Un batuffolo di cotone dimenticato nel cranio sei medici indagati per la morte di una donna

06batuffoloAll’istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano era arrivata per essere sottoposta ad un intervento per la rimozione di un tumore. Ma lei, una donna di 40 anni, dopo un mese è morta: durante l’intervento l’équipe ha dimenticato “un cotonino chirurgico”. E quando dopo due mesi è stata ricoverata al reparto di neurochirurgia del Policlinico di Bari, i medici non hanno capito che sottoponendola ad una seconda operazione per rimuovere il cotone avrebbero potuto salvarla. Il pm Ettore Cardinali ha chiesto il processo per sei medici, tre in servizio all’istituto di Milano e tre a Bari. L’udienza preliminare è stata fissata dinanzi al gip Alessandra Piliego.

Il caso risale al 2008 ed è stato al centro di indagini complesse, in un primo momento avviate dalla procura di Milano e poi passate a quella di Bari. La storia della vittima, una madre di famiglia originaria di Monopoli, comincia quando le viene diagnosticato un tumore di piccole dimensioni al cervello. Il 3 aprile nell’istituto “Carlo Besta” viene sottoposta ad una operazione per l’asportazione del melanoma. Operazione al termine della quale i tre chirurghi dimenticano “un cotonino chirurgico” o specifica il pm “una sua parte”. La donna comincia a stare male, ha mal di testa, vomito, i disturbi peggiorano con il passare dei giorni. Il 31 maggio viene ricoverata nuovamente, questa volta nel reparto di neurochirurgia del Policlinico dove per quattro giorni viene tenuta sotto osservazione. Sono tre i medici di guardia che la visitano, ma nessuno diagnostica la patologia causata dalla presenza del pezzo di cotone e cioè una forte ipertensione attorno al cervello. Nessuno, quindi, pensa ad una operazione che, forse, avrebbe potuta salvarla. Quattro giorni dopo, la paziente muore. E solo dopo il suo decesso viene fatta luce sulla causa dei disturbi, sulla presenza del pezzo di cotone.

E’ stata la famiglia della vittima (rappresentata dall’avvocato Michele Laforgia) a chiedere di fare chiarezza sul caso.

Fonte: http://bari.repubblica.it/

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