Sicilia, il triangolo della morte

Petrolchimico

Un’altra vittoria per l’ONA e l’Avv. Bonanni

“Dobbiamo restituire a queste tre città quella salubrità dell’ambiente che 30 anni di disastro ambientale hanno deturpato”

La Sicilia, terra dei sapori, ricca di storia e di fascino, famosa per le sue acque cristalline è anche la regione d’Italia in cui vige il famoso triangolo della morte, nella zona Priolo-Augusta-Melilli.

Queste tre città, in particolare Priolo, ospitano il polo petrolchimico più grande d’Europa che ha portato alla morte moltissimi lavoratori per aver respirato e inalato amianto e altri cancerogeni.

La bellezza di un mare cristallino, a causa della contaminazione delle acque nelle quali venivano scaricate sostanze tumorali come sali di mercurio, piombo, cromo, pesticidi, provenienti dalle industrie, è divenuta lo specchio della morte.
Tutto questo ha provocato malformazioni, tumori, leucemia e morte non solo di moltissime persone ma anche di specie marine.
A causa dell’amianto e di altri agenti cancerogeni presenti nelle fabbriche del polo petrolchimico morirono tantissimi lavoratori e molte persone continuano ad ammalarsi, troppe in queste tre città (Priolo, Augusta, Melilli), tanto da marchiare la zona con l’appellativo “triangolo della morte”.
Fino al 1982, secondo Luigi Solarino, presidente della decontaminazione Sicilia e docente di scienze chimiche all’Università di Catania, non c’erano controlli e precauzioni per l’inquinamento marino e ambientale. Infatti, gli operai scaricavano gli scarti industriali in mare. Addirittura, i sali di ferro e mercurio provocarono il problema del cosiddetto “mare rosso”.
Ma non fu questa la cosa più grave

L’amianto e gli altri cancerogeni furono la causa di tumori come il mesotelioma (tumore strettamente legato alle fibre di amianto), il tumore al polmone, alla laringe, alla faringe, al colon, placche pleuriche.
Ci fu un notevole aumento di malformazioni, aborti spontanei, leucemie.
Anche i pesci che finirono nelle tavole dei cittadini hanno subito delle malformazioni a causa di un’elevata concentrazione di metalli pesanti” – dice all’Espresso la biologa marina Mara Nicotra, che per anni ha esaminato le specie ittiche della zona -.

Furono presi provvedimenti per gli scarichi in mare ma non per l’amianto.
A parte piccole bonifiche, le industrie del polo petrolchimico sono completamente intrise di fibre di asbesto.
L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, da anni lotta contro l’amianto e sostiene i lavoratori e gli esposti dal punto di vista medico, tecnico e legale.
La prevenzione e la bonifica sono la chiave per attenuare il problema.
L’ONA, infatti, solo in Sicilia, stima 100 morti l’anno per mesotelioma e 200 per carcinoma. Ma non solo i lavoratori, l’intera popolazione è a rischio:
“Secondo la sentenza 3000/2017 pubb. della Corte di appello di Roma, sezione lavoro, dalla documentazione prodotta (indagine epidemiologica del 1997 a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS – e registro tumori della provincia di Siracusa) emerge come l’esposizione all’amianto riguardasse tutti i lavoratori del polo petrolchimico di Priolo e, addirittura, gli abitanti della zona”.

Il caso:

E.F. ha lavorato a contatto con l’amianto dal 1 Marzo 1955 al 29 Aprile del 1994, nello Stabilimento ERG Ex Montedison S.P.A. di Priolo (Siracusa) e in altri complessi industriali presenti nella zona.
All’inizio era impiegato come operaio tubista e, successivamente, come caposquadra di manutenzione nella zona industriale del petrolchimico di Siracusa.
“ Purtroppo, quando iniziai a lavorare nel ’55 – dichiara E.F durante l’intervista – l’amianto era comunemente usato nelle industrie per la sua economicità e le sue qualità di coibente e di isolante. Veniva utilizzato come se non avesse effetti collaterali.
Non usavamo alcun tipo di protezione, né guanti né mascherine. Ho lavorato presso tutta la zona industriale del “triangolo della morte”. Nessuno ci ha mai detto che l’amianto era pericoloso, neanche dopo la legge 257 del 92. Tutt’oggi l’amianto è presente, nell’industria in cui lavoravo, ma anche in altri complessi industriali.
Gli operai non vengono informati, continuano a lavorare a contatto con la fibra killer, o per necessità o per disinformazione.

