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venerdì, Luglio 19, 2024

Mani o intelletto, chi è nato prima? Bruno vs Aristotele 

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Mani. La capacità prensile è nata prima di quella intellettiva o è vero il contrario? Aristotele e Giordano Bruno, in due epoche diverse, ci forniscono le loro spiegazioni.

Le mani e la “Cabala del cavallo pegaseo”

Mani. Nel suo dialogo filosofico “la Cabala del cavallo pegaseo” (1585), Giordano Bruno parla dell’anima dell’uomo e dice che “è medesima in essenza specifica e generica con quella delle mosche, ostreche marine e piante e qualsivoglia cosa che si move animata o abbia anima”. Che vuol dire?

Il filosofo e frate domenicano nolano intendeva esprimere il concetto secondo cui lo spirito è “anima universale” comune a tutti gli esseri viventi, quasi fosse un “corpo vivente”. Affermazione che sicuramente non piacque alla Chiesa del tempo.

L’”anima universale”, si congiunge ad una specie specifica di corpo piuttosto che a un altro, a seconda della sua evoluzione. 

In pratica è la struttura fisica del corpo a determinare il tipo di anima e intelletto.

Differenza fra animale e uomo

A seconda di come si è evoluto l’uomo, in base al suo ingegno e alle sue azioni, l’anima ha diversi gradi di perfezione. 

Volendo fare un esempio spicciolo, potremmo dire che il cane si è evoluto come essere quadrupede, senza mani, l’uomo invece è un bipede e ha le mani, definite da Aristotele (384 a.C- 322 a.C), “strumento regio”, “l’ organo degli organi”. La differenza fra i due esseri è che il primo, non avendo le mani, ha un’anima e un intelletto “inferiori” per grado, il secondo, dotato di mani, si trova a un grado “superiore”. Spieghiamo meglio il concetto teorizzato da Giordano Bruno.

Lo “Spaccio della bestia trionfante”: intelletto e mani

Nello scritto “Lo spaccio delle bestia trionfante(1584), Bruno dice che all’uomo sono stati dati in dono l’intelletto e le mani, due strumenti che gli consentono di agire “fuori” dalla Natura.

Grazie a questi doni, riesce a creare cose che non esistono in Natura, quasi fosse un Demiurgo, un Dio creatore. 

Prendiamo ad esempio l’utilizzo del bastone, che antropologicamente viene considerato come l’oggetto più antico mai costruito. 

Gli scimpanzé, animali geneticamente simile a noi, si servono del bastone (disponibile in natura) per afferrare oggetti, per tirare o spostare i rami, nulla più! E’ solo un prolungamento delle zampe.

Il primo ominide ha impiegato il bastone quale strumento litico, per creare oggetti. E qui veniamo alla differenza intellettiva fra uomo e animali.

Mani quali strumento esosomatico

A differenza della scimmia, l’ominide è riuscito a ricavare una lamina di selce da un blocco di pietra. 

Un processo possibile solo grazie a una doppia azione corporea: mani e intelletto. 

Le sue mani hanno staccato la pietra e creato utensili finalizzati a un miglioramento qualitativo della vita, partendo da un pensiero, dall’immaginazione.

Le mani sono considerate pertanto uno strumento esosomatico. 

Le mani determinano il lavoro dell’uomo e la famiglia

In un altro passo, Bruno afferma che il lavoro con le mani “determina la famiglia”. Cosa intende?

Il filosofo si riferisce alla sfera sessuale, che è ben diversa dall’impulso riproduttivo delle “bestie”. 

Non avendo le mani, gli altri animali non hanno la capacità di accarezzare, di creare un mondo di emozioni fatto di gestualità. Non riescono pertanto a creare una famiglia, ma tendono a riprodursi solo per garantire la sopravvivenza della specie.

L’uomo di contro, grazie a questo dono è riuscito a sviluppare caratteristiche empatiche e affettive molto più profonde, basilari per la costituzione di un legame familiare.

Le mani di Giordano Bruno e i limiti di Aristotele 

Furono Anassagora, Aristotele e Lucrezio ad ispirare le considerazioni sulle mani a Giordano Bruno. Partendo da loro, elaborò tuttavia un pensiero assolutamente innovativo.

