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martedì, Settembre 27, 2022

Videogiochi: fanno davvero male alla salute?

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Secondo un recente studio, alcuni videogiochi possono aiutare soggetti affetti da disturbi come l’ADHD e la depressione

I videogiochi possono creare davvero dipendenza?

Videogiochi. Chi è nato in una generazione in cui si giocava all’aria aperta, è portato a credere che i videogiochi siano causa di sedentarietà, incoraggino comportamenti violenti o danneggino la salute mentale. In ultima analisi, desta preoccupazione il fatto che il gioco compulsivo possa sfociare in una dipendenza vera e propria. 

In effetti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso il suo parere sui videogiochi, aggiungendo il “disturbo del gioco” alla sua classificazione internazionale delle malattie (ICD) nel 2019.

A tal riguardo, un esempio di videogioco progettato per far accrescere la dipendenza dal gioco d’azzardo è “Diablo: Immortal”. Nel giro di due mesi dalla sua uscita, aveva già superato i 100 milioni di dollari di entrate.

Uno studio ha testato gli effetti dei videogiochi 

Non tutti i videogiochi sono tuttavia da demonizzare. Una meta-analisi del 2020, ha riesaminato 28 studi svolti negli anni passati e non ha trovato prove di un legame (a lungo termine) tra videogiochi aggressivi e l’aggressività giovanile. 

Non è confermata neppure l’ipotesi secondo cui i videogiochi arrechino danni a livello psichico.

Pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science, la ricerca è stata condotta da alcuni esperti dell’Oxford Internet Institute (OII) dell’Università di Oxford. 

Gli studiosi hanno analizzato 38.935 giocatori, che hanno trascorso giocando a sette diversi videogame delle case Nintendo, Microsoft, Sony e Ubisoft. 

I giochi selezionati erano: Animal Crossing: New Horizons, Apex Legends, Eve Online, Forza Horizon 4, Gran Turismo Sport, Outriders e The Crew 2.

La scala di valutazione del benessere e della soddisfazione

Ogni due settimane, per un periodo di sei settimane, il benessere dei giocatori è stato valutato attraverso il sondaggio “Player Experience of Need Satisfaction”. Attraverso questo strumento,i giocatori hanno classificato la frequenza con cui provavano sentimenti “piacevoli” e “spiacevoli“, misurando la loro soddisfazione generale, il benessere emotivo e la motivazione. Quest’ultima poteva essere intrinseca (il gioco era una scelta) o estrinseca (il gioco era visto come una necessità). 

La valutazione motivazionale serviva a distinguere coloro che amano il gioco come hobby, da coloro che lo vedono come un lavoro di routine o una dipendenza.

Per segnalare la scelta, i soggetti coinvolti nello studio hanno utilizzato una scala con gradini numerati da 0 in basso a 10 in alto. Un punteggio basso indicava un gradimento scarso, uno alto ovviamente evidenziava l’esatto contrario.

Nessuna differenza fra giocatori seriali e occasionali

Analizzando i dati della scala, i ricercatori hanno scoperto che non c’era quasi alcuna differenza tra i giocatori “seriali” e quelli occasionali. 

Sostanzialmente, coloro che sceglievano di giocare per puro piacere, riferivano di essersi sentiti più soddisfatti rispetto a quanti giocavano in maniera compulsiva. 

Questo nuovo studio, basato sul comportamento dei giocatori, è sicuramente il più grande del suo genere. Esso rafforza la convinzione secondo cui, finché il gioco è un hobby, è improbabile che possa influenzare la salute mentale delle persone.

Lo studio appresenta inoltre un primo passo verso la determinazione esplicita degli effetti di lunga durata dei videogiochi sul benessere.

In ultima analisi, i risultati dimostrano la complessità di trarre conclusioni precise su come e perché giocare ai videogiochi ci influenza.

Andrew Przybylski, ricercatore senior dell’Oxford Internet Institute, ha dichiarato «ciò che è importante, è la mentalità dei giocatori che si avvicinano ai giochi.

«Nella nostra ricerca ed esperienza, tendiamo a scoprire che c’è un grande gruppo di giocatori “sani”, che beneficiano del loro gioco», ha aggiunto il professore. «Ma c’è anche una minoranza di giocatori con abitudini di gioco malsane, spesso accompagnate da vari altri problemi nella vita. Il gioco non è necessariamente la causa di questi problemi, ma ovviamente è necessario prendere in considerazione un’estrema partecipazione al gioco per ripristinare l’equilibrio. Lo studio è molto rigoroso e ben fatto, ma spero che sarà un punto di partenza, non una destinazione finale».

La lista dei videogiochi da non demonizzare 

Anche se i giochi proposti non hanno dimostrato alcuna criticità per la salute, i ricercatori hanno stilato una lista di altri videogame, che sono stati testati e approvati dalla FDA in base a requisiti bene precisi.

Essi possono aiutare i soggetti affetti da disturbi come l’ADHD e la depressione. Aiuterebbero inoltre la cognizione, alleviando lo stress e rafforzando le capacità comunicative

I videogiochi “salutari” hanno vinto la DeepWell Digital Therapeutics Mental Health Game Jam, una competizione nata per sviluppare giochi che discutono o cercano di migliorare la salute mentale dell’utente. 

L’elenco include Inner Room di byebyesama, Bíotópico di Everyday Lemonade e Fumble di ComfyDev.

Fonti 

Vuorre Matti, Niklas Johannes, Kristoffer Magnusson and Andrew K. Przybylsk (27 giugno 2022). È improbabile che il tempo trascorso a giocare ai videogiochi influenzi il benessere. Royal Society Open Science.

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