Amianto e Marina Militare, risarcimento a famiglia di ex fuochista

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In questa intervista all‘Avv. Ezio Bonanni, si parla di una nuova sentenza. Secondo quanto dichiarato dal legale, il Tribunale di Lecce ha pronunciato una condanna al risarcimento in favore di un familiare di un ex militare, deceduto dopo aver sviluppato un mesotelioma.

La vittima aveva prestato servizio come fuochista di leva sulle unità navali della Marina Militare tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Durante quel periodo avrebbe lavorato anche in ambienti nei quali erano presenti materiali contenenti amianto.

Amianto, la storia dell’ex fuochista

Il caso riguarda un ex appartenente alla Marina Militare che aveva svolto il servizio di leva con mansioni di fuochista. Le attività si erano svolte a bordo di diverse unità navali e in un contesto storico nel quale l’amianto era ampiamente utilizzato in ambito navale e industriale.

Il materiale veniva impiegato,, in passato, tra le altre applicazioni, per le sue proprietà isolanti e resistenti alle alte temperature. Tuttavia, la dispersione delle fibre durante lavorazioni, manutenzioni e interventi sui materiali poteva comportare un rischio significativo per la salute.

“Dopo anni dall’esposizione, l’ex militare si era ammalato di mesotelioma, una patologia tumorale strettamente associata all’inalazione di fibre di amianto. La malattia ha avuto un esito fatale e ha dato origine a un contenzioso giudiziario promosso dai familiari per ottenere il riconoscimento dei danni subiti.” Afferma Bonanni.

 Le sentenze tra Genova e Lecce contro il Ministero della Difesa

Come ricostruito dall’avvocato Bonanni, “la vicenda giudiziaria si è sviluppata attraverso procedimenti distinti, riguardanti diversi componenti della famiglia. Una prima decisione della Corte d’Appello di Genova aveva riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, disponendo il risarcimento sia dei danni trasmessi agli eredi, definiti iure hereditatis, sia dei danni personali subiti da uno dei figli, secondo il principio dello iure proprio. Un ulteriore procedimento, relativo a un altro figlio della vittima, era invece pendente davanti al Tribunale di Lecce. Anche in questo caso il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento, pronunciando una nuova condanna nei confronti del Ministero della Difesa.”

I due procedimenti avrebbero quindi affrontato le richieste risarcitorie di differenti familiari, nell’ambito della medesima vicenda di esposizione professionale.

Perché è importante il passaggio in giudicato della sentenza

Uno degli aspetti sottolineati dal legale riguarda la mancata impugnazione della decisione del Tribunale di Lecce.

Il passaggio in giudicato significa che la sentenza è diventata definitiva, non essendo stata proposta impugnazione nei termini previsti.

Si tratta di un elemento giuridicamente rilevante, perché consolida il riconoscimento del diritto al risarcimento per il familiare interessato dal procedimento.

La situazione degli altri componenti della famiglia resta invece distinta. Secondo quanto riferito da Bonanni, sono ancora pendenti ulteriori fasi giudiziarie: un procedimento di primo grado relativo alla vedova e un altro giudizio collegato alla decisione della Corte d’Appello di Genova, impugnata davanti alla Corte di Cassazione.

Ogni posizione dovrà quindi essere valutata sulla base del proprio iter processuale.

 Le responsabilità per l’esposizione all’amianto

Nel suo intervento, l’avvocato Bonanni evidenzia il significato della decisione nel più ampio contesto delle controversie riguardanti l’esposizione all’amianto del personale militare e civile della Difesa.

Il tema riguarda soprattutto le navi di vecchia generazione e gli ambienti degli arsenali militari, dove l’amianto veniva utilizzato in numerose applicazioni tecniche.

Secondo la ricostruzione sostenuta dall’ONA, in quegli ambienti il personale avrebbe lavorato per anni senza adeguate misure di protezione contro il rischio di inalazione delle fibre.

 ONA e tutela delle vittime dell’amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il proprio presidente Ezio Bonanni, segue da anni le iniziative di assistenza e tutela legale delle persone che hanno sviluppato patologie correlate all’esposizione alle fibre di amianto.

Il riconoscimento dei diritti dei familiari delle vittime costituisce una parte importante di questo impegno, soprattutto quando la malattia si manifesta molti anni dopo il servizio prestato.

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