Vittime dell’amianto: gli ultimi degli ultimi. L’ONA prende per mano e sostiene i lavoratori ai quali l’INPS chiede indietro le somme che invece prima ha versato per effetto delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto.

I lavoratori di Vasto si ammalano, alcuni, purtroppo sono già morti. Il Tribunale in primo grado e la Corte di Appello in secondo grado aveva dato loro ragione e l’INPS in via amministrativa aveva pure accolto le domande, però nel frattempo l’INPS che cosa fa?

Impugna la sentenza in cassazione e succede l’incredibile: il ricorso dell’INPS viene accolto. Sono i tempi dell’ultimo governo Berlusconi e dell’inizio di quello di Mario Monti e in Italia, come nel resto d’Europa, c’è bufera sui pensionati.

Un atteggiamento, quello dell’INPS, veramente inspiegabile. Un paradosso tutto italiano: da un lato, infatti, c’è il riconoscimento dell’esposizione alle fibre killer, anche attraverso quanto ricostruito dagli specialisti; dall’altro, invece, i funzionari dell’Inps continuano ad impugnare tutte le sentenze che confermano l’esposizione degli operai locali, allungando enormemente i tempi per l’eventuale chiusura delle pratiche di concessione dei contributi previdenziali.

L’Osservatorio Nazionale Amianto si è fatto carico di questa triste situazione che è in corso un po’ in tutta Italia, tra dichiarazioni di prescrizione dei benefici e di decadenza, tra soluzioni penali nei confronti dei responsabili alle difficoltà per ottenere i risarcimenti.

Ne abbiamo parlato con Franco Cucinieri e Ivo Menna, entrambi coordinatori della sede ONA di Vasto, che fin dalla prima hanno sostenuto le ragioni dei lavoratori e hanno ingaggiato una durissima battaglia che aveva portato a due sentenze vittoriose, solo che in Cassazione si è ritenuto, contrariamente a quanto risultava dalle carte processuali e soprattutto dalla sentenza di appello e di primo grado, circa il superamento della soglia delle 100 ff/ll vi era il rigetto delle domande dei lavoratori.

Nel contempo sul caso, sia il tribunale di Vasto in primo grado che d’Appello in secondo grado, avevano già sentenziato in forma definitiva la condanna dell’INAIL per il decesso per amianto di uno dei lavoratori, tanto che la vedova percepisce il riscontro assicurativo INAIL e le viene sottratto dopo anni di riconoscimento quello risarcitorio INPS per la morte del congiunto. Per altri lavoratori deceduti non si è proceduto tempestivamente a causa della mancata conoscenza da parte degli operai del danno che l’amianto in tutte le sue forme, massicciamente in forma friabile cioè quello più dispersivo, presente nel ciclo produttivo avrebbe loro procurato.

Successivamente è intervenuto l’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha chiesto alla Corte di Cassazione di prendere atto dell’errore che si evince dal contenuto della sentenza di appello, in cui si scrive a chiare note che la ricostruzione fattuale è sostenuta sulla base di un superamento della soglia e sul presupposto che la Corte di Cassazione è giudice del diritto e non del fatto.

Però non c’è stato nulla da fare.

A questo punto, il ricorso alla Corte Europea, l’istanza di infrazione alla Corte di Giustizia, l’impegno dell’On.le Antonio Boccuzzi e dell’On.le Cesare Damiano della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, che hanno lavorato gomito a gomito con l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e da questa feconda collaborazione è venuto alla luce l’art. 1 comma 250 della Legge 232/2016, che permette il pensionamento immediato per coloro che sono riconosciuti affetti da mesotelioma, tumore polmonare e asbestosi.

I lavoratori di Vasto sono già quasi tutti deceduti o ammalati di patologie asbesto correlate e il caso è stato portato all’attenzione della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati grazie all’interessamento dell’On.le Antonio Boccuzzi e dell’On.le Cesare Damiano, che ne è presidente.

