Morte per malasanità. I familiari del Sig. Capaldini Virgilio citano in giudizio la AUSL Umbria 2.

Virgilio Capaldini, ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, si è ammalato di mesotelioma da amianto che, a causa di una mancata sorveglianza sanitaria, è stato diagnosticato in ritardo.
Inoltre, durante la prima toracoscopia, effettuata presso l’Ospedale Civile di Foligno, il medico effettuò un talcaggio tra i foglietti della pleura, senza nemmeno aspettare l’esito dell’esame bioptico, e questo provocò in seguito l’impossibilità di praticare un intervento chirurgico che, forse, avrebbe potuto cambiare l’esito di questa storia.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso l’Avv. Ezio Bonanni, assiste i familiari del Sig. Capaldini Virgilio, lavoratore nelle Grandi Officine Riparazioni di Foligno, deceduto per mesotelioma da amianto, non diagnosticato e non curato, dall’Ospedale Civile di Foligno.

“Insistiamo per la creazione di un centro di riferimento di patologie asbesto correlate per l’Umbria, per una più capillare sorveglianza sanitaria e per l’immediato risarcimento dei danni subito dai lavoratori dell’amianto, privati di cure tempestive. La Regione Umbria e la AUSL Umbria 2 si assuma le sue responsabilità per il caso del Sig. Virgilio Capaldini”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, adibito alla manipolazione di materiali di amianto era ormai in pensione, e avendo difficoltà respiratorie si era rivolto ai medici che non gli hanno diagnosticato il mesotelioma, anzi lo hanno tranquillizzato per più di un anno. Poi la scoperta nell’estate 2012 e l’agonia fino al novembre 2015.

“Dopo quello che è successo a mio padre è difficile fidarmi nuovamente di chi dovrebbe utilizzare la scienza e la coscienza per salvare vite umane. Per più di un anno intero, nonostante le recidive, ci hanno ripetuto che potevamo stare tranquilli e che mio padre non aveva nulla di grave. Pur avendo già i sintomi della malattia e sapendo che mio padre aveva lavorato l’amianto, durante la prima toracoscopia, il medico non ha nemmeno aspettato l’esito dell’esame bioptico effettuando un talcaggio tra i foglietti della pleura che ha pregiudicato ulteriormente mio padre perché, una volta diagnosticata la malattia, ha poi impedito di eseguire l’operazione chirurgica. Questa non è malasanità? Questa non è imperizia? Ora voglio giustizia, attendo fiduciosa l’udienza civile del 01.12.2017 e spero che anche nel penale ci possa essere il rinvio a giudizio dei responsabili con adeguati provvedimenti nei loro confronti. Ma sopra ogni altra cosa io chiedo, anzi “pretendo” che alla parola Amianto ogni struttura sanitaria in Italia, sia preparata a ricevere e riconoscere le patologie Asbesto correlate! Senza questo risultato qualsiasi sentenza verrà pronunciata, sarà da considerare come un fallimento del nostro stato sociale”, dichiara la Sig.ra Monia Capaldini.

Virgilio doveva maneggiare l’amianto nelle Officine Grandi Riparazioni di Foligno delle Ferrovie dello Stato, di cui era dipendente: venivano riparate le vetture ferroviarie, spruzzate con la crocidolite, il famoso amianto blu, utilizzato dalle Ferrovie dello Stato.

Nell’estate del 2011, il Sig. Virgilio, a seguito di dolori al petto e difficoltà respiratorie, si è recato all’Ospedale Civile di Foligno dove è stato ricoverato il successivo 22.07.2011.

I medici prima lo allarmano e poi, nonostante sia stato esposto ad amianto, abbia già le placche e gli ispessimenti pleurici da amianto, e i classici sintomi del mesotelioma, lo rimandano a casa e lo tranquillizzano.

Ma lui continua a stare male, si aggrava e poi a Perugia, l’estate dopo, l’agghiacciante scoperta, ha un mesotelioma provocato dall’amianto, non diagnosticato l’anno prima e soprattutto a causa del talcaggio praticato è impossibile praticare l’intervento chirurgico, che pure sarebbe possibile nel 2012 quando finalmente è stato diagnosticato il mesotelioma.

Inizia così il calvario della chemioterapia e radioterapia: caduta di capelli, dimagrimento, dolori atroci, impossibilità a respirare anche con l’ossigeno, senso di soffocamento.

Virgilio ha ancora la forza di depositare la denuncia ai Carabinieri, dove chiede che si proceda penalmente contro quei sanitari che gli hanno tolto la vita, negandogli la diagnosi, le terapie e cure e che hanno praticato il talcaggio, rendendo quindi poi impossibile l’operazione chirurgica…Fino all’ultimo respiro (19.11.2015) egli ha invocato giustizia dal letto dell’ospedale.

I familiari, già costituiti parti offese nel procedimento penale, chiedono i danni alla AUSL Umbria 2 e alla Regione Umbria, citate davanti al Tribunale di Perugia per l’udienza dell’01.12.2017.

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