Marina Militare: l’amianto uccide ancora

Il Ministero della Difesa nega i benefici agli orfani di vittima del dovere

È questo il caso del Sig. Agus Mario, arruolato presso la Marina militare nel 1961 con varie mansioni fino al 1996 con il grado di Maresciallo del C.E.M.M.
Un uomo che ha svolto con passione il suo lavoro, tanto da trasmettere il suo amore per la divisa e per il mare ai due figli maschi Giuseppe e Giovanni, che seguirono le orme del padre arruolandosi nella Marina militare.

Dopo essere andato in pensione il Sig. Agus decise di dedicarsi totalmente alla sua famiglia, alla moglie Carmela, e ai tre figli Antonietta, Giovanni e Giuseppe.

Ma non furono anni di riposo e di gioie, dovette prendersi cura della moglie gravemente malata, prima di tumore al seno, poi un trapianto al fegato in seguito alla diagnosi di cirrosi epatica.

Eppure, Mario era un uomo forte, aveva accudito la moglie che si era ripresa e aveva intenzione di passare la pensione accanto ai suoi cari perché per lui la famiglia e i figli venivano prima di tutto.

Improvvisamente una notte del 2006 iniziò a sudare nel letto, tremava e aveva la febbre molto alta. La moglie e i figli, preoccupati, decisero di portarlo da uno specialista che, dopo vari accertamenti, gli diagnosticò una ‘Neoplasia polmonare destra’.

Non era operabile. Il tumore era ormai in metastasi. Il chirurgo lo aprì e dovette richiudere. Non c’era nulla da fare se non continuare con terapie alternative, con la speranza, se non di guarire, perlomeno di permettere a Mario di passare altri giorni con i suoi cari.   

Così iniziarono le debilitanti sedute di radioterapia a Roma, accompagnato da moglie e figli, che, pur lavorando e avendo ormai una propria famiglia, decisero, per amore del padre, di dedicarsi alla cura accompagnandolo nei vari centri ospedalieri, chiedendo giorni di permesso sul lavoro e sottraendo alle mogli e ai figli, ancora piccoli, preziosi momenti.

Una vera corsa contro il tempo, per godere di quei pochi attimi in cui il padre sembrava riprendersi e i familiari, consapevoli che da un giorno all’altro sarebbe venuto a mancare, cercavano comunque di trasmettergli la speranza di guarigione. Mario sapeva che sarebbe presto andato incontro alla morte ma né lui né i figli potevano immaginare che il decesso era dovuto alle Particolari condizioni ambientali ed operative in cui aveva svolto il suo servizio lavorativo.

La scoperta che la morte era causata dalle fibre di amianto

Dopo la morte di Agus, nel Maggio del 2007 in Augusta, i familiari, inconsapevoli, non denunciarono subito il fatto, fino a quando, in seguito alla scomparsa di un collega del padre, sempre a causa di inalazione di fibre di amianto e altri cancerogeni, decisero di andare fino in fondo.

Nel 2015 contattarono l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, avvocato a tutela delle vittime dell’amianto, dell’uranio impoverito e di vaccini che hanno mietuto migliaia di vittime.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, in forza della domanda amministrativa prodotta dagli odierni ricorrenti e degli accertamenti medico legali, risultanze del verbale di CMO, ha riconosciuto la patologia dipendente da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali ed operative connessa al servizio prestato a bordo di unità navali la cui costruzione risale al periodo in cui l’utilizzo dell’amianto era comunemente impiegato e non sottoposto a restrizioni.

In seguito all’istanza pervenuta in data 13/08/2015 il Ministero della Difesa decreta il Sig. Agus Mario deceduto nel 2007 “Equiparato alle Vittime del Dovere” e concede alla moglie l’assegno vitalizio non reversibile di € 258,23 mensili, a decorrere dalla data del decesso e lo speciale assegno vitalizio non reversibile di € 1033,00 mensili.

