Prosegue il processo Eternit Bis cui è imputato Schmidheiny
I familiari delle vittime dell’amianto killer decidono di presentare un ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.
Sono contro la prescrizione del processo Eternit, e preparano anche una causa civile contro lo Stato italiano per lo stesso motivo.
Il 29 novembre dell’anno scorso il tribunale di Torino stabilisce che l’amministratore dell’Eternit, Schmidheiny deve affrontare un processo per omicidio colposo, non per omicidio volontario.
Quella sentenza spacca il maxi-processo in quattro tronconi differenti. Da allora i tribunali di Torino, Vercelli, Napoli e Reggio Emilia conservano i rispettivi fascicoli, mentre i magistrati competenti cercano ancora una soluzione comune.
La Corte di Cassazione respinge i ricorsi del Procuratore della Repubblica e del Procuratore Generale della Corte d’Appello di Torino. I due magistrati contestano la sentenza con cui il GUP del Tribunale di Torino divide il processo in quattro tronconi e trasforma l’accusa da omicidio volontario a omicidio colposo.
I magistrati puntano ad ottenere l’annullamento dei provvedimenti del GUP, così da spingere il procedimento a proseguire per omicidio volontario e non per omicidio colposo.
La modifica del capo d’imputazione porta con se la prescrizione di quasi tutti i casi.
L’azione penale per l’ipotesi di omicidio colposo a carico del magnate svizzero, quindi, prosegue in quattro tronconi, frutto dello spacchettamento del processo Eternit Bis, ciascuno in fasi differenti.
Le diverse fasi dell’azione penale Eternit bis
Al tribunale di Napoli sono nella fase delle indagini preliminari, a Torino il processo è nella fase dibattimentale, e la prossima udienza, come già detto è prevista il 19 dicembre.
Presso le altre sedi i procedimenti sono in indagine.
Inoltre, poiché giorno per giorno ci sono altri casi di insorgenza di malattie da amianto, con decessi, tra i pochi ex dipendenti Eternit ancora in vita e tra i loro familiari (sono colpite anche le mogli che lavavano le tute da lavoro) e coloro che abitavano nei dintorni degli stabilimenti Eternit (le polveri di amianto infatti si propagavano anche nelle zone limitrofe), l’impegno delle vittime per avere giustizia prosegue e nuove istanze di giustizia saranno depositate ai diversi uffici del PM, fanno sapere i diretti interessati
“Conoscendo le carte processuali, non posso condividere il giudizio della Suprema Corte – manifesta l’Avv. Ezio Bonanni, legale di parte civile nel procedimento.
La dichiarazione di inammissibilità dei due ricorsi, richiesta dal Procuratore Generale presso la Cassazione, mi lascia supporre che la Corte Suprema abbia accolto la sua tesi secondo la quale il Procuratore della Repubblica e il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Torino, avessero trascurato di indicare in modo specifico i motivi che sostenevano la richiesta di riformare la sentenza del GUP che aveva modificato l’imputazione da omicidio volontario a omicidio colposo.
I due ricorsi – continua il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -, a nostro avviso, erano stati correttamente formulati e motivati, ed erano fondati. La decisione di inammissibilità ci sembra essere stata assunta nel rito e non nel merito.
Attendiamo le motivazioni. Ricorreremo alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per mancata tutela dello Stato Italiano nei confronti delle vittime. Il giudizio prosegue”.



