31.1 C
Rome
sabato, Agosto 15, 2026

Uranio impoverito: ONA al fianco di militari e famiglie. Recenti sentenze confermano nesso di causalità

Letto: 8 volte

Ultimi articoli

La questione delle conseguenze sanitarie associate all’esposizione a uranio impoverito e nanoparticelle di metalli pesanti continua a interessare militari italiani impiegati in missioni internazionali e in particolari contesti operativi.

Secondo dati riportati negli anni  dall’ONA Osservatorio Nazionale Amianto, il fenomeno avrebbe coinvolto migliaia di militari. Con un bilancio stimato in oltre 400 decessi e circa 8.000 persone malate.

Militari esposti: una questione ancora aperta

Il tema riguarderebbe in particolare il personale che ha prestato servizio in Balcani, Iraq, Afghanistan e in altri scenari caratterizzati da condizioni ambientali e operative particolari.

Nel corso degli anni sono state segnalate diverse patologie, tra cui linfomi, leucemie e altre malattie oncologiche.

La questione assume quindi una particolare rilevanza sul piano del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e dello status di Vittima del Dovere.

La svolta del Consiglio di Stato sul nesso causale

Sul piano giuridico, negli ultimi anni la materia ha registrato sviluppi significativi.

Una delle novità più importanti è rappresentata dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 7 ottobre 2025, che ha affrontato proprio il tema delle patologie tumorali insorte nei militari esposti, durante il servizio, a uranio impoverito o nanoparticelle di metalli pesanti.

La giurisprudenza ha riconosciuto, in presenza dei presupposti previsti dalla normativa, una presunzione relativa del nesso causale. In sostanza, non viene richiesto al militare di dimostrare attraverso una prova scientifica individuale e diretta ogni passaggio del rapporto tra esposizione e malattia. L’amministrazione può comunque superare tale presunzione dimostrando una specifica origine estranea al servizio della patologia.

Si tratta di un passaggio importante rispetto a una materia che per anni ha prodotto contenziosi complessi.

La stessa giustizia amministrativa ha successivamente richiamato i principi dell’Adunanza plenaria anche in ulteriori decisioni, confermando la rilevanza dell’articolo 603 del Codice dell’ordinamento militare nel procedimento di accertamento.

Il riconoscimento come Vittima del Dovere

Per il militare o per i familiari di una persona deceduta, il percorso può comprendere la raccolta della documentazione sanitaria, di servizio e relativa alle missioni effettuate, oltre alla ricostruzione delle condizioni ambientali e operative nelle quali è stata svolta l’attività.

Ogni posizione deve essere valutata singolarmente. La documentazione può infatti assumere un ruolo decisivo nella ricostruzione della storia professionale e sanitaria dell’interessato.

In questo ambito si inserisce l’attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che offre assistenza medico-legale alle persone che chiedono il riconoscimento dei propri diritti come Vittime del Dovere. L’Avv. Bonanni e la referente Avv. Linda Bruno per l’uranio impoverito hanno già ottenuto significativi risultati L’organizzazione ha dedicato specifici approfondimenti al tema dell’uranio impoverito e delle patologie segnalate tra i militari italiani.

 

L’impegno dell’ONA secondo Ezio Bonanni

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avvocato Ezio Bonanni, sottolinea da tempo l’importanza di garantire attenzione sanitaria e tutela giuridica al personale delle Forze Armate coinvolto in queste vicende.

 

«Non siamo animati da uno spirito di vendetta, ma da una profonda sete di verità e giustizia», afferma Bonanni, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di salute dei militari e sulla possibilità di ottenere il riconoscimento previsto dalla normativa.

Secondo il presidente ONA, “l’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare la prevenzione, migliorare la trasparenza delle informazioni sui rischi ambientali e rendere più accessibili i percorsi di tutela per il personale militare e per i familiari.”

La posizione dell’associazione si inserisce in un dibattito che coinvolge da anni istituzioni, mondo scientifico, associazioni di categoria e famiglie dei militari.

Assistenza per militari e familiari

L’invito rivolto dall’ONA ai militari che abbiano sviluppato una patologia dopo una missione o che abbiano ricevuto una diagnosi durante controlli sanitari è quello di non trascurare la propria storia di servizio e di acquisire tutta la documentazione utile.

La possibilità di ottenere un riconoscimento non può essere stabilita in modo automatico sulla base della sola diagnosi. È invece necessario verificare condizioni operative, esposizioni documentate, percorso professionale, quadro clinico e normativa applicabile.

Per questo motivo, nei casi individuali, può essere utile rivolgersi a professionisti qualificati per una valutazione medico-legale e giuridica.

Una tutela che riguarda anche le famiglie

La questione non interessa soltanto i militari ancora in servizio o in vita. In determinate circostanze, anche i familiari possono trovarsi coinvolti nelle procedure relative al riconoscimento dei benefici previsti per le Vittime del Dovere.

Il tema dell’uranio impoverito resta dunque legato non soltanto alla salute, ma anche alla memoria, alla prevenzione e alla tutela dei diritti di chi ha prestato servizio in condizioni operative particolarmente complesse.

Le recenti pronunce del Consiglio di Stato rappresentano, sotto il profilo giuridico, un elemento di particolare interesse e rendono ancora più importante una corretta informazione sulle procedure di riconoscimento.

 

- Advertisement -spot_img

Numero verde ONA

spot_img

Chiedi assistenza gratuita