Ex Sacelit, deceduta un’altra vittima amianto

L’ex Sacelit continua ad uccidere anche a distanza di anni dalla chiusura. È deceduta un’altra vittima amianto ex lavoratrice della fabbrica della morte.

L’amianto è stato messo al bando in Italia nel 1992 ma questo ha arginato solo in parte la problematica, molto preoccupanti sono infatti le conseguenze legate alle esposizioni avvenute nel periodo in cui il minerale era ancora utilizzato in molti settori della produzione italiana. L’ex Sacelit, fabbrica situata a Pace del Mela piccolo comune italiano che sorge nei pressi di Messina in Sicilia, è ricordata da tutti come luogo di morte e malattia che continua a mietere vittime anche a distanza di anni dalla chiusura.

È arrivata proprio nei giorni scorsi la notizia di un altro ex dipendente della Sacelit che ha perso la vita a causa di una patologia asbesto correlata. Questa volta parliamo di una donna, la Sig.ra Maria Imbesi che nonostante avesse contratto l’asbestosi è riuscita a fare resistenza alla patologia e a lottare fino all’età di 82 anni.

La donna aveva lavorato alle dipendenze del’ex Sacelit per meno di tre anni, un lasso di tempo che potrebbe sembrare minimo ma che in realtà è bastato a far insorgere la patologia. Ma la Sig.ra Imbesi non è la prima vittima dello stabilimento produttore leader di fibrocemento.

Fra i 220 ex dipendenti ad oggi risultano deceduti almeno 150 e tra questi troviamo anche il marito della Sig.ra Maria Imbesi, rimasta vedova proprio a causa della stessa malattia di cui era affetta egli stessa. Una storia triste e sconcertante che lascia immaginare quanto critico sia il quadro generale italiano in merito alla problematica amianto.

Tutt’oggi molti italiani si interrogano sul come sia possibile un numero così alto di decessi all’interno di un solo stabilimento ed è proprio ponendosi questa domanda che viene scoperchiato il vaso di Pandora, l’ex Sacelit è solo un tassello del gigantesco mosaico di congetture, maxi processi e fabbriche in cui i lavoratori operavano a contatto con amianto e altri cancerogeni, senza l’ausilio di protezioni e norme di sicurezza che potessero tutelare la loro salute.

Basta pensare all‘Eternit, oggetto di uno dei più grandi processi del secolo, altra catena di stabilimenti produttori di fibrocemento, nell’occhio del ciclone per aver provocato la morte di più di 300 lavoratori e per aver contribuito all’inquinamento della zona.

Viene attributo infatti agli stabilimenti Eternit un vero e proprio disastro ambientale che non riesce a trovare risoluzione nelle aule di tribunale, battaglia giudiziaria in cui prende parte anche l’Osservatorio Nazionale Amianto schierato naturalmente dalla parte delle vittime amianto.

È proprio alla luce di una situazione tanto preoccupante che l’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA chiede a gran voce la bonifica di tutti i siti contaminati da amianto, perché la scia di morti lasciata dall’ex Sacelit o dall’Eternit è solo la prova del fatto che le malattie amianto correlate colpiscono anche a distanza di molti anni dalla prima esposizione avvenuta con il cancerogeno.

La bonifica è quindi l’unico mezzo efficace per poter contrastare l’epidemia di malattie come: mesotelioma, asbestosiplacche pleuricheispessimenti pleuriciUn’Italia libera dall’amianto potrebbe essere un’Italia più sana e un passo avanti verso una civiltà differente meno schiava dell’ambiente circostante.

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ONA Notiziario Amianto