Si accalorano Ivo Menna e anche Franco Cucinieri, volontari dell’ONA, associazione articolata in tutto il territorio nazionale e in Abruzzo in modo particolare: «Il calvario nelle aule dei tribunali inizia nel 2003 quando i lavoratori chiesero il diritto al risarcimento e alla salute dei lavoratori esposti all’amianto. Nell’aprile 2008 il Tribunale di Vasto dà ragione ai lavoratori e condanna Inps e Inail che si erano opposti. I due enti fanno ricorso alla Corte di Appello che, però, conferma il primo grado di giudizio». Questa sentenza che vede riconosciuto il diritto in termini di risarcimento di malattia è stata frutto della ostinazione determinazione e tenacia dei lavoratori che hanno fatto ricorso persino al Capo dello Stato nel 2008 con una lettera «chiedendo un suo intervento autorevole per rompere il muro del silenzio».
Solo alla fine, il 4 agosto 2009 la Regione Abruzzo promulga la legge regionale n. 11 che prevede le norme per la individuazione e lo smaltimento dell’amianto, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti ad amianto, l’utilizzo dei dati del Registro regionale sugli effetti neoplastici causati dall’esposizione all’amianto, la raccolta di dati sanitari ed amministrativi da strutture ospedaliere ed Inail, relativamente alle patologie correlate all’amianto.

Poi succede qualcosa. La sentenza è esecutiva ma nulla si nuove per i lavoratori che, a distanza di oltre un anno, con una azione dimostrativa e di protesta decidono di occupare la sede Inps, pretendendo l’applicazione della sentenza che in teoria già doveva essere stata applicata.

Questa cosa probabilmente, ci raccontano Cucinieri, ha fatto scattare un meccanismo di discriminazione nei nostri confronti, una sorta di vendetta da parte dell’ente provinciale. Così, quando siamo andati in Cassazione in terzo grado ci sono stati annullati tutti i precedenti gradi di giudizio INPS in maniera fuorviante e maldestra. La sentenza, assurda, in pratica, ribalta tutto.

Ora avete deciso di rivolgervi direttamente al presidente Tito Boeri?

Si, il quale fino ad oggi non ha ancora risposto, però ad un’altra lettera dell’Avv. Ezio Bonanni per i lavoratori di Piombino c’è stato invece un riscontro da parte della Direzione Centrale.

Questo è gravissimo, come ha già sottolineato l’On.le Cesare Damiano nel corso del dibattito parlamentare dando voce alle istanze dell’Osservatorio Nazionale Amianto e alle richieste dei lavoratori e alle vedove dei deceduti.

Assistiamo al paradosso di benefici amianto che non vengono riconosciuti a coloro che sono ammalati di amianto, ma non perché lo diciamo noi, bensì perché ci sono le carte che lo certificano: referti ospedalieri e certificati di morte.

Avevamo ottenuto la vittoria in tutti i gradi di giudizio e solo all’ultimo grado, dopo anni di lotte, è arrivata la beffa che non sappiamo spiegarci.

Cito testualmente dai documenti un estratto in cui l’on. Damiano si pronuncia in questa maniera: “il caso dimostra una vera e propria ferocia burocratica che è necessario affrontare”. Damiano che è stato un Ministro della Repubblica si pronuncia in questo modo parlando espressamente di “ferocia”.

Riteniamo che ci sia una lobby che sia contro i lavoratori dell’amianto, già pesantemente colpiti dalla responsabilità dello Stato che troppo tardi ha messo al bando il minerale con la Legge 257/1992, quando se ne conosceva la pericolosità fin dall’inizio del secolo scorso. Un enorme buco nero pagato col sangue dei nostri lavoratori, e ora l’INPS, dopo aver liquidato le maggiorazioni con dei provvedimenti amministrativi, che cosa fa? Chiede indietro i soldi.

Noi siamo stati danneggiati più volte e su più fronti. Siamo stati danneggiati per il tipo di lavoro che si faceva, poiché lavoravamo in una raffineria. Siamo stati danneggiati dall’amianto.  E, infine, oltre il danno la beffa perché siamo stati danneggiati da chi doveva, in teoria, tutelarci: dal comportamento dei sindacati, Inps e Inail, per i fatti così come si sono svolti.

Poi, come se non bastasse, siamo stati danneggiati da queste iperplasia. Cosa dovevamo dimostrare di più? Ci sono stati anche dei procedimenti penali chiusi con prescrizione e poi la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del procuratore generale presso la Corte di Appello e il processo penale ha ripreso il suo corso. Cosa dobbiamo dimostrare ancora? Dobbiamo morire tutti per amianto?

