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martedì, Agosto 9, 2022

Shilajit: benefici della resina “dono miracoloso di Dio” 

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Lo Shilajit è una sostanza resinosa utilizzata dalla medicina ayurvedica

Shilajit: luogo di origine

Lo shilajit è una resina nerastra-brunastro, ricca di minerali, che si trova principalmente nelle montagne dell‘Himalaya, Tibet e Altai. Qui è conosciuta anche con i nomi: mumie, mumio (moomiyo) o asphaltum.

Composta da più di 85 minerali e oligomenti, principi attivi antiossidanti, antinfiammatori e adattogeni, viene considerata un vero e proprio “nettare vitale”. Contiene inoltre il 60-80% di composti umici (componenti dell’humus) come umina, acido umico e acido fulvico.

Fuoriesce da strati di roccia e si forma a seguito di una lentissima decomposizione delle piante e delle pressione delle placche rocciose. Una volta raccolta, viene purificata. Poi è pronta per l’uso.

Origine del nome 

Per le sue sorprendenti caratteristiche, lo shilajit è stato chiamato anche “Antica panacea” e “Dono miracoloso di Dio”. La traduzione della parola Shilajit significa “Conquistatore di montagne e distruttore di debolezza”. Fra poco capirete perché.

Chi ha scoperto lo Shilajit?

Le prime notizie sullo shilajit risalgono a circa 3000 anni fa. A parlarne, un antico testo sanscrito, il Charak Sahinta, che lo descrive come una “misteriosa e miracolosa sostanza, capace di annientare ogni debolezza”. 

Sulla scoperta dello Shilajit si tramanda una curiosa leggenda. 

Alcuni abitanti di un villaggio ai piedi dell’Himalaya, notarono che delle scimmie si recavano ogni estate sui pendii delle montagne. Qui si mettevano a leccare delle sostanze secrete dalle rocce. Questi animali erano noti per la loro forza, longevità e intelligenza. Allora, gli uomini imitarono le scimmie e in breve tempo sperimentarono le straordinarie proprietà della resina.

La medicina ayurvedica si impossessa della resina 

La medicina ayurvedica considera da sempre questa resina, un Rasayana. Parola che letteralmente significa “sentiero dell’essenza” , ma che in questo caso rimanda alle sue proprietà rinvigorenti.

Gli ayurvedici impiegano lo shilajit nel trattamento di svariate patologie: anemia, dolore cronico, diabete, colite ulcerosa, disturbi digestivi, eczema, osteoartrosi, fratture ossee fino all’impotenza.

In India è anche usato come “yogavaha”, cioè come potenziatore sinergico di altri farmaci. 

Adottato anche dalla medicina “allopatica” 

  1. Diversi studi preliminari suggeriscono che lo shilajit potrebbe offrire determinati benefici per la salute, tra cui: aumento del colesterolo HDL, riduzione dell’infiammazione generale, protezione dai danni di radio e chemioterapia;
  2. Altri usi tradizionali comuni includono la sua azione nei disturbi genitourinari, ittero, ingrossamento della milza, epilessia, disturbi nervosi, bronchite cronica e anemia. Lo shilajit è anche indicato per il trattamento di calcoli renali, edema ed emorroidi, come antisettico interno e per ridurre l’anoressia;
  3. I suoi componenti organici svolgono anche un ruolo nel trasporto di diverse sostanze minerali verso i loro obiettivi cellulari;
  4. Può agire come un “adattogeno”, un gruppo di sostanze note per migliorare la resistenza del corpo allo stress, aumentare la libido e aumentare l’energia.