I figli, accompagnati dall’avvocato, decisero di fare ricorso perché in base alla legge del 24 dicembre 2007 n 244 è stato previsto, a decorrere dal 1 gennaio 2008, la concessione di beneficio anche alle vittime della criminalità organizzata, alle vittime del dovere ed ai loro familiari, lo speciale assegno vitalizio di € 1.033,00 mensili, l’assegno vitalizio di 500 € mensili ai figli maggiorenni superstiti, ancorché non conviventi con la vittima.

Visto che l’unico familiare fiscalmente a carico della vittima all’atto del decesso era la moglie, il Ministero della Difesa definisce inammissibile la richiesta dei figli per ottenere il riconoscimento delle qualità di orfani di vittima del dovere con equiparazione alle vittime del terrorismo in quanto mancante il presupposto della vivenza a carico con il padre, ed è su questo presupposto che l’Avv. Ezio Bonanni, forte di sentenze favorevoli, ha ricorso al Giudice per ottenere il riconoscimento anche in favore degli altri familiari.

Infatti, queste prestazioni hanno natura risarcitoria e non indennitaria, tanto è vero che le somme vengono computate nel risarcimento del danno, ed è per tale ragione che si confida nell’ottenere il risultato positivo. In più la vittima ha diritto ad ottenere il risarcimento di tutti i danni.

L’amianto all’interno delle navi della Marina Militare

Il Sig. Agus ha lavorato per molti anni respirando fibre di amianto ed altri agenti cancerogeni.
In base all’apporto dato da un esperto autorevole, il Dott. Stefano Silvestri in una consulenza tecnica depositata il 18 Dicembre 2014 nell’ambito di un procedimento penale in merito all’esposizione ad amianto di equipaggi della Marina Militare:

L’uso di amianto sulle navi in ferro durante il ‘900 è stato massiccio e le navi militari non sono state esentate da questo impiego
Un gran numero di militari e di civili dipendenti della Marina hanno contratto malattie asbesto correlate per aver manipolato direttamente materiali contenenti amianto, aver passato del tempo su navi che lo contenevano, subito esposizione durante gli interventi di manutenzione svolti sia a bordo sia nelle officine a terra…il periodo è piuttosto lungo…

Le parole del figlio Giuseppe

Il Sig. Giuseppe Agus, figlio del Sig. Agus, avendo prestato servizio nella Marina Militare ed essendo stato esposto, per 8 anni, alle fibre di amianto afferma:

Ogni giorno penso a mio padre, a come è stato ucciso ,inconsapevolmente e ingiustamente a causa dell’inalazione delle fibre di amianto. Noi figli avremmo voluto trascorrere con lui molto tempo, anche ai nipotini è stata negata l’opportunità di passare del tempo con il nonno a causa della sua morte.
Per anni ho pensato ogni giorno al fatto di essere stato esposto anch’io alle fibre di amianto, a tutti coloro che, come me, hanno perso una persona cara e ai militari che per anni sono stati esposti a questo pericolo. Anch’io un giorno potrei ammalarmi e lasciare i miei familiari, privandoli dell’affetto di marito e di padre.
Noi figli ci siamo dedicati a nostro padre, per amore, sottraendo del tempo al lavoro e alla famiglia e, solo perché al momento del decesso non eravamo a suo carico, non abbiamo avuto i benefici riconosciuti agli orfani vittima del dovere e della criminalità organizzata.
Ci sono altri casi come il nostro, i benefici sono stati riconosciuti anche ai figli che non erano a carico del padre al momento della morte. Vorrei solo che la giustizia premiasse il fatto che abbiamo continuato a sostenere nostro padre sottraendo del tempo al lavoro ed alle nostre famiglie, per non parlare delle spese di natura economica che abbiamo dovuto affrontare e soprattutto, che non ci siano disuguaglianze perché com’è scritto “La legge è uguale per tutti”
.

E così dovrebbe essere.

a cura di Ilaria Cicconi

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