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giovedì, Agosto 13, 2026
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L’orrenda fiaba di Maddie e l’orco

Maddie- Bomarzo
Bomarzo

EDITORIALE a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

L’orco è bello e simpatico tanto quanto lo è Maddie

Finalmente ho capito che tutti quei racconti sull’uomo nero, sull’orco a caccia di bambini, i nostri nonni e genitori, ce li propinavano a fin di bene, per metterci in guardia da brutti incontri.

Poi pian piano il ruolo di narratori si è robottizzato. È passato per personaggi improbabili, caricaturali, troppo cattivi, esagerati nel mostruoso aspetto, sino a renderli paradossalmente incredibilmente simpatici, proprio per i piccini. Una sorta di riscatto, di riabilitazione per i brutti, una sconfessione della teoria lombrosiana sulla somatizzazione del crimine.

Altro che il criminale nato, caratterizzato da cranio piccolo, orbite oculari grandi, fronte sfuggente, rigonfiamento alla base della testa, insensibile, impulsivo e incapace di provare rimorso.

In realtà, il mostro seriale, l’orco, non è nero ma bianco. Ha gli stessi occhi azzurri della vittima. Occorre capire che la perfida insidia si nasconde nell’apparente normalità, nel gentile approccio.

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Rivedere i protocolli di tutela e garanzia della privacy

Così si diviene orco soltanto dopo investigazioni e giudizi che abbiano compiuto il loro iter per anni ed anni, sempre che casualmente si sia intuita la coincidenza, la combinazione non fortuita di una invisibile presenza territoriale, laddove bambini siano spariti nel nulla, piuttosto che nelle loro assatanate grinfie.

Forse è venuto il tempo di rivedere i protocolli di tutela, di garanzia, di rispetto della privacy per essere dalla parte dei bambini, piuttosto che dei satrapi. Adesso, come è capitato e capita per tanti innocenti, della cui sparizione non abbiamo nemmeno notizia, se non per deduzione, come nel caso dei piccoli migranti soli, regolarmente scomparsi nell’ordine delle migliaia, dovremmo chiederci dove sono finiti , ascoltare quel coro di voci ormai mute e pur disperanti.

Un report ministeriale registra anche i minori arrivati da soli in territorio italiano e che si sono poi resi irreperibili alle autorità: a fine 2019 questi erano 5.383, scomparsi nel nulla nel corso degli anni.

Turpi pedofili, assassini, sfruttatori schiavisti, commercianti d’organi, ma anche cinici gestori di pelosa accoglienza, distratti tutori della sicurezza, miopi componenti di una collettività impaurita, tutti finiamo per essere orchi, salvo stupirci di un mediatico urlo, riscoprire negli occhi azzurri screziati d’oro di Maddie la gioia espiatoria dell’innocenza e nello sguardo acciaioso del carnefice la cupidigia per anime innocenti da vendere al diavolo: una diversa fiaba, che è metafora della nostra diversa realtà.

Ugo Ristori, il senso della vita e il giorno della marmotta

Ugo Ristori e Il giorno della marmotta
Il giorno della marmotta

EDITORIALE a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

Questo è il giorno in cui lo sport italiano deve interrogarsi su che senso abbia il sacrificio di milioni di quadri volontari , di dirigenti e di tecnici, di animatori, che da decenni hanno operato ed operano perché la pratica sportiva si affermi come una cultura del buon vivere.

La scomparsa di Ugo Ristori, Presidente dell’UISP

Ieri, ad ottantotto anni, è scomparso Ugo Ristori, sino al 1982 Presidente dell’UISP e da ultimo Segretario Generale dell’Accademia Olimpica. Quella di Ugo Ristori è stata una vita intera dedicata con competenza e gentilezza ad una causa nobile, che molti di noi hanno condiviso e condividono, a fronte di un mondo complicato e stupidamente sordo, sinora addirittura riottoso ad ogni ragionevole sollecitazione riformista, affinché il merito e la competenza di affermino nell’interesse della collettività.

Ristori ci lascia con la Stella d’Oro al Merito Sportivo sul petto, ma lasciando un fardello che tocca raccogliere ed un percorso ancora da completare su di una via accidentata. E sempre ieri, Daniele Masala, oro olimpico e mente d’eccellenza, ha raccolto l’ennesimo testimone di una staffetta infinita, eletto Presidente della Tevere Remo, uno dei più antichi sodalizi all’origine dello sport capitolino e caposaldo di quello nazionale.

