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lunedì, Maggio 20, 2024

Covid, chi è già stato contagiato non ha bisogno del vaccino

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Chi ha già contratto il Covid non avrebbe più bisogno del vaccino. Lo dimostrerebbe uno studio presentato durante il convegno della Società italiana di genetica umana dal direttore scientifico dell’Istituto di ricerca Altamedica, Claudio Giorlandino. La ricerca è stata effettuata sulla memoria immunologica del Covid 19 e, secondo il direttore, dimostra la sostanziale “inutilità della vaccinazione” su persone che abbiano già contratto il virus e ne siano guarite. È sempre possibile un nuovo contagio, ma non che ci si ammali, se non con sintomi lievi, secondo questo studio.

Il gruppo di volontari che è stato analizzato era composto di 150 individui, divisi in tre sottogruppi. Quelli contagiati dal virus e guariti. Quelli che hanno preso il Covid ed effettuato una vaccinazione e soggetti soltanto vaccinati. Tutti sono stati analizzati per oltre un anno.

Le cellule sentinella riattivano i linfociti B

“Abbiamo studiato i linfociti B, ovvero le cellule di memoria che permettono – quando si viene a contatto con una nuova infezione virale con lo stesso virus – che si riattivino gli anticorpi – ha detto Giorlandino – Una volta che ho contratto il virus gli anticorpi che ho in circolo scendono, ma non per questo non sono protetto. Quando avviene un contatto con il medesimo virus le cellule sentinella ne registrano la presenza e portano l’informazione ai linfociti B, che si attivano nel giro di poche ore (24/48 ore al massimo). In questo modo si ricominciano a produrre gli anticorpi specializzati che combattono il virus. Ecco perché chi ha avuto una volta l’infezione non si ammala più. Ci si può reinfettare, ma non ci si ammala”.

Chi è stato contagiato dal virus e si è anche sottoposto alla vaccinazione ha un numero maggiore di cellule sentinella. Questo però, ha continuato “non aggiunge potenza alla difesa, ma solo un po’ di anticorpi in più specifici per la proteina Spike”.

Anzi, secondo il direttore sarebbe irrilevante. “Ciò che è importante – ha aggiunto – è che chi ha avuto l’infezione naturale e virale, e che non ha quindi sviluppato anticorpi solo per la proteina Spike ma per tutto il virus, è protetto anche dalle mutazioni di tale proteina. Questi soggetti possono re-infettarsi, ma non star male, se non con sintomi lievi”.

Per chi protetto dal vaccino solo “immunità parziale”

Chi era coperto soltanto dal vaccino, invece, avrebbe sviluppato un’”immunità parziale”, in quanto protetto solamente dalla proteina Spike.

Non sono le vaccinazioni ad averci salvato – insiste Giorlandino – ma il virus stesso. Per poter entrare nelle cellule dei polmoni, causando la polmonite interstiziale, il virus subiva uno splitting, ovvero un processo di divisione, reso possibile dall’enzima TMPRSS2, presente in grande quantità nei polmoni. Era questo il meccanismo che permetteva alla proteina Spike di agganciare le cellule dei polmoni, ma ora con Omicron questa divisione con TMPRSS2 non avviene più: da quasi un anno ormai la polmonite virale è rarissima e la morte per patologie direttamente associabili al virus è assai rara”.

Nonostante sia assolutamente favorevole ai vaccini tradizionali, Giorlandino è scettico con quei vaccini che non lavorino come quelli tradizionali, ovvero che contengono un virus inattivato.

Importante la quarta dose: indicazione del ministero Salute

Il ministero della Salute, per ora, però, invita tutti gli over 65 e i fragili a prenotare la quarta dose. L’unica indicazione è quella ribadita anche dal direttore sanitario dell’Ausl di Bologna, Lorenzo Roti, di attendere 120 giorni (4 mesi) dalla precedente dose booster o dall’infezione da Covid-19 (data del primo tampone positivo).

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, continua ad invitare chi ha contratto patologie asbesto correlate di prestare maggiore attenzione e seguire le indicazioni del ministero, per preservare la propria salute.

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