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venerdì, Dicembre 12, 2025

Corea del Sud: proteste civiche per eliminare l’amianto

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Con l’elezione di Lee Jae Myung alla guida della Corea del Sud, gruppi autonomi hanno dato il via ad una serie di manifestazioni settimanali nella capitale Seoul. Le proteste mirano ad attirare l’attenzione su diverse crisi ambientali e sanitarie, tra cui la presenza di amianto in edifici pubblici e lo scarico di acque inquinate dalle dispersioni nucleari di Fukushima.

Decontaminazione delle scuole entro il 2027

Negli ultimi anni, la Corea ha fatto passi avanti concreti nell’affrontare le bonifiche dell’amianto, specialmente nelle scuole. Sebbene il divieto dell’amianto sia arrivato più tardi rispetto ad altri Paesi dell’OCSE, il governo coreano ha accelerato il processo, diventando un modello internazionale. Entro il 2027, l’intero sistema scolastico sarà bonificato dal pericoloso materiale. Questa iniziativa ha attirato l’interesse anche del Giappone: una delegazione di avvocati giapponesi è attesa in Corea per studiare le pratiche messe in campo.

Proteste a Seoul: i cittadini chiedono più impegno

Gli attivisti hanno espresso preoccupazione per la scarsa vigilanza sulle operazioni di rimozione dell’amianto. Secondo le associazioni presenti, non tutti gli operatori avrebbero rispettato le norme previste e il subappalto non autorizzato resta una pratica diffusa, mettendo a rischio lavoratori e cittadini.

Inoltre, il Paese conta circa 950.000 edifici ancora dotati di coperture in cemento-amianto, soprattutto in aree rurali. A questi si aggiungono le regioni dove l’amianto è presente naturalmente nel suolo, e che necessitano di gestione ambientale sicura.

Risarcimenti e tutele ancora insufficienti

Un altro nodo sollevato riguarda l’accesso limitato al fondo di compensazione per le vittime dell’amianto. Alcune categorie di persone, come chi ha sviluppato tumori legati all’amianto ma non inclusi nella legge attuale, o chi è stato esposto tramite impianti industriali, non hanno ancora ottenuto riconoscimento né sostegno adeguato. Le associazioni chiedono una revisione della normativa per includere tutti i casi.

Choi Ye-yong: “Serve un piano condiviso per una Corea più sicura”

Durante la manifestazione, Choi Ye-yong – direttore del Citizens’ Center for Environmental Health – ha ricordato il passato difficile del Presidente Lee, rimasto invalido in giovane età per un incidente sul lavoro. Ha sottolineato come lo sviluppo economico del Paese abbia avuto un costo elevato in termini di salute pubblica, e ha invitato il governo a investire nella sicurezza degli edifici, puntando anche su soluzioni moderne come pannelli solari e tecnologie pulite.

“La bonifica dell’amianto può essere un’occasione per rinnovare in sicurezza le infrastrutture del Paese. Serve un confronto aperto con la società civile per costruire insieme una Corea davvero libera dall’amianto”, ha dichiarato Choi.

Un punto di riferimento asiatico per la lotta all’amianto

Nonostante i traguardi raggiunti, la società civile coreana continua a sollecitare maggiore attenzione, equità e trasparenza nella gestione dell’eredità tossica dell’amianto. Il caso della Corea del Sud si sta rivelando un punto di riferimento per l’intera regione asiatica e per i Paesi che ancora devono completare il proprio percorso verso l’eliminazione dell’asbesto.

Le considerazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“E’ fondamentale una presa di coscienza mondiale rispetto alla pericolosità dell’amianto. I fatti in Corea del Sud sono il sintomo di un approccio consapevole rispetto all’ambiente, alla salute ed al territorio”. Ha affermato l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA.

Fonte: International Ban Asbestos

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