’edificio, rendendo necessari interventi aggiuntivi e modifiche alle tecniche di lavorazione.

Come più volte spiegato da ONA in Italia, La gestione dell’amianto richiede procedure specialistiche, tempi più lunghi e costi elevati per la rimozione e lo smaltimento. Questo ha inevitabilmente rallentato il cronoprogramma dei lavori.

A complicare ulteriormente la situazione si sono aggiunti anche fattori organizzativi, tra cui difficoltà nella gestione degli appalti, il fallimento di uno dei contraenti e l’aumento dei costi di materiali e manodopera.

Un progetto di recupero tra conservazione e modernizzazione

Nonostante le difficoltà, l’obiettivo finale della riqualificazione resta quello di restituire alla città una struttura completamente rinnovata ma rispettosa del suo valore storico.

La futura Congress Hall sarà trasformata in uno spazio polifunzionale destinato a eventi culturali, istituzionali e di spettacolo. Il progetto prevede l’installazione di nuovi sistemi elettroacustici, illuminotecnici e scenotecnici, oltre a una completa riorganizzazione degli spazi interni.

La capienza sarà compresa tra 2.400 e 2.600 posti, con un miglioramento significativo del comfort grazie a nuove sedute e maggiore spazio tra le file. Particolare attenzione sarà dedicata anche agli spazi dietro le quinte, ai percorsi tecnici e all’accessibilità per le persone con disabilità.

Un edificio simbolo della storia di Varsavia

La Congress Hall è una delle strutture più iconiche del complesso del Palazzo della Cultura e della Scienza, costruito tra il 1952 e il 1955. Nel corso dei decenni ha ospitato eventi politici, culturali e musicali di rilievo internazionale.

Tra gli appuntamenti più noti figurano concerti storici, manifestazioni internazionali e importanti eventi televisivi e sportivi, che hanno contribuito a renderla un punto di riferimento per la vita culturale della capitale polacca.

La sala era stata chiusa nel 2014 per consentire l’avvio dei lavori di restauro, ma il progetto ha subito numerose interruzioni fino alla ripresa del 2023. Da allora, la complessità dell’intervento ha continuato a far slittare le tempistiche.

L’obiettivo più difficile del restauro

Ogni intervento deve essere coordinato con le autorità competenti per la tutela dei beni storici, in particolare con il conservatore provinciale dei monumenti della Masovia, che supervisiona il rispetto delle caratteristiche architettoniche originali dell’edificio.

Tempi incerti e costi in aumento

Il progetto, già caratterizzato da anni di ritardi, ha visto crescere in modo significativo i costi complessivi, che ammontano ormai a diverse centinaia di milioni di zloty (moneta della Polonia). Un esempio delle difficoltà legate al recupero di edifici storici complessi, dove la necessità di conservazione si intreccia con problemi strutturali e ambientali imprevisti.

Fonte: WhiteMad

 

Strage di Capaci, agente scorta di Falcone chiede riconoscimento come vittima indiretta della mafia

Tirindelli, ex scorta fissa di GIovanni Falcone
Tirindelli, ex scorta fissa di GIovanni Falcone

Ci sono date che continuano a bruciare nel ricordo collettivo. Il 23 maggio 1992 è una di queste: il giorno in cui la violenza mafiosa squarciò l’autostrada di Capaci, portando via il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un attentato che segnò la storia d’Italia, ma anche le vite di chi, quel giorno, sopravvisse per una coincidenza.

Tra loro, Luciano Tirindelli, agente della Polizia di Stato ed ex componente della scorta fissa del giudice Falcone. Oggi, a distanza di oltre trent’anni, chiede allo Stato di riconoscere formalmente ciò che la storia urla: il suo essere vittima indiretta della criminalità organizzata mafiosa.

L’emozione oltre il filo

Quando oggi ho ricevuto la telefonata da Luciano Tirindelli l’emozione è stata intensa. La storia di Giovanni Falcone echeggia nel nostro ricordo come archetipo e paradigma della lotta alla mafia e ancora prima di principi etici universali che rendono oggettivo riconoscere ciò che giusto e da che parte stare. Scriverne quindi costituisce quindi un dovere morale accompagnato da un senso di debito umano, civile e storico nei confronti dell’immensità di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutti coloro che hanno perso la vita cercando la verità contro quel terribile “fatto umano” (come lo definiva lo stesso Falcone) che è la criminalità organizzata.

Il caso: vivere sotto scorta, vivere nel mirino

Tirindelli ha operato nella scorta di Falcone in uno dei periodi più critici della lotta alla mafia, svolgendo una missione quotidiana sospesa tra disciplina e pericolo.

Gli uomini della scorta erano, di fatto, obiettivi primari delle organizzazioni mafiose. Un pericolo concreto, costante, personale. Ogni spostamento, ogni turno, ogni giorno rappresentava un’esposizione diretta al rischio.

