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martedì, Settembre 27, 2022

Siccità, un terzo dei raccolti persi: le soluzioni alternative

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Un terzo delle coltivazioni perse in Italia a causa della siccità. Soltanto per parlare di frutta, mais, frumento, riso e latte. Per quelle di mais e foraggi il danno è del 45%. Una situazione che mette a rischio la stessa sopravvivenza delle attività agricole.

Emblematica la situazione del Po, dove il cuneo salino (l’acqua salata del mare) è arrivato a 30 chilometri dal delta del fiume.

La mancanza di acqua sufficiente a salvare una parte così importante di raccolti è dovuta al cambiamento climatico. Questa estate è stata caldissima e ha registrato 3 gradi in più rispetto alla media. Anche l’acqua del mare, nel Mediterraneo, ha superato i 30 gradi. Tutto, secondo gli scienziati, dovuto alla crisi climatica che, spiegano, peggiorerà se non interveniamo a livello globale.

Anche le ondate di calore si sono fatte più lunghe ed intense e, considerando tutto questo, non si può solo attendere che arrivi l’autunno. È necessario, invece, trovare soluzioni sostenibili che possano arginare il problema.

La proposta di Coldiretti: invasi per l’acqua piovana

Una delle proposte arriva da Coldiretti, che da anni tenta di realizzare una rete di invasi per raccogliere l’acqua piovana. “Con l’Italia che perde ogni anno l’89% dell’acqua piovana – hanno spiegato da Coldiretti – serve subito una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori. Per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione”.

Dissalatori, molto utilizzati all’estero

Da alcune aziende italiane arriva invece l’idea di ricorrere ai dissalatori. Sono utilizzati in Medio Oriente, Israele e anche in Spagna. Qui ce ne sono 700 che producono oltre metà dell’acqua potabile. Sono attivi anche in California e in Australia.

In Europa sono presenti 2352 impianti di dissalazione. Solo l’8% di questi hanno dimensioni importanti e sono questi a contribuire maggiormente alla produzione di acqua non salata (69% del totale prodotto in Europa).

Siccità, riutilizzo delle acque reflue

L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente – Arera solo il 4% delle acque reflue depurate viene valorizzato a fronte di un potenziale del 20%.

Siccità, risanare la rete idrica

La rete idrica nazionale ha una percentuale media di perdita pari al 42%, secondo i dati Istat. Vale a dire che ogni 100 litri se ne perdono nelle tubature 42 litri. Un problema che si somma al fatto che ancora 300mila chilometri di tubi sono realizzati con una parte di amianto.

Amianto nelle tubature

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, chiedono da tempo l’eliminazione dei materiali in amianto dalle condutture idriche, perché sostiene che, relativamente ai tumori gastro-intestinali, vi sia il fondato sospetto che possano aver origine anche dall’ingestione dell’amianto.

L’ultima monografia IARC lo conferma. L’ingestione delle fibre di asbesto è “esposizione primaria” come l’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).

Lavorare sulle condutture idriche avrà quindi notevoli vantaggi in diversi settori, quello economico, quello ambientale e contribuirà a tutelare la salute dei cittadini e a ridurre i danni causati dalla siccità.

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