Non arretreremo di un centimetro al comportamento dell’Inps. Abbiamo ottenuto il sostegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e del suo illustre presidente, avv. Bonanni, che si batte con l’elmetto nel tentativo di rintuzzare le pretese dell’Inps. Noi vogliamo rendere pubblica questa storia. Questo comportamento è crudele nei nostri confronti e anche nei confronti dei morti e delle vedove inermi, vittime dell’amianto e al tempo stesso della burocrazia. La gente deve sapere. Io sto lottando in prima persona per aiutare queste persone non solo perché sono coinvolto personalmente ma perché qui la gente sta anche perdendo la dignità. Molte persone mi chiamano dicendomi che se non si risolve la questione non sanno come comportarsi anche davanti alle proprie famiglie, i propri figli.

Anche Ivo Menna non arretra di un millimetro e ci dettaglia su una situazione drammatica in cui i lavoratori sono vittime due volte. Prima dell’amianto, poi dell’ingiustizia. 

“Questa situazione va avanti dal 2003.Tra i lavoratori che si sono ammalati di asbestosi, alcuni sono purtroppo deceduti. Quello che mi sento di dire è che abbiamo riscontrato che l’inps si sta comportando abdicando anche al concetto di pietas omerica. Eravamo abituati che di fronte alla morte, anche del più crudele nemico, ci fosse la possibilità di onorare i nostri morti. E invece nel nostro caso ciò non è successo.

L’Inps, ottenendo in Cassazione la vittoria, dopo aver continuato a erogare i benefici concessi con i provvedimenti amministrativi, a un certo punto sta chiedendo indietro le somme. Ma come è possibile? Come è possibile chiedere indietro dei soldi che sono stati liquidati alle vittime dell’amianto dall’INPS in applicazione dell’art. 13 comma 8 della Legge 257/1992? Non comprendiamo le ragioni per le quali l’INPS stia ponendo in essere tale condotta.

Una cosa è certa: questa condotta è illegittima e daremo battaglia in tutti i tribunali, in Italia, in Europa e in tutto il pianeta, faremo conoscere questa shoah italiana delle vittime dell’amianto.

È un paradosso che i lavoratori malati di asbestosi, che avevano ottenuto dall’INPS in via amministrativa l’accredito delle maggiorazioni amianto, ora se le vedono chiedere indietro.

Non sono un esperto di diritto, ma credo che queste condotte meritino un attento esame nelle sedi opportune e doverose e faremo delle indagini per capire per quali motivi ci sono questi atteggiamenti e speriamo che Boeri, al quale ci siamo rivolti, ci voglia ricevere, agire in contraddittorio con noi, sentire le nostre ragioni, lavorare con noi e con le vedove.

Rivolgiamo un appello allo Stato e al Papa e a tutti gli uomini di buona volontà: dobbiamo combattere una battaglia civile, di civiltà e giustizia, ritrovare quella pietas omerica, il rispetto per i deceduti, in questo caso i morti per amianto, proprio dall’esempio di Achille, che restituì al vecchio Anchise il corpo ormai straziato del figlio deceduto nell’epico scontro.

Provi ad immaginare per un secondo di avere un genitore che si è ammalato di asbestosi a causa della considerevole quantità di amianto a cui era esposto sul posto di lavoro. Non solo quindi il calvario della salute, ma anche quello burocratico per ottenere il riconoscimento.

Qui non solo siamo all’assurdo, lo abbiamo superato di gran lunga perché non si riconoscono le leggi dello Stato.

L’Inps dopo la decisione in primo e secondo grado, doveva astenersi dal proseguire le cause ed è altrettanto non condivisibile il fatto che il giudice di Cassazione si sia poi pronunciato sul fatto e non solo sul diritto.

A questo punto noi andremo avanti e combatteremo in modo civile, inizieremo lo sciopero della fame, una mobilitazione forte con tutto l’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato dal suo presidente.

La Cassazione ha poi ribaltato le due sentenze precedenti evidenziando un accanimento nei confronti di questi lavoratori colpevoli di aver occupato la sede inps per far valere un loro diritto. Qui siamo al paradosso: i lavoratori, già danneggiati da un punto di vista della salute per i quali, è anche necessario intervenire con l’applicazione della Sorveglianza Sanitaria Specifica, sono stati anche puniti perché esigevano il rispetto di quanto la legge aveva stabilito.

 

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