Grazie all’ONA e all’Avvocato Bonanni ho aperto gli occhi. Quando, il 15 luglio del 2013, l’avvocato venne a Priolo, partecipai con alcuni amici al convegno sull’amianto.
Mi resi conto solo allora della pericolosità delle sue fibre. Un mio caro amico e collega si è ammalato a distanza di tanti anni”.

Infatti, le fibre di amianto, una volta inalate, anche se per un breve periodo, possono essere nocive e i tempi di latenza sono lunghissimi. Anche dopo 40 anni dall’esposizione ci si può ammalare di mesotelioma.
E.F. prima di rivolgersi all’Avvocato Bonanni aveva fatto domanda all’INPS per riconoscimento della malattia professionale ma la domanda era stata rigettata.
Con ricorso depositato il 27 Marzo del 2017, l’Avv. Bonanni ha chiesto di accertare e dichiarare che il sig, E.F. è stato esposto all’amianto nella misura stabilita dalla legge per l’ottenimento dei benefici previdenziali previsti dall’art.13 c.8 della legge 257 del 1992 e a condannare l’INPS a rivalutare il periodo lavorativo e alla ricostituzione della pensione e del pagamento in favore del ricorrente dei ratei in pensione, con l’accertamento tecnico svolto. È stata provata la continuità dell’attività lavorativa a contatto con amianto grazie ad accertamento del consulente tecnico”.

«Un’altra vittoria, quella del caso del Sig. E. F., che si aggiunge alle altre che ci sono state qui in Sicilia – dichiara Calogero Vicario coordinatore dell’ONA Sicilia e Siracusa, durante l’intervista – è una grande soddisfazione.
Noi siamo il polo petrolchimico più grosso d’Europa, dove c’è una fortissima incidenza di malattie e decessi causati dall’amianto e da altri agenti inquinanti.
Ci sono stati piccoli interventi ma ancora tutte le tubazioni degli impianti sono composti da amianto. Le bonifiche non sono state effettuate e tutt’oggi il rischio è altissimo.
Abbiamo fatto ripetuti appelli chiedendo al ministro del Lavoro di emettere un atto di indirizzo, sia per quanto riguarda un ambiente più salubre sia per i numerosi esposti.

Noi siamo costretti ad agire per vie legali perché il nostro polo petrolchimico non è stato inserito negli atti di indirizzo ministeriale.
Vorremmo avere ciò che in altre regioni hanno avuto per via amministrativa. Una volta che il sito viene mappato, i lavoratori possono godere del beneficio previdenziale.
La provincia di Siracusa ha un’incidenza più alta a causa del petrolchimico e delle aziende metalmeccaniche. L’amianto era presente anche lì.
Oltre ad essere il coordinatore dell’ONA Sicilia e Siracusa, sono un ex un lavoratore esposto ad amianto. Per questo ho deciso di occuparmi della tutela e della prevenzione dei lavoratori. Per la mia terra e per i miei concittadini.

Molto è stato fatto ma c’è ancora tanto fare».

Il premio assegnato a Bonanni, presidente dell’ONA

L’ONA continua a sostenere gli esposti e il 29 Settembre 2019, a Priolo Gargallo , è stato assegnato all’Avv. Ezio Bonanni il premio Società e Ambiente presso il teatro comunale del Polivalente.
Il premio è stato consegnato dal sindaco Pippo Gianni.
L’Avv. Bonanni ha commentato:
«Il premio nazionale Società e Ambiente e la motivazione che fa riferimento alla tutela delle vittime dell’amianto, è un riconoscimento per l’operato mio e dell’Osservatorio Nazionale Amianto che presiedo. Per tale motivo, intendo condividerlo con Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia e con l’On. Pippo Gianni, sindaco di Priolo Gargallo, già parlamentare e componente del comitato tecnico scientifico di ONA. Priolo, come il resto della Sicilia, profuma della bellezza dei territori e del fascino della storia, che perfino l’amianto non è riuscito a distruggere, pur seminando lutti e tragedie. Ed è per questo motivo che tutti insieme dobbiamo lottare contro l’amianto e restituire alla città di Priolo, a quella di Siracusa e di Augusta, quella salubrità dell’ambiente che 30 anni di disastro ambientale hanno deturpato. Grazie ancora, quindi, arrivederci a presto”.

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