L’ARTE DELLO SPORT E LA CULTURA DELLA SALUTE

SportGiusto quattro anni fa, si tornava a parlare di limitazioni al mandato dei presidenti sportivi federali per un massimo di otto anni, equiparandolo a quello del presidente del CONI. Al contempo, procedeva nel suo iter la legge per il riconoscimento e la promozione della funzione sociale dello sport, delegando il Governo alla redazione di un testo unico delle disposizioni in materia di sport.

Forse per via del caldo, durante il dormiveglia i miei neuroni andavano girovagando nei meandri della memoria e mi sono ricordato di quando qualcuno nel 1978 fece dichiarare ineleggibile Giulio Onesti con un provvedimento ad hoc.

Giulio se ne andò in punta di piedi, involandosi per Borea, dopo appena tre anni (con lui iniziamo ad immettere nella “Gladiatori Walk” anche i dirigenti). Onesti era stato per il CONI del dopoguerra quello che era stato Lando Ferretti per l’anteguerra.

Se il criterio dei due mandati fosse esistito nelle epoche passate, gli stessi Onesti, Zauli e gli altri artefici della rinascita e dei Giochi Olimpici, a Cortina e Roma, se ne sarebbero dovuti andare già nel 1954.

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In verità, dopo il 1978, il CONI aveva imboccato una via meno romantica e più burocratizzata, che aveva tolto di mezzo le fantasie creative e l’effimero, quelle che avevano portato sempre Onesti e Zauli a far nascere e crescere la Biblioteca Nazionale, la stessa Scuola Nazionale dello Sport, lo sport nella scuola e quindi i Giochi della Gioventù, preceduti dai Centri Olimpia.

E poi, come non ricordare che il rapporto straordinario tra il mondo dell’arte e il CONI di Giulio Onesti fu la degna naturale prosecuzione di quanto era stato concepito prima da Marcello Piacentini e poi da Enrico del Debbio, Luigi Moretti e gli altri, auspici Ferretti, Arpinati, Ridolfi.

Ecco, appunto, il personaggio Ridolfi, Presidente federale per antonomasia, senza soluzione di continuità, che vendette le proprietà del proprio marchesato per aiutare gli atleti e costruire gli impianti, come lo Stadio di Firenze.

Diciamo, che i paletti andrebbero messi ai privilegi e ai doppi incarichi retribuiti – dove il vantaggio è palese, anzi a volte esagerato. Al contempo, però, va detto che è sconcertante, come venga premesso che l’Italia è in straritardo rispetto ad una politica di governo per lo sport, inteso come opportunità sociale irrinunciabile per un Paese civile e poi che si giri intorno alla questione Ministero.

La verità è che tutto il ritardo è frutto di uno storico combinato disposto di furbe leggine e decreti, atte ad eludere impegni e responsabilità a danno di una collettività che ingenuamente guarda ancora alle medaglie, come mera testimonianza e non di coronamento del più alto livello di sportività, lasciando a terra l’aspetto educativo (scuola) e della salute (pratica motoria attraverso l’accesso libero ma tutelato allo sport).

Avevo letto attentamente tutta la proposta di legge degli amici Fossati, Molea, Coccia… e non avevo potuto trattenere un ohibo!, sull’entità del finanziamento previsto: 20 (venti) milioncini di euro. Chi governa deve avere il coraggio di governare e guardare i problemi in modo reale e diretto: lo sport nella scuola non esiste in modo strutturale e molte società sportive non hanno impianti.Sport

Addirittura, molti plessi scolastici, ancorché impestati dall’amianto, vanno in disuso e rischiano devastazioni , occupazioni o destinazioni di emergenza per il flusso inarrestabile dei migranti. Occorre coordinare una azione di governo autorevole, che metta insieme CONI, MIUR, Ministero della Salute, Ministero della Difesa, degli Interni, Infrastrutture, Regioni, Turismo, Economia e Finanze, senza escludere i Beni Culturali.

Tutto questo, non deve sembrare una esagerazione, perché se vogliamo far quadrare il cerchio intorno alla combinazione spor t- qualità della vita, non possiamo che passare per l’educazione e la salute, l’economia di scala delle risorse, quindi per il supercoordinamento dei comprimari responsabili, sulla base di un progetto, ripeto di governo, che non preveda deleghe e sub-deleghe e diversamente preveda seri investimenti ed azioni, che impediscano la deriva inesorabile dei costi iper della salute per una società , che giunge impreparata agli appuntamenti con le malattie e l’età avanzata.

Infine e non ultimo, lo Stato dovrebbe saper rinunciare ai proventi da attività autolesive, come quella dei tabacchi del monopolio, delle scommesse e del gioco d’azzardo diffuso in ogni angolo di strada.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.  

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