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giovedì, Maggio 23, 2024

Teschio con le orecchie di Napoli: tra storia e leggenda 

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Nella Chiesa di Santa Luciella ai Librai di Napoli, un “teschio con le orecchie”, testimonia l’usanza delle preghiere rivolte alle “anime pezzentelle” del Purgatorio.

Teschio con le orecchie 

Teschio misterioso. Abbandonata da oltre trentacinque anni, la chiesa medievale di Santa Luciella ai Librai, nel cuore di Napoli, ha riaperto i battenti nell’aprile 2019. 

Il merito va all’associazione “Respiriamo arte”, fondata nel 2013, in piena “emergenza rifiuti”, da un gruppo di giovani napoletani appassionati d’arte. 

La struttura custodisce il leggendario “teschio con le orecchie”, una reliquia venerata dai napoletani del quartiere, che si riteneva ormai persa.

Una struttura in stato di abbandono 

I giovani dell’associazione avevano sentito parlare di Santa Luciella, grazie al libro di Paolo Barbuto Le chiese proibite di Napoli”.

Una volta identificato il luogo, si sono tuttavia trovati davanti a una discarica a cielo aperto. 

L’accesso era bloccato da un’auto, all’interno c’erano rifiuti di ogni genere ed epoca ed era stato costruito persino un solaio abusivo che conduceva all’ipogeo. 

Come non bastasse, le infiltrazioni avevano arrecato ingenti danni ovunque.

Per nulla scoraggiati, i giovani hanno deciso di investire ogni forza ed energia nel progetto di rivalutazione del piccolo tesoro. Con la tipica ironia partenopea, hanno inoltre costruito un “armadio del degrado“, in cui sono conservati alcuni rifiuti interessanti, tra cui bottiglie di Peroni e lattine di Coca Cola risalenti a qualche decennio fa. 

La storia di Santa Luciella e dei pipernai

La chiesa fu edificata nel 1327 per volere del nobile e giurista Bartolomeo di Capua, il quale dedicò la cappella a Santa Lucia, la protettrice degli occhi. 

A costruirla furono i“pipernai” o “pipernieri” una corporazione segreta di arti e mestieri, che vantava conoscenze esoteriche. I “maestri intagliatori” erano gli unici a saper lavorare il piperno (la durissima pietra lavica).

Essi la intagliavano con lo scalpello e con il martello e siccome esponevano i loro occhi al rischio di schegge, iniziarono a venerare Santa Lucia. 

A loro e ai “tagliamonti”, si deve praticamente la costruzione della città di Napoli, interamente realizzata in tufo e appunto in piperno.

Per distinguere la piccola chiesa dalla omonima e più grande Basilica di Santa Lucia a Mare, i pipernai la chiamarono Santa Luciella.

Nel 1748 divenne sede dell’Arciconfraternita della Immacolata Concezione S.S Gioacchino e San Carlo Borromeo. Fu quindi restaurata e ristrutturata in stile neogotico o barocco.

“Santa Luciella n’miezz’ a chiesella” 

Piccola curiosità: una fonte del settecento parla di una statua che i pipernai fecero costruire in onore di Santa Lucia. Quando l’opera arrivò a destinazione, i Mestri si resero conto che era troppo grande, cosi la misero al centro della chiesa. Da qui il detto napoletano “Santa Luciella n’miezz’ a chiesella”.

Il ritrovamento del “teschio con le orecchie” nell’ipogeo

Ma torniamo all’argomento principale: il “teschio con le orecchie”.

I giovani dell’associazione “Respiriamo arte”, hanno ritrovato il singolare reperto nei sotterranei della chiesa, insieme agli ex voto dei fedeli.

L’ipogeo ospita l’area cimiteriale dellla confraternita. Qui, i corpi venivano inizialmente messi in piedi dentro a degli scolatoi, per far fuoriuscire tutti gli umori. 

Successivamente venivano adagiati nelle terre sante e quando diventavano ossa bianche, cioè scheletri, andavano a finire nell’ossario, situato in un piano inferiore separato da una grata.

I teschi, che i napoletani identificavano con l’anima, venivano messi sopra i cornicioni.

Perchè il teschio ha le orecchie?

Cosa si nasconde dietro le strane protuberanze di quello che sembra un caso più unico che raro? 

Probabilmente le “orecchie” si devono a una calcificazione del tessuto cartilagineo. Ma sono solo ipotesi. 

Quel che è certo è che i napoletani sono particolarmente devoti alla reliquia. 

Nel sentire collettivo, avendo delle orecchie così grandi, il teschio sarebbe in grado di ascoltare maggiormente le preghiere e di veicolarle al Signore. Sarebbe un ponte fra il mondo dei vivi e quello dei morti.

L’adozione del teschio e le anime pezzentelle

L’adorazione del teschio, è legata a stretto giro all’antica tradizione partenopea del “rifresco”. In cosa consiste? Praticamente i fedeli adottano un’anima “pezzentella”, incarnata in un teschio o uno scheletro abbandonato.

Scelgono la reliquia, la custodiscono e la ripongono in apposite nicchie.

Rivolgono preghiere all’anima e fanno cantare messa in suo onore, affinché trovi “ristoro” (rifrisco in dialetto napoletano) e possa ascendere in Paradiso. In cambio chiedono delle grazie e, una volta ottenute, depongono un ex voto.

E’ da questa usanza che è nato il detto “rifrisco all’anima del Purgatorio”. 

L’adozione delle reliquie o meglio delle “anime pezzentelle” nacque nella seconda metà del Seicento, quando la peste, la rivolta di Masaniello, i terremoti e l’esplosione del Vesuvio, decimarono migliaia di persone. Molte di esse, non avendo ricevuto degna sepoltura, sarebbero confinate in Purgatorio, ma attraverso la preghiera di chi le adotta possono finalmente congiungersi con Dio.

Memento mori

Anche in età romana, precristiana, si credeva che il morto ascoltasse i vivi. Rappresentava il cosiddetto “memento mori”.

A capa e muort che ‘rrecchie

Rivolgersi al “teschio con le orecchie“, che a Napoli viene chiamato “a capa e muort che ’rrecchie” è stato possibile grazie al lavoro dell’associazione Respiriamo arte.

 «Anticamente, il teschio si trovava in basso, in una posizione accessibile, pertanto i fedeli si inginocchiavano e rivolgevano le preghiere sussurrandole direttamente nelle grandi orecchie»- affermano i giovani.

Le richieste al teschio

Chi visita la chiesa e adotta un’anima pezzentella o il teschio con le orecchie, lascia dei biglietti chiusi, contenenti le richieste di grazia più disparate.

Cosa chiedono? I giovani dell’associazione, nel pieno rispetto della privacy, non leggono i messaggi, ma…ammettono di aver commesso un piccolo peccato. 

Aprendone uno a casaccio, si sono trovati davanti a una singolare (ma non troppo) richiesta: la vittoria del Napoli!

Conclusioni 

Oggi la chiesa fa parte di un percorso culturale che mira a far conoscere i segreti di Napoli e le sue storie.

Il restauro e il recupero di facciata e campanile sono stati realizzati grazie ai fondi devoluti da diversi benefattori. 

Adesso tocca lavorare sulle infiltrazioni.

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