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mercoledì, Gennaio 28, 2026

Amianto, lo spettacolo di Ragazzo, riflessioni su performance art

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Lo spettacolo teatrale “Fibronit: dall’amianto alla rinascita”, ideato e diretto da Fabio Ragazzo, unisce impegno sociale e sensibilizzazione sulla tragedia dell’amianto.

Fabio Ragazzo, in una intervista della prima avvenuta alcuni mesi fa, ha spiegato di essere stato attratto moltissimo dalla vicenda locale della Fibronit. “Volevo raccontare una storia della nostra città, qualcosa che fosse legata a Bari. Mi sono appassionato al tema e ho scoperto che, nonostante l’importanza della vicenda, mancavano libri o approfondimenti completi che narrassero questa lunga battaglia”. – Ha affermato.

Una tragedia ambientale raccontata a teatro

Lo spettacolo ripercorre la storia della cosiddetta “Fabbrica della morte”, la Fibronit, attiva dal 1935 al 1985. Durante questi cinquant’anni, nell’azienda ci sono stati oltre 700 decessi, tra lavoratori e cittadini esposti direttamente o indirettamente alle fibre di amianto. Attraverso la rappresentazione teatrale, le vittime ritrovano voce, trasformando la denuncia in simbolo di rinascita collettiva.

Ragazzo ha sottolineato come l’opera combini documentazione storica ed emozione, mostrando l’impegno di una città intera nel portare alla luce un dramma spesso ignorato. “È stato un percorso difficile, ma anche entusiasmante”, ha dichiarato il regista, “perché Bari è riuscita a ottenere ciò che desiderava: trasformare un’area segnata dalla sofferenza in un luogo di rinascita”.

Il parco della Rinascita: un omaggio alle vittime

L’iniziativa teatrale è arrivata in estate un momento simbolico, poco prima dell’inaugurazione del Parco della Rinascita, realizzato sul sito dell’ex Fibronit. Il parco infatti rappresenta un segno concreto per le vittime dell’asbesto e per le loro famiglie. L’area, una volta teatro di malattia e lutto, diventa oggi uno spazio verde dedicato alla vita e alla collettività, a testimonianza di come la città abbia trasformato la tragedia in opportunità di rinascita.

Teatro e un messaggio per la comunità

La rappresentazione di Ragazzo ha avuto anche un forte valore educativo e sociale, coinvolgendo il pubblico nel ricordo di una vicenda che ha segnato profondamente la città di Bari. La scelta di teatro e festival come strumenti di divulgazione ha permesso di unire cultura, storia e impegno civile.
Un approccio che ci ricorda quanto il ricordo delle vittime debba essere onorato  attraverso anche altri linguaggi, culturali ed artistici.

Altri spettacoli teatrali sull’amianto

Negli ultimi anni, diversi spettacoli teatrali in Italia hanno affrontato il tema dell’amianto e delle sue conseguenze sulla vita delle persone e delle comunità. Ad esempio, “Vite sospese”, rappresentato a Casale Monferrato, racconta la storia delle vittime dell’Eternit e delle battaglie legali e civili portate avanti dalle famiglie. Lo spettacolo combina testimonianze reali e ricostruzioni sceniche, evidenziando l’impatto umano e sociale dell’amianto.

Un altro esempio significativo è “Fibre invisibili”, prodotto a Torino, che mette in scena le vicende dei lavoratori esposti all’amianto in fabbriche e cantieri, mostrando le difficoltà legate al riconoscimento della malattia e il lungo percorso di giustizia ambientale.

Cosa può fare la performance art

Staccandoci ora dal teatro di Ragazzo e di altri autori, mi permetto di fare una digressione personale. Se fossi alla regia di una performance con al centro la vicenda dell’amianto, probabilmente coinvolgerei le vittime e inviterei loro a raccontare le loro storie dal vivo. Nulla è più potente della verità, coerentemente con una visione “dove tutto ciò che avviene è reale non c’è interpretazione”. 

Ho imparato che il pubblico si arrende dinanzi a chi mette a nudo le proprie fragilità, come nel caso di (A)mare Conchiglie (2012) dove migranti dal mare hanno raccontato le loro storie da una tavolata sospesa in mezzo al mare. O come nel caso del progetto “Davide e Golia” (2019), dove testimoni di giustizia che si sono opposti alle mafie hanno narrato, dal palco, la propria vicenda.

Credo che nulla possa colpire e far riflettere come l’esperienza vissuta divulgata in prima persona. Ogni parola, ogni pausa, ogni gesto diventerebbe testimonianza. La forza della scena sta nel rendere visibile l’invisibile, nel dare voce a chi troppo spesso è rimasto senza voce. E’ così che il teatro può trasformarsi davvero in strumento di denuncia permettendo al pubblico di confrontarsi con la realtà più cruda. Ma anche di accedere a un’esperienza emotiva che resta dentro, molto oltre l’applauso finale.

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