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martedì, Settembre 1, 2026

Amianto, il caso Gianni Oliva: intervista all’avvocato Ezio Bonanni (VIDEO)

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La vicenda amianto torna al centro dell’attenzione attraverso la vicenda di Gianni Oliva, dipendente ferroviario che ha lavorato presso le OGR di Voghera e che è stato colpito da mesotelioma prima della morte, avvenuta nel 2024.

A parlare del caso è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto (ONA), intervistato da Luigi Abbate.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che riguarda le possibili esposizioni all’amianto subite nel corso degli anni da numerosi lavoratori del comparto ferroviario.

Il caso di Gianni Oliva e l’esposizione all’amianto

L’avvocato Bonanni sottolinea come, nel caso di Oliva, siano presenti alcuni elementi ritenuti particolarmente significativi sotto il profilo del riconoscimento dell’origine professionale della malattia.

Secondo quanto riferito dal presidente ONA, INAIL ha riconosciuto l’origine professionale della patologia. A questo elemento si aggiungerebbe l’attestazione del COR della Regione Lombardia, il Centro operativo regionale del Registro nazionale dei mesoteliomi.

Mesotelioma, il ruolo del COR Lombardia

Il mesotelioma è una delle patologie maggiormente associate all’esposizione alle fibre di amianto. La lunga latenza della malattia può rendere complessa la ricostruzione delle esposizioni avvenute molti anni prima.

Il quadro viene inoltre collegato alla presenza di placche pleuriche, alterazioni che possono essere associate all’esposizione ad amianto. L’avvocato Bonanni le indica nell’intervista come un ulteriore elemento da considerare nella ricostruzione dell’esposizione.

Naturalmente, la valutazione medico-legale dell’origine di una patologia deve essere effettuata sulla base della documentazione clinica, lavorativa ed epidemiologica disponibile.

Amianto tra passato e il presente

Per decenni l’amianto è stato utilizzato in numerosi comparti industriali e ferroviari per le sue caratteristiche di resistenza al calore e capacità isolanti. La presenza di materiali contenenti amianto ha interessato diversi ambienti di lavoro, con modalità di esposizione differenti.

Nell’intervista, Bonanni richiama anche il dato epidemiologico relativo ai lavoratori prima della messa al bando del 1992, sostenendo che il numero dei casi di mesotelioma rappresenti un elemento che merita attenzione.

È importante, tuttavia, distinguere tra la presenza di una concentrazione significativa di casi e l’accertamento delle responsabilità individuali o aziendali. Quest’ultimo aspetto può essere stabilito esclusivamente attraverso le procedure e le autorità competenti.

La richiesta alla Procura di Pavia

Dopo la morte del padre, Gianluca Oliva, figlio di Gianni, avrebbe chiesto alla Procura della Repubblica di Pavia di verificare la sussistenza di eventuali elementi rilevanti sotto il profilo penale.

Si tratta, è importante precisarlo, di una richiesta di accertamento e non dell’affermazione di una responsabilità già stabilita.

Spetterà quindi agli organi giudiziari valutare la documentazione disponibile e verificare, qualora ne ricorrano i presupposti, eventuali responsabilità.

L’impegno dell’ONA per le vittime dell’amianto

Nel corso dell’intervista, Ezio Bonanni ribadisce anche l’impegno dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto nella tutela delle persone colpite dalle malattie asbesto-correlate e dei loro familiari.

Il caso di Gianni Oliva diventa così parte di una riflessione più ampia sulla prevenzione delle esposizioni professionali e sulla necessità di ricostruire, quando possibile, la storia lavorativa delle persone che hanno sviluppato patologie dopo essere state esposte all’amianto.

Per i familiari, infatti, il riconoscimento dell’origine professionale della malattia rappresenta un passaggio importante, sia sul piano della tutela previdenziale e assistenziale sia per comprendere le circostanze che possono aver contribuito all’insorgenza della patologia.

Amianto e lavoro: la prevenzione resta fondamentale

Anche se l’utilizzo dell’amianto è stato vietato in Italia con la legge 257 del 1992, molti materiali installati in precedenza possono essere ancora presenti negli edifici, negli impianti e nelle strutture realizzate negli anni passati.

Per questo motivo la conoscenza della storia degli edifici e degli ambienti di lavoro, insieme alla corretta gestione dei materiali contenenti amianto, continua ad avere un ruolo importante.

Il caso di Gianni Oliva pone quindi interrogativi che riguardano non soltanto la sua vicenda personale, ma anche la memoria delle esposizioni professionali che hanno interessato il mondo ferroviario.

La posizione dell’ONA

L’ONA, attraverso il suo presidente Ezio Bonanni, dichiara di voler proseguire nell’attività di tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.

Il principio fondamentale resta quello della verifica documentale e giudiziaria dei fatti.

La vicenda mostra ancora una volta quanto sia importante non dimenticare le esposizioni professionali all’amianto e continuare a investire nella prevenzione, nella sorveglianza sanitaria e nella tutela dei lavoratori.

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