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giovedì, Febbraio 19, 2026

Decreto sicurezza. Intervista a Paola Santospirito, malata di asbestosi

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Nel nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri, il Capo III rappresenta uno dei passaggi più significativi per le vittime del dovere. Abbiamo quindi intervistato Paola Santospirito, moglie di vittima del dovere. La donna si è ammalata asbestosi per le fibre di amianto inalate lavando le divise del marito, luogotenente della marina Militare Leonardantonio Mastrovito.
Santospirito ora soffre anche di un tumore al seno.

Se potesse fare proposte concrete al Parlamento per modificare o integrare l’art. 27 del nuovo Decreto Sicurezza quale sarebbe?
«Inserirei le esposizioni indirette DPR 510/99 art. 2 comma 3 per le mogli dei militari che si sono ammalate di malattie oncologiche o preoncologiche a causa dell’amianto e di altre sostanze nocive, lavando le tute da lavoro per avere i riconoscimenti previdenziali.

Per coloro che lavorano pur ammalate di asbestosi e non possono andare in pensione. Sempre con il riconoscimento della causa di servizio del proprio coniuge dichiarato vittime del dovere equiparato e con sentenza vinta di risarcimento danni.»

Ci sono risarcimenti economici o indennizzi che ritiene fondamentali e che oggi non vengono garantiti in modo sufficiente?
«Sì, oggi i lavoratori per ottenere risarcimenti equi devono fare ricorsi giudiziari. Perché spesso i vari enti non risarciscono in modo sufficiente. E comunque nessun risarcimento ti può restituire la salute o la vita perduta.»

Può raccontarci come l’esposizione indiretta attraverso gli indumenti di suo marito ha avuto un impatto sulla sua salute quotidiana?
«L’esposizione indiretta avviene per inalazione delle fibre rilasciate dai tessuti. A causa del lavaggio e manipolazione degli indumenti di lavoro di mio marito.
Come l’amianto che si manifesta con asbestosi ( e altre patologie asbesto correlate, n.d.r) o i metalli pesanti(uranio, tungsteno) trovati nel mio cancro al seno.»

Quali difficoltà mediche e psicologiche ha affrontato legate a queste patologie?
«La consapevolezza dell’esposizione, anche se passata, mi ha generato livelli di ansia, paura, rabbia, soprattutto collegata alla paura di sviluppare altre malattie tumorali come il terribile mesotelioma.

Si soffre di depressione, attacchi di panico e stress post-traumatico. Non si dorme la notte e tutto questo altera la qualità della vita ogni giorno.»

Che cosa ha significato per lei ottenere la sentenza del Tribunale Civile di Roma che ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione indiretta e l’asbestosi?

«Ottenere questo risultato è stato grandioso per le esposizioni indirette dentro le “mura domestiche”. La prima sentenza in assoluto di riconoscimento danni in Italia.
Un grazie all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che ha creduto in me. Da qualche mese mi ha nominata a Taranto come coordinatrice ONA. Per aiutare altre vittime come me che si sono ammalate indirettamente. Bisogna avere cura dell’ambiente, dei luoghi di lavoro bonificando da questa sostanza killer.»

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