Il nuovo incarico, qualcosa di più di un semplice avvicendamento, forse un segnale di cambiamento, un positivo auspicio per un futuro diverso, una inversione di tendenza che potrebbe contaminare altre assemblee e determinare nuovi orientamenti d’indirizzo, andando oltre il settore sportivo. Ed affermo questo, poiché di un cambio di metodo e di passo c’è vitale bisogno.

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Ripartono le attività e i servizi in salsa anti COVID

Perché oggi siamo a celebrare la riapertura dei giochi in senso lato, piuttosto che l’effettivo inizio lavori degli Stati Generali dell’Economia nel Casino Algardi, che fu luogo di delizie per i Pamphilj e Donna Olimpia Maidalchini. Perché è chiaro che la posta in gioco è bel altro che la discussione dei sei punti in centoventisette pagine del Rapporto Colao, unica pietra angolare sul tavolo. Poiché la partita vera da disputarsi non sarà certo quella tra Juve e Napoli per la Coppa Italia, ma ben altro.

Poiché ripartono le attività e i servizi in salsa anti COVID, con regole mal sopportate e la polizia strattonata da collettivi verniciatori ringalluzziti da planetarie proteste antirazziste. Perché riparte lucidamente la “marmotta ribelle” Alessandro Di Battista, che suona la diana in vista di un traguardo pentastellato diversamente configurato, dopo la doppia esperienza governativa gialloverde e giallorossa, con la pervasiva presidenza dell’ex consulente Giuseppi Conte. Perché riparte Beppe Grillo e si svegliano gli alleati di Governo del PD, Italia Viva e LEU.

Tanto plaxiglas e poca attività motoria

Perché Massimo Gilletti continua a martellare sui fianchi il Ministro Bonafede per la vicenda DAP e i “domiciliari” anti COVID, mentre Travaglio non attacca ma difende, ricontestualizzando la storia coloniale di Montanelli. Poiché ripartono gli eccessi assessorili da pulsioni ormonali e gli abbracci agonistici, anzi i cazzotti veri, seppure distanziati, purché amatoriali. Perché si preannuncia con tanto plexiglas e poca attività motoria la riapertura delle scuole, mentre si annunciano altri bonus per l’emergenza, si rimettono in discussione i redditi di cittadinanza e i “navigatori” in funzione dell’inserimento al lavoro latitano in smart working.

Perché, unica nota alta, il preludio ad un coinvolgimento responsabile dei giovani per il futuro loro e del Paese, degli “Erasmus” e dei “Millennials” con l’avvio virtuale e virtuoso di “Quale Futuro”, lodevolmente promosso con il Ministero per le Politiche Giovanili e lo Sport, non a caso, è stato nobilitato da un incisivo intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Covid e sport

Covid e sport
Covid e sport

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Covid e sport: terzo appuntamento di TROPS

Quindi siamo già al nostro terzo appuntamento con TROPS e che non possiamo esimerci dal dedicarlo ad un approfondimento su Covid e sport, l’impatto con l’epidemia da Coronavirus, il COVID 19.

Diciamo che una prima considerazione da fare è quella che ci si deve rifare assolutamente alla regola base della prudenza, specie se consideriamo la precedente terribile esperienza della Spagnola, giusto un secolo fa, quando l’umanità subì una vera e propria decimazione.

Non dobbiamo avere fretta e dunque occorre porre molta attenzione alle profilassi della prevenzione, almeno fintanto che non si disponga di un vaccino. Gli sport a squadre e di contatto subiranno limitazioni inesorabili, mentre la pratica dell’attività individuale e in natura sarà da preferire.

Infine, cominciamo a pensare che, dopo questa esperienza, nulla sarà più come prima, perché la natura ha infranto ancora una volta il nostro sogno d’onnipotenza.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene.

In primo luogo è importante evitare ogni forma di esposizione e attuare la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, anche a fini lavorativi, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita e di sottoporsi a sorveglianza sanitaria (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Una diagnosi precoce e terapie tempestive assicurano maggiori possibilità di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Di qui all’eternità?

Di qui eternità
Di qui all'eternità?

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

Ma non vi siete accorti che questi mesi di lockdown ci hanno trasformato. Siamo divenuti tutti Highlander, prima nel chiuso delle case sarcofagi ed ora “liberi” nelle surreali bolle, che vanno oltre i confini dei guanti e delle mascherine, che raggiungono i gomiti e vanno oltre, sino all’intangibilità dei cento… duecento centimetri del distanziamento?

