Le opinioni sullo studio condotto dal MSK

MSK

La terapia del mesotelioma (una neoplasia che può localizzarsi a livello toracico come addominale) comincia dalla correttezza della diagnosi che si deve avvalere di un’accurata indagine immunoistochimica. 

Purtroppo ad oggi, la maggior parte dei medici e degli oncologi vede pochissime persone con questo tumore, nonostante sia relativamente raro. Una delle principali difficoltà consiste, appunto, nella corretta diagnosi istologica differenziale. In particolare quando bisogna distinguere il mesotelioma con l’adenocarcinoma polmonare.

Ciò può comportare la perdita di prezioso tempo, causare il ritardo del trattamento la cui tempestività, al contrario, è fondamentale. Il MSK di New York sta sperimentando un nuovo studio.

Cauto il Professor Mutti, uno dei massimi esperti mondiali sulla cura del mesotelioma, che sottolinea “tutti i farmaci come nivolumab o trenelimumab o pembrolizumab non hanno alcuna efficacia nel mesothelioma (in studi controllati)”.

Riportiamo comunque lo studio americano, prendendo le distanze da qualunque sperimentazione che includa speculazioni economiche (non sono terapie).

Il Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSK) di New York City

MSK è uno dei centri per la ricerca su nuovi modi per combattere il mesotelioma. A differenza di quanto si vede troppo spesso, gli studi clinici condotti si basano sulla ricerca di base e valutano la sicurezza e l’efficacia di promettenti test che includono le più avanzate terapie biologiche.

Chemioterapia e immunoterapia

La chemioterapia, che fa parte del trattamento standard di cura, ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza (seppur, solo per un tempo limitato) ma spesso con significativi effetti collaterali.

Il nuovo studio

Per i pazienti affetti da mesotelioma pleurico, il centro sta adesso studiando l’efficacia di una combinazione di immunoterapia e chemioterapia prima di un intervento chirurgico aggressivo. L’immunoterapai ha finora fallito di dimostrare alcuna efficacia nel mesotelioma.

Studi precedenti con altri tumori, usando combinazione di immunoterapia e chemioterapia dopo l’intervento chirurgico, non si sono dimostrati efficaci. Nello specifico, lo studio determinerà se l’uso di Opdivo (nivolumab) con Alimta (pemetrexed) e cisplatino o carboplatino – senza ritardare la chirurgia programmata – possano prolungare significativamente il tempo di sopravvivenza del paziente.

Occorre specificare che tale studio di combinazione è progettato solo per i pazienti con Mesotelioma che si qualificano per un intervento chirurgico, che in genere non supera il 20% Chi ha invece  subito una precedente chemioterapia o una precedente immunoterapia non è idoneo per lo studio.

Il test

35 pazienti selezionati nella sperimentazione clinica, (il completamento è stimato entro novembre 2022), saranno sottoposti a due cicli di Opdivo e combinazione di chemioterapia prima dell’estesa chirurgia di pleurectomia e decorticazione.

L’esito positivo dovrebbe portare i pazienti alla chirurgia entro 30 giorni dall’operazione inizialmente prevista. Il fallimento comporterà un ritardo dell’intervento indotto dalla tossicità per più di 30 giorni.

“Questo studio clinico è importante. Non abbiamo i migliori risultati a lungo termine con il mesotelioma e dobbiamo imparare di più” hanno detto dal centro. “Questa prova non compromette lo standard di cura. Aggiunge solo un’immunoterapia chiave che ha mostrato risultati promettenti in altri tumori.  È uno studio di fattibilità, quindi vediamo dove ci porta”.

Conclusioni

Ricordiamo che Opdivo ha avuto risultati contrastanti nella lotta contro il cancro, proprio come altri farmaci immunoterapici. In particolare questa classe di farmaci ha a sempre fallito nel mesotelioma quando confrontato con la terapia standard.

Ad oggi Opdivo non è ancora stato approvato per il mesotelioma dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti.

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