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lunedì, Settembre 7, 2026

Amianto, Esercito e Vigili del Fuoco: mesotelioma e vittima del dovere, vicenda in appello

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Una lunga storia professionale tra Esercito e Vigili del Fuoco, l’esposizione all’amianto e, molti anni dopo, la diagnosi di mesotelioma pleurico. È la vicenda esaminata dal Tribunale di Catania nella sentenza n. 1935/2026, pubblicata il 29 aprile 2026.

Il caso riguarda un ex dipendente dei Vigili del Fuoco di Catania, indicato negli atti con le iniziali C.R.L.M., deceduto nel dicembre 2023 all’età di 72 anni.

Il Tribunale ha riconosciuto il rapporto tra l’esposizione professionale ricostruita nel corso del giudizio e la patologia, riconoscendo inoltre all’uomo lo status di equiparato alle vittime del dovere.

La decisione, tuttavia, è stata impugnata dai Ministeri della Difesa e dell’Interno. La controversia proseguirà quindi nei successivi gradi di giudizio.

Amianto, una storia di esposizione iniziata nell’Esercito

La ricostruzione contenuta nella pronuncia prende in esame diversi periodi della vita lavorativa dell’uomo.

Il primo risale al servizio militare di leva nell’Esercito, dove svolgeva mansioni di “marconista carro”. Secondo quanto esaminato dal giudice, durante quel periodo il militare sarebbe entrato in contatto con mezzi, apparati e materiali che all’epoca potevano contenere amianto.

L’esposizione non si sarebbe però limitata agli anni del servizio militare.

Successivamente, infatti, l’uomo iniziò la propria lunga attività professionale nei Vigili del Fuoco di Catania.

Quarant’anni nei Vigili del Fuoco

Per circa quattro decenni l’uomo prestò servizio presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco.

In una prima fase lavorò nell’area destinata alle attività di rimessa. In seguito si occupò anche di interventi di riparazione e manutenzione di veicoli e attrezzature tecniche.

È proprio questa lunga attività lavorativa a essere stata analizzata nel procedimento.

La sentenza ha preso in considerazione la documentazione disponibile, le testimonianze raccolte e gli elementi emersi dalla consulenza tecnica d’ufficio.

Il quadro ricostruito nel processo ha portato il Tribunale a riconoscere un ruolo concausale dell’esposizione all’amianto nell’insorgenza della malattia.

La diagnosi di mesotelioma pleurico

Il 16 dicembre 2019 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico di tipo epitelioide.

Si tratta di una neoplasia strettamente associata all’esposizione alle fibre di amianto e caratterizzata, spesso, da una lunga latenza tra esposizione e comparsa della malattia.

L’uomo è morto il 28 dicembre 2023, circa quattro anni dopo la diagnosi.

Nel procedimento giudiziario sono stati quindi ricostruiti sia la storia professionale sia i diversi periodi nei quali, secondo gli elementi acquisiti, sarebbe avvenuta l’esposizione.

Il ruolo della prevenzione del rischio amianto

Un altro aspetto esaminato nella sentenza riguarda le misure di prevenzione.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, nel corso del giudizio non sarebbe stata fornita dimostrazione sufficiente dell’adozione, durante i periodi considerati, di adeguate misure di protezione specificamente riferite al rischio amianto.

Il giudice ha inoltre esaminato gli aspetti relativi all’informazione dei lavoratori, ai dispositivi di protezione e alla sorveglianza sanitaria.

Si tratta di elementi particolarmente importanti nelle controversie riguardanti le esposizioni professionali, soprattutto quando la malattia compare molti anni dopo il periodo lavorativo.

Il riconoscimento come vittima del dovere

Il Tribunale di Catania ha quindi accolto in larga parte il ricorso e ha riconosciuto la posizione dell’uomo nell’ambito della tutela prevista per le vittime del dovere.

Dopo la morte, la controversia è stata portata avanti dalla vedova, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il riconoscimento giudiziario comporta conseguenze anche sul piano dei benefici spettanti ai familiari, secondo quanto stabilito dalla normativa applicabile.

La decisione è stata impugnata

La sentenza di primo grado non rappresenta però la conclusione della vicenda.

Il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno hanno proposto impugnazione, contestando la decisione del Tribunale.

Sarà quindi il giudizio di appello a stabilire se il riconoscimento ottenuto in primo grado verrà confermato, modificato o eventualmente riformato.

Bonanni: «Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie»

Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, che assiste la vedova e che da anni segue procedimenti riguardanti l’esposizione professionale all’amianto:

«Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie che hanno già pagato un prezzo altissimo. Le istituzioni dovrebbero essere le prime a riconoscere il sacrificio dei propri uomini, non costringere le loro famiglie a estenuanti battaglie per ottenere giustizia».

Amianto e mesotelioma: il problema della lunga latenza

La vicenda richiama ancora una volta uno degli aspetti più complessi delle malattie correlate all’amianto: il lungo intervallo di tempo tra l’esposizione e la comparsa della patologia.

Una persona può essere stata esposta alle fibre durante il periodo lavorativo e ricevere una diagnosi molti decenni più tardi.

Questo rende particolarmente importante ricostruire la storia professionale, gli ambienti di lavoro, le mansioni svolte e i materiali utilizzati.

Nel caso esaminato dal Tribunale di Catania, proprio la ricostruzione dei diversi periodi di servizio ha avuto un ruolo nel procedimento.

La battaglia giudiziaria continua

Con l’impugnazione dei Ministeri, la vicenda passa ora a una nuova fase.

L’eventuale conferma del riconoscimento ottenuto in primo grado sarà quindi affidata al giudizio di appello.

 

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