Contratto tra medico e paziente

Responsabilità civile del medico

La responsabilità civile può declinarsi in extracontrattuale ex art. 2043 c.c., ovvero in contrattuale ex art. 1218 c.c..

In materia sanitaria, ai fini della responsabilità contrattuale del medico, occorre che si sia precedentemente instaurato un rapporto obbligatorio, come un contratto di lavoro subordinato o un contratto d’opera. Infatti, la professione medica può essere svolta anche nelle forme dell’art. 2230 e ss c.c., quindi tramite metodi organizzativi orientati alla solidarietà nell’esercizio di una funzione pubblica.

Ad ogni modo, si impone la precisazione per cui la prestazione medica, qualora precostituita tramite contratto, ha natura di obbligazione di mezzi e non di risultato. certamente, il medico non potrà mai assicurare la guarigione, tuttavia, deve utilizzare tutti i mezzi scientifici più idonei al raggiungimento del risultato auspicato.

Al contrario, la responsabilità extracontrattuale esclude il rapporto contrattuale con il paziente, essendo legata al generale principio del neminem laedere.

Il rapporto diretto che intercorre tra medico e paziente è a tutti gli effetti un contratto.

Ad esso, pertanto, va applicata la disciplina sul rapporto contrattuale di modo che ai sensi dell’art. 1218 c.c.

responsabilità civile del medico

Il contratto non scritto tra medico e paziente

Non è, dunque, necessaria l’esistenza di un contratto perchè si profili una responsabilità civile in capo al sanitario.

Fino all’introduzione della Legge Gelli nel 2017, la responsabilità medica veniva sempre ricondotta all’art. 1218 c.c.. In riferimento alla struttura sanitaria, ciò veniva giustificato in ragione del contratto di spedalità stipulato con il paziente. In relazione al medico dipendente della stuttura sanitaria, invece, la responsabilità contrattuale dsi sarebbe determinata in ragione della sussistenza di un contatto sociale qualificato. Questo, generava, infatti, doveri di protezione del medico verso il paziente senza che fosse necessario alcun contratto.

Con tale espressione si identifica il rapporto instauratosi tra due soggetti a seguito di un obbligo legale o un altro rapporto contrattuale intervenuto tra soggetti diversi. Il medico dipendente di una struttura sanitaria, allora, rispondeva direttamente in forza del contatto sociale qualificato. Invece la casa di cura rispondeva ex art. 1228 c.c., in concorso ex art. 1218 c.c.

Tale ipotesi, peraltro, era assai diffusa nella prassi. Atteso che, il paziente, generalmente, stipulava un contratto di assistenza con una struttura sanitaria presso cui lavorava il medico che lo avrebbe preso in cura. In tal modo, la struttura sanitaria, complessivamente, si obbligava formalmente a garantire la custodia del paziente stesso.

La Legge Gelli-Bianco e la nuova responsabilità medica

L’introduzione della Legge 24/2017, ha inteso perseguire il fine di rendere meno gravoso il modello di responsabilità per l’esercente la professione sanitaria. Abbattendo anche il rischio della cd “medicina difensiva”, tale legge ha definitivamente sancito la natura extracontrattuale della responsabilità del sanitario per i danni conseguenmti alla sua condotta.

Infatti, l’art. 7 della Legge, prevede una diversificazione tra le responsabilità della struttura e quelle del sanitario. la prima è concepita come contrattuale, mentre, la seconda è extracontrattuale. A tale suddivisione fa eccezione solo l’ipotesi in cui il medico abbia assunto un’obbligazione contrattuale direttamente con il paziente.

In ciò si rinviene il vantaggio. Infatti, promuovendo l’azione ai fini della responsabilità contrattuale, il paziente/danneggiato deve dimostrare il danno e il nesso eziologico che lo lega alla condotta del sanitario. Alla struttura sanitaria, ovvero al medico, invece, è sufficiente provare l’esatto adempimento, ovvero che l’eventuale inadempimento sia dipeso da causa a lui non imputabile.

Ad ogni modo, il nesso causale e la colpa del medico o della struttura, non sussistono ove il peggioramento delle condizioni del paziente sia dipeso da una circostanza eccezionale e non prevedibile.

Per quanto concerne l’azione extracontrattuale, invece, l’onere della prova deve riferirsi all’esistenza del danno, al nesso cauale e all’elemento soggettivo del medico. Inoltre, l’art. 2947 c.c., per tale azione, impone un termine prescrizionale quinquiennale, più breve rispetto a quello decennale per l’azione contrattuale.

Le procedure preliminari all’azione per il risarcimento

Coloro i quali abbiano subito pregiudizi a seguito di errori commessi dai sanitari ai quali si sono affidati, possono sempre azionare la procedura per il risarcimento del danno, avverso la struttura dsanitaria, il medico, ovvero la compagnia assicurativa.

La Legge Gelli del 2017, ha, però, stabilito la necessità dell’espletamento di una consulenza tecnica preventiva, o, in alternativa, del procedimento di mediazione. Per la consulenza tecnica preventiva, è espressamente richiesto il litisconsorzio necessario delle relative compagnie assicurative.

Per quanto concerne la mediazione, l’art. 8 co. 4-bis D. Lgs 28/2010, stabilisce che il giudice può trarre argomenti di prova dalla mancata partecipazione al procedimento senza giustificato motivo. Egli, pertanto, può anche condannare la parte costituita che non vi partecipi a versare allo Stato una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

Azione di risarcimento danni struttura sanitaria

Esperita una di tali procedure, il paziente/danneggiato potrà adire il giudice per l’azione di risarcimento del danno, ricorrendo ex art. 702-bis.

