TikTok, la ripartenza

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Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Beh, sì, non quel Tik Tok da ragazzi, che ha sdraiato Donald a Tulsa, ma il Tok Tok della “ripartenza”, che coincide con la chiusura al Bel Respiro, il Casino che l’Algardi inventò quattrocento anni fa per lo svago di Donna Olimpia e Innocenzo X, nella vigna dei Pamphilj, trasformata in Villa e che oggi è ancora nel ruolo per la strategia del tarocco. In definitiva, sempre la stessa, la filosofica magia del barocco tarocco, quella che consentì di restituire il gradimento popolare al diruto e spogliato Stadio di Domiziano, trasmutato nella fantasmagorica Piazza Navona da Bernini in competizione con Borromini, come tante chiese, monumenti, strade, piazze e lo stesso San Pietro, con la leggerezza degli svolazzi e la cattiveria degli sberleffi, tra stucchi, travertino e riconversione di marmorei fasti imperiali. Quel Tok Tok, che allora segnava il tramonto di una visione rinascimentale, nel tralignare della luce lasciata in pegno dal fuggitivo Michelangelo Merisi da Caravaggio, rovinato dalla passione per la pallacorda, oggi torna come segnale altrettanto dirimente e anticipatorio di un inesorabile inatteso passaggio epocale, anch’esso legato alla nebulosa socioeconomica da sempre compagna delle pandemie, che secoli fa erano pestifere e ricorrenti.

Come ricordato, per oltre una settimana l’attuale padrone di casa, Giuseppe Conte, ha visto e dialogato con i tanti invitati agli Stati Generali dell’Economia, in un contesto che fu pure teatro di episodi cardine del nostro primo Risorgimento, della estrema difesa della Repubblica Romana e della prima bandiera tricolore, giusto il 3 giugno del 1849 e dove, oltre allo spirito di Giuseppe Garibaldi richiamato ogni mezzogiorno dal cannone del Gianicolo, continua aggirarsi proprio l’anima inquieta e vendicativa della “Papessa”. Non a caso, ad un tiro di schioppo dal suo Giardino Segreto, fa bella mostra la Porta di Tira Diavoli, diciamo un manufatto celebrativo del predecessore Paolo V Borghese, pronubo di sventure e distintivo per la qualità dell’acqua traianea restituita ai romani nel 1612, situata all’inizio dell’antica Via Aurelia.

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Ecco, da quell’Arco posto a sostegno del ripristinato acquedotto, continua a passare la famosa Acqua Paola, quella che offenderebbe il gusto e difetta di potabilità, tanto da azzerarne il valore. E da quell’Arco parte ogni notte proprio l’indemoniata Donna Olimpia con il suo cocchio per terribili incursioni al centro della Città Eterna. Insomma, un bel contesto storico architettonico in cui ambientare le ipotesi sulla “ripartenza” che viene annunciata all’insegna di una nuova inventiva, che vada ben oltre l’idea di una semplice riforma. Per l’appunto, oggi, sembra che riaprano gli uffici e molti dei consegnati allo smart working dovrebbero rientrare in trincea, compresi i quadri scelti di Sport e Salute e del CONI, alle prese con la gestione della post emergenza, non meno complicata della prima fase, in cui dobbiamo evitare di ricadere. Riapriamo computer e faldoni, leggiamo le carte e mettiamo mano a nuovi progetti, tenendo ben presenti pregi e difetti di un passato prossimo, ma irrimediabilmente remoto, dopo il trauma del Coronavirus.

A proposito di Tok Tok e sulla importanza di non ricadere in errori, peccati ed omissioni fatali, vi voglio riproporre quel che cronisti e biografi coevi ricordano proprio a riguardo del citato Caravaggio, simbolica italica figura, icona delle nostre storiche Centomila Lire, virtuoso del pennello e non meno di spada e foul play… Karel van Mander, nel 1601, scriveva di lui : “Quando ha lavorato per un paio di settimane, se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco, un servo di dietro e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe”… Il 28 maggio del 1606, a quattro passi da Piazza Navona, alla Pallacorda, l’epilogo, secondo Giovanni Pietro Bellori, Sandro Corradini e Gaspare Celio : … “ : “…venuto però a rissa nel gioco della palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito”… “la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta”… “ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio”.

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