Il 23 maggio 1992, però, Tirindelli non era in servizio. Il suo turno si era concluso alle ore 14.00. Una circostanza fortuita, una di quelle coincidenze che separano la vita dalla morte. Una linea sottile che lo ha tenuto lontano dall’esplosione, ma non dalle sue conseguenze.

Quando il danno non è visibile, ma esiste

L’istanza, depositata il 23 febbraio 2026 al ministero dell’Interno, porta la firma dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente nazionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il cuore della richiesta si fonda su un principio: lo status di vittima della criminalità organizzata non si limita ai soli eventi lesivi diretti.

Può essere riconosciuto anche quando esistono effetti pregiudizievoli duraturi, fisici, psichici o relazionali, purché collegati causalmente alla minaccia o all’azione mafiosa.

Nel caso di Tirindelli, l’esposizione prolungata al rischio, la consapevolezza di essere un bersaglio e il contesto di massimo allarme che precedette le stragi del 1992 costituiscono elementi rilevanti, documentati da fonti storiche, investigative e processuali.

Una richiesta che interpella lo Stato

Secondo gli istanti, il mancato riconoscimento finora rappresenterebbe una lacuna istituzionale significativa. Una distanza tra il sacrificio vissuto e il riconoscimento formale.

La richiesta è chiara: valutare un caso unico, storicamente determinato, eccezionale e non replicabile. Un caso che richiede rigore, equilibrio e rispetto dei principi di legalità, ragionevolezza e proporzionalità.

Il valore della coerenza

La richiesta di Luciano Tirindelli si colloca all’incrocio tra memoria e diritto, una domanda di riconoscimento umano e istituzionale.

La speranza è che il ministero dell’Interno valuti l’istanza alla luce dei principi costituzionali di tutela della persona, eguaglianza sostanziale e protezione effettiva delle vittime.

Perché la storia non si cambia. Ma si può scegliere come riconoscerla. E, soprattutto, come onorare chi ne porta ancora il peso.

RC, dibattito sull’esclusione di Anna Maria Stanganelli dal ruolo di Garante della Salute

Massimo Alampi (RC) e Anna Maria Stanganelli
Massimo Alampi (RC) e Anna Maria Stanganelli

Massimo Alampi dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) sezione di Reggio Calabria, ha espresso preoccupazione in merito alla decisione di escludere la dottoressa Anna Maria Stanganelli dalla selezione per il ruolo di Garante della Salute.

Secondo Alampi,  durante il periodo in carica, Stanganelli ha rappresentato un punto di riferimento per molti cittadini, distinguendosi per un approccio operativo e per la vicinanza alle problematiche del territorio.

L’importanza della continuità

Alampi evidenzia il valore della continuità amministrativa, ritenuta importante soprattutto in ambiti delicati come quello della tutela della salute. In quest’ottica, l’esclusione viene interpretata da lui come una decisione che potrebbe incidere sulla prosecuzione delle iniziative già avviate.

Le motivazioni dell’esclusione dalla selezione per il ruolo di Garante della Salute

La dottoressa Anna Maria Stanganelli non è stata ammessa alla selezione per il ruolo di Garante della Salute sulla base dell’articolo 4 della legge regionale 10 luglio 2008, n. 22. La quale stabilisce che l’incarico dura per l’intera legislatura e non è rinnovabile.

Uno degli aspetti segnalati da Alampi riguarda l’interpretazione della normativa regionale di riferimento.

Nel punto dell’Art. 4 (Nomina, requisiti e incompatibilità) leggiamo: “l’incarico del Garante dura per l’intera Legislatura e non può essere rinnovato.”

Secondo il coordinatore “l’applicazione delle disposizioni sull’ineleggibilità (articolo 4) sarebbe stata ritenuta prevalente rispetto ad altre previsioni normative (articolo 7). La quale avrebbe potuto forse consentire una rielezione limitata nel caso specifico.”

In particolare, l’articolo 7 dispone che, se il Consiglio regionale non provvede entro 180 giorni, la nomina può avvenire tramite decreto del Presidente del Consiglio regionale, con possibilità di una sola rielezione.

Stanganelli era stata nominata il 21 ottobre 2022 proprio con questa modalità. Il suo incarico si è concluso nell’agosto 2025, in seguito alla fine anticipata della legislatura.

“L’allontanamento della Stanganelli potrebbe mettere a rischio l’efficacia dei numerosi protocolli d’intesa sottoscritti, a partire da quello con l’ONA sez.di Reggio Calabria. Quell’accordo era un impegno solenne per garantire la sorveglianza sanitaria degli ex esposti all’amianto previsto nel PRAC ( piano regionale amianto Calabria)”. – Ha concluso Alampi.