Un importante riconoscimento arriva dalla giustizia per un caso di esposizione all’amianto nella Marina Militare. Il Tribunale di Bari ha emesso una sentenza definitiva che riconosce il maresciallo Francesco Pantaleo come vittima del dovere, accogliendo le istanze portate avanti dall’Osservatorio Nazionale Amianto.
Una decisione che rappresenta un punto fermo sul piano giuridico, ma che arriva dopo anni di sofferenza e solo dopo la scomparsa del militare.
Esposizione all’amianto sulle navi: una tragedia silenziosa
Per oltre trent’anni, dal 1977 al 2009, il maresciallo Pantaleo ha lavorato come meccanico navale. Secondo l’ONA, durante il servizio, sarebbe stato esposto alle fibre di amianto, presenti soprattutto nelle sale macchine. “Un’esposizione prolungata e inconsapevole che, nel tempo, ha avuto conseguenze.” – Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA.
Nel 2021 è arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico, una patologia strettamente legata all’amianto. Dopo tre anni di malattia, il maresciallo è morto nel 2024.
Sentenza definitiva: condannato il ministero della Difesa
La sentenza del Tribunale di Bari è ormai passata in giudicato e il giudice ha stabilito che esiste un nesso tra attività lavorativa e malattia.
Gli eredi quindi hanno diritto ai benefici maturati dal militare.
Inoltre il riconoscimento di “vittima del dovere” consente quindi ai familiari di ottenere quanto spettava al maresciallo.
La battaglia legale portata avanti dalla famiglia
Il militare non ha potuto vedere riconosciuti i propri diritti in vita. Dopo la sua scomparsa, sono stati i familiari a proseguire il percorso giudiziario fino alla sentenza definitiva.
Determinante è stato il lavoro del team legale guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, da anni impegnato nella tutela delle vittime dell’amianto.
Il servizio si avvale di una squadra di professionisti, tra cui Veronica Scigliano, Lidiana Belfiore, Giorgia Cicconi, Federica Pacca.
“Questa sentenza conferma una realtà che purtroppo si ripete spesso: la giustizia arriva dopo troppo tempo”, ha dichiarato Bonanni.
“Sono i familiari a sostenere lunghi procedimenti per ottenere diritti che dovrebbero essere riconosciuti rapidamente”.
Amianto nelle Forze Armate
A sottolineare l’importanza della decisione è intervenuta anche Francesca Piredda, che ha evidenziato come casi simili continuino a emergere. “L’esposizione all’amianto, soprattutto in ambito militare, deve essere riconosciuta senza costringere le famiglie a lunghi contenziosi”. – ha affermato.
Nonostante la sentenza definitiva, il percorso giudiziario non si è concluso del tutto. Restano aperti un procedimento davanti al TAR Puglia e una causa civile presso il Tribunale di Roma per il risarcimento ai familiari.
Un percorso che mira a ottenere ulteriori riconoscimenti per i danni subiti.



