Da tempo l’ONA richiama l’attenzione su conseguenze meno riconosciute ma non meno gravi, comprese le malattie autoimmuni, cardiovascolari e degenerative, che colpiscono lavoratori e cittadini esposti anche a basse dosi ma per periodi prolungati.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha da sempre sostenuto infatti che gli effetti dell’esposizione all’amianto non si esauriscono nelle patologie asbesto-correlate più note, come il mesotelioma o il carcinoma polmonare. La letteratura scientifica, che negli anni si è progressivamente ampliata, dimostra come le fibre di amianto possano incidere in modo sistemico sull’organismo, determinando alterazioni infiammatorie croniche, danni immunitari e patologie che vanno oltre l’apparato respiratorio.
“L’amianto è un fattore di rischio globale e non circoscritto a poche patologie. E’ necessario garantire una sorveglianza sanitaria adeguata, diagnosi più tempestive e una piena tutela giuridica per tutte le persone esposte.” ha affermato l’Avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA e dell’Osservatorio Vittime del Lavoro ed Equiparati Vittime del Dovere.
Il caso di Libby, Montana: una comunità esposta per decenni
Uno degli esempi più studiati a livello internazionale è quello di Libby, una cittadina del Montana (USA) che per anni ha convissuto con l’estrazione e la lavorazione della vermiculite contaminata da amianto anfibolo. Questo tipo di amianto, particolarmente aggressivo, ha contaminato l’ambiente, le abitazioni e i luoghi di lavoro.
I livelli di esposizione registrati nella popolazione locale sono stati così elevati da rendere Libby un caso emblematico per lo studio degli effetti a lungo termine dell’amianto sulla salute umana.
Amianto anfibolo e malattie autoimmuni: cosa emerge dagli studi
Nel corso di un incontro scientifico internazionale svoltosi nel giugno 2025, medici e ricercatori hanno presentato nuovi dati che mostrano un aumento significativo del rischio di malattie autoimmuni tra le persone esposte all’amianto anfibolo di Libby.
Tra le patologie osservate con maggiore frequenza figurano il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide, due malattie croniche in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti dell’organismo. Queste condizioni possono compromettere in modo serio la qualità della vita e richiedono cure continue.
A dichiararlo è Mesothelioma.net
Emergenza sanitaria e interventi pubblici
Già nel 2009, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA) aveva dichiarato Libby area di emergenza sanitaria pubblica. Questo provvedimento ha permesso l’avvio di una vasta bonifica ambientale e l’attivazione di strumenti di sostegno sanitario per i residenti colpiti.
Grazie a disposizioni speciali dell’Affordable Care Act (una legge federale statunitense promulgata nel 2010 per rendere l’assistenza sanitaria più accessibile molte persone con malattie riconducibili all’amianto) hanno potuto accedere a una copertura sanitaria dedicata, includendo inizialmente tumori e patologie respiratorie e, più recentemente, anche condizioni autoimmuni.
La ricerca sui meccanismi biologici
Durante la conferenza scientifica del 2025 organizzata da CARD (Center for Asbestos Related Disease CARD), diversi ricercatori hanno illustrato i progressi nello studio dei meccanismi biologici che collegano l’amianto anfibolo alle risposte autoimmuni.
Secondo gli studi presentati è stato confermato, come spesso evidenziato dall’Avv. Ezio Bonanni, che le fibre inalate possono innescare processi infiammatori cronici e alterare il funzionamento del sistema immunitario, favorendo la produzione di autoanticorpi. Questo tipo di risposta può manifestarsi anche molti anni dopo la prima esposizione, rendendo ancora più complesso il quadro clinico.
L’importanza del monitoraggio sanitario continuo
Un altro aspetto centrale emerso riguarda la necessità di un controllo sanitario costante per le popolazioni esposte. Gli screening effettuati per il tumore al polmone hanno permesso di individuare anche altre condizioni, come enfisema, calcificazioni delle arterie coronarie e alterazioni polmonari non tumorali.
Diagnosi più precoci grazie alle nuove tecnologie
Negli ultimi anni, la diagnostica ha fatto passi avanti importanti. Tecniche come la tomografia computerizzata ad alta risoluzione e l’ecografia consentono oggi di individuare precocemente molte patologie legate all’amianto.
La diagnosi in fase iniziale permette interventi terapeutici più tempestivi e può migliorare significativamente la prognosi, soprattutto per le malattie croniche che richiedono una gestione a lungo termine.
Informazione, assistenza e tutela dei pazienti
“Per chi ha ricevuto una diagnosi di malattia correlata all’amianto, l’informazione è uno strumento fondamentale. Comprendere l’origine della patologia consente di accedere più facilmente a cure, programmi di sorveglianza e a forme di tutela sanitaria e legale. La ricerca continua a fornire nuovi elementi utili a migliorare l’assistenza e a riconoscere l’impatto reale dell’amianto sulla salute umana.” Ha concluso Bonanni.



