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lunedì, Agosto 31, 2026

Amianto e Nuova Zelanda, circa 220 morti l’anno

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Anche in Nuova Zelanda il rischio amianto continua a interessare il mondo del lavoro con un tasso di mortalità quotidiana di circa 220 decessi l’anno.
La storia dell’elettricista Andrew Winder, 49 anni, malato di mesotelioma sarcomatoide, è stata resa pubblica dalla stampa neozelandese ed ha acceso i riflettori sulla necessità di una maggiore formazione per tutti i lavoratori che possono entrare in contatto con materiali contenenti amianto durante le attività professionali.

Il caso neozelandese e la richiesta di più formazione

Winder sostiene che durante il suo percorso professionale non avrebbe ricevuto informazioni sufficienti sulla possibile presenza di amianto nei quadri elettrici sui quali interveniva.

Secondo il suo racconto, anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro il tema non sarebbe stato affrontato in modo adeguato durante le riunioni dedicate alla salute e alla sicurezza.

Da questa esperienza nasce una richiesta precisa: introdurre un modulo standardizzato sulla sicurezza legata all’amianto nei percorsi formativi delle professioni tecniche e artigianali in Nuova Zelanda.

L’obiettivo è permettere a elettricisti, idraulici, muratori e altri lavoratori di riconoscere situazioni potenzialmente rischiose prima di effettuare interventi su edifici o materiali di vecchia realizzazione.

Amianto, in Nuova Zelanda circa 220 morti ogni anno

Secondo WorkSafe New Zealand, l’autorità neozelandese per la salute e sicurezza sul lavoro, l’amianto costituisce ancora la principale causa di morte correlata al lavoro in Nuova Zelanda.

L’esposizione può infatti precedere di molti anni, e in alcuni casi di decenni, la comparsa della patologia. Questo rende la prevenzione e la corretta informazione dei lavoratori elementi centrali della sicurezza professionale.

Il rischio riguarda anche chi non fa bonifiche

Uno degli aspetti evidenziati nel dibattito neozelandese riguarda la difficoltà di intercettare tutte le esposizioni professionali.

I lavoratori specializzati nella rimozione dell’amianto operano all’interno di procedure specifiche. Diversa può essere la situazione di chi incontra accidentalmente il materiale durante un’attività ordinaria.

Un elettricista può dover forare un vecchio pannello. Un idraulico può intervenire su una tubazione. Un muratore può effettuare una demolizione o una ristrutturazione.

In questi casi, non riconoscere preventivamente un materiale contenente amianto può aumentare il rischio di esposizione.

È proprio su questa fascia di lavoratori che la formazione assume un ruolo particolarmente importante.

Gli edifici costruiti prima del 2000

La normativa neozelandese dedica particolare attenzione agli edifici realizzati prima del 1° gennaio 2000: in queste strutture è possibile trovare materiali contenenti amianto.

“Prima di determinati lavori è necessario adottare procedure di identificazione e gestione del rischio. È fondamentale innanzitutto identificarlo, valutarne le condizioni e impedire che venga distrutto durante le lavorazioni.” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto dall’Italia.

Alcuni dati su amianto e Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda aveva un Asbestos Exposure Register, istituito nel 1992 per raccogliere le segnalazioni volontarie di persone che ritenevano di essere state esposte, soprattutto sul lavoro. Il registro è stato chiuso alle nuove registrazioni il 6 dicembre 2023, perché per molti soggetti non erano disponibili informazioni sufficienti sull’entità dell’esposizione e sugli eventuali effetti sulla salute.

Secondo il New Zealand Carcinogens Survey, circa il 4% dei lavoratori neozelandesi era considerato probabilmente esposto all’amianto. E circa l’1,1% era classificato in una fascia di esposizione elevata.

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