Presentata in Consiglio regionale una proposta di revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti per le zone sensibili del Veneto. L’obiettivo è rimuovere la deroga che consente la realizzazione di impianti per lo smaltimento dell’amianto in territori di alta pianura e nelle aree di ricarica degli acquiferi.
La proposta di Filippo Rigo
Il consigliere regionale Filippo Rigo sottolinea come la deroga attuale consenta la costruzione di nuove discariche di amianto in zone già compromesse.
Secondo Rigo la presenza di impianti in aree delicate potrebbe avere conseguenze pesanti per l’ambiente e le comunità locali.
Un punto di vista, però, che si confronta con la necessità di nuove discariche, considerato che in Italia ce ne sono circa 17 contro 40 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti sul territorio nazionale.
Focus sul territorio tra Villafranca e Valeggio
Un riferimento diretto viene fatto al territorio veronese, in particolare all’area tra Villafranca e Valeggio. “Si tratta di aree che hanno già pagato un prezzo altissimo a livello ambientale – sottolinea Rigo – ed è proprio da qui che nasce l’urgenza di intervenire sulla normativa, condividendo questa priorità con comitati e amministratori locali”.
L’obiettivo è garantire che la gestione dei rifiuti sia equilibrata tra esigenze di smaltimento e tutela dei cittadini.
Equilibrio tra gestione dei rifiuti e tutela del territorio
Pur riconoscendo la necessità di trovare soluzioni adeguate per lo smaltimento dei rifiuti, Rigo afferma che queste impattano soprattutto alcuni territori.
La proposta vorrebbe quindi combinare la gestione dei rifiuti con la protezione dell’ambiente e della salute pubblica.
Pochi impianti ed un cane che si morde la coda
Il corto circuito è inevitabile considerato però che in Italia, le discariche autorizzate per lo smaltimento dell’amianto (RCA) sono effettivamente poche e insufficienti, distribuite prevalentemente in 8 regioni, tra cui Sardegna, Piemonte, Lombardia, Basilicata ed Emilia Romagna. Criticità spesso segnalata dall’Avv. Ezio Bonanni e dall’Osservatorio Nazionale amianto.
Questa scarsità, unita alla saturazione dei siti esistenti, causa notevoli difficoltà di smaltimento, lunghi trasporti verso l’estero e l’aumento di rischi ambientali.
Inoltre la mancanza di siti di smaltimento determina un aumento del rischio di abbandono illecito e di dispersione di fibre nell’ambiente.
Basti pensare che ad aprile 2025, a Crotone, la Guardia di Finanza ha rinvenuto e sequestrato un’area di quasi 19.000 metri quadri, una discarica abusiva di rifiuti pericolosi tra cui asbesto.
Ricordiamo che oggi, 30.01.2026 a Catanzaro, si svolge l’importante convegno “Amianto e altri rischi cancerogeni, stato dell’arte e prospettive per il futuro”