Egli, poi, può agire discrezionalmente contro la struttura sanitaria o sociosanitaria, il sanitario, ovvero, direttamente contro l’impresa di assicurazione. In tale ultima ipotesi, è comunque previsto il liticonsorzio della struttura sanitaria o dell’esercente la professione sanitaria.

Come precisato, il rapporto che si instaura tra paziente e struttura sanitaria è considerato al pari di un contratto anche se non vi è sottoscrizione di alcun accordo scritto. Allora, il pasiente che si assume leso deve provare di essersi rivolto alla struttura sanitaria, di aver subito un pregiudizio, spiegare in cosa consista l’errore medico e in che termini questo è causa dei danni subiti.

Tuttavia, il danno può dipendere anche da cause organizzative della struttura, delle quali la stessa risponde delle carenze funzionali e delle inadeguatezze, salvo la prova di aver agito correttamente.

Ai fini della sussistenza della responsabilità professionale del medico, è necessario dimostrare il nesso causale tra la condotta e il danno. Inoltre è necessario che l’azione dello stesso sia connotata in termini di dolo o colpa, gravando sul medico l’onere di provare l’assenza di tali elementi soggettivi. Ad ogni modo, le “linee guida” dettano le condotte minime richieste ai medici nelle varie circostanze, fungendo da guida nelle relative azioni.

Assistenza

Obbligo di informazione: il consenso informato

La responsabilità civile del medico impone l’ulteriore, anzi, primario, obbligo di informare il paziente. Ciò inerisce ad un livello di adempimento più elevato e non strettamente connesso alla prestazione professionale in sé.
Questo, infatti, caratterizza tutta la fase del rapporto con il paziente. Sia quella preventiva, che quella esecutiva della somministrazione della cura, nonché, da ultimo, quella successiva all’intervento medico. In tale fase il paziente deve essere messo a conoscenza delle probabilità di successo dell’eventuale terapia indicata, come delle cure alternative, se esistenti, o dei possibili effetti svantaggiosi.

Tali obblighi di informazione sono tesi a soddisfare il diritto al consenso informato del paziente. Esso consiste nell’acquisizione per il paziente di tutte le informazioni necessarie per la scelta consapevole e libera del trattamento terapeutico. Pertanto è espressione del principio di autodeterminazione circa la propria salute. 

La violazione dell’obbligo del consenso informato

Sino ad un recente passato, si riteneva che la violazione dell’obbligo di informazione da parte del medico costituisse causa di risarcimento del danno solo nella misura in cui si verificassero a danno del paziente eventi lesivi del proprio stato di salute a seguito di errore medico.

In questo modo, tuttavia, l’obbligo di informazione si confondeva con l’obbligo di diligenza. Di conseguenza, il paziente non era tutelato adeguatamente di fronte alla mancata informazione circa gli effetti collaterali dell’intervento.

Tuttavia, la più recente giurisprudenza, sulla base di quanto suggerito dalla migliore dottrina, ha chiarito definitivamente che la violazione dell’obbligo di informazione costituisce autonoma fonte di responsabilità in tutti i casi in cui dall’intervento scaturiscano effetti lesivi per il paziente, indipendentemente dal fatto che l’intervento sia stato eseguito correttamente e diligentemente.

Infatti, come chiarito da recente giurisprudenza di Cassazione , in punto di responsabilità sanitaria per l’inadempimento dell’obbligo dui acquisizione del consenso informato è possibile compiere una distinzione. L’omessa o insufficiente informazione preventiva è idonea a porsi ex se in relazione causale diretta con la lesione del diritto all’autonoma valutazione circa i rischi e benefici del trattamento sanitario.

Nel caso in cui in seguito alla mancata informazione, si deduca la lesione del diritto alla salute il pazioente deve dimostrare l’opzione che avrebbe concretamente prescelto, se adeguatamente informato. In tale ipotesi, la mancata informazione fonda la responsabilità solo in quanto si presuma vi sarebbe stato dissenso. (Cass. civ., Sez. III, Ord. n. 24471/2020)

È del tutto indifferente, quindi, ai fini della responsabilità del medico per violazione del diritto del paziente al c.d. consenso informato, il buon esito dell’intervento. 

In base a questo principio, ad esempio, è sicuramente responsabile il medico che abbia somministrato un antidepressivo al paziente senza averlo informato delle conseguenze cui quest’ultimo sarebbe andato incontro.

Responsabilità civile del medico: la prova

Quanto alla prova che deve fornire il paziente in un giudizio civile in cui contesti al medico responsabilità per violazione del consenso informato, in linea con quanto detto in precedenza relativamente all’obbligo di diligenza, non sarà il paziente a dover dimostrare che non è stato preventivamente informato, ma è il medico che deve fornire la prova di aver informato il paziente.

Tale informazione dovrà avvenire attraverso l’esibizione di moduli prestampati di consensi informati debitamente sottoscritti, con la precisazione che detta sottoscrizione non esonera affatto il medico dal fornire al paziente tutte quelle informazioni adeguate verbali, che tengano conto del livello culturale ed intellettuale del paziente destinatario.

Tutela legale per responsabilità civile del medico

A causa del particolare tecnicismo della materia, è sempre opportuno oltreché consigliabile rivolgersi ad un avvocato. Qualora non fossero sufficienti le informazioni qui riportate, è possibile richiedere il parere legale gratuito.