Prendiamo Aristotele. Come accennato, riprendendo un pensiero di Anassagora affermava “la mano è l’organo degli organi”. Aveva sicuramente capito la strumentalità della mano. Diceva che con la mano si forgiano strumenti di lavoro e di guerra e che per questa caratteristica l’uomo è superiore degli animali. Sa difendersi, sa costruire.

Il pensiero di Aristotele tuttavia presentava dei limiti, almeno secondo quella che sarà la futura concezione di Bruno. 

Ci vuole un intelletto capace di operare secondo un fine perché la mano diventi strumento”. Questa la sintesi del ragionamento di Aristotele.

Bruno ribalta tutto, affermando che bisogna intuire il risultato dell’azione della mano, per determinare la qualità della mente dell’uomo. E’ questo passaggio che ci fa capire come si è evoluto l’uomo e a quale grado. Spieghiamo meglio il concetto.

Una società naturalistica 

Giordano Bruno immaginava una società naturalistica, materialistica, in cui l’evoluzione del corpo avrebbe portato allo sviluppo dell’anima. L’anima pertanto rispecchia il corpo in cui è nata, nasce dalla sue azioni, non è il suo presupposto. 

Un quesito importante 

Nello “Spaccio della bestia trionfante”, Bruno spiega perfettamente la dinamica. 

Egli fa dire a uno dei suoi interlocutori: “Se dici che la mano è determinante per arrivare all’anima dell’uomo come mai le scimmie non arrivano ad avere la stessa anima?”. Bruno risponde dicendo che le scimmie in realtà non hanno delle mani articolate. Di conseguenza non arrivano a fare ciò che riescono a fare gli uomini. Ecco perché rimangono ferme a un gradino evolutivo più basso. 

Il ruolo chiave della posizione eretta

Il discorso porta a degli interrogatori filosofici e antropologici importanti. Non bisogna partire dalla mano, ma da ciò che ha portato alla costituzione naturale della mano, cioè la posizione eretta. 

Dopo una crisi climatica, le foreste pluviali in cui vivevano i primi ominidi, provocarono grossi cambiamenti e la savana, con i suoi spazi aperti, prese il posto della foresta.

L’uomo passò da una visione ortogonale, limitata, data dalla necessità di osservare solo degli spazi ristretti, ad una visione articolare, che gli consentì di guardare in ogni direzione e di mettersi in guardia dai pericoli. 

Gli ominidi cominciarono a mangiare tutti insieme per poter controllare meglio il territorio. 

Vivendo ai margini della foresta, divenne necessario assumere una postura eretta. Da quel momento, si sviluppò il piede, una struttura fisica che originariamente era un’altra mano. Il pollice divenne una base per camminare, mentre la mano iniziò a sviluppare l’articolazione del pollice opponibile. 

La posizione eretta fu una grande conquista.

Mani e bocca: il cammino della civiltà

Le mani iniziarono ad acquisire una capacità di manipolazione articolare incredibile. Divennero uno strumento attraverso cui realizzare ogni cosa, capaci di fare operazioni molto difficili e delicate. Oltre alle mani, anche la bocca subì delle trasformazioni importanti. 

Nel corso dei millenni, il pollice opponibile ha fatto sì che l’uomo creasse il vacuum, cioè realizzasse il pieno a partire dal vuoto. 

Ha trasformato il mondo esterno a partire da un’idea creata dall’intelletto.

Stesso discorso per la bocca. Essa fu utilizzata per articolare parole.

La gamma di espressività data dai suoni e la capacità di creare con le mani, permisero all’uomo di creare elementi che in Natura non esistono. Questo è ciò che si intende per “cammino della civiltà”.

In definitiva, secondo Bruno, siamo il prodotto di questa progressiva trasformazione del corpo. 

L’intelletto è arrivato quando si è evoluta la mano, non viceversa.

Riferimenti 

Giordano Bruno “Lo spaccio della bestia trionfante”

Giordano Bruno “Cabala del cavallo pegaseo”

Carlo Sini- L’universo di Giordano Bruno

Carlo Sini – L’ uomo, la macchina, l’automa. Lavoro e conoscenza tra futuro prossimo e passato remoto

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