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lunedì, Luglio 15, 2024

Diabete: una “malattia sociale” banalizzata

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Il diabete è una “malattia sociale” che in Italia colpisce circa quattro milioni e mezzo di persone.

Diabete: una “malattia sociale”

Roma 15 dicembre. All’Hotel Capranichetta si è svolto il convegno dal titolo: “Il diabete tra luoghi comuni e falsi miti”. 

Partiamo da qualche numero. In Italia sono quattro milioni e mezzo le persone ufficialmente ammalate di diabete (il 6%). Almeno un milione e mezzo di persone non sa di averlo, e ben quattro milioni di soggetti sono ad alto rischio di sviluppare questa patologia.

Per tali motivi, il diabete è stato definito “una malattia sociale”.

Ad aprire il simposio, Angelo Avogaro, Professore Ordinario di Endocrinologia e Metabolismo, Direttore UOC Malattie del Metabolismo e servizio aggregato di Diabetologia, dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Diabete tipo 1 e tipo 2: differenze 

Il diabete è una patologia caratterizzata da iperglicemia (un aumento del livello di glucosio nel sangue). A causarlo è un difetto di secrezione o un’azione inadeguata dell’insulina, l’ormone prodotto dalle cellule del pancreas, deputato al controllo dei livelli di zucchero.

Esistono due tipi di diabete.

  • Diabete di tipo 1: si manifesta solitamente durante l’infanzia o l’adolescenza. E’ causato da un’assenza totale di insulina, provocata dalla distruzione delle cellule vita del pancreas, a seguito della formazioni di autoanticorpi.
  • Diabete di tipo 2: è una malattia metabolica, multifattoriale, che si manifesta in età adulta. Chiamato “diabete grasso”, è più frequente nelle persone in sovrappeso.

Costi diretti e indiretti esagerati 

Il professore Avogaro inizia parlando di “costi diretti” per la cura della malattia, delle sue complicanze acute e croniche e di “costi indiretti” (assenza per malattia, mancato guadagno ecc.).

Le cifre sono drammatiche: secondo le stime ufficiali, per la cura del diabete si spende circa il 10% del Fondo Sanitario Regionale, pari a 625 milioni di euro annui (2.500 euro per paziente/anno). 

Qualità della vita di un diabetico

In termini di qualità della vita, un malato di diabete vive un vero e proprio inferno.

Ogni minima azione quotidiana deve essere monitorata costantemente.

Massima attenzione dunque a: dieta, attività fisica, assunzione di farmaci antidiabetici orali o iniettabili, autocontrollo glicemico, visite mediche periodiche, esami strumentali e di laboratorio, consulenze e chi più ne ha più ne metta.

Diabete e Istituzioni 

Federico Serra, Capo della segreteria tecnica dell’intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”, sottolinea la necessita di un maggior impegno da parte delle istituzioni.

«E’ necessario affrontare in maniera più efficiente e strutturata un’emergenza di Salute Pubblica, come il diabete, creando organismi che siano in grado di coordinare tutti i soggetti e i settori impegnati nell’educazione sanitaria. A cominciare dal mondo dell’istruzione ai media, organizzando campagne di prevenzione e sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale».

Cosa si può fare in concreto?

Secondo Serra, le malattie croniche non trasmissibili (NCDs) e in particolare il diabete, dovrebbero avere una “corsia prioritaria” nelle politiche del Ministero della Salute, del Parlamento e delle Regioni.

Del resto, anche la Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede una gestione più appropriata e attenta ai bisogni dei malati affetti da diabete di tipo 2 e diabete di tipo 1. 

Essa si dovrebbe attuare integrando e potenziando l’assistenza specialistica con quella territoriale e non solo.

Centri per la cura del diabete e innovazioni

Andrebbero anche potenziati i centri specializzati in diabetologia in grado di accogliere e curare i malati. In aggiunta, bisognerebbe focalizzarsi sulla ricerca, sull’innovazione tecnologica, sulla telemedicina e su ogni altra cosa che possa contribuire, non solo a rendere più facile la vita ai pazienti, ma anche ad abbattere i costi per la cura.

Una convivenza non facile 

Rita Lidia Stara, Presidente Federazione Diabete Emilia Romagna, tocca un punto nevralgico: la “convivenza” con la malattia.

Abbiamo accennato che la vita di un malato di diabete è un inferno. In questo contesto, il ruolo delle Associazioni è fondamentale. 

Oltre a rappresentare e offrire supporto diretto a malati e familiari, esse forniscono utili informazioni e responsabilizzano l’opinione pubblica sul tema, portando avanti delle battaglie “attive”.

Regione che vai “fortuna” che trovi 

Oltre ai problemi legati alla gestione del quotidiano, se i malati hanno la “sfortuna” di vivere in una Regione piuttosto che in un’altra, il dramma è assicurato. 

Come mai?

Da quando nel 2001, è entrata in vigore la riforma del Titolo V della Costituzione, abbiamo ventuno diversi servizi sanitari. In certi casi, ci sono differenze anche fra Aziende sanitarie della stessa Regione. Insomma, in certi casi bisogna essere doppiamente fortunati: non avere il diabete e appartenere a una Regione “privilegiata”.

Cuore e diabete

Diabete mellito e malattie cardiovascolari sono strettamente correlati.

A sostenerlo è Massimo Iacoviello, S.C Cardiologia, AOU Policlinico Riuniti di Foggia- Dipartimento delle Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi di Foggia.

«Le alterazioni fisiopatologiche presenti nei pazienti diabetici sono responsabili di un’aumentata incidenza sia coronopatica arterosclerotica (infarto miocardio o angina) e stroke sia di scompenso cardiaco».

Come ridurre il rischio? 

Purtroppo non esiste un trattamento farmacologico a lungo tempo per poter ridurre il rischio diabete. 

Come accennato, al momento i pazienti si concentrano quotidianamente sull’attività fisica e sulla dieta, controllano i valori target di colestoremia, pressione arteriosa e valori glicemici.

Una speranza viene comunque da due nuove classi farmacologiche: gli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 a livello del tubulo contorto prossimale renale (SGLT2i) e gli agonisti dei recettori GLP1 (GLP1RA). 

«Essi sarebbero grado di ridurre anche i rischi cardiovascolari agendo, oltre che sui valori glicemici, sui meccanismi fisiopatici alla base del rischio malattia vascolare sia del rischio di scompenso cardiaco»spiega Iacoviello.

L’ SGLT2i si è mostrato efficace per i pazienti affetti da malattie cardiovascolari anche in assenza di diabete.

Conclusioni: il ruolo dei media 

Il convegno si conclude con l’intervento di Elena Meli, Giornalista scientifica di Corriere della Sera Salute.

Meli pone l’accento sul ruolo dei media. In un mare magnum in cui l’informazione non fa sempre una giusta informazione, occorre prestare attenzione a divulgare notizie, soprattutto quelle relative alla salute. 

Fake news, falsi miti e luoghi comuni non fanno mai bene.

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