Ecco, che assistere agli Stati Generali, con Giuseppe Conte, Ursula von der Leyen e Ignazio Visco, in video, come alla maratona digitale di Visionary Days “Quale Futuro”, con il Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, e con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mi ha confermato l’dea. Anzi mi ha definitivamente incardinato nel cervello la certezza che, andando oltre il reale, il virtuale aumentato ci sta rendendo progressivamente disponibili per una virtuosa eternità, seppure protagonisti di ogni bassezza terrena, nel breve presente della vita vissuta.

Eternità - Numero Verde Assistenza ONA

Di qui all’eternità?: il Covid ci ha fatto appassionare al cinema

Del resto, catturato ieri da uno degli “imperdibili” film che fluttuano nei notturni televisivi, ho in qualche modo vissuto quel clima fatto di passioni proibite, dai bordelli alle corna, dal nonnismo allo sport da reggimento, lo stesso, con gli stessi protagonisti, che sicuramente aleggiava nel Foro Italico presidiato dagli americani nel 1944, quando i “liberatori” Lancaster e Sinatra si esibivano per i colleghi tra i basiti colossi dello Stadio dei Marmi e l’Oscar con “Di qui all’eternità”, dieci anni dopo, nemmeno se lo sognavano.

Ecco, per venire al dunque, se per un verso la fotografia, il cinema, le infinite declinazioni della trasposizione digitale del nostro essere, ci vanno donando quella ubiquità che era prerogativa del Santo festeggiato ieri, Antonio da Padova e da Lisbona, per contro si diffonde un delirio generale – da resa dei conti – in cui si continuano ad abbattere uomini veri e simulacri. Altro che “Guardie e ladri” di pacioccona memoria.

Qui si spara. si uccide. si distrugge. Qui si tenta di sovvertire o se preferite ribaltare le regole del “padrone” e la storia per lui scritta delegittimandone gli autori. Insomma, una “rivoluzione culturale” da cui per un po’ nessuno si salverà, da Colombo a Milligan, da Leopoldo II a Churcill, da Montanelli a Romolo e i Romani stupratori delle Sabine.

Poi, nel divenire, di tanto sconquasso rimarrà l’eternità di un ritornello, ieri fatto di busti, monumenti equestri ed elegiaci dipinti, oggi di bilocazioni digitali, domani appunto di virtuali realtà iper e super, di perfetti cloni da poter riprodurre alla bisogna, salvo le anime, che saranno accuratamente ristrette nel Purgatorio in attesa del Giudizio.

Vite perdute, vite vendute

Vite perdute, vite vendute
Vite perdute, vite vendute

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

La percezione è così netta, sgradevole, tale da indurre tristezza, tanto profonda quanto la sensazione del nulla, del senza rimedio. Certo, vite perdute e vite vendute.

Mi dispiace, ma quelle di Giulio Regeni, massacrato in Egitto, di Gloria Trevisan e Marco Gottardi, la coppia di architetti carbonizzati nella Grenfell Tower a Londra, di Martina Rossi precipitata nell’orrore di una notte lontana dagli esami a Palma di Majorca o delle sette ragazze “Erasmus” stroncate dal sonno di un driver sulla strada per Valencia, associate ai molti opinabili esiti letali della pandemia da Coronavirus, del deragliamento sanitario rispetto a patologie diverse dal COVID 19, dei suicidi indotti dalla depressione economica, rischiano di essere di fatto vite vendute, dopo essere state irrimediabilmente perse.

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Vite perdute: impreparati alla pandemia per i tagli alla sanità

Basta fare mente locale, per capire che se eravamo impreparati per profilassi e presidi contro la pandemia, se i magazzini della protezione civile erano vuoti, se i nosocomi non erano attrezzati, il motivo era quello dei tagli cinici assestati negli anni alle spese per la sanità.

Basta riflettere sulle vicende associate della vendita di elicotteri (all’India, durante la vicenda dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone arrestati in Kerala) piuttosto che di fregate (adesso confermate per una commessa dall’Egitto) piuttosto che gli esiti giudiziari e giudiziali, con ridicole offerte di risarcimento per le giovani vittime, per giungere alla conclusione che, prima o dopo essere morti, i rischio che si corre è quello di essere comunque oggetto di contrattazione, di essere oggettivamente venduti.

Quando Henri Georges Clouzot, delle Vite Vendute di Arnaud, ne fece un film da antologia era il 1953, Yves Montand straripava nella sua fisicità. Dopo le bombe atomiche della Seconda Guerra i camion carichi di nitroglicerina facevano comunque impressione. Il prezzo per la vita degli autisti era comunque quello di un pugno di dollari. Ma loro erano soltanto i consapevoli protagonisti di una fiction.