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domenica, Aprile 14, 2024

Pegah Moshir Pour: “Questa è la vera rivoluzione iraniana”

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L’attivista iraniana Pegah Moshir Pour, arrivata in Italia all’età di 9 anni e laureata in ingegneria edile, sarà ospite, oggi pomeriggio, 10 maggio 2023, all’evento “Giornate internazionali della libertà”, organizato dalla Fondazione E-Novation, con la partecipazione del presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.

A Pegah Moshir Pour il premio “Pietre della libertà”

Riceverà il premio “Pietre della libertà” per il suo impegno per i diritti umani e per la parità di genere. L’abbiamo intervistata. La 32enne ci ha parlato con grande naturalezza e senza filtri di argomenti difficili e delicati. Nelle sue parole abbiamo letto una grande speranza, per il suo Paese d’origine, l’Iran, al centro di quella che chiama la “vera rivoluzione” e per il futuro, nonostante le dure battaglie da combattere per raggiungere certi obiettivi.

Che cosa l’ha spinta ad intraprendere la strada dell’attivismo?

“Sono un’attivista da quando ho 15 anni. Ho sperimentato sulla pelle cosa vuol dire non avere diritti. In primo luogo perché mi sentivo italiana, ma non avevo ancora la cittadinanza. Sono partita quindi da qui e non ho più smesso. Poi ho toccato con mano gli stereotipi di genere. Uscivo da un liceo linguistico e volevo intraprendere la facoltà di ingegneria edile-architettura. Dal primo giorno mi hanno detto che non ce l’avrei fatta, perché venivo dal liceo linguistico e anche perché non era considerata una materia prettamente femminile.

Il collettivo contro la discriminazione di genere

A quel punto la mia è stata una sfida e ho anche aperto un collettivo che riguardava proprio le discriminazioni di genere, anche nel digitale. Anche qui abbiamo notato grandi discriminazioni, come per esempio quando il mercato Amazon, nel 2017, aveva programmato l’algoritmo che serviva a smistare i curriculum che arrivavano che escludeva quelli degli ingegneri donne. Vedevo come questo fenomeno aumentava e ho iniziato a parlare di tematiche di genere, nella vita, nel linguaggio, ma anche nel digitale appunto.

Pegah Moshir Pour racconta il “lato oscuro” dell’Iran

Poi è arrivata l’uccisione della 22enne curda Mahsa Amini e ho iniziato a parlare del lato oscuro dell’Iran, non solo il suo lato bello, relativo al suo patrimonio culturale. Ho raccontato la verità e attraverso i social sono arrivata ovunque”.

A che età e perché vi siete trasferiti in Italia?

“Avevo 9 anni nel 1999 quando mi sono trasferita. I miei genitori non vedevano un futuro per me e mio fratello, quindi hanno deciso di cambiare lavoro e Paese”.

Quali sono gli episodi che più l’hanno colpita mentre era in Iran e come è stata cresciuta?

“Ricordo la difficoltà e la stranezza della nostra vita pubblica rispetto alla vita privata. A casa ognuno poteva essere libero, in qualsiasi modo, mentre in pubblico tutto era diverso. Anche per gli uomini, che non possono per esempio uscire in pantaloncini e canottiera. E ricordo la polizia morale che arrivava con i furgoni e portava via decine di ragazzi soltanto perché stavano chiacchierando con l’altro sesso, o perché erano mano nella mano.

Ora ragazze e donne non rispettano più la “morale”

Ricordo un episodio che mi ha molto spaventato: quando mia madre è stata fermata perché aveva lo smalto rosso alle unghie. Era forse il 1998 o ’99. Quando però sono tornata in Iran, qualche tempo fa, lo smalto era ben che superato. Le ragazze indossano ora scarpe aperte, mettono il trucco, hanno reso fashion anche il modo di portare il velo e quando la polizia morale le richiama non abbassano la testa, ma rispondono anche in maniera forte.

Anche prima del 1979 c’erano donne che portavano il velo, ma anche quelle che portavano abiti occidentali, come la minigonna. Il Corano prevede di coprire il capo durante i momenti di preghiera, ma nel resto del tempo le donne sono libere di farlo o meno. Questa moralità che professano non esiste nel Corano. Anche i praticanti sono contro il regime”.

Cosa chiedono le persone che protestano? Hanno la forza di ribaltare Khomeini?

“Questa è la vera rivoluzione degli iraniani che coinvolge ragazzi, studenti, ma anche adulti e pensionati, tutti vogliono portarla avanti. Credono che far cadere regime possa portare a scegliere finalmente un governo ì con voto democratico. È molto difficile ribaltare il potere presente, ma è possibile.

“La comunità internazionale blocchi gli accordi con il regime”

Perché accada è importante che i governi esterni smettano di fare accordi con il regime, per indebolirlo. Che non riconoscano il regime e sostengano il cambiamento fortemente voluto dal popolo. Il Consiglio europeo, intanto, potrebbe finalmente riconoscere i Pasdaran iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Il Parlamento europeo ha già invitato l’Ue e i suoi Stati membri a includere il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica nell’elenco dei terroristi stilato dall’Ue sulla base delle sue attività terroristiche, della repressione nei confronti dei manifestanti e della fornitura di droni alla Russia. Purtroppo però la risoluzione è ferma ormai da mesi”.

Quali sono i suoi prossimi impegni?

“Sarò al Parlamento europeo per testimoniare sull’importanza dei diritti umani. Sono stata ingaggiata per European Youth Event per raccontare cosa accade in Iran. Proprio in questa sede vorrei far capire perché dobbiamo fare alcuni passaggi per ottenere risultati. Parlerò di diritti umani e dell’importanza del nostro ruolo come cittadini affinché le cose cambino”.

Come riesce a conciliare i tuoi impegni anche con la vita privata e come gestisci e affronti la paura di ripercussioni o problemi?

“L’attivismo porta solitudine, spesso sono sola, ma non mi ci sento perché in tanti mi sostengono, anche grazie al Festival di Sanremo. Ringrazierò per sempre la Rai, Amadeus, gli autori, perché hanno dato spazio e voce alla rivoluzione iraniana.

Moshir Pour: Mi spinge il coraggio sui volti ragazzi iraniani

La paura la affronto guardando il coraggio sui volti dei ragazzi in Iran, che affrontano ogni giorno ben altre sfide”.

Com’è stato il recente incontro con il Presidente della Repubblica?

“Le sue parole mi hanno ulteriormente messa al sicuro – ha concluso la scrittrice – e mi ha dato ancora di più la forza di continuare e non smettere mai”.

“Vorrei ringraziare molto la dottoressa Moshir Pour, la sua presenza stessa e le parole che ha usato sono un forte richiamo ai diritti umani e alla libertà“. Sono state le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Potenza, durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università degli Studi Unibas del marzo scorso. Pegah Moshir Pour si era commossa non riuscendo a contenere le lacrime.

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