Peccato solo che sia una resina rara e molto costosa…

I benefici dello Shilajit

  • Alzheimer: secondo un rapporto 2012 pubblicato nel Journal International, la composizione molecolare dello shilajit, potrebbe aiutare a prevenire o rallentare la progressione dell’Alzheimer. Ciò si deve alla presenza dell’acido fulvico, un potente antiossidante che contribuisce alla salute cognitiva, prevenendo l’accumulo di proteine TAU; 
  • Livelli bassi di testosterone: alcuni uomini hanno un livello particolarmente basso dell’ ormone sessuale. I disturbi più frequenti sono: perdita di capelli e aumento del grasso corporeo. Uno studio clinico ha effettuato dei test su due gruppi di volontari maschi di età compresa tra i 45 e i 55 anni. Chi aveva assunto 250 milligrammi di shilajit purificato (due volte al dì), dopo 90 giorni aveva un livello di testosterone significativamente più elevato rispetto al gruppo trattato con del placebo;
  • Infertilità: può altresì contrastare l’infertilità maschile. A suggerirlo  è uno studio del 2010 condotto su un gruppo di 60 uomini infertili (pubblicato sulla rivista Andrologia). La cura a base di shilajit ha aumentato del 12% la motilità dello sperma;
  • Potenziatore del primo e secondo Chakra: ciò si deve alla sua azione sulle ghiandole surrenali e gonadi (ghiandole genitali);
  • Sindrome da fatica cronica (CFS): in uno studio condotto sui topi (pubblicato nel Journal of Etnofarmacologia nel 2012), i ricercatori hanno riscontrato che l’integratore aumenta naturalmente la funzione mitocondriale del corpo. In sostanza, lo shilajit sembra in grado di agire positivamente sull’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene).

Ancora benefici 

  • Invecchiamento: ricco di acido fulvico, lo shilajit ha un notevole potere antiossidante e antinfiammatorio; può proteggere contro i radicali liberi e il danno cellulare);
  • Anemia: la carenza di ferro può causare anemia. I suoi sintomi includono: debolezza e battito cardiaco irregolare;
  • Sindrome d’alta quota: usato dagli Sherpa, gli scalatori himalayani che guidano le spedizioni sulla vetta più alta del mondo, lo shilajit ha dei composti che potenziano l’assorbimento e il trasporto dell’ossigeno (e del ferro) alle cellule, avendo come effetto una maggiore forza fisica, chiarezza mentale e anche permette di sopportare le elevate altitudini;
  • Colesterolo alto: uno studio pubblicato nel 2003 ha riscontrato dei miglioramenti nei livelli di colesterolo in 30 individui (da 16 a 30 anni), che avevano assunto l’integratore.

Effetti collaterali dello Shilajit 

Sebbene sia un alimento naturale, lo shilajit non si dovrebbe consumare crudo. Può contenere infatti: ioni metallici pesanti, radicali liberi e funghi. 

Anche se può avere effetti benefici in caso di lieve anemia, l’integratore non assunto in caso di anemia falciforme, emocromatosi (troppo ferro nel sangue), o talassemia. 

Attenzione alle reazioni allergiche. In caso di eruzioni cutanee, aumento della frequenza cardiaca o vertigini, bisogna sospendere l’assunzione dell’integratore.

Shilajit può aumentare la produzione del corpo di acido urico e, a sua volta, peggiorare condizioni come la gotta.

In certi casi, potrebbe alterare i livelli ormonali del corpo, compreso un significativo aumento dei livelli di testosterone totale e deidroepiandrosterone (DHEA-S) .

Le donne, i bambini e i neonati allattati al seno non dovrebbero prendere lo shilajit in alcuna forma. 

Dove si trova e come si usa?

Questo integratore si trova sia in polvere sia in capsule, sia in formulazione liquida. Quest’ultima è consigliabile.

Poiché lo shilajit è una materia prima rara e costosa, sul mercato si potrebbero trovare dei prodotti di scarsa qualità, che contengono poco shilajit e tanti additivi. In certi casi, la resina non è opportunamente purificata.

Per essere certi di acquistare un prodotto di qualità, bisognerebbe verificare che sia: 

  1. Purificato seguendo la procedura standard usata da millenni (coadiuvata dalle moderne tecnologie);
  2. Certificato con analisi di laboratorio che ne garantiscano la purezza e assenza di metalli pesanti;
  3. Avere un aspetto liquido e resinoso; 
  4. Confezionato in bottiglie di vetro viola “Miron” per mantenere inalterate le caratteristiche benefiche.

Riguardo al dosaggio, è consigliabile consumare al massimo 150 mg una o due volte al giorno. 

Può essere applicato localmente sulla pelle e mescolato ad impacchi e unguenti, che hanno risultati eccellenti grazie alla sua elevata efficacia.

L’Ona per la tutela dell’ambiente e della salute

Oltre all’amianto, contro la quale da oltre 20 anni si batte l’Ona, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si aggiungono anche altre forme di inquinamento. L’avvocato Bonanni spiega da sempre come è necessario tutelare l’ambiente e la salute in ogni modo e che non si possono considerare le soglie minime sotto le quali elementi cancerogeni possono non causare danni. Perché vanno considerate le esposizioni ad altri cancerogeni e ad altri inquinanti.

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