IL MESOTELIOMA, QUANDO SENZA ALCUN SINTOMO PORTA ALLA MORTE

mesotelioma

Questa è la storia di un uomo, Gesualdo Serra, cambiata in maniera devastante nel giro di pochi anni a causa di un mesotelioma. Nel 2008 la moglie, di soli 45 anni, morì a causa di un aneurisma cerebrale, provocando un immenso dolore e vuoto nella vita di quest’uomo e dei due figli che si ritrovarono senza la madre da un momento all’altro.

I figli si rivolgono all’avv. Ezio Bonanni: “Nostro padre è morto soffocato, straziato, lo hanno ucciso”

Ma la vita di Gesualdo è stata costernata da molteplici sofferenze, dopo la perdita della moglie perse, improvvisamente, il lavoro, l’unica cosa che gli restava e che gli dava la forza per andare avanti e superare questo lutto devastante.

Aveva lavorato presso diverse aziende: a titolo esemplificativo: “S.p.A. S.I.A.E. Marchetti di Sesto Calende, società titolare dello stabilimento di produzione di treni e aerei in provincia di Varese, dal 1970 al 1979; “Aeronautica Macchi S.p.A.” di Venegono Inferiore (VA), come montatore meccanico, dal 1980 al 1981; “Preparazione Tessuti” di Castelletto Ticino (NO), dal 1984 al 1986; “Flytex S.r.l”, dal 1986 al 1989 e altre.

Ma aveva lavorato anche per l’esercito, nei reggimenti di artiglieria da montagna, per un anno, come artigliere radiofonista conduttore.

Secondo gli atti: “è stata proprio tale massiccia esposizione a polveri e fibre di amianto (almeno a titolo di concausa), ad aver provocato l’insorgenza del mesotelioma pleurico”, con conseguente diritto delle parti assistite ad ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali”.

Ha lavorato per anni a contatto con l’amianto, inconsapevolmente e si è ritrovato a un passo dalla pensione senza lavoro. Era ormai psicologicamente provato, trovarsi a quell’età senza un’occupazione era deleterio e non aiutava certo a superare la solitudine e i pensieri che affollavano la sua mente. Era frustrante, per un uomo che aveva sempre messo i figli e la famiglia sopra ogni cosa privandosi di tutto, vivere così.

Fortunatamente una cara parente della moglie, di Verona, decise di aiutare Gesualdo trovandogli un piccolo impiego nella sua azienda per permettergli di concludere la carriera lavorativa. Era rinato.

Il solo fatto di poter sentirsi utile era per lui una grande soddisfazione morale, come padre e come uomo. 

Aveva 56 anni

Grazie a questo lavoro iniziò a superare la depressione che lo aveva colpito, ma nel 2014 ebbe un malessere improvviso dopo aver preso freddo e lo portarono immediatamente in ospedale.
Da lì l’inizio di un inferno. Aveva pensato di esserselo lasciato alle spalle ma il peggio doveva ancora arrivare.

lo portarono all’ospedale per una “polmonite”, ma i medici scoprirono che c’era qualcosa di peggiore e diagnosticarono un tumore: il mesotelioma pleurico.

Quando lo operarono scoprirono che il tumore era già in metastasi. Il mesotelioma, “tipico” tumore da amianto lo aveva consumato dall’interno chissà da quanto tempo e i sintomi, come spesso succede, sono talmente poco evidenti e trascurabili (una po’ di tosse ad esempio) che inevitabilmente lo avrebbero portato alla morte. Non c’era più nulla da fare.

Quando hanno aperto la pleura era già al quarto stadio di tumore. L’esame istologico confermò la diagnosi di mesotelioma. Iniziò a combattere una battaglia contro il tumore, consapevole che era ormai troppo tardi per poter guarire.

Da lì sono iniziati i cicli di chemioterapia. Gesualdo viveva in Veneto e i due figli erano lontani. Fu un calvario sia per Gesualdo sia per i figli che dovettero assisterlo: il maggiore, ufficiale della marina militare imbarcato.

Appena in porto andava direttamente dal padre lasciando sia la bambina sia la moglie sole per lunghi periodi così come anche l’altro figlio, partiva da lontano per assistere il padre per intere settimane notte e giorno.

Soffriva in silenzio, Gesualdo ma era consapevole che la morte lo avrebbe presto portato via dai suoi cari e gli avrebbe tolto anche la possibilità di veder crescere quella nipotina alla quale era tanto legato.

I medici gli avevano dato otto mesi di vita ma, tra operazioni e chemioterapia è riuscito, anche grazie alla sua forza di volontà, ad andare avanti per due anni. A stento, cercando di non pesare sui figli, spesso mentendo al telefono sul suo stato di salute.

mesoteliomaQuando i familiari si accorsero che mancavano pochi giorni alla morte decisero di affidarlo a due sue sorelle, suore del  Cottolengo di Torino, che gli offrirono assistenza amorevole.
Gli antidolorifici lo avevano ridotto malissimo, furono due, tre settimane di agonia. 
Gesualdo nel periodo di malattia, aveva fatto richiesta all’INAIL di malattia professionale: ovviamente è stata accettata.

Ma quando nel 2018 morì, i figli si rivolsero all’avvocato Bonanni perché in seguito alla morte, a causa dell’amianto
Si ravvisava il reato di omicidio colposo.

Infatti, come riportano gli atti: “tale procedimento, avente ad oggetto il delitto di cui all’art 590, co. 1 e 3, c.p., nasce dalla trasmissione, da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verbania, di atti relativi all’inchiesta per malattia professionale condotta dalla stessa A.S.L. di Verbania: difatti, la nota n. 14629/Spresal/A, avente data 05.06.2014, ha ad oggetto “inchiesta malattia professionale (mesotelioma pleurico) relativa al Sig. SERRA Gesualdo”.

Come precisato, tuttavia, in data 18.05.2016, il Fu Sig. SERRA Gesualdo, dopo atroci sofferenze, è deceduto a causa di “mesotelioma”: non si comprende come mai, pur essendo pervenuta all’organo inquirente la notizia del decesso del Sig. SERRA Gesualdo – come dimostrato dagli atti di indagine contenuti nel fascicolo del P.M. – lo stesso P.M. non ha modificato l’ipotesi di reato da lesioni colpose a omicidio colposo, ma anzi ha avanzato richiesta di archiviazione proprio per il delitto di cui all’art. 590 c.p.

“Questa malattia ti soffoca– racconta uno dei figli- ti fa morire annegato perché negli ultimi giorni la produzione di liquidi che provoca il mesotelioma arriva alla bocca. Hanno infilato all’interno della bocca una cannula che aspira i liquidi”. Il suo respiro era un sibilo doloroso.

Era lì a vedere il padre morire soffocato dal mesotelioma che lo aveva travolto

Una cosa terribile. Tutto questo a causa di coloro che mettono a rischio le vite dei lavoratori esposti all’amianto. Anche le tute che lui portava erano intrise di amianto. Chissà quanto ne abbiamo respirato anche noi familiari.Mi sono occupato di mio padre mentre coloro che hanno provocato la morte di mio padre e di altri per aver omesso la presenza dell’amianto sono lì tranquilli a godersi la vita senza alcuna preoccupazione o senso di colpa. È inconcepibile. Hanno ucciso mio padre. Voglio giustizia. Per tutti coloro che non meritavano di morire per svolgere il proprio lavoro”.

Ora i figli, tramite l’avvocato Ezio Bonanni, procederanno per ottenere giustizia e i dovuti risarcimenti che tuttavia mai colmeranno il vuoto creato dalla morte dell’amato padre.

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