Processo Fibronit: oggi la Cassazione si pronuncia sul ricorso del Procuratore Generale.
L’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto l’annullamento della sentenza di appello che aveva prosciolto gli imputati.

vittime amianto
Vittime amianto

Corte di Cassazione, IV sezione penale, processo Fibronit. Il Procuratore Generale, presso la Corte di Cassazione, chiede l’accoglimento del ricorso presentato dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Milano, e quindi l’annullamento della sentenza assolutoria dei due imputati, per i quali, invece, ravvisa gli estremi per la condanna per il reato di omicidio colposo.

L’Avv. Ezio Bonanni rappresenta più di 20 parti civili, in questo procedimento penale, e ha già ottenuto a suo tempo la condanna definitiva di uno degli imputati per il processo Fibronit Bari.

Centinaia di morti per esposizione ad amianto nei diversi siti, incidenti ed esplosioni, rischio di nuove discariche di amianto: è la tragica realtà della Lomellina, terra di agricoltura e bellezze paesaggistiche e naturali, presso le quali sono stati impiantati numerosi stabilimenti, tra cui quello della Fibronit di Broni, ormai dismesso dai primi anni ’90.

In seguito a centinaia di morti per casi di asbestosi, mesoteliomi, tumori polmonari e altre patologie da amianto si è giunti faticosamente e grazie all’impegno delle associazioni delle vittime alla condanna degli imputati Dal Pozzo Claudio e Boccini Giovanni in primo grado, sia per le ipotesi di disastro che per gli omicidi colposi.

Gli imputati sono ricorsi in Appello e hanno ottenuto la riforma della sentenza di condanna di I grado con la loro assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.

La Procura Generale, in data 2 gennaio 2017, ha impugnato la decisione con ricorso in Cassazione affermando che “la semplice analisi del dispositivo consente di verificare il contraddittorio iter motivazionale … incomprensibile appare perciò l’assoluzione per tali decessi, in relazione ai quali, con la formula assolutoria adottata, la Corte ha invece escluso gli elementi costitutivi del reato di omicidio colposo aggravato, elementi invece ritenuti sussistenti nel disastro, la cui aggravante, ivi riconosciuta, faceva proprio riferimento alle ipotesi specificate ai capi riguardanti gli omicidi. La Corte ha riconosciuto quell’evento straordinariamente grave … ha riconosciuto il danno alla pubblica incolumità consistito, tra l’altro, nei numerosi decessi … conseguenti alla notevole quantità di polveri di amianto nella Fibronit, che si erano liberate nell’aria nel corso degli anni e che avevano provocato un gravissimo inquinamento ambientale … vere e proprie eruzioni di ingenti quantità di polveri … tali eruzioni si erano verificate il 21.03.1988 e il 06.03.1990 … la declaratoria di assoluzione appare quindi incompatibile con la precedente declaratoria di non doversi procedere per l’estinzione del reato per decorso del tempo … ”.

La Procura Generale di Milano prosegue affermando che nel caso di specie c’è stata “erronea applicazione della legge penale e manifesta illogicità della motivazione in ordine all’assoluzione degli imputati per mancanza dell’elemento soggettivo del reato …”.

L’ONA, l’Associazione AVANI e l’avvocato Ezio Bonanni, procuratore di più di 20 parti civili, e difensore altresì dell’Associazione AVANI, hanno insistito per l’accoglimento del ricorso del Procuratore Generale di Milano, a cui a suo tempo si erano rivolti, evidenziando l’illegittimità della sentenza assolutoria.

Ora la palla passa alla Corte di Cassazione. Si spera che almeno in questo caso possa essere assicurata giustizia alle vittime. Ogni anno muoiono migliaia e migliaia di lavoratori e cittadini per via dell’utilizzo indiscriminato dell’amianto in assenza di qualsiasi precauzione eppure non ci sono processi, e i pochi che ci sono quasi sempre terminano con l’assoluzione.

“Queste vittime e i loro familiari non chiedono altro che giustizia, questa giustizia che lo Stato Italiano, più volte condannato per violazione anche delle regole comunitarie e che è stato il più grosso utilizzatore di amianto, nega loro. Si tratta di una regola di giustizia, ma anche di civiltà, quella di dire alle vittime chi è il colpevole, chi è il responsabile delle loro malattie e della morte dei congiunti. Questo invoca l’ONA, rivolgendo un appello al Capo dello Stato perché si faccia piena luce sui motivi per i quali c’è denegata giustizia per le vittime dell’amianto”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

L’affermazione forte e decisa della Procura Generale presso la Corte di Appello di Milano, e in questo caso anche da parte del Procuratore Generale, ci lascia ben sperare nel giudizio di oggi, e ci attendiamo che le conclusioni che ho rassegnato, nell’interesse di più di 20 parti civili, che sono rappresentate già solo dal mio studio legale, oltre che per tutte le altre parti civili, trovino accoglimento, e che quindi gli imputati possano essere condannati alla pena di giustizia” – conclude l’Avv. Ezio Bonanni, difensore di parte civile, che con un’articolata memoria ha supportato le tesi del Procuratore Generale della Corte di Appello di Milano.

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto recentemente ha già chiesto alla Commissione Europea di avviare una procedura di infrazione avverso la Repubblica Italiana, per mancanza di giustizia per i lavoratori italiani vittime dell’amianto e a questa iniziativa, molto probabilmente si assocerà anche l’AVANI.

L’ONA preannuncia iniziative anche in ambito comunitario e presso Corti internazionali per la sostanziale in applicazione delle norme del Codice Penale che reprimono i casi di omicidio, come quelli per amianto.

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto, in alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

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ONA Notiziario Amianto