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giovedì, Maggio 23, 2024

Rieti, mesotelioma per l’amianto in ospedale: Inail condannata

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Nuova condanna per l’Inail. Il Tribunale di Rieti ha disposto che l’ente previdenziale riconosca la rendita di reversibilità alla vedova di un operaio morto per mesotelioma da amianto contratto nell’ospedale della città.

La donna potrà ora, 7 anni dopo la perdita del marito, ottenere la somma di circa 200mila euro e una rendita mensile. Un riconoscimento che arriva dopo diversi rigetti dell’Inail delle domande presentate perché fosse riconosciuta la malattia professionale.

A contatto con l’amianto durante le manutenzioni in ospedale

Nonostante Mario Nicoletti, deceduto nel 2016, all’età di 80 anni, si fosse ammalato di mesotelioma e fosse stato, durante la sua vita lavorativa a contatto diretto con l’amianto. Non solo: un suo collega, Roberto Lucandri, che ha spesso svolto attività con lui, è morto, purtroppo, della stessa malattia e ha ottenuto il riconoscimento, pure lui dopo un ricorso giudiziario.

Per questo Monica Diana Darasz non si è arresa, sapendo che il mesotelioma è causato soltanto dall’asbesto (altro modo di chiamare l’amianto), e si è rivolta all’Osservatorio nazionale amianto e all’avvocato Ezio Bonanni. Soltanto il ricorso giudiziario ha portato, a 7 anni dalla morte di Nicoletti, al riconoscimento dei diritti della donna. L’Ona proseguirà ora per ottenere il risarcimento dei danni per la vedova e per i figli.

L’Inail continua a respingere le richieste dei lavoratori

“L’ennesimo accanimento dell’Inail – ha commentato il presidente dell’Ona – contro famiglie che hanno perso un loro caro, pilastro anche economico, nel non riconoscerne i diritti anche quando il nesso causale non deve essere provato dalla vittima o dalla sua famiglia, perché si presume per legge fino a prova contraria”.

L’avvocato Bonanni è riuscito a dimostrare che l’operaio ha lavorato nel 1979 come manovale di cantiere e, come manutentore idraulico, presso l’ospedale di Rieti, quale dipendente della Asl, dal 1979 al 1993. Come pure che, durante le sue attività lavorative, fosse esposto alla fibra killer. In campo autostradale e ospedaliero, infatti l’amianto era molto utilizzato. Nelle autostrade soprattutto per realizzare le gallerie, dove veniva applicato a spruzzo sulle pareti, per creare barriere insonorizzanti e per la lotta al fuoco.

L’amianto ancora presente negli ospedali

Negli ospedali, si trovava nelle pareti di malta e amianto, nei soffitti e nei pavimenti di vinil-amianto, ma anche nelle colle e negli stucchi. Infine nei tubi in cui viaggiano i vapori surriscaldati per le lavanderie e le cucine, a 450 gradi, che erano spessissimo oggetto di manutenzione.

Ancora tantissimi ospedali in Italia necessitano di una bonifica, l’Ona ne ha stimati 200. i dati relativi anche alle scuole si possono trovare ne: “Il libro bianco delle morti dia mianto in Italia, ed. 2022“, l’ultimo testo dell’avvocato Bonanni. Il luogo predisposto a risolvere problemi di salute, l’ospedale appunto, potrebbe farci ammalare. Una situazione che va risolta al più presto. Il governo deve stanziare i fondi necessari ad eliminare l’asbesto da queste strutture, permettendo così anche un ammodernamento di vecchi edifici. Intanto, per segnalare i siti contaminati, l’Ona ha messo a disposizione una app apposita.

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