Un mese particolarmente significativo sul fronte della tutela delle vittime dell’amianto si chiude con una sentenza che rappresenta una svolta importante per i diritti previdenziali dei lavoratori esposti. A raccontarlo è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, intervistato dal giornalista Luigi Abbate, commentando una storica vittoria ottenuta in provincia di Siracusa, nel polo industriale di Priolo Gargallo.
Corte d’Appello di Catania sui benefici previdenziali da amianto
La vicenda riguarda un lavoratore che si era visto rigettare, sia in primo che in secondo grado, la domanda di prepensionamento legata all’esposizione ad amianto. L’azione legale portata avanti dall’ONA non si è fermata e ha raggiunto la Corte di Cassazione, che ha annullato le precedenti decisioni disponendo il rinvio alla Corte d’Appello di Catania.
Dopo anni di attesa, la Corte d’Appello ha accolto la domanda giudiziale, condannando l’INPS alla rivalutazione contributiva. Una decisione che ha permesso di ristabilire un principio fondamentale di giustizia.
Rivalutazione contributiva e riliquidazione della pensione
Nel frattempo, il lavoratore aveva maturato il diritto alla pensione continuando a lavorare. Proprio per questo motivo, l’azione legale non si è fermata al solo riconoscimento del beneficio, ma ha incluso anche la richiesta di ricostituzione della posizione contributiva e la riliquidazione della pensione.
Grazie al riconoscimento di quindici anni di esposizione ad amianto con coefficiente 1,5, il lavoratore ha potuto beneficiare del massimo incremento contributivo. Questo comporta sia un aumento dell’importo mensile della pensione, che il pagamento degli arretrati maturati nel tempo, con un impatto economico concreto e duraturo.
Benefici amianto anche senza malattia: un principio fondamentale
La tutela previdenziale prima della malattia
Uno degli aspetti più rilevanti sottolineati dall’avvocato Bonanni riguarda il fatto che i benefici contributivi per esposizione ad amianto spettano anche in assenza di una patologia asbesto-correlata già manifestata. La latenza delle malattie da amianto può durare decenni e proprio per questo la legge tutela il lavoratore anche nella fase precedente alla malattia.
Il prepensionamento consente di anticipare l’uscita dal lavoro, eliminando l’esposizione al rischio e rappresentando sia una forma di giustizia che una misura di prevenzione sanitaria.
Prepensionamento e riduzione del rischio
Anticipare il pensionamento significa interrompere il contatto con ambienti contaminati e ridurre sensibilmente il pericolo di sviluppare gravi patologie in futuro. Ciò assume un valore che va oltre l’aspetto economico, diventando uno strumento di tutela della salute e della dignità del lavoratore.
Malattie asbesto-correlate e diritti rafforzati
Nel caso in cui venga riconosciuta una patologia asbesto-correlata, la normativa prevede tutele ancora più incisive. L’articolo 13, comma 7, della legge 257 del 1992 stabilisce un beneficio previdenziale pari al 50% del periodo di esposizione ad amianto, valido ai fini del prepensionamento.
Per i lavoratori già pensionati, lo stesso beneficio consente la rivalutazione contributiva utile alla riliquidazione della pensione, con conseguente aumento dei ratei mensili.
Una forma di risarcimento contributivo
Come evidenziato dall’avvocato Ezio Bonanni, questi benefici rappresentano una vera e propria forma di risarcimento contributivo. Non si tratta solo di numeri, ma del riconoscimento di anni di lavoro svolti in condizioni pericolose, spesso senza adeguate protezioni e informazioni.
Una vittoria simbolo per le vittime dell’amianto
La sentenza ottenuta a Priolo Gargallo diventa così un grimaldello giuridico capace di aprire nuove strade per tanti altri lavoratori esposti ad amianto.
L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto continua su tutto il territorio nazionale, affinché nessun lavoratore resti solo di fronte alle conseguenze di una delle più gravi emergenze sanitarie e occupazionali della storia industriale italiana.



