No amianto? No mesotelioma

 

Il convegno a Palazzo Madama

Acquedotti in cemento amianto ormai fatiscenti che si stanno sbriciolando. 40milioni di tonnellate di materiali che contengono amianto, distribuiti sull’intero territorio italiano. La fibra killer che si disperde sia nell’aria che respiriamo, sia nell’acqua che beviamo. Più di 6mila decessi l’anno per patologie asbesto correlate.
Dal 1992, a più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257 che vieta il commercio e l’uso dell’asbesto in Italia, solo meno di 500mila tonnellate di materiali che contengono amianto sono stati bonificati. Con questo ritmo ci vorranno 1.600 anni per bonificare tutto il Paese. Ma nel frattempo «l’amianto continuerà a contaminare il territorio e l’ambiente, a determinare nuove esposizioni, nuove patologie, nuovi lutti e tragedie».
E tutto ciò mentre «tutte le politiche del governo centrale e delle agenzie pubbliche, tra cui l’INAIL, approcciano il problema amianto solo sotto l’aspetto indennitario e, quindi, intervengono solo quando la patologia è conclamata, spesso per negarne il nesso causale. Costringendo, così, le vittime a una lunga trafila, sia in sede amministrativa, sia, eventualmente, anche in sede giudiziaria, per potersi vedere riconosciuta l’origine professionale della patologia. Una trafila talmente lunga che, spesso, il decesso precede il riconoscimento del diritto alle prestazioni previdenziali».
Così l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in occasione della presentazione del primo “Rapporto dei Mesoteliomi”, il 15 dicembre alle nella Sala Nassirya del Senato, alla presenza dell’onorevole Alberto Zolezzi, della Commissione Ambiente e Commissione sul ciclo dei rifiuti e del senatore Carlo Martelli, vicepresidente della Commissione Ambiente.
All’incontro erano presenti anche il senatore Gianluca Castaldi, della Commissione Industria, l’editore di Bioecogeo Giorgio Sapori, il sostituto procuratore della Repubblica di Milano Maurizio Ascione e l’oncologo Giovanni Brandi dell’Università di Bologna.
Secondo il Rapporto ONA, l’orientamento di nuovi casi di mesotelioma in Italia è in costante aumento. Il picco delle malattie riconducibili all’amianto è previsto dal 2020 con un costante aumento fino al 2030.
Non c’è mesotelioma se non c’è amianto. Affermano gli scienziati. Il danno da amianto, invece, nel 90% dei casi è di origine professionale negli uomini e nel 50% nelle donne. Gli esperti della Onlus hanno censito 20.629 casi, nel periodo che va dal 1993 al 2011. Di questi, negli uomini il 40% il mesotelioma si è manifestato tra i 65 e i 74 anni, nelle donne il 40% tra i 75 e gli 84 anni, perché, evidentemente, le esposizioni sono state di minore intensità e, quindi, con maggiori tempi di latenza.
Ma molte altre malattie sono provocate dalla fibra killer. Da uno studio portato avanti dal professor Brandi, risulta che le fibre di amianto hanno la capacità di localizzarsi non solo nella pleura. «Anzi. Una volta inalato – afferma l’oncologo – c’è la dimostrazione, incontrovertibile, che una quota di queste fibre possa entrare in circolo tramite il sangue e localizzarsi in ogni organo del corpo umano».
Il ruolo dell’esposizione all’amianto come fattore di rischio, nella genesi dei tumori del fegato e delle vie biliari è già stato pubblicato da Brandi nel 2013 sulla rivista americana “Cancer causes & control”.
Ed entro un altro paio di anni, conclude il professore «riusciremo a ottenere una firma genetica di esposizione all’amianto. Cioè il tumore dovuto all’esposizione all’amianto, che noi valutiamo con il questionario RENAM (REgistro NAzionale Mesoteliomi – l’INAIL ha pubblicato il IV Rapporto Mesoteliomi nel 2012 ma con dati fermi al 2008 – n.d.r.) e con le fibre recuperate – dal tumore asportato – potrebbe avere un pattern di modificazione del genoma come fosse